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lunedì 25 maggio 2026

543) MA CHE “NUOVI ITALIANI”?

NON PERCHÉ SI NASCE IN UN POSTO O CI SI VIVE PER QUALCHE ANNO CHE FA IL SOGGETTO AUTOMATICAMENTE CITTADINO, PRIMA BISOGNA INTEGRARSI, ACCETTANDO LE LEGGI E GLI USI E I COSTUMI DEL LUOGO. E DA UNA BEN NOTA PARTE POLITICA, ANTINAZIONALE ED ESTEROFILA, SI È SEMPRE PRONTI A SMINUIRE GLI ATTI DI VIOLENZA DI PERSONE NON AUTOCTONE.

 

Anche in Italia è arrivato il primo atto terroristico (o presunto tale) compiuto da un soggetto di origine araba, dopo che negli anni passati ce ne erano stati diversi e con la stessa modalità nei maggiori paesi dell’Europa occidentale. Qui da noi, a differenza dei precedenti attentati europei, fortunatamente non c’è stata alcuna vittima ma soltanto dei feriti gravi, alcuni dei quali hanno subito mutilazioni. L’attentatore risulta essere cittadino italiano (solo sulla carta). Nonostante si cerchi di sminuire l’atto violento, parlando di disturbi psichici dell’attentatore (però risultato perfettamente in grado di intendere e di volere) e lanciando anatemi contro i politici che si allarmano per il terrorismo, scavando nel suo passato si sono scoperti dei suoi proclami tipici dei jihadisti che inneggiano alla guerra santa, di odio e di disprezzo verso l’occidente e verso i cristiani. Alloro mi chiedo: come è possibile che ad un tipo così sia stata concessa la cittadinanza italiana? Perché dopo che si ottengono i requisiti per divenire italiani non si svolge un attento e scrupoloso esame di cultura, usi e costumi e lingua e leggi riguardanti l’Italia, oltre che una perizia psicologica, per coloro che ambiscono ad ottenere la nostra cittadinanza? Sono fatti di questi giorni alcuni cittadini di origine straniera candidati alle elezioni amministrative, per nulla integrati nella cultura italiana e qualcuno di loro addirittura mastica poco la nostra lingua e aspira a imporre la sua visione del mondo, ben lontana dalla nostra, a noi.

Tutti i partiti (di sinistra soprattutto) mirano a servirsi di questi “nuovi italiani” per allargare il proprio consenso elettorale, ben sapendo che sarà un sicuro serbatoio inesauribile. Poi un giorno, se non si limiterà tutto ciò, andrà in malore tutto quello che abbiamo conquistato, anche i cosiddetti “diritti civili” tanto cari a sinistra. Col solito ritornello che "anche loro pagano le tasse" si vorrebbero facilitare ancor di più le concessioni delle cittadinanze. Non è una spiegazione plausibile, perché le tasse le paga chiunque (italiano o straniero) usufruisce di alcuni servizi: avere l'acqua, il gas, l'energia in casa comporta dei costi, le trattenute sugli stipendi servono allo stato per garantire dei servizi essenziali di cui beneficiano anche gli ospiti (sanità, scuole, forze di sicurezza) ed anche loro avranno diritto alle pensioni un giorno. Bisogna fare in modo che quando un giorno questi individui si comporteranno da “veri italiani”, accettando i valori fondamentali, le usanze, le tradizioni, la religione del nostro paese, allora si potrà avere il titolo di cittadino italiano ed anche esserne rappresentante nelle istituzioni.

C’è questa mentalità, tanto di moda, che disprezza tutto quello che è nostrano, nazionale ed apprezza tutto quello che viene da fuori, in nome di un mondialismo e di un multiculturalismo e in nome di una presunta, storica colpevolezza del mondo occidentale per tutti i problemi del pianeta. Così accade che se un italiano autoctono compie degli atti di violenza, specie verso le donne, ci sono (giustamente) polveroni ed indignazioni per giorni e giorni, mentre se la stessa cosa accade per mano di un tale straniero si tende a sminuire; la violenza non sarà poi così grave e si danno delle giustificazioni (“è la loro cultura”, “ha problemi mentali”, “ha una storia triste alle spalle”). Gli atti brutali vanno condannati sempre: sia quelli di italiani verso connazionali o verso stranieri, sia quelli degli ospiti verso i loro compaesani o verso i “padroni di casa”. Amare la propria terra e difendere le proprie tradizioni non significa né razzismo, né disprezzare le altre culture. L’occidente avrà commesso molti misfatti nel corso della storia, ma ha lasciato molte cose positive per tutto il globo e se non fosse per esso, forse staremmo ancora all’età della pietra.

mercoledì 31 dicembre 2025

540) IL 2025 VA IN ARCHIVIO

TERMINA IL 2025 (ANNO GIUBILARE PER LA CHIESA CATTOLICA) CHE È STATO SEGNATO DALLA MORTE DI PAPA FRANCESCO E DALL’AVVENTO SUL SOGLIO PONTIFICIO DI PAPA LEONE XIV (FRANCIS ROBERT PREVOST), IL PRIMO PAPA STATUNITENSE. PROPRIO QUEGLI STATI UNITI, GUIDATI DAL PRESIDENTE TRUMP, SEMPRE PIÙ PROTAGONISTI IN CAMPO INTERNAZIONALE COL LORO GRANDE IMPEGNO PER LA PACE IN PALESTINA E IN UCRAINA. IN ITALIA IL FORTE GOVERNO MELONI SI CONSOLIDA SEMPRE DI PIÙ, TRA RIFORME, ECONOMIA FAVOREVOLE E RISCOPERTA DELLE BELLEZZE E DELLE TRADIZIONI NOSTRANE.

 


Il Giubileo del 2025 ha portato milioni di pellegrini a Roma, i quali hanno attraversato le Porte sante delle basiliche giubilari. Purtroppo quest’evento è stato segnato dalla morte di Papa Francesco che è avvenuta il 21 aprile, il Lunedì dell’Angelo. A Francesco è succeduto il nuovo Papa Leone XIV (al secolo il cardinale americano Robert Francis Prevost), il primo papa proveniente dalla più grande potenza della Terra, ovvero gli Stati Uniti d’America: uno dei paesi col più grande numero di cattolici del mondo, anche se essi non sono la maggioranza nella menzionata nazione.


In quello stato da gennaio si è insediato il nuovo presidente Donald Trump, il quale sta stravolgendo la storia mondiale, sia in positivo che in negativo. I dazi che egli ha imposto (o tenta di imporre), con l’intento di proteggere l’economia americana, potrebbero causare ricadute negative verso il mercato globale; il condizionale è d’obbligo poiché lo scopo americano è di arrivare a dei compromessi vantaggiosi per tutti, Stati Uniti e non. Il Presidente Usa, sin dal primo giorno del suo insediamento, ha lavorato per la pace nelle due maggiori guerre che erano e che sono in corso: tra Israele e Palestina egli è riuscito ad ottenere una tregua (dopo aver aiutato gli israeliani contro l’Iran), seppur molto fragile, ma già è un primo passo; più difficile risulta la situazione bellica tra Russia e Ucraina, ma, attraverso la mediazione americana, sono avvenuti molti incontri per la pace, coinvolgendo ambo le parti in conflitto, e si è sulla buona strada, anche se è ancora molto lunga e tortuosa e poi se mette i bastoni tra le ruote l'Europa.....


Il Governo italiano, come membro Ue, ovviamente ha preso parte ai molti colloqui per la pace ed esso gode sempre di più di prestigio in ambito internazionale, come sottolineano i migliori quotidiani e rotocalchi planetari. L’economia e l’occupazione nostrane vanno a gonfie vele, i sondaggi di voto per l’esecutivo sono favorevoli, qualche mancanza da parte del nostro governo c’è, ma di tempo per rimediare ce n’è ancora. Il prossimo banco di prova sarà il referendum sulla riforma del sistema giudiziario che si terrà tra pochi mesi: le probabilità che questa riforma passi per ora sono maggiori rispetto alla bocciatura e il Governo Meloni, indipendentemente da questa consultazione referendaria, dovrebbe arrivare senza troppi affanni a fine legislatura, arrivando così ad essere il primo per longevità nella storia della Repubblica. Il rilancio delle bellezze nostrane e delle nostre secolari tradizioni dovrebbe essere tra i punti cardine della nostra Direzione statale; a tal proposito quest’anno io, nel mio piccolo, ho parlato qui delle attrattive e degli splendori di una specifica regione italiana, visitandola, e dell’entusiasmo popolare per il ritorno del corpo di un santo nel suo pase natale.

sabato 23 agosto 2025

537) AOSTA E LA SUA VALLE

AOSTA È LA “ROMA DELLA ALPI”, È INTERESSANTE PER LA STORIA E PER LA CULTURA, MENTRE LA SUA VALLATA È RINOMATA PER L’AMBIENTE D’ALTA MONTAGNA NATURALE (ASSALTATA DAGLI ESCURSIONISTI) E PER I CARATTERISTICI BORGHI.  


Aosta, il capoluogo della Regione autonoma della Val d’Aosta, conserva rovine romane ed altre aree archeologiche antecedenti all’antica Roma uniche. Qualcuno del luogo dice addirittura che neanche a Roma si trovano vestigia simili. La città fu fondata dai romani col nome di Augusta Pretoria, in onore dell’Imperatore Augusto e dei pretoriani che vi stazionavano. Vi si trovano i resti delle antiche mura, l’arco e la statua di Augusto Imperatore, il teatro romano, il criptoportico sotterraneo (ovvero le fondamenta del foro, dove oggi c’è la cattedrale di Aosta), la Porta Pretoria. C’è una chiesa paleocristiana visitabile, ci sono altresì altri monumenti medievali e moderni. Fuori Aosta c’è l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, con le antiche rovine che partono dall’era neolitica, fino ad arrivare ai Salassi, il nome degli abitanti che popolavano il luogo. Pochi si recano in Val d’Aosta per la storia, la stragrande maggioranza delle persone ci va per godere l’area fresca dei boschi alpini in estate e per sciare l’inverno.


Dal punto di vista etnico - culturale quella regione è legata alla Savoia (e storicamente all’omonima Casa regnante) e all’area linguistica franco – provenzale. Ufficialmente, la Lingua francese è la lingua coufficiale valdostana, assieme all’Italiano, ma ormai si usa pochissimo nei colloqui orali (forse è ridotta a mo’ di dialetto tra i locali), è spesso presente nei cartelli bilingue. Ad Aosta, come nel resto della regione, ci sono molti impianti a fune (cabinovie e seggiovie) che consentono di raggiungere agevolmente le cime più alte delle Alpi. Gli escursionisti più esperti, dotati di idonei equipaggiamenti, risalgono o riscendono agevolmente le vette, a piedi o in bicicletta, camminando o pedalando per ore ed ore; i più tosti addirittura rinunciano all’aiuto delle già citate funivie nella parte iniziale dei percorsi. Il passaggio di qualche auto ogni tanto tra l’alta montagna, con la polvere che alza tra la terra battuta, rovina le passeggiate e l’aria pura. Ovviamente non mancano le baite per riposarsi tra le montagne, con i loro ristori e le rinomate pietanze locali, tra cui spicca l’immancabile polenta con la fontina fusa e col condimento di carne derivante degli animali del luogo. Il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa e che fa da spartiacque tra Italia e Francia, è la meta più ambita dagli alpinisti che affollano la località di Courmayeur, da dove iniziano la scalata. Oltre Courmayeur, ci sono altri piccoli centri tipici del posto, con i loro castelli, i loro fiumi e torrenti, i loro speroni e le loro eleganti strade.


La stampa non fa che ripetere che quest’estate le montagne sono strapiene e le spiagge sono deserte; sono soltanto dei catastrofismi insensati, da strumentalizzare ai fini politici. Forse ci sarà stato qualcuno in più che si è recato in montagna e qualcuno in meno che è andato al mare, tuttavia non si nota tutta questa esagerazione: in positivo per i monti e in negativo per il mare. Anche se fosse così il numero dei vacanzieri sarebbe sempre lo stesso.

venerdì 23 agosto 2024

528) MATERA E DINTORNI

MATERA, UN TEMPO EMBLEMA DI DEGRADO E DI POVERTÀ, È OGGI LA SECONDA CITTÀ ITALIANA PIÙ PARTICOLARE (DOPO VENEZIA), CARATTERISTICA, ESCLUSIVA E MOLTO AFFOLLATA DAI VISITATORI. NEI DINTORNI INTERESSANTI SONO LE ROVINE GRECHE DI METAPONTO, I TRULLI DI ALBEROBELLO E CASTEL DEL MONTE.


La città di Matera è la terza più antica del mondo: è infatti abitata sin dall’era neolitica. Essa fino ad un secolo fa era sinonimo di estremo degrado e di estrema povertà: circa 20.000 persone vivevano ammassate nelle grotte scavate nei due cosiddetti sassi (Sasso Caveoso e Sasso Barisano) che costituiscono il suo abitato. In pochi metri quadrati convivevano, in condizioni igieniche – sanitarie spaventose, famiglie numerosissime e animali, finché lo scrittore Carlo Levi, che era stato al confino in quelle zone, sensibilizzò la politica italiana del dopoguerra attraverso il suo libro “Cristo si è fermato a Eboli”, in cui descriveva le penose condizioni materane. Da lì partì un piano di abbandono dei sassi e di nuove costruzioni popolari, per far sì di offrire una vita più dignitosa per quella parte di popolazione materana. Negli ultimi decenni le abitazioni dei sassi sono state recuperate e risanate, divenendo, assieme alle chiese rupestri, sempre scavate nella roccia, e alle cisterne sotterranee per l’acqua piovana, attrazioni turistiche tra le più visitate in Italia. Alcune di quelle grotte oggi sono dei musei e dei luoghi della memoria, mentre molte altre sono divenute, oltre che residenze private, camere per turisti, bar e ristoranti a prezzi quasi proibitivi. Insomma Matera nel giro di un secolo è passata da un eccesso ad un altro e si può tranquillamente affermare che dopo Venezia è la città più caratteristica d’Italia, lo sfondo ideale per film storici (soprattutto quelli a sfondo evangelico) e presepi viventi. L’unico aspetto negativo di Matera è la ferrovia: la sua stazione è collegata alla sola Puglia e, volendoci molte ore per arrivare, è sconveniente sotto quell'aspetto, conviene di più andarci con l’auto privata e con 4 – 5 ore ci si arriva; in quel modo uno è più libero di girare i suoi dintorni, senza essere condizionato dagli orari dei treni e degli altri mezzi pubblici e privati (delle agenzie turistiche).


Così nei dintorni ho potuto visitare le rovine greche di Metaponto, Bernalda per un saluto a Padre Luca, Altamura, i trulli di Alberobello e, sulla strada del ritorno, il famoso castello ottagonale di Castel del Monte. In Italia ci sono tanti posti interessanti e molte bellezze da scoprire, sia al nord e sia al sud, che raramente apprezziamo, poiché ci sentiamo completamente appagati da una vacanza solo se andiamo all’estero. Anche fuori Italia senza dubbio ci sono posti suggestivi e singolari da visitare, però cerchiamo prima di apprezzare meglio e rivalutare i tesori nostrani.


domenica 31 dicembre 2023

519) ALCUNI FATTI DEL 2023 (TRATTATI NEL BLOG)

QUESTI SONO I POCHI AVVENIMENTI DEL 2023 (TRA I TANTI) DESCRITTI NEL BLOG: GLI ADDÌI DI BENEDETTO XVI, BERLUSCONI, NAPOLITANO, IL SEMPRE MAGGIORE CONSENSO POLITICO PER “FRATELLI D’ITALIA”, AD UN ANNO DAL DEBUTTO AL GOVERNO NAZIONALE, CHE COL CENTRODESTRA VINCE LE REGIONALI IN LOMBARDIA, NEL LAZIO E LE AMMINISTRATIVE, LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA SALVAGUARDIA DELLA LINGUA ITALIANA, LE MANIFESTAZIONI SENZA SENSO, UNA VACANZA IN LIGURIA E LE PROCESSIONI PAESANE IN CRISI.

Nel corso del 2023 ci hanno lasciato dei personaggi illustri di fama nazionale ed internazionale: il Papa emerito Benedetto XVI (le esequie ci sono state ad inizio gennaio, ma il decesso c’è stato a fine dicembre’22), l’imprenditore e più volte Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, e l’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Con l’età avanzatissima la morte diviene un avvenimento scontato, però quando la fama dei singoli personaggi è planetaria lo scalpore con il cordoglio sono immensi e i media per giorni e giorni non parlano d’altro.

In politica è proseguito il successo del centrodestra, in particolare del maggior partito per consensi “Fratelli d’Italia”, che ha vinto le regionali in Lombardia (riconfermando il presidente uscente) e nel Lazio (dove la coalizione ha ripreso le redini dell’ente a 10 anni di distanza dall'ultima volta), oltre ad affermarsi nella stragrande maggioranza dei comuni nelle elezioni amministrative. Nel Lazio l’auspicio dopo la vittoria del neopresidente Rocca era quello di una maggiore attenzione per le strutture sanitarie in decadenza nei piccoli comuni. Le vittorie elettorali del 2023 sono state la dimostrazione che il governo era ancora in “luna di miele” con gli elettori, nonostante ancora si sono visti pochi risultati con quanto seminato da un anno a questa parte, tranne che per gli eccellenti dati sull’occupazione, dopo il taglio del reddito di cittadinanza.

Grande attenzione è stata data alla proposta di legge sulla salvaguardia della lingua italiana contro il dilagare dei termini anglofoni, la quale fino ad oggi non ha avuto seguito. Qualche polemica c’è stata contro la manifestazione che c’è stata a Latina del movimento arcobaleno o come si suol dire lgbt: polemiche sull’eccessiva ostentazione, non sull’orientamento, anche perché non c’è nessuna legge che discrimina le diverse posizioni sulla sessualità. La parte dello svago e del rilassamento ha riguardato la descrizione di una vacanza estiva in Liguria. E dulcis in fundo c’è stata una cronaca della Processione di San Tommaso da Cori, fino a arrivare a parlare delle altre processioni paesane che attirano pochi fedeli, non paragonabili a quella solenne e maestosa della Madonna del Soccorso.

In conclusione sono doverose delle menzioni sugli altri grandi accadimenti dell’anno che si appresta a concludersi non trattati in questo blog: la guerra tra Russia ed Ucraina che non vede la fine, la ripresa delle ostilità tra Israele e Palestina, la morte di altri personaggi famosi dello spettacolo e dello sport (Costanzo, Cotugno, G. Lollobrigida, Vialli ed altri), la cattura e la morte del grande latitante di mafia Matteo Messina Denaro, la timida riapparizione del Coronavirus, le infinite tragedie del mare, altri incidenti, le calamità naturali, la cronaca nera, lo scudetto del Napoli, l’incoronazione di Carlo III di Gran Bretagna, eccetera.

domenica 26 novembre 2023

518) LA PROCESSIONE DI SAN TOMMASO DA CORI (E LE ALTRE)

CON LA PROCESSIONE DEL SANTO TOMMASO DA CORI, E L’ARRIVO DEL FREDDO, SI CONCLUDE LA RASSEGNA DELLE PROCESSIONI CORESI 2023, INIZIATA CON LA SOLENNE PROCESSIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO, IN CONCOMITANZA CON LA PRIMAVERA.


Con la processione di San Tommaso da Cori è giunta al termine la stagione delle processioni religiose coresi. Come sempre, tutto ha avuto inizio a maggio con la solenne processione della Madonna del Soccorso, la commemorazione maggiormente sentita, proseguita con quella di Sant’Antonio, della Madonna del Rosario e infine con la cerimonia che ricorda l’anniversario della canonizzazione di San Tommaso da Cori.



Come dicevo, a parte la Madonna del Soccorso, nelle altre tre ricorrenze non c’è più una grande partecipazione di massa come un tempo e negli ultimi anni raramente esse sono state contornate da iniziative festose civili, non solo per colpa del Covid. Idem l’antica patrona di Cori, Sant’Oliva, la dimenticata più di tutti. Bisognerebbe far sì che altri eventi e manifestazioni di vario genere non coincidano tutti lo stesso giorno, così da fare in modo da non far sparpagliare le persone. 



Nei secoli passati ce n’erano anche di più di santi e madonne che si festeggiavano dentro il paese: a parte la spiritualità, quelle cerimonie religiose erano gli unici svaghi. Queste processioni che sono rimaste oggi ci accompagnano nella stagione calda, da primavera all’autunno, quando passano le consegne al clima freddo. Ma il calore che le stesse infondono, per i pochi che ancora ci credono, contrastano il “gelo” che segue.  

domenica 27 agosto 2023

515) GENOVA E LA COSTA LIGURE

GENOVA È UN CAPOLUOGO INTRIGANTE, RICCO DI STORIA E DI CULTURA, MA LA RIVIERA LIGURE, STRETTA TRA I MONTI E IL MARE, È LA VERA MÈTA AMBITA DAI TURISTI IN LIGURIA.

Genova, il capoluogo ligure, antica sede dell’omonima Repubblica con simbolo la Croce di San Giorgio (in seguito adottata anche dagli inglesi), molto lunga e stretta tra i mare e i monti, come il resto della Liguria, è una città intrigante, misteriosa, ricca di storia e di cultura; non mancano però pochi aspetti negativi, come del resto nelle altre grandi città, come alcune zone degradate e snaturate (quella famosa “Via del Campo”, con annessa casa natale di Giuseppe Mazzini, non sembra più una strada di una città italiana). La sua attrazione principale è il porto antico, dove c’è il grande acquario: al suo interno vi sono le specie marine provenienti da tutto il mondo, con una perfetta ed artificiale ricostruzione dei loro habitat naturali. Autobus scoperti e battelli fanno vari giri per i turisti verso i monumenti e le principali attrazioni cittadine, di terra e di mare. I mezzi pubblici (metropolitana, autobus e ascensori panoramici) in alcune ore della giornata sono gratuiti.  In passato a Genova ci sono stati degli eventi di portata mondiale che l’hanno proiettata al centro del globo: Colombiadi nell’anniversario della scoperta dell’America (la città ha dato i natali al suo maggiore scopritore: Cristoforo Colombo), varie fiere ed esposizioni, il tragico G8 del 2001, ma è negli ultimi tempi che essa sta vivendo una vera e propria rivalutazione dal punto di vista turistico, con un’impennata delle visite, dovuta principalmente alla vicinanza della riviera ligure, la vera attrazione per i visitatori in Liguria. Infatti un conducente di un tassì all’arrivo a Genova mi diceva proprio quello scritto poc’anzi, oltre alle solite raccomandazioni di fare attenzione in alcune strade nelle ore notturne: “voi del Lazio avete l’arte, mentre la vera risorsa della Liguria sono le coste e ti suggerisco di visitare principalmente quelle, ben collegate al capoluogo con i treni che nel periodo estivo moltiplicano a dismisura le corse.”


C’è Portofino, la sede balneare delle classi altolocate, con i macchinoni di lusso, i grandi velieri e gli immensi motoscafi che circolano. Ci sono quelle famose “Cinque terre”, di cui si sente tanto parlare: se uno vi soggiorna appositamente le può visitare con calma, svagandosi tra mare e natura, mentre se uno (come me) deve visitare in fretta e furia le cinque cittadine in un giorno, la cosa diventa solo una sfacchinata inutile. Massicce folle si incrociano nelle strade e nelle stazioni ferroviarie, per salire su un paese dei cinque bisogna arrampicarsi su una ripidissima scalinata, il solleone nelle ore più calde manda in ebollizione il cervello, basterebbe allungare una mano per avere il necessario refrigerio con il mare ma non si è attrezzati e bisogna andare di fretta perché il tempo è limitato; mentre i visitatori giornalieri un po’ soffrono, notano i turisti stabili, felici e spensierati nelle acque o all’ombra dei locali con acqua ed altre bevande ghiacciate. Anche se si va di fretta il tempo per mangiare e bere (soprattutto) lo si deve trovare comunque, magari anticipando l’orario del pranzo e della cena per evitare il sovraffollamento nei vari ristori. I prezzi nei vari bar e ristoranti sono in genere medio – alti, tuttavia si riescono a trovare dei pubblici esercizi con prezzi più popolari. I visitatori stranieri sono più propensi degli italiani a pagare tutto con le carte bancarie e di credito e non ha importanza se si tratta di pochi spiccioli. Nonostante un po’ di fatica, è sempre interessante scoprire tante bellezze della nostra nazione, rompendo con il ritmo e con le solite monotonie di tutti i giorni.

domenica 27 novembre 2022

505) LE IPOCRITE POLEMICHE SUI MONDIALI IN QATAR

CI SONO POLEMICHE A NON FINIRE NEL MONDO OCCIDENTALE SUI CAMPIONATI MONDIALI DI CALCIO CHE SI STANNO SVOLGENDO IN QATAR, PER I COSIDETTI DIRITTI CIVILI NEGATI E PER LE ACCUSE DI CORRUZIONE ALLA FIFA, MA GLI OCCIDENTALI CONTINUANO A FARE AFFARI CON GLI ARABI E NESSUNA NAZIONALE DI CALCIO HA RINUNCIATO A PARTECIPARVI.

 


In questi giorni sono al centro dell’attenzione i mondiali di calcio che si stanno svolgendo in Qatar, non solo per il grande evento sportivo quadriennale inteso in senso stretto. Non si fa altro che parlare del Qatar e di quei diritti civili negati, che oggigiorno sono il pilastro delle società occidentali: principalmente l’emancipazione delle donne, il diritto all’omosessualità, dei lavoratori e la laicità dello stato. A questo si aggiunge anche l’accusa di corruzione alla Fifa (l’organizzazione mondiale del calcio che organizza il campionato del mondo), al fine di aver assegnato l’organizzazione di questo avvenimento al Qatar. Non so se quest’ultimo punto sia vero: chi afferma ciò dovrebbe avere le prove e portarle agli organi competenti, altrimenti quelle parole rimarranno solo illazioni, accuse vuote e campate in aria. Non è la prima volta che accade: di solito quando si assegna un mondiale, un europeo di calcio, un olimpiade, le nazioni in lizza uscite sconfitte non ci stanno e da qualche tempo è divenuta prassi accusare di corruzione il paese che ha ottenuto l'evento sportivo. I mondiali di calcio di solito vengono assegnati, non solo considerando la tradizione sportiva, anche le possibilità che ha uno stato di realizzare le infrastrutture adeguate (stadi adatti, collegamenti adeguati tra città, alberghi, centri sportivi): ci sono i paesi più ricchi che hanno maggiori disponibilità finanziarie e nella penisola araba di soldi ne girano moltissimi. C’è l’esempio della Colombia, a cui erano stati assegnati i mondiali del 1986: alla fine dovette rinunciarvi per la grave crisi economica e politica in cui versava. Realizzare le necessarie infrastrutture diviene sempre una corsa contro il tempo: sempre ci sono scappati dei morti nei cantieri durante i lavori per preparare i mondiali di calcio (anche per Italia 90), però da quel che si dice non sono mai stati così numerosi come per Qatar 2022.


La Fifa di solito non ha mai penalizzato un paese per la sua situazione politica non democratica, al massimo gli avversari si rifiutavano di scendere in campo (perdendo a tavolino) contro una squadra a cui non piaceva il regime a cui era sotto. Ricordiamo i regimi in vigore nell’Italia 1934 e nell’Argentina 1978 che organizzavano i mondiali, considerando che negli anni 1930 la democrazia era quasi inesistente ovunque e che i paesi latinoamericani sono da sempre soggetti ad instabilità politiche. Anche quattro anni fa, in occasione dei mondiali di calcio organizzati dalla Russia, ci fu qualche polemica: già si presagiva quello che sarebbe successo in seguito e il torneo fu svolto ugualmente.

Ritornando ad oggi, nonostante questi grandi sdegno ed indignazione per la situazione del Qatar, nessun paese che contesta ha rinunciato a partecipare ai mondiali di calcio: a parole sono bravi tutti, con i fatti no. È troppo rinunciare alla gloria e al prestigio che la vetrina internazionale offre, oltre che ai vari profitti che offrono gli sponsor. Da sempre gli Europei e gli Americani conoscono le condizioni di vita sociali dei paesi arabi, senza mai rinunciare a fare affari con essi. Solidarietà alle vittime del lavoro e ai lavoratori in generale in Qatar; i diritti e le libertà non vanno messi in discussione, ma delle volte sdoganare troppo certe tendenze o far passare per diritto la soppressione della vita, comporterà la rovina, la decadenza dell’occidente e la sua estinzione.

mercoledì 17 agosto 2022

499) LA RIPRESA DELLE VACANZE

DOPO CIRCA DUE ANNI E MEZZO SONO RICOMINCIATE PER ME LE VACANZE (NON TROPPO LONTANE, COME NUOVO INIZIO BISOGNA ANDARCI LEGGERI): NAPOLI E DINTORNI E IL MOLISE.

 


Sono passati due anni e mezzo dal gennaio 2020, poche settimane prima della chiusura generale, in cui mi concessi l’ultima vacanza. Dopo tanto tempo ho deciso di andarci cauto nel ricominciare, scegliendo dei luoghi non eccessivamente lontani. L’ideale sono stati pochi giorni a Napoli e dintorni, andandoci in treno. Napoli città, se non fosse troppo sporca in alcune zone, sarebbe una splendida metropoli storica. Essa, essendo stata per secoli capitale del Regno di Napoli, ospita diversi palazzi reali e castelli, usati come forti militari: il Palazzo reale di Piazza Plebiscito, quello di Capodimonte, il Maschio Angioino, il Castello del Vomero. La città nel sottosuolo è divenuta una meta ambita: li ci vivevano a migliaia durante la guerra e nel dopoguerra. Caratteristici sono i vicoli del centro storico, con le rinomate botteghe di artigianato e di altro. Napoli è bella a tratti, come diceva qualche stesso napoletano, aggiungendo che i cumuli di pattumiera per le strade dovrebbero essere ritirati due volte al giorno. La città, essendo bene organizzata con metropolitane, ferrovie urbane, porto ed aeroporto, è inoltre un importante scalo di smistamento verso le rinomate località balneari del suo golfo, specie in questo periodo, e verso le isole di Capri e di Ischia. Ci sono degli autobus turistici che partono da Piazza Garibaldi, la piazza della stazione centrale, verso le mete turistiche importanti del territorio napoletano: gli scavi archeologici di Pompei, di Ercolano, il Vesuvio, Amalfi, Positano ed altre. Io ho scelto di andare a Pompei e sul Vesuvio, il vulcano che la seppellì nel 79 dc, insieme ad Ercolano. Già c’ero stato una volta nelle rovine di Pompei, tanti anni fa con la scuola media, ma è stato sempre interessante tornare in questo sito famoso e visitato da tutto il mondo. Napoli non gode di una buona fama di città tranquilla e un po’ di timore c’è sempre quando ti ci rechi; la criminalità è presente in tutte le città, perciò bisogna fare attenzione ed essere prudenti ovunque. I napoletani si arrabbiano con coloro che provengono del resto delle province campane e dicono di essere di Napoli: secondo essi sarebbero costoro che sputtanerebbero il nome della loro città, comportandosi male. A parte dei piccoli imbrogli subiti all’albero e al suo ristorante, su quello che prima dicevano faceva parte del pacchetto e poi è risultato extra da pagare in più, fortunatamente sono stati pochi giorni tranquilli e interessanti.  


La seconda parte delle vacanze ha riguardato la visita nella sola giornata di ferragosto dei due capoluoghi di provincia del Molise: Campobasso ed Isernia. Ci voleva anche una gita in automobile, ben revisionata e con gli adeguati lavori di manutenzione fatti eseguire, per concludere le ritrovate vacanze alla grande. Qualche località interessante nell’ambito dell’Italia centrale si può visitare anche nell’arco di una giornata particolare (come pasquetta e appunto ferragosto), principalmente per svagarsi e per testare l’autovettura su lunghe distanze e su strade adeguate, facendo bene attenzione ai limiti e ai cartelli nei centri abitati, per non ritrovarsi dopo pochi giorni nella cassetta delle lettere qualche spiacevole sorpresa. Campobasso ed Isernia qualche cosa di storico ed interessante da vedere ce l’hanno (vi dimorava l'antico popolo dei sanniti), tuttavia non c’erano molti turisti, per cui gran parte dei locali e dei ristoranti erano chiusi, i pochi aperti erano solo su prenotazione; alla fine qualche ristoro tipico l’ho trovato, in un piccolo centro, uscendo dalla strada extraurbana principale che partendo dall’A1 attraversa tutto il Molise. Insomma sono rimasto soddisfatto di questi ritrovati viaggi di riposo (?), con l’auspicio in futuro di farne degli altri.

domenica 7 agosto 2022

498) L'ESTATE CORESE 2022

COL COVID PASSATO IN SECONDO PIANO L’ESTATE CORESE VA AVANTI ALLA GRANDE: POSITIVI I RITORNI DEL CAROSELLO STORICO E DEL FESTIVAL FOLCLORISTICO; NEGATIVI GLI SCHIAMAZZI NOTTURNI (MUSICA AD ALTO VOLUME FUORI TEMPO MASSIMO, MOTORINI E GRIDA)

Piazza Signina, ovvero "Le piazze", durante un Carosello Storico

Il Covid c’è ancora, anche peggio di prima, ma non se ne parla più, poiché i mezzi d’informazione sono concentrati su tutt’altro; a dimostrazione che il “quarto potere” quando vuole sa terrorizzare le masse, influenzandole: ingrossando e sminuendo i problemi. La normalità sembra per il momento tornata: non si sa se rimarrà in modo permanente o in autunno ci saranno delle ennesime restrizioni.

In questo contesto d’incertezza, il ritorno alla vita precedente al 2020 sembra essere ripresa un po’ ovunque, anche nel nostro piccolo contesto paesano: dopo la ripresa delle tradizionali processioni religiose di primavera, quest’estate è tornato il tradizionale Carosello Storico dei Rioni e il Latium Festival (a dire la verità quest’ultimo non si era mai fermato nei due anni precedenti: veniva effettuato in modo riduttivo). Ritengo positivo il ritorno a queste manifestazioni storiche – folcloristiche, con l’auspicio che possano essere migliorate sempre di più: migliorare la sfilata storica nel Carosello, per far sì che essa possa richiamare sempre maggiori appassionati e visitatori dalle zone limitrofe, e auspicare che la corsa all’anello nel palio divenga competitiva per i due rioni poco vincenti, in modo da non far perdere interesse ai locali. Idem il Festival Latium, anche se in questo caso le migliorie dipendono dai singoli gruppi, gli organizzatori potranno perfezionare solo l’aspetto logistico. Queste manifestazioni, insieme ad altre iniziative private, sono, tra l’altro, occasioni per rendere vivo e attrattivo un paese, non solo per gli eventuali turisti, anche per i coresi stessi, che non dovranno recarsi occasionalmente fuori per trovare un po’ di feste e di vita.


Se non si fa nulla si dice: che mortorio di paese! Se si fa qualcosa: che baccano, nessuno riesce più a dormire! Per tutto ci vuole il giusto equilibrio. Basterebbe che i vari eventi festosi che si svolgono nottetempo non oltrepassino la mezzanotte e che la loro musica non sia a volume spropositato, per dar modo di riposare a coloro che devono alzarsi alle prime luci dell’alba o prima ancora, visto che non tutti hanno la fortuna di poter rimanere in giro fino a tardi. Spesso accade che i complessi, i gruppi, che suonano e cantano nei locali, e non, vadano un po’ oltre il tempo consentito. Con le varie urla e col rumore dei motorini che sfrecciano a tutta velocità il condimento risulta perfetto; vige un divieto di transito per i motocicli: ovviamente a notte fonda nessuno può controllare. Se uno risiede nelle zone più mondane e più frequentate di un centro abitato, tutto ciò può essere considerato normale; solo nel caso si rispettassero le più elementari regole e principi di buona educazione che sarebbe tollerante subire i normali frastuoni.

lunedì 9 maggio 2022

492) IL RITORNO ALLA FESTA DELLA MADONNA DEL SOCCORSO

DOPO TRE ANNI È STATO SENZA DUBBIO POSITIVO RICOMINCIARE, SEPPUR IN TONI MODESTI, CON I TRADIZIONALI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SANTISSIMA DEL SOCORSO, MA………….

 

L'accento sulla A?

Ricomincia la vita ovunque dopo due anni di pandemia Covid 19. Anche da noi a Cori: rifare la Processione in onore della Madonna del Soccorso e una piccola festicciola civile è un chiaro segno che il peggio è ormai alle spalle e si va verso un progressivo ritorno alla normalità. Questa è la cosa importante che fa passare in secondo piano qualche aspetto negativo di questi festeggiamenti ritrovati.

Quando per lunghissimo tempo tutti sono abituati a celebrare questa ricorrenza in “grande stile”, non si ritrovano a vederla ridotta e privata di molti aspetti tipici. Quella che era la lunghissima processione, che si apriva con le donne scalze, abbigliate di verde, con i canti popolari e si chiudeva con la musica religiosa della banda, quest’anno, che hanno deciso di celebrare la messa in Piazza Signina, si è dispersa, creando confusione, tra chi ha proseguito il cammino fino al Santuario della Madonna e chi ha invece seguito la messa del Vescovo, attendendone la fine per riprendere il cammino. Per motivi di sicurezza, a causa di una pandemia ai titoli di coda, hanno disposto la celebrazione della messa in Piazza Signina, anziché al solito Santuario come accade da cinque secoli. La gente era ammassata anche in Piazza, quindi se avessero scelto di celebrare la Santa Messa nel piazzale della citata chiesa non sarebbe cambiato nulla e avrebbero rispettato la tradizione del popolo di Cori che, offrendo i ceri, nel 1521 si recò in pellegrinaggio nel luogo del prodigio della Madonna e del ritrovamento del dipinto. Alla tradizionale mèta gli assembramenti ci sono stati ugualmente: quando la processione è ripresa e vi è giunta per la consegna dei ceri comunali.  I canti popolari delle donne miracolate, assieme ai “Viva Maria” (naturalmente accompagnate dalle consuete litanie), le grandissime candele, era quello che rendeva la processione caratteristica: purtroppo questo punto non è dipeso da nessuno, se non dalla natura che ha fatto il suo corso, portandosi via ad uno ad uno tutti i cantori e senza che ci fosse ricambio generazionale. Prima si criticavano quei personaggi, ora invece si rimpiangono. Le cose belle si apprezzano solo quando non si hanno più e mai quando si possiedono. Spero che la banda musicale torni in futuro: nella processione è un’antica tradizione che c’era ancor prima degli sbandieratori e del Carosello Storico, ormai presenze fisse, numerose ed irremovibili.


Siamo alla vigilia della scadenza elettorale comunale e non sono mancate le passerelle in grande stile dei governanti locali, con le foto sui giornali, con tanto di fasce comunali e provinciali; la fazione opposta non si è vista, forse perché rassegnata, rimembrando i suoi anni d’oro, quando spiccavano nei punti strategici del percorso della processione della Madonna, i manifesti con le immagini dei suoi principali lavori di arredo urbano.

Insomma, mi sono sentito triste che queste celebrazioni non siano state più le stesse di sempre, pensando che tutto evolve, tutto finisce. Neanche c’è la solita scia di cera lungo la strada (le candele erano introvabili quest’anno) che lasciava nei mesi successivi all’evento un segno permanente a ricordo della processione. La nota positiva è che penso che sia un piccolo passo verso un graduale ripristino di tutto ciò che era prima e che eravamo noi. Si spera che in futuro tutto vada a migliorare, compresa questa ricorrenza della Madonna del Soccorso.  

domenica 28 novembre 2021

481) LIBRO SUL “PADRE TOMMASO DA CORI”

TRA I MOLTI LIBRI DEDICATI A SAN TOMMASO DA CORI (EX BEATO), CE N’È ANCHE UNO INTERESSANTE SCRITTO DA ANTONIETTA AGOSTINELLI.



Quest’anno è tornata la consueta processione dedicata a San Tommaso da Cori (Jo Beato), che negli anni scorsi non fu possibile celebrare a causa della pandemia e del maltempo. Molti libri sono stati scritti da uomini di chiesa su questo santo in passato, specialmente nel periodo in cui fu canonizzato (1999). Negli ultimi giorni ho avuto e letto il libro “Padre Tommaso da Cori – Miserabile peccatore”, scritto nel 2010 dall’insegnante Antonietta Agostinelli, specializzata nelle pubblicazioni a carattere storico – religioso del paese di Cori. La menzionata opera si compone in varie sezioni: parla principalmente della vita del santo natio di Cori (vissuto tra il 1655 e il 1729), che svolse il proprio apostolato per quasi tutta la vita a Civitella (oggi Bellegra), nel ritiro francescano che tuttora ospita le sue spoglie mortali, della sua venerazione popolare postuma, dei miracoli che portarono alla sua beatificazione (1786) e santificazione (1999). 

Statua San Tommaso da Cori collocata davanti alla sua casa natale
https://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_da_Cori

Nella prima parte del libro l’autrice immagina Tommaso da Cori che le racconta direttamente la propria vita, fungendo da voce narrante. Seguono dei brevi riassunti sulla vita del Santo, la riproduzione di alcune sue lettere e infine gli inni e le preghiere a Lui dedicati; non mancano tra le pagine i quadri e i dipinti di Tommaso da Cori conservati nelle varie chiese e da privati. Ovviamente sono presenti le presentazioni di alcune autorità civili e religiose, le fonti biografiche, gli sponsor della stampa e i dovuti ringraziamenti. Particolarmente interessanti sono gli inni all’allora Beato Tommaso composti da persone comuni, semplici (i cantori a poeta), le quali improvvisavano gli stornelli, principalmente nelle osterie, davanti a dei fiaschi di vino e spesso usavano i loro canti anche in occasione dei pellegrinaggi a Bellegra.

martedì 20 luglio 2021

473) CIAO A MARIO CECCHI (PAOLONE)

CON LA SCOMPARSA DI MARIO CECCHI (PAOLONE) SE NE VA BUONA PARTE DELLA MEMORIA STORICA DI CORI: FU IL CUSTODE DEGLI INNI SACRI ANTICHI, DEI PROVERBI CORESI, DI TANTE STORIE E ANEDOTTI LEGATI ALLA CHIESA, ALL’AGRICOLTURA E ALL’ALLEVAMENTO.


Mario Paolone o Mario jo barbiere è scomparso: sicuramente era il personaggio corese caratteristico più famoso dei tempi recenti. Già da diversi mesi egli sentiva che era arrivato al termine della sua vita. Era simpatico, salutava e cercava di essere amico di tutti, era altresì un tipo parsimonioso, ma non dimentichiamo che la parsimonia è una caratteristica del corese autentico e inoltre uno è libero di fare quello che vuole con i soldi che ha guadagnato onestamente. Il mio pensiero va immediatamente alla processione della Madonna del Soccorso: nel passato recente era l’ultimo dei miracolati che cantava il canto popolare “Viva sempre viva” con quelle poche donne scalze, che si contavano sulle dita, che ancora aprivano la processione e che facevano da coro. Quando ero bambino/adolescente le donne vestite di verde, con grossi ceri in mano, che camminavano scalze, erano un’infinità, cantando continuamente: “eviva sempre viva, la Madonna del Soccorso, a Lei famo ricorso, noi l’andiamo a visitar” Quando arrivavano al Santuario della Madonna usavano cantare: “e siamo appena arrivati, straziati dal dolore…”  Poi quando andavano via: “addio Maria, noi famo partenza……”

Quel canto popolare era un modo di ringraziare la Madonna per coloro che ritenevano di aver ricevuto una grazia. Di solito gli uomini nella processione del Soccorso si mettono sempre dietro al quadro, spesso in giacca e cravatta, subito dopo il sindaco, il maresciallo, il capo delle guardie; a me invece piaceva ascoltare quel canto, per cui in processione mi mettevo sempre a ridosso di Mario e di quelle donne e mi capitava lungo il percorso di sentire qualche anziana signora, che assisteva lungo il bordo della strada sulla sedia a rotelle e con le lacrime agli occhi, che incitava Mario e a non fermarsi nel cantare. Quando ci sarà di nuovo la nostra famosa processione non sarà più la stessa senza il canto caratteristico e un’altra tradizione legata alla religiosità se ne andrà. Io una decina d’anni fa, con la ripresa di alcuni filmati presenti ancora in rete, avevo lanciato un appello alle parrocchie affinché quel canto popolare non sparisse completamente.

Mario era famoso anche per gli antichi proverbi coresi (che non sbagliano mai): infatti quando mi capita di leggerli nelle loro raccolte pubblicate mi viene spontaneo immaginare la sua voce (avranno sicuramente consultato anche lui per effettuare quelle raccolte scritte): da “chi no sòrdo no stima, no sòrdo no vale” a “pe mmète sso’ rano ci óo ciammèlle, vino bbóno e jo serìcchio pella mano”, da “maggio sarìa jo mèglio mese se non fosse pelle spese” a “chi ò bbóno j’arosto guarda la fiamma, chi ò bbòna la figlia guarda la mamma” e molti altri ancora. Quando stavo al comitato della Festa della Madonna era un piacere, per me e per gli altri del comitato, ascoltare i suoi racconti e ricordi legati al mondo della Chiesa, dei vari parroci di Cori Monte, dell’agricoltura, dell’allevamento e delle macère (i muri di sassi che reggono la terra) che sapeva costruire; era inoltre un grande cercatore di funghi commestibili che rivendeva. Ci raccontò anche che stava per sposarsi e soprattutto del miracolo ricevuto, che rendeva lui e sua madre tanto devoti alla Madonna del Soccorso: da ragazzetto rimase col braccio paralizzato per un mese, dopo aver subito un’aggressione da un epilettico, mentre apprendeva il mestiere di barbiere; sembrava destinato a rimanere con quell’infermità quando guarì, dopo che sua madre chiese la grazia.

Qualche volta lo incontravo anche in piazza e nei bar e mi raccontava delle sue prestazioni canore nelle chiese di Cori, tra chi lo apprezzava e tra chi lo boicottava; gli davo, ogni tanto, anche qualche passaggio in automobile. Ai tempi della scuola media, quando ero in compagnia di qualche compagno di allora e passavamo davanti alla sua barberia, qualcuno scherzava chiamandolo per soprannome e lui ci correva dietro (in senso bonario), lanciandoci qualcosa contro e dicendoci: i rancichì, i rancichiti! (non aveva neanche bisogno di domandare il classico "a chi si figlio?", perché conosceva tutti, sapendo chi fossero i genitori, i nonni, tutta la progenie e "la razza") Una volta riuscì a colpirmi al collo con l’acqua e il prof. Pasquali, che ci conduceva in chiesa per la messa del precetto pasquale, si fece due risate. Ricordo che il suo primo cliente della giornata era sempre Gasperino, che quasi tutti i giorni si faceva fare la barba, prima di iniziare il suo lavoro nella banca del Beato Tommaso. Tanti altri ricordi simpatici potrei descrivere, ma è meglio darci un taglio e concentrarsi all’essenziale.

Don Angelo Bonaiuto lascerà Cori tra poche settimane, dopo 12 anni di permanenza, e sarà destinato a guidare la Parrocchia di San Luca a Latina, un’importante e grande parrocchia: se il Vescovo ha deciso così è perché lo ritiene uno dei suoi migliori sacerdoti. Per me non è un caso che al canto del cigno da Cori, uno dei suoi ultimi atti da parroco di Cori Monte sia stato la celebrazione del funerale di Mario Cecchi: ha fatto una bellissima omelia per un personaggio caratteristico di Cori e per un grande frequentatore della sua chiesa e non poteva chiudere in maniera più degna la sua avventura corese. Mi piace immaginare che le “maddonnàre” che sono andate via prima di Mario, lo hanno accolto nell’altro mondo col loro canto: “eviva sempre viva”.

mercoledì 30 giugno 2021

471) IL LIBRO SULLA STORIA DEL SANTUARIO “MADONNA DEL SOCCORSO” DI CORI

IN OCCASIONE DEL 500° ANNIVERSRIO DELL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO A CORI, ANTONIETTA AGOSTINELI HA PUBBLICATO UN NUOVO LIBRO SULLA STORIA DEL SANTUARIO AD ELLA DEDICATO.

 


Sarà disponibile a breve per tutti l’ultimo libro pubblicato sulla Madonna del Soccorso a Cori, scritto dell’insegnante Antonietta Agostinelli e fatto uscire appositamente per il 500° anniversario dell’apparizione dall’Associazione “Solidarietà e Libertà”, con il contributo di vari sponsor. L’autrice aveva già scritto qualcosa del genere nel 1978, per il 200° anniversario dell’incoronazione della nostra Madonna del Soccorso, attraverso una scrupolosa ricerca nei vari archivi civili e religiosi (come ha fatto in quest’occasione), i quali riportano le cronache del 1521 ed attestano la storia tramandata fino a noi: lo smarrimento della fanciulla Oliva, il suo ritrovamento dopo una settimana, il suo racconto di una “zia” che l’avrebbe accudita e la scoperta di una diroccata cappella tra i rovi, con all’interno l’effige di quella che sarà la Madonna, venerata col titolo di “Soccorso”.  




C’è la storia di 500 anni di venerazione popolare nei confronti di questa Madonna: lo statuto comunale che prevede l’offerta dei ceri nel giorno della Sua festa, la storia del Santuario, i prodigi, i miracoli, la Sua invocazione per chiedere la fine delle varie epidemie di peste, di colera, le varie tradizioni legate al suo culto, alcune delle quali oggi estinte, eccetera. Le pagine sono contornate da varie immagini: si va dalle raffigurazioni della storia della fanciulla Oliva, dalle varie tabelle votive presenti nella sacrestia del Santuario, fino ad arrivare alle immagini di qualche processione, in parte già pubblicate su un recente libro fotografico relativo alla processione della Madonna Soccorso. In appendice ci sono le riproduzioni originali in latino dalle varie fonti ufficiali. Non mi dilungo molto, questo mio riassunto è solo una piccola anteprima di questo nuovo libricino di 88 pagine, probabilmente ci sarà una presentazione ufficiale ed iniziative affini alla pubblicità e alla diffusione. Lo scopo di questa pubblicazione, che sarà disponibile con un piccolo contributo al Santuario, è quello di chiarire ogni dubbio sulla veridicità della storia della fanciulla Oliva e l’apparizione della Madonna, attraverso i documenti ufficiali dell’epoca in questione.

domenica 26 luglio 2020

449) DECLINO DEMOGRAFICO E SOVRAFFOLLAMENTO

UN PO’ IN TUTTA EUROPA È IN CORSO UN CALO DEMOGRAFICO PER DENATALITÀ, MENTRE LA POPOLAZIONE MONDIALE CON ALTRE CULTURE CRESCE VISTOSAMENTE, RISCHIANDO DI TRAVOLGERE IL VECCHIO CONTINENTE E DI CAMBIARNE GLI ASPETTI. LA BASILICA DI SANTA SOFIA DI ISTANBUL, TORNATA MOSCHEA, POTREBBE ESSERE IL PUNTO DI SVOLTA IN TAL SENSO.


Tutti gli anni l’Istat diffonde le notizie relative alla demografia d’Italia senza che si registrino sostanziali novità: nascite sempre più giù, anziani in aumento, fughe all'estero, aumento degli stranieri (in questo caso aumento minore rispetto al recente passato). Nel resto d’Europa, da est a ovest, le cose non è che cambino molto: ovunque è in corso un inverno demografico, tranne delle eccezioni come Francia, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Danimarca, ma non sono le popolazioni locali determinanti nel permettere ogni anno ai nati di superare in numero i morti. Le piccole Islanda, Slovacchia, Irlanda, che hanno poca immigrazione, riescono a fatica ad avere un saldo positivo di popolazione. L’Italia, come ho già detto, perde popolazione ogni anno: i morti superano i nati di circa 200.000 unità e quest’anno è stato raggiunto il minimo storico di nascite dall'Unità d’Italia, superando di poco le 400.000, di cui un 14% di neonati ha entrambi i genitori stranieri (un calo di popolazione farebbe pure bene se non fosse per il dislivello pochi giovani/molti anziani e per altri problemi mondiali che sto per esporre). Al contrario, la popolazione dei paesi meno sviluppati nel resto del mondo cresce a vista d’occhio: quella mondiale nel complesso potrà raggiungere i 10 miliardi di individui tra pochi decenni, dopodiché non crescerà più ed inizierà la fase calante. Fino ad allora però nel globo si aggiungeranno più di due miliardi di individui, che nasceranno nella stragrande maggioranza dei casi nei paesi extra europei e probabilmente molti tra costoro si riverseranno nel vecchio continente, che verrà travolto, e il suo sangue sarà cambiato.


In questi giorni abbiamo assistito alla riconversione in moschea dell’antichissima Basilica Ortodossa di Santa Sofia dell’antica Costantinopoli (l’odierna Istanbul), dopo che era stata sconsacrata dal culto Islamico dal padre della Turchia moderna Ataturk e trasformata in un museo. Le folle festanti ed esultanti dicevano che era soltanto l’inizio e auspicavano che l’Islam si espandesse. La Turchia, nel bilancio tra nati e morti, guadagna circa 800.000 abitanti ogni anno e le comunità greche di religione cristiana ortodossa sono praticamente scomparse: ad Istanbul erano il 30% della popolazione ad inizio ‘900, ma anche nelle zone costiere turche c’erano comunità consistenti; dopo la guerra greco – turca degli anni 1920 ci furono scambi di popolazioni tra le due nazioni belligeranti e prima c’erano stati vari genocidi della popolazione greca della Turchia. Costantinopoli era la seconda Roma, l’altra capitale dell’Impero romano e della cristianità (che culminò nel grande scisma dalla Chiesa Romana del 1054), una volta caduta in mano ottomana crebbe l’importanza della Russia (o meglio di Santa Madre Russia) come grande potenza di religione Ortodossa e Mosca fu denominata la terza Roma. Ora che la Russia è tornata una nazione devota, dopo decenni di ateismo di stato, potrebbe far sentire potentemente la sua voce, nel caso che le nazioni ortodosse fossero minacciate da Erdogan. Gli ortodossi non sono come i cattolici e in questa questione di Santa Sofia si sono fatti sentire con determinazione. Un’antica profezia dice che un giorno Costantinopoli tornerà cristiana.
Difficilmente ci saranno in futuro guerre di religione, l’Islam auspica di penetrare in occidente con la massiccia immigrazione e l’elevata fecondità, capendo le debolezze occidentali: denatalità, buonismo e permissivismo politico. Già nel 1974, all'assemblea delle nazioni unite il presidente algerino Houari Boumediene disse queste parole: “’Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell'emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria” (quel giorno sembra che sia arrivato) Qualche tempo fa dalla stessa Turchia esponenti del governo turco auspicavano l’emigrazione di massa in Europa, invitando a proliferare il più possibile. È il caso del Kosovo, il luogo storico dove è nata la nazione serba: l’elevata fecondità dei kosovari, di fede islamica, sta facendo estinguere i serbi. Rischierà di concretizzarsi l’antico sogno musulmano, cioè fare di Roma la futura capitale dell’Islam, imponendole leggi e usanze in contrasto con i nostri diritti e le nostre conquiste sociali che abbiamo raggiunto con svariati sacrifici, con le basiliche di San Pietro, di San Paolo, di San Giovanni e altre che rischieranno di fare la fine di Santa Sofia a Istambul/Costantinopoli e ai pochi cattolici superstiti verrà lasciata qualche piccola chiesetta. Per far sì che l’Italia e l’Europa continuino ad essere quello che sono sempre state, bisognerà affidarsi a quelle formazioni politiche che promuovono la salvaguardia e l’identità dei popoli europei, conservando culture e tradizioni millenarie, e che non sono per le immigrazioni di massa e le facili concessioni delle cittadinanze. Bisognerà promuovere la natalità e favorire l’immigrazione di genti che ha origini del paese ospitante, tenendo sotto costante monitoraggio altre forme d’immigrazione. Bisognerà altresì contrastare il sovraffollamento mondiale, per far sì che si riducano i problemi della fame, e gli stati in via di sviluppo possano decollare economicamente.