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domenica 23 agosto 2026

543) TRA LO STRETTO DI MESSINA

CATANIA, CITTÀ RICCA DI MONUMENTI ANTICHI, È MOLTO AFFOLLATA E CAOTICA PER IL VULCANO DELL’ETNA NELLE VICINANZE, PRESO D’ASSALTO DAGLI ESCURSIONITI DI TUTTO IL MONDO, MA C’ È DEGRADO. TAORMINA HA IL SUO FASCINO COL SUO ANTICO TEATRO GRECO. REGGIO CALABRIA È UNA CITTÀ PULITA E ORDINATA, RICOSTRUITA CON CURA IN STILE ANTICO, FAMOSA PRINCIPALMENTE PER I BRONZI DI RIACE.


Sicilia e Calabria sono divise da un sottile strato di mare percorribile anche a nuoto dai nuotatori provetti. È più complicato attraversare quello stretto per i mezzi di trasporto (auto, autocarri, treni) con i traghetti, per i lunghi tempi di attesa per gli imbarchi e per gli sbarchi. Basterebbe fare un “ponticello” per facilitare tutto, ma per la burocrazia, per le polemiche e per le strumentalizzazioni politiche, per questioni finanziarie, per altro, sono decenni che l’opera viene posticipata a data da destinarsi. Nelle altre parti del mondo costruiscono ponti di chilometri e chilometri senza che nessuno se ne accorga, da noi quante polemiche per un piccolo viadotto. Sembra che la gente, o per necessità o per semplice svago, non si faccia scoraggiare dal caos imperante nello Stretto di Messina e si accoda per attraversarlo. Uno dei maggiori richiami per i visitatori è il vulcano dell’Etna, forse il maggiore d’Europa ancora attivo, preso d’assalto principalmente dagli escursionisti esperti di tutto il mondo: fino a 2000 m. ci si arriva tranquillamente con i mezzi di trasporto, dopodiché bisogna incamminarsi all’insù fino a 3.000 m. o proseguire con le costosissime funivie fino ad un limite massimo invalicabile. Nei paesi limitrofi al vulcano e a Catania non è raro trovare nelle strade e sui tetti cenere vulcanica che nelle ultime settimane è fuoriuscita, causando non pochi problemi alla circolazione aerea. Catania, ricca di monumenti romani e religiosi e dotata di una piccola linea metropolitana, è affollatissima: ben curata nelle sue attrazioni principali e molto degradata nel resto. 


C’è Taormina che è famosissima nel mondo per il suo antichissimo teatro greco che ancora oggi viene usato; le stradine di quel paese non hanno nulla da invidiare ai piccoli centri rinomati della Val d’Aosta, del Trentino e dell’Umbria. Al di là del mare c’è la città di Reggio Calabria, molto attiva e vitale solo per le persone del posto: infatti si notano pochi visitatori. Le maggiori attrattive della città sono le famose statue dei “bronzi di Riace” (datate V, VI sec. A.C.), conservate nel grande museo archeologico, dove c’è una lunga coda per entrare. 


La città, benché conservi poche vestigia antiche, è pulita e ordinata: è stata ricostruita in pianta quadrata ed in vecchio stile dopo il terribile terremoto del 1908, ha uno dei lungomari più belli d’Italia (chiamato Falcomatà, già sindaco reggino), dove spicca il Piazzale Italia con l’anfiteatro intitolato al Sen. Ciccio Franco (quello della famosa rivolta del 1970 “Boia chi molla”, quando Reggio non fu scelto come capoluogo della Calabria) e la statua di Athena. Da segnalare anche la produzione del bergamotto, un frutto da cui si ricavano i profumi. Le sensazioni e le opinioni dopo dei brevi primi approcci sono senza dubbio in gran parte positive e sono solitamente migliori di quelle più approfondite, dopo dei lunghi contatti con una specifica zona, poiché nel secondo caso solitamente emergono senza dubbio descrizioni più approfondite ma con più negatività.

mercoledì 31 dicembre 2025

540) IL 2025 VA IN ARCHIVIO

TERMINA IL 2025 (ANNO GIUBILARE PER LA CHIESA CATTOLICA) CHE È STATO SEGNATO DALLA MORTE DI PAPA FRANCESCO E DALL’AVVENTO SUL SOGLIO PONTIFICIO DI PAPA LEONE XIV (FRANCIS ROBERT PREVOST), IL PRIMO PAPA STATUNITENSE. PROPRIO QUEGLI STATI UNITI, GUIDATI DAL PRESIDENTE TRUMP, SEMPRE PIÙ PROTAGONISTI IN CAMPO INTERNAZIONALE COL LORO GRANDE IMPEGNO PER LA PACE IN PALESTINA E IN UCRAINA. IN ITALIA IL FORTE GOVERNO MELONI SI CONSOLIDA SEMPRE DI PIÙ, TRA RIFORME, ECONOMIA FAVOREVOLE E RISCOPERTA DELLE BELLEZZE E DELLE TRADIZIONI NOSTRANE.

 


Il Giubileo del 2025 ha portato milioni di pellegrini a Roma, i quali hanno attraversato le Porte sante delle basiliche giubilari. Purtroppo quest’evento è stato segnato dalla morte di Papa Francesco che è avvenuta il 21 aprile, il Lunedì dell’Angelo. A Francesco è succeduto il nuovo Papa Leone XIV (al secolo il cardinale americano Robert Francis Prevost), il primo papa proveniente dalla più grande potenza della Terra, ovvero gli Stati Uniti d’America: uno dei paesi col più grande numero di cattolici del mondo, anche se essi non sono la maggioranza nella menzionata nazione.


In quello stato da gennaio si è insediato il nuovo presidente Donald Trump, il quale sta stravolgendo la storia mondiale, sia in positivo che in negativo. I dazi che egli ha imposto (o tenta di imporre), con l’intento di proteggere l’economia americana, potrebbero causare ricadute negative verso il mercato globale; il condizionale è d’obbligo poiché lo scopo americano è di arrivare a dei compromessi vantaggiosi per tutti, Stati Uniti e non. Il Presidente Usa, sin dal primo giorno del suo insediamento, ha lavorato per la pace nelle due maggiori guerre che erano e che sono in corso: tra Israele e Palestina egli è riuscito ad ottenere una tregua (dopo aver aiutato gli israeliani contro l’Iran), seppur molto fragile, ma già è un primo passo; più difficile risulta la situazione bellica tra Russia e Ucraina, ma, attraverso la mediazione americana, sono avvenuti molti incontri per la pace, coinvolgendo ambo le parti in conflitto, e si è sulla buona strada, anche se è ancora molto lunga e tortuosa e poi se mette i bastoni tra le ruote l'Europa.....


Il Governo italiano, come membro Ue, ovviamente ha preso parte ai molti colloqui per la pace ed esso gode sempre di più di prestigio in ambito internazionale, come sottolineano i migliori quotidiani e rotocalchi planetari. L’economia e l’occupazione nostrane vanno a gonfie vele, i sondaggi di voto per l’esecutivo sono favorevoli, qualche mancanza da parte del nostro governo c’è, ma di tempo per rimediare ce n’è ancora. Il prossimo banco di prova sarà il referendum sulla riforma del sistema giudiziario che si terrà tra pochi mesi: le probabilità che questa riforma passi per ora sono maggiori rispetto alla bocciatura e il Governo Meloni, indipendentemente da questa consultazione referendaria, dovrebbe arrivare senza troppi affanni a fine legislatura, arrivando così ad essere il primo per longevità nella storia della Repubblica. Il rilancio delle bellezze nostrane e delle nostre secolari tradizioni dovrebbe essere tra i punti cardine della nostra Direzione statale; a tal proposito quest’anno io, nel mio piccolo, ho parlato qui delle attrattive e degli splendori di una specifica regione italiana, visitandola, e dell’entusiasmo popolare per il ritorno del corpo di un santo nel suo pase natale.

sabato 23 agosto 2025

537) AOSTA E LA SUA VALLE

AOSTA È LA “ROMA DELLA ALPI”, È INTERESSANTE PER LA STORIA E PER LA CULTURA, MENTRE LA SUA VALLATA È RINOMATA PER L’AMBIENTE D’ALTA MONTAGNA NATURALE (ASSALTATA DAGLI ESCURSIONISTI) E PER I CARATTERISTICI BORGHI.  


Aosta, il capoluogo della Regione autonoma della Val d’Aosta, conserva rovine romane ed altre aree archeologiche antecedenti all’antica Roma uniche. Qualcuno del luogo dice addirittura che neanche a Roma si trovano vestigia simili. La città fu fondata dai romani col nome di Augusta Pretoria, in onore dell’Imperatore Augusto e dei pretoriani che vi stazionavano. Vi si trovano i resti delle antiche mura, l’arco e la statua di Augusto Imperatore, il teatro romano, il criptoportico sotterraneo (ovvero le fondamenta del foro, dove oggi c’è la cattedrale di Aosta), la Porta Pretoria. C’è una chiesa paleocristiana visitabile, ci sono altresì altri monumenti medievali e moderni. Fuori Aosta c’è l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, con le antiche rovine che partono dall’era neolitica, fino ad arrivare ai Salassi, il nome degli abitanti che popolavano il luogo. Pochi si recano in Val d’Aosta per la storia, la stragrande maggioranza delle persone ci va per godere l’area fresca dei boschi alpini in estate e per sciare l’inverno.


Dal punto di vista etnico - culturale quella regione è legata alla Savoia (e storicamente all’omonima Casa regnante) e all’area linguistica franco – provenzale. Ufficialmente, la Lingua francese è la lingua coufficiale valdostana, assieme all’Italiano, ma ormai si usa pochissimo nei colloqui orali (forse è ridotta a mo’ di dialetto tra i locali), è spesso presente nei cartelli bilingue. Ad Aosta, come nel resto della regione, ci sono molti impianti a fune (cabinovie e seggiovie) che consentono di raggiungere agevolmente le cime più alte delle Alpi. Gli escursionisti più esperti, dotati di idonei equipaggiamenti, risalgono o riscendono agevolmente le vette, a piedi o in bicicletta, camminando o pedalando per ore ed ore; i più tosti addirittura rinunciano all’aiuto delle già citate funivie nella parte iniziale dei percorsi. Il passaggio di qualche auto ogni tanto tra l’alta montagna, con la polvere che alza tra la terra battuta, rovina le passeggiate e l’aria pura. Ovviamente non mancano le baite per riposarsi tra le montagne, con i loro ristori e le rinomate pietanze locali, tra cui spicca l’immancabile polenta con la fontina fusa e col condimento di carne derivante degli animali del luogo. Il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa e che fa da spartiacque tra Italia e Francia, è la meta più ambita dagli alpinisti che affollano la località di Courmayeur, da dove iniziano la scalata. Oltre Courmayeur, ci sono altri piccoli centri tipici del posto, con i loro castelli, i loro fiumi e torrenti, i loro speroni e le loro eleganti strade.


La stampa non fa che ripetere che quest’estate le montagne sono strapiene e le spiagge sono deserte; sono soltanto dei catastrofismi insensati, da strumentalizzare ai fini politici. Forse ci sarà stato qualcuno in più che si è recato in montagna e qualcuno in meno che è andato al mare, tuttavia non si nota tutta questa esagerazione: in positivo per i monti e in negativo per il mare. Anche se fosse così il numero dei vacanzieri sarebbe sempre lo stesso.

martedì 31 dicembre 2024

531) IL 2024 IN BREVE


I PRINCIPALI EVENTI DEL 2024


Il più grande ed importante avvenimento di questo 2024 che sta per concludersi è senza dubbio la rielezione a Presidente Usa di Trump, a quattro anni di distanza dall’ultima volta che aveva ricoperto tale carica. Una vittoria nettissima, non azzeccata alla vigilia dai principali media e dai vari esperti statunitensi e mondiali; non erano presi sul serio ed erano considerati di parte i sondaggisti e gli altri conoscitori del mondo reale americano che pronosticavano quello che poi sarebbe accaduto. Trump inizierà il suo mandato il prossimo 20 gennaio e le sue politiche in ambito internazionale saranno incentrate principalmente alla cessazione delle ostilità nei conflitti in corso e ad una politica isolazionista e protettiva: dalle sue intenzioni gli Stati Uniti non saranno più i gendarmi del mondo e la loro economia sarà incentrata all’incremento dei propri profitti contro tutte le concorrenze. L’amministrazione americana ancora in carica non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco nelle due principali guerre in corso, specie in quella tra Russia ed Ucraina, rischiando di farla divenire mondiale e con l’impiego di armi atomiche. L’altro eterno conflitto in Medio Oriente, tra Israele e Palestina, dovrebbe, invece, rimanere circoscritto in ambito locale, anche se naturalmente tutti auspicano che cessino al più presto le ostilità, in dei luoghi che sono sacri per tutte le religioni monoteiste.


Il Governo italiano, concentrato principalmente a risolvere i problemi interni della nazione, non trascura l’evolversi dei principali accadimenti internazionali, facendo sentire la sua. Nelle ultime elezioni europee la coalizione di governo italiana è stata premiata a furor di popolo, mentre altri governi europei in carica hanno subito delle batoste: ci sono i casi della Francia e della Germania, gli stati guida e i più potenti dell’Ue, dove sono state indette o ci saranno le elezioni politiche anticipate. Comunque la vecchia maggioranza politica della Commissione europea è riuscita a spuntarla sul filo di lana. Il consenso del Governo Meloni (al 2° compleanno) è stato altresì confermato nelle interminabili elezioni regionali italiane: i suoi rappresentanti si sono affermati in ben 4 regioni su 7. La maggioranza di governo, nonostante alcuni piccoli attriti tra i più moderati di Forza Italia, guidati dal successore di Berlusconi, Tajani, e i leghisti (ringalluzziti dall’assoluzione di Salvini in un processo), sembra essere molto solida, mentre dall’altra parte c’è sì un Partito Democratico in ripresa, ma c’è anche un M5s ridotto in mille pezzi dalle lotte interne. Sono state molte le manifestazioni pubbliche di dissenso verso l’esecutivo, guidate dai soliti facinorosi, scalmanati e violenti; però, a loro detta, gli antidemocratici e i prepotenti dovrebbero essere coloro che sono stati eletti democraticamente e che pensano solo a lavorare per il bene comune.


In questo 2024, come al solito, non sono mancate le morti dei personaggi famosi, i cataclismi naturali, le sciagure e le altre tragedie che non hanno risparmiato neanche il nostro piccolissimo universo. Qualche nota lieta c’è stata nello sport: dopo la delusione della nazionale di calcio ai campionati europei, nel tennis ci sono stati prestigiosi successi a livello mondiale e nelle olimpiadi “laiche” di Parigi la compagine azzurra è riuscita a incrementare i successi rispetto all’ultima volta, che anch’essa era stata molto buona per vittorie.

Infine a livello personale ho festeggiato i 15 anni del blog e ho visitato qualche cittadina del sud: la San Giovanni Rotondo di Padre Pio, Matera e altre località. Come al solito all’ultimo dell’anno mi ritrovo a fare un resoconto di quanto è successo di più importante nel corso degli ultimi 365 giorni. A livello personale uno, non lamentandosi per quello che ha, spera sempre che qualche cosa di positivo in più arrivi, nonostante il tempo personale che avanza a dismisura.  Quel tempo che ci sono dei momenti della vita che non sappiamo come impiegare e degli altri periodi in cui non abbiamo un istante per respirare. Se tutti noi (io per primo) abbiamo del tempo a disposizione, invece di adoperarlo per infastidire e per tormentare coloro che non arrecano danno ad alcuno/a, impegniamoci per costruire delle cose concrete e positive; magari frequentando associazioni o enti religiosi, laici, sociali, culturali, sportivi, politici, eccetera, o in altri modi. È solo un consiglio: ognuno fa quello che vuole, basta che non disturbi. 

venerdì 23 agosto 2024

528) MATERA E DINTORNI

MATERA, UN TEMPO EMBLEMA DI DEGRADO E DI POVERTÀ, È OGGI LA SECONDA CITTÀ ITALIANA PIÙ PARTICOLARE (DOPO VENEZIA), CARATTERISTICA, ESCLUSIVA E MOLTO AFFOLLATA DAI VISITATORI. NEI DINTORNI INTERESSANTI SONO LE ROVINE GRECHE DI METAPONTO, I TRULLI DI ALBEROBELLO E CASTEL DEL MONTE.


La città di Matera è la terza più antica del mondo: è infatti abitata sin dall’era neolitica. Essa fino ad un secolo fa era sinonimo di estremo degrado e di estrema povertà: circa 20.000 persone vivevano ammassate nelle grotte scavate nei due cosiddetti sassi (Sasso Caveoso e Sasso Barisano) che costituiscono il suo abitato. In pochi metri quadrati convivevano, in condizioni igieniche – sanitarie spaventose, famiglie numerosissime e animali, finché lo scrittore Carlo Levi, che era stato al confino in quelle zone, sensibilizzò la politica italiana del dopoguerra attraverso il suo libro “Cristo si è fermato a Eboli”, in cui descriveva le penose condizioni materane. Da lì partì un piano di abbandono dei sassi e di nuove costruzioni popolari, per far sì di offrire una vita più dignitosa per quella parte di popolazione materana. Negli ultimi decenni le abitazioni dei sassi sono state recuperate e risanate, divenendo, assieme alle chiese rupestri, sempre scavate nella roccia, e alle cisterne sotterranee per l’acqua piovana, attrazioni turistiche tra le più visitate in Italia. Alcune di quelle grotte oggi sono dei musei e dei luoghi della memoria, mentre molte altre sono divenute, oltre che residenze private, camere per turisti, bar e ristoranti a prezzi quasi proibitivi. Insomma Matera nel giro di un secolo è passata da un eccesso ad un altro e si può tranquillamente affermare che dopo Venezia è la città più caratteristica d’Italia, lo sfondo ideale per film storici (soprattutto quelli a sfondo evangelico) e presepi viventi. L’unico aspetto negativo di Matera è la ferrovia: la sua stazione è collegata alla sola Puglia e, volendoci molte ore per arrivare, è sconveniente sotto quell'aspetto, conviene di più andarci con l’auto privata e con 4 – 5 ore ci si arriva; in quel modo uno è più libero di girare i suoi dintorni, senza essere condizionato dagli orari dei treni e degli altri mezzi pubblici e privati (delle agenzie turistiche).


Così nei dintorni ho potuto visitare le rovine greche di Metaponto, Bernalda per un saluto a Padre Luca, Altamura, i trulli di Alberobello e, sulla strada del ritorno, il famoso castello ottagonale di Castel del Monte. In Italia ci sono tanti posti interessanti e molte bellezze da scoprire, sia al nord e sia al sud, che raramente apprezziamo, poiché ci sentiamo completamente appagati da una vacanza solo se andiamo all’estero. Anche fuori Italia senza dubbio ci sono posti suggestivi e singolari da visitare, però cerchiamo prima di apprezzare meglio e rivalutare i tesori nostrani.


lunedì 3 giugno 2024

524) SAN GIOVANNI ROTONDO E PADRE PIO

SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) È IL CENTRO PUGLIESE DIVENUTO DI FAMA NAZIONAE E INTERNAZIONALE GRAZIE A SAN PIO DA PIETRELCINA, IL FRATE TAUMATURGO CON LE STIMMATE.


San Giovanni Rotondo, in Provincia di Foggia, oggi sarebbe un modesto e sconosciuto angolo di Puglia, alle falde del Promontorio del Gargano, se non ci avesse vissuto Padre Pio, o meglio San Pio, al secolo Francesco Forgione (1887 – 1968), originario di Pietrelcina in Provincia di Benevento. La fama di quel frate francescano già da vivo si era diffusa in tutta Italia ed anche fuori dalla nostra nazione, sia per i miracoli e le guarigioni inspiegabili che avvenivano grazie alla sua intercessione, sia per il dono delle stimmate che egli aveva ricevuto, sia perché sapeva leggere nella mente delle persone, soprattutto quando non erano sincere nella confessione. A Padre Pio si deve l’edificazione della grande struttura sanitaria “Casa sollievo della sofferenza”, sorta vicino al suo convento, dove c’erano solo pietre, ai piedi di un monte, ed è oggi paragonabile ad un policlinico di una metropoli. 

Dopo la sua morte, degli altri miracoli, sempre per suo intervento, portarono alla sua beatificazione (1999) e alla sua santificazione (2002), al tramonto del pontificato di Giovanni Paolo II che, quando era uno sconosciuto sacerdote polacco, incontro il frate di Pietrelcina, il quale gli avrebbe predetto la futura elezione a pontefice, ma non ci sono fonti certe al riguardo. 

Oggi non so se San Pio da Pietrelcina sia il santo più venerato in assoluto, ma c’è da considerare un fatto: mentre altri illustri uomini di chiesa, tipo San Francesco d’Assisi, Santa Rita da Cascia, San Tommaso d’Aquino, San Francesco di Paola, Sant'Antonio da Padova ed altri hanno avuto alle spalle secoli e secoli per farsi conoscere ed espandere il loro culto, Padre Pio ha raggiunto le vette dell’adorazione popolare in pochissimo tempo. Quando egli arrivò a San Giovanni Rotondo, l’accolse un piccolo convento ed una piccola chiesa, con gli anni lì intorno furono costruite chiese sempre più grandi (grazie ai contributi dei fedeli) per contenere il grandissimo numero di pellegrini che giungevano da ogni parte del globo ed ancora oggi vi arrivano in numeri elevati per pregare, per partecipare a messe, a fiaccolate in onore della Madonna, alle Via Crucis e per confessarsi. Ognuno, tra le piccolezze e le mancanze della vita quotidiana, ha un motivo particolare per rivolgersi al frate o per ringraziarlo o è spinto da semplice curiosità.


Molti dicono che oggi Padre Pio non approverebbe il grande giro d’affari che si è generato col suo nome, col lusso e lo sfarzo che vi ruota intorno, in contrasto con la povertà francescana, seppur con le giustificazioni che in un posto dove arrivano folle oceaniche servono tante strutture alberghiere ad altri servizi, grandi luoghi di culto con elevati costi per il mantenimento e che il lavoro, che serve per campare, si espande.

domenica 31 dicembre 2023

519) ALCUNI FATTI DEL 2023 (TRATTATI NEL BLOG)

QUESTI SONO I POCHI AVVENIMENTI DEL 2023 (TRA I TANTI) DESCRITTI NEL BLOG: GLI ADDÌI DI BENEDETTO XVI, BERLUSCONI, NAPOLITANO, IL SEMPRE MAGGIORE CONSENSO POLITICO PER “FRATELLI D’ITALIA”, AD UN ANNO DAL DEBUTTO AL GOVERNO NAZIONALE, CHE COL CENTRODESTRA VINCE LE REGIONALI IN LOMBARDIA, NEL LAZIO E LE AMMINISTRATIVE, LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA SALVAGUARDIA DELLA LINGUA ITALIANA, LE MANIFESTAZIONI SENZA SENSO, UNA VACANZA IN LIGURIA E LE PROCESSIONI PAESANE IN CRISI.

Nel corso del 2023 ci hanno lasciato dei personaggi illustri di fama nazionale ed internazionale: il Papa emerito Benedetto XVI (le esequie ci sono state ad inizio gennaio, ma il decesso c’è stato a fine dicembre’22), l’imprenditore e più volte Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, e l’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Con l’età avanzatissima la morte diviene un avvenimento scontato, però quando la fama dei singoli personaggi è planetaria lo scalpore con il cordoglio sono immensi e i media per giorni e giorni non parlano d’altro.

In politica è proseguito il successo del centrodestra, in particolare del maggior partito per consensi “Fratelli d’Italia”, che ha vinto le regionali in Lombardia (riconfermando il presidente uscente) e nel Lazio (dove la coalizione ha ripreso le redini dell’ente a 10 anni di distanza dall'ultima volta), oltre ad affermarsi nella stragrande maggioranza dei comuni nelle elezioni amministrative. Nel Lazio l’auspicio dopo la vittoria del neopresidente Rocca era quello di una maggiore attenzione per le strutture sanitarie in decadenza nei piccoli comuni. Le vittorie elettorali del 2023 sono state la dimostrazione che il governo era ancora in “luna di miele” con gli elettori, nonostante ancora si sono visti pochi risultati con quanto seminato da un anno a questa parte, tranne che per gli eccellenti dati sull’occupazione, dopo il taglio del reddito di cittadinanza.

Grande attenzione è stata data alla proposta di legge sulla salvaguardia della lingua italiana contro il dilagare dei termini anglofoni, la quale fino ad oggi non ha avuto seguito. Qualche polemica c’è stata contro la manifestazione che c’è stata a Latina del movimento arcobaleno o come si suol dire lgbt: polemiche sull’eccessiva ostentazione, non sull’orientamento, anche perché non c’è nessuna legge che discrimina le diverse posizioni sulla sessualità. La parte dello svago e del rilassamento ha riguardato la descrizione di una vacanza estiva in Liguria. E dulcis in fundo c’è stata una cronaca della Processione di San Tommaso da Cori, fino a arrivare a parlare delle altre processioni paesane che attirano pochi fedeli, non paragonabili a quella solenne e maestosa della Madonna del Soccorso.

In conclusione sono doverose delle menzioni sugli altri grandi accadimenti dell’anno che si appresta a concludersi non trattati in questo blog: la guerra tra Russia ed Ucraina che non vede la fine, la ripresa delle ostilità tra Israele e Palestina, la morte di altri personaggi famosi dello spettacolo e dello sport (Costanzo, Cotugno, G. Lollobrigida, Vialli ed altri), la cattura e la morte del grande latitante di mafia Matteo Messina Denaro, la timida riapparizione del Coronavirus, le infinite tragedie del mare, altri incidenti, le calamità naturali, la cronaca nera, lo scudetto del Napoli, l’incoronazione di Carlo III di Gran Bretagna, eccetera.

domenica 27 agosto 2023

515) GENOVA E LA COSTA LIGURE

GENOVA È UN CAPOLUOGO INTRIGANTE, RICCO DI STORIA E DI CULTURA, MA LA RIVIERA LIGURE, STRETTA TRA I MONTI E IL MARE, È LA VERA MÈTA AMBITA DAI TURISTI IN LIGURIA.

Genova, il capoluogo ligure, antica sede dell’omonima Repubblica con simbolo la Croce di San Giorgio (in seguito adottata anche dagli inglesi), molto lunga e stretta tra i mare e i monti, come il resto della Liguria, è una città intrigante, misteriosa, ricca di storia e di cultura; non mancano però pochi aspetti negativi, come del resto nelle altre grandi città, come alcune zone degradate e snaturate (quella famosa “Via del Campo”, con annessa casa natale di Giuseppe Mazzini, non sembra più una strada di una città italiana). La sua attrazione principale è il porto antico, dove c’è il grande acquario: al suo interno vi sono le specie marine provenienti da tutto il mondo, con una perfetta ed artificiale ricostruzione dei loro habitat naturali. Autobus scoperti e battelli fanno vari giri per i turisti verso i monumenti e le principali attrazioni cittadine, di terra e di mare. I mezzi pubblici (metropolitana, autobus e ascensori panoramici) in alcune ore della giornata sono gratuiti.  In passato a Genova ci sono stati degli eventi di portata mondiale che l’hanno proiettata al centro del globo: Colombiadi nell’anniversario della scoperta dell’America (la città ha dato i natali al suo maggiore scopritore: Cristoforo Colombo), varie fiere ed esposizioni, il tragico G8 del 2001, ma è negli ultimi tempi che essa sta vivendo una vera e propria rivalutazione dal punto di vista turistico, con un’impennata delle visite, dovuta principalmente alla vicinanza della riviera ligure, la vera attrazione per i visitatori in Liguria. Infatti un conducente di un tassì all’arrivo a Genova mi diceva proprio quello scritto poc’anzi, oltre alle solite raccomandazioni di fare attenzione in alcune strade nelle ore notturne: “voi del Lazio avete l’arte, mentre la vera risorsa della Liguria sono le coste e ti suggerisco di visitare principalmente quelle, ben collegate al capoluogo con i treni che nel periodo estivo moltiplicano a dismisura le corse.”


C’è Portofino, la sede balneare delle classi altolocate, con i macchinoni di lusso, i grandi velieri e gli immensi motoscafi che circolano. Ci sono quelle famose “Cinque terre”, di cui si sente tanto parlare: se uno vi soggiorna appositamente le può visitare con calma, svagandosi tra mare e natura, mentre se uno (come me) deve visitare in fretta e furia le cinque cittadine in un giorno, la cosa diventa solo una sfacchinata inutile. Massicce folle si incrociano nelle strade e nelle stazioni ferroviarie, per salire su un paese dei cinque bisogna arrampicarsi su una ripidissima scalinata, il solleone nelle ore più calde manda in ebollizione il cervello, basterebbe allungare una mano per avere il necessario refrigerio con il mare ma non si è attrezzati e bisogna andare di fretta perché il tempo è limitato; mentre i visitatori giornalieri un po’ soffrono, notano i turisti stabili, felici e spensierati nelle acque o all’ombra dei locali con acqua ed altre bevande ghiacciate. Anche se si va di fretta il tempo per mangiare e bere (soprattutto) lo si deve trovare comunque, magari anticipando l’orario del pranzo e della cena per evitare il sovraffollamento nei vari ristori. I prezzi nei vari bar e ristoranti sono in genere medio – alti, tuttavia si riescono a trovare dei pubblici esercizi con prezzi più popolari. I visitatori stranieri sono più propensi degli italiani a pagare tutto con le carte bancarie e di credito e non ha importanza se si tratta di pochi spiccioli. Nonostante un po’ di fatica, è sempre interessante scoprire tante bellezze della nostra nazione, rompendo con il ritmo e con le solite monotonie di tutti i giorni.

mercoledì 17 agosto 2022

499) LA RIPRESA DELLE VACANZE

DOPO CIRCA DUE ANNI E MEZZO SONO RICOMINCIATE PER ME LE VACANZE (NON TROPPO LONTANE, COME NUOVO INIZIO BISOGNA ANDARCI LEGGERI): NAPOLI E DINTORNI E IL MOLISE.

 


Sono passati due anni e mezzo dal gennaio 2020, poche settimane prima della chiusura generale, in cui mi concessi l’ultima vacanza. Dopo tanto tempo ho deciso di andarci cauto nel ricominciare, scegliendo dei luoghi non eccessivamente lontani. L’ideale sono stati pochi giorni a Napoli e dintorni, andandoci in treno. Napoli città, se non fosse troppo sporca in alcune zone, sarebbe una splendida metropoli storica. Essa, essendo stata per secoli capitale del Regno di Napoli, ospita diversi palazzi reali e castelli, usati come forti militari: il Palazzo reale di Piazza Plebiscito, quello di Capodimonte, il Maschio Angioino, il Castello del Vomero. La città nel sottosuolo è divenuta una meta ambita: li ci vivevano a migliaia durante la guerra e nel dopoguerra. Caratteristici sono i vicoli del centro storico, con le rinomate botteghe di artigianato e di altro. Napoli è bella a tratti, come diceva qualche stesso napoletano, aggiungendo che i cumuli di pattumiera per le strade dovrebbero essere ritirati due volte al giorno. La città, essendo bene organizzata con metropolitane, ferrovie urbane, porto ed aeroporto, è inoltre un importante scalo di smistamento verso le rinomate località balneari del suo golfo, specie in questo periodo, e verso le isole di Capri e di Ischia. Ci sono degli autobus turistici che partono da Piazza Garibaldi, la piazza della stazione centrale, verso le mete turistiche importanti del territorio napoletano: gli scavi archeologici di Pompei, di Ercolano, il Vesuvio, Amalfi, Positano ed altre. Io ho scelto di andare a Pompei e sul Vesuvio, il vulcano che la seppellì nel 79 dc, insieme ad Ercolano. Già c’ero stato una volta nelle rovine di Pompei, tanti anni fa con la scuola media, ma è stato sempre interessante tornare in questo sito famoso e visitato da tutto il mondo. Napoli non gode di una buona fama di città tranquilla e un po’ di timore c’è sempre quando ti ci rechi; la criminalità è presente in tutte le città, perciò bisogna fare attenzione ed essere prudenti ovunque. I napoletani si arrabbiano con coloro che provengono del resto delle province campane e dicono di essere di Napoli: secondo essi sarebbero costoro che sputtanerebbero il nome della loro città, comportandosi male. A parte dei piccoli imbrogli subiti all’albero e al suo ristorante, su quello che prima dicevano faceva parte del pacchetto e poi è risultato extra da pagare in più, fortunatamente sono stati pochi giorni tranquilli e interessanti.  


La seconda parte delle vacanze ha riguardato la visita nella sola giornata di ferragosto dei due capoluoghi di provincia del Molise: Campobasso ed Isernia. Ci voleva anche una gita in automobile, ben revisionata e con gli adeguati lavori di manutenzione fatti eseguire, per concludere le ritrovate vacanze alla grande. Qualche località interessante nell’ambito dell’Italia centrale si può visitare anche nell’arco di una giornata particolare (come pasquetta e appunto ferragosto), principalmente per svagarsi e per testare l’autovettura su lunghe distanze e su strade adeguate, facendo bene attenzione ai limiti e ai cartelli nei centri abitati, per non ritrovarsi dopo pochi giorni nella cassetta delle lettere qualche spiacevole sorpresa. Campobasso ed Isernia qualche cosa di storico ed interessante da vedere ce l’hanno (vi dimorava l'antico popolo dei sanniti), tuttavia non c’erano molti turisti, per cui gran parte dei locali e dei ristoranti erano chiusi, i pochi aperti erano solo su prenotazione; alla fine qualche ristoro tipico l’ho trovato, in un piccolo centro, uscendo dalla strada extraurbana principale che partendo dall’A1 attraversa tutto il Molise. Insomma sono rimasto soddisfatto di questi ritrovati viaggi di riposo (?), con l’auspicio in futuro di farne degli altri.

domenica 30 agosto 2020

451) ESTATE DA PANDEMIA


IL CORONAVIRUS NON SI ARRESTA NEL TEMPO ESTIVO IN CUI TUTTO È TORNATO ALLA NORMALITÀ E SONO AUMENTATI I MOVIMENTI DELLE PERSONE PER LE VACANZE. ALLORA ANCHE PRIMA SI SAREBBE POTUTO CONVIVERE CON IL VIRUS, EVITANDO LA CHIUSURA TOTALE E I DANNI ECONOMICI.

 


Sembra che sia tornato un ritorno di fiamma tra le masse e il Coronavirus, generato dai molti focolai presenti nei principali luoghi di villeggiatura. Sembra strano che fino a pochi mesi fa tutti si lamentavano per le condizioni economiche, mentre oggi sono andati quasi tutti in vacanza. Senza dubbio le prenotazioni nei luoghi di villeggiatura saranno state in netto calo rispetto agli anni passati e alcuni avranno beneficiato dei contributi governativi per i soggiorni. Le priorità per il governo avrebbero dovuto essere ben altre e non certo le vacanze e i monopattini.

Chi scrive, di solito negli ultimi anni, quando partiva per qualche breve viaggio, riportava qui sopra delle dettagliate cronache sui luoghi visitati, contornati da storia, cultura, tradizioni, quest’anno però non si è mosso, sia per prudenza, col virus ancora in circolazione, sia perché è stato in convalescenza (per altri motivi) ed ha dovuto accontentarsi di visionare, sui vari canali sociali della rete informatica, i momenti di spensieratezza degli altri nei vari luoghi di villeggiatura. Ormai i momenti della vita è più importante condividerli che viverli. La maggioranza dei villeggianti ha scelto quest’estate di riscoprire l’Italia, a causa delle limitazioni negli spostamenti imposte da molte altre nazioni; anch'io da qualche anno a questa parte avevo riscoperto questa tendenza. Quei pochi che si sono recati all'estero, nei paesi che hanno tenuto aperte le frontiere, stanno tornando quasi tutti positivi al Covid, idem per alcuni che hanno scelto le vacanze italiane. Nelle discoteche e negli altri luoghi di svago ci si infetta e infatti molti di questi locali li stanno chiudendo. Gli assembramenti notturni nei luoghi di ritrovo e all'aperto sono tornati alla grande, anche qui a Cori, rimettendo a paro il “deserto” all'inizio della primavera scorsa. Al tempo della chiusura totale, quando uscivo per brevi passeggiate o per fare acquisti, mi sedevo una decina di minuti su qualche panchina di Piazza Signina ed era uno spettacolo, un pezzo raro, gustarsela completamente deserta nei tardi pomeriggi del sabato e della domenica, c’era solo qualche automobile che passava di rado. Pensavo: quando ricapiterà tutto questo? Infatti, oggi la citata piazza è tornata più affollata e caotica di prima, specie queste sere estive, con le solite auto parcheggiate in mezzo alla strada e nell'area pedonale, e i locali più frequentati, con i loro complessini notturni, un po’ si stanno rifacendo dei mancati guadagni dei mesi scorsi. Tornare alla normalità sì ma con prudenza, i focolai, che non si sa dove potrebbero annidarsi, dal paese alla città, non sono per niente estinti. Sarà necessario mantenere debita distanza tra individui nei luoghi pubblici e quando non si potrà, negli spazi chiusi, ristretti, bisognerà coprirsi bocca e naso, questo è ovvio.

Quello che contesto è che, anche quando è esplosa questa epidemia, si sarebbe potuto continuare a mantenere aperte le attività essenziali, seguendo le necessarie precauzioni e misure preventive, come sta avvenendo adesso. Per le attività superflue, di svago, pazienza se le avessero chiuse per qualche tempo. Soltanto i soggetti più a rischio avrebbero dovuto obbligare a rimanere in casa. Nel periodo del confinamento globale ci sono stati molti danni a famiglie e ad attività imprenditoriali, alcune di quest’ultime hanno accusato duramente il colpo ed hanno dovuto chiudere i battenti. Non credo si sia trattato di un complotto mondiale per creare degli stati di polizia, come sostengono i maliziosi di tutto il mondo, tuttavia coloro che detenevano e detengono le redini delle molte nazioni avrebbero dovuto riflettere seriamente sulle conseguenze dannose. Ci sono stati diversi errori del Governo italiano: all'inizio snobbò l’epidemia, successivamente commise diversi errori nella zona rossa della Lombardia, permettendo d’infettare altre regioni italiane; quando si rese conto degli errori esso pensò di rimediare chiudendo tutta Italia. Da una parte doveva pendere: o si salvaguardava l'economia o si evitava il diffondersi del virus. Ma ora i governanti si rendono conto che se la situazione peggiorerà non potranno assolutamente richiudere tutto quanto, pure se molti si infetteranno. 

giovedì 9 gennaio 2020

436) LA REGIONE DELLE PUGLIE (BARI E LECCE)


IMPRESSIONI SU BARI E SU LECCE




Nella tarda mattinata di lunedì 6 gennaio, l’ultimo giorno delle festività natalizie, dalla stazione centrale di Lecce mi accingo a salire sul treno Freccia Bianca, direzione Roma Termini, a conclusione di una breve vacanza tra Bari e Lecce. Man mano che il treno accelera, spostandosi dall’entroterra salentino, sposto lo sguardo dal “Giornale” al finestrino, dove all’orizzonte appare la costa pugliese, col mare pacato, come il mio stato d’animo. Il mio bagaglio è riposto nell’apposito spazio sovrastante, non è molto pieno, ma dentro di me il mio bagaglio di conoscenze e di cultura è ulteriormente arricchito. 


In questi pochi giorni di visita non so dire se sia più bella Bari o se sia più bella Lecce, ognuna delle due città ha qualcosa di caratteristico che la rende fascinosa ed attrattiva. Bari è molto più grande di Lecce, è il capoluogo di regione della Puglia ed è caratterizzata dagli eleganti teatri (il più importante è il Petruzzelli), dai luoghi di culto, quasi gemelli, di San Nicola (basilica) e di San Sabino (cattedrale), dal caratteristico lungomare, dal centro storico denominato “Bari vecchia”. San Nicola è il patrono barese (originario dell’Asia Minore e le sue reliquie venero trafugate dai marinai baresi, ispirati da un disegno divino) ed è venerato in molte nazioni, comprese quelle di religione greco – ortodossa, tant’è vero che nella basilica barese ci sono scritte persino in russo. Bari vecchia è un paese nella metropoli, ristrutturata interamente e molto vitale: popolata quasi interamente da baresi, tra le stradine e i vicoli ci sono negozietti di generi alimentari, non schiacciati dagli imperi della grande distribuzione, ed altre piccole attività commerciali eleganti (bar, ristoranti), botteghe di barbieri, qualche artigiano, eccetera. Ovviamente le prelibatezze enogastronomiche pugliesi sono da assaporare. Tutte le città delle Puglie hanno i loro castelli, comprese Bari e Lecce: queste fortificazioni, spesso a scopo militaresco, erano essenziali per proteggere le città esposte alle incursioni saracene. Le influenze nelle varie architetture sono di stampo bizantino, svevo, normanno, aragonese. La caratteristica principale di Lecce è lo stile barocco delle sue chiese e delle sue architetture civili. Nella Piazza centrale ci sono i resti di un grandioso anfiteatro romano ed ha alle spalle un edificio pubblico in stile razionalista, tipico del ventennio fascista. Pensavo che il clima in Puglia fosse un po’ più caldo rispetto al nostro in questo periodo, invece non è così: è freddo – umido, a causa della presenza del mare a Bari e della posizione di Lecce nella penisola salentina, che è priva di rilievi montuosi ed è soggetta alle correnti dei mari che la circondano. In pieno giorno col sole, con cappello di lana e con la sciarpa, non si suda. Posso dire che a Bari mi sono trovato bene perché l’albergo dove alloggiavo era al centro e non ho avuto difficoltà a trovarlo, mentre a Lecce è stato più complicato scovarlo perché non era proprio a portata di mano, ma aveva qualcosa in più rispetto a quello barese: ristorante a prezzi vantaggiosi per i clienti dell’hotel e partite di calcio Sky direttamente in camera. Bisogna essere abili nelle prenotazioni ed effettuarle con largo anticipo: ci sono molte strutture che lanciano offerte con la formula del pagamento immediato ma “non rimborsabile”. 


I pensieri del viaggio svaniscono all’arrivo alla stazione di Roma, dove cambio treno, riuscendo a salire a fatica sul regionale superaffollato che fa scalo a Cisterna. Nella calca del treno l’umore si rattrista, rendendosi conto della fine delle spensieratezze festive e del ritorno alla quotidianità, ma mi consola il fatto di non dover essere ammassato sempre sui treni locali. Spero che non tutti i giorni si viaggi in quelle condizioni.

sabato 24 agosto 2019

427) VIAGGIO IN TRENTINO – ALTO ADIGE


Cronaca di una breve vacanza in trentino – alto adige ad agosto 2019


Ad un secolo dalla fine della Grande Guerra, che culminò con la redenzione di Trento e Trieste principalmente, dopo aver visto la Venezia Giulia e Trieste la scorsa estate, quest’agosto, ho visitato brevemente il Trentino -Alto Adige, concentrando la vacanza nelle sue due maggiori città (Trento e Bolzano), situate lungo una valle stretta tra le Alpi, dove passano i fiumi, poi spostandomi in altre località minori. Tanta gente affolla la regione tutto l’anno: per le dolomiti, per la natura, per la neve d’inverno e per il fresco l’estate, badando poco ai suoi due maggiori agglomerati urbani che vale la pena di visitare, Trento in particolare, il quale è ricca di monumenti, storia e cultura. 




La citata regione è divisa in due province autonome, riducendo l’istituzione regionale a pura formalità. Essa è divisa in due, se non in tre, anche dal punto di vista delle etnie che la popolano: gli italiani in Trentino e per 2/3 nella città di Bolzano, i tedeschi e i ladini nel resto dell’Alto Adige o del Tirolo del Sud, in quest’area vige il bilinguismo. Bolzano è la città di frontiera per eccellenza tra le genti italiche ed alemanne, più su, fino al passo del Brennero, snobbano l’italiano o lo parlano, per ragioni turistiche, con un forte accento germanico. Durante il fascismo ci fu un tentativo di italianizzazione dell’Alto Adige, poi quando l’Italia si alleò con la Germania, tra gli accordi, c’era la possibilità per i germanofoni altoatesini di trasferirsi in Austria e Germania; terminata la Seconda Guerra Mondiale e i regimi fascista e nazista molti espatriati tornarono nel Sud – Tirolo e il governo italiano concesse l’autonomia e il riconoscimento ufficiale della lingua tedesca. In questi decenni non sono mancati attentati di gruppi separatisti filoaustriaci. Quella dell’Alto Adige è oggi l’unica comunità tedesca sopravvissuta dopo l’ultima guerra al di fuori delle odierne Austria, Germania, Svizzera. Il centro storico di Bolzano è carino, ben curato e zeppo di locali caratteristici; non si può dire altrettanto di alcune altre parti della città in degrado, dove stranieri bivaccano e ci sono i loro locali. Un quartiere bolzanino, dove spicca il maestoso monumento della vittoria nell’omonima piazza, ha lo stesso stile (razionalista) delle città di fondazione nostrane del ventennio fascista e dell’Eur a Roma: infatti è stato realizzato in quel periodo. Con un viaggio di una decina di minuti in cabinovia si arriva negli elevati altipiani sopra Bolzano, dove ci sono molti paesini collegati tra loro da un trenino tipico. 


Trento è elegante, curata, non solo nel centro storico; nei giardini vicini alla stazione c’è il divieto di bivaccare. Dall’autostazione del capoluogo regionale si possono prendere delle corriere e in un’ora, un’ora e qualcosa, percorrendo la Val di Non, ricca di meleti e vigneti, si giunge ai rinomati laghi, affollatissimi di turisti, come quello di Molveno o di Garda. La statua di Dante Alighieri di Trento fu una concessione degli austriaci come riconoscimento dell’italianità della città. Il capoluogo trentino fu governato per secoli dal vescovo principe, che era suddito degli imperatori del Sacro Romano Impero, poi passò sotto il controllo diretto dell’Impero d’Austria. C’è il maestoso duomo, realizzato in più secoli, ed attaccato ad esso è presente il primo palazzo vescovile ornato da merli (oggi museo diocesano) e spicca la grande torre civica. Sotto le fondamenta del duomo si possono ammirare le rovine della prima basilica paleocristiana di Trento, edificata dopo l’Editto di Costantino del IV secolo, e indossando degli speciali occhiali si può vedere virtualmente com’era quell’edificio di culto quando era attivo. Altri ruderi romani di Trento è possibile visitare nel sottosuolo della città. Il Castello di Trento (detto del Buonconsiglio) nacque come fortezza militare, in seguito vi fissarono la propria residenza i vescovi governatori trentini: al proprio interno è presente il museo che parte dalla preistoria e arriva ai giorni nostri, partendo dai reti e dalla fondazione romana di Tridentum. Nel medesimo castello nel 1916, nel corso della Prima Guerra Mondiale, furono passati per le armi dagli austriaci, mediante impiccagione, gli irredentisti Cesare Battisti (trentino) e Fabio Filzi (istriano), rei d’essere passati al Regio Esercito Italiano. L’irredentismo si diffuse in Trentino nel corso della seconda metà dell’Ottocento e fu duramente contrastato dalle autorità austriache. Cesare Battisti era socialista, fu eletto legislatore nel parlamento di Vienna (come Alcide De Gasperi) e fu più volte imprigionato per la sua propaganda filoitaliana; nel 1914 andò in Italia al momento dello scoppio del conflitto e fu tra i più accesi fautori dell’interventismo.  C’è un grande mausoleo in sua memoria posto su una collinetta sopra Trento, a cui ho voluto rendere omaggio (l’ultima cosa rilevante che mi mancava da visitare), salendo di corsa una ripidissima scalinata e a un’ora dalla partenza del mio treno di ritorno a casa. 

Trento Memoriale di Cesare Battisti


Noi possiamo goderci quest’Italia unita dal Brennero a Lampedusa e apprezzarne le varie bellezze durante le vacanze, grazie al sacrificio di Battisti e di altri delle guerre risorgimentali, i quali l’hanno fatto sì la nostra nazione ma non se la sono potuta godere.

domenica 6 gennaio 2019

412) LA CITTÀ DI BOLOGNA


BOLOGNA è UN INTERESSANTE CITTà RICCA DI STORIA E DI CULTURA AL CONFINE TRA GLI APPENINI E LA PIANURA PADANA.


Tutte le città d’Italia da nord a sud sono bellissime e ricche di storia e di cultura. Nella gran parte dei casi la loro storia inizia con la fondazione da parte dei popoli preromani o dei romani stessi e si conclude con l'annessione al Regno d’Italia durante il Risorgimento. Nel lungo periodo intermedio tra Roma antica e l’Italia nazione le città della nostra patria hanno lasciato profonde tracce di cultura, vestigia, tradizioni: ogni potentato locale voleva primeggiare sui rivali e per farlo essi cercavano delle smanie di grandezza nell’arte, nell’architettura, nella letteratura, nella musica.  

Anche Bologna rientra tra le grandi città d’arte italiane e rispecchia le considerazioni precedenti. Essa fu fondata col nome di Felsina dagli Etruschi, poi fu occupata dai Galli e dai Romani, questi ultimi la ricostruirono col nome di Bonomia lungo l’importante Via Emilia; durante il periodo del libero comune conobbe le guerre tra Guelfi e Ghibellini, con le città rivali e tra signori bolognesi per accaparrarsi il potere. La citata città finì sotto il potere temporale dei papi sino al periodo napoleonico; il dominio della Chiesa terminò definitivamente nel 1859, quando il popolo, sollevatosi, dopo vari tentativi falliti riuscì a cacciare definitivamente i presidianti Austriaci e Bologna fu unita al Regno Sabaudo. Durante la Seconda Guerra Mondiale e durante gli anni di piombo la città romagnola pagò con un elevato tributo di sangue. Dal punto di vista politico B. è stata amministrata ininterrottamente da amministrazioni di sinistra dal dopoguerra in poi, tranne cinque anni agli inizi degli anni 2000 (ricorda la storia politica di un certo paese sui Monti Lepini). I monumenti simbolo di Bologna sono: la Torre degli Asinelli (una delle poche torri superstiti delle centinaia che c’erano anticamente), la Statua di Nettuno, la Cattedrale di San Petronio (il vescovo patrono) ed altre chiese, i tantissimi portici, uno dei quali, dopo un percorso di oltre tre chilometri, conduce alla collina dove c’è la grande chiesa della Madonna di San Luca, la quale domina la città. Altri simboli di questa città sono le eccellenze gastronomiche che vi sono nate: tortellini, mortadella, tagliatelle al ragù, lasagne. I canali che c’erano nei secoli precedenti sono tutti scomparsi e qualcuno è nel sottosuolo. Nella centralissima Piazza Maggiore, dove c’era il Palazzo della Borsa (o delle poste) e poi il palasport, hanno realizzato un grande centro cultura, con biblioteche, sale video, postazioni internet, bar, quotidiani e riviste a disposizione per leggere ma bisogna attendere pazientemente il proprio turno per sfogliare un giornale o usufruire di una postazione internet; quando tutto è gratuito…... Nella città felsinea sono presenti molti musei, tra i quali spicca la casa del poeta e letterato Giosuè Carducci, divenuta ora un luogo di visita; il mausoleo è diviso in due: c’è il museo risorgimentale e c’è l’abitazione privata dello scrittore rimasta come ai suoi tempi (nel giardino non manca “il verde melograno dai bei vermigli fior”).

Mentre i bolognesi e i turisti in massa spensierati camminano per le strade, le statue di Giuseppe Garibaldi e del Padre Ugo Bassi dall’alto li guardano sorridenti e soddisfatte: si rendono conto che le loro lotte non sono state vane. Nel 1849 proprio a Bologna furono fucilati il padre barnabita emiliano Ugo Bassi e il milanese garibaldino Giovanni Livraghi per aver lottato per la Repubblica Romana, come abbiamo visto nelle ultime scene del film “in nome del popolo sovrano”. Neanche a farlo apposta mentre ero a Bologna, di notte, in televisione, nella camera d’albergo, ho visto la citata pellicola, che, strana coincidenza, stava trasmettendo un canale televisivo. Io l’ho interpretato come un segno: subito dopo aver visto dal vivo la statua di Bassi, voluta anche da Carducci, e la lapide di dedica a Livraghi nel suo basamento (“Giovanni Livraghi milanese capitano di Giuseppe Garibaldi condivise con Ugo Bassi il martirio 8 agosto 1849”) ed aver ripensato alle loro storie, ho rivisto anche il film che le narrava e faceva vedere quel monumento a loro dedicato, così ho pensato di concludere con loro, per non dimenticare il sacrificio di coloro che hanno permesso a noi di farci vivere in un’Italia libera dall’oppressore ed indipendente; oggi lo diamo per scontato, dimenticando con quanta fatica e titaniche imprese varie arrivarono a tale risultato.