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mercoledì 20 settembre 2017

365) IUS SOLI, SCENDE IN CAMPO LA CHIESA



QUANDO IL VATICANO SI OPPONEVA PUBBLICAMENTE ALLE LEGGI RELATIVE ALL’EUTANASIA, ALL’ABORTO, ALLA BIOGENETICA, UNA PARTE POLITICA LO ACCUSAVA DI INGERENZA INGIUSTIFICATA, MENTRE ORA CHE INTERVIENE IRRESPONSABILMENTE A FAVORE D’UN TEMA TOTALMENTE GIURIDICO COME LO IUS SOLI, QUELLA STESSA FAZIONE PLAUDE.



Nelle ultime settimane è scesa in campo la Chiesa Cattolica, tramite il Pontefice, la Cei e la sua stampa, per accelerare l’approvazione della legge sullo ius soli, bloccata in parlamento. Per approvare la citata legge l’attuale maggioranza di governo non aveva i numeri e stava per rinunciare, anche per i sondaggi che indicavano la forte contrarietà degli Italiani, ma ecco intervenire alcune istituzioni ecclesiastiche  a far pressione agli scettici senatori del partito di Alfano. (Mi piacerebbe sapere a costoro che cosa cambia se degli stranieri, molti dei quali non cattolici, non cristiani, acquisiscono la cittadinanza italiana prima o dopo; anzi alla lunga potrebbe ritorcersi proprio contro la Chiesa Cattolica Italiana.) Qualche tempo fa le stesse istituzioni religiose non mostrarono lo stesso fervore nell’opporsi alle leggi sulle unioni civili. 



Su questo argomento io personalmente ho già espresso il mio parere qualche articolo fa, dicendo che le priorità sono altre e che non è prudente regalare con facilità le cittadinanze: è meglio sudarsele, guadagnarsele, dimostrando di voler accettare le usanze e i principi del paese che ospita, piuttosto che volerli cancellare e imporre i propri. In questo scritto mi voglio soffermare sugli interventi della religione nella vita politica: per il politicamente corretto, quando quelle ingerenze sono scomode, allora lo stato deve essere laico ed aconfessionale e i preti devono occuparsi esclusivamente dei loro fedeli, mentre quando quegli interventi fanno comodo quell’indignazione scompare, divenendo consenso sfrenato. È strano che sia così: quando si toccano i temi della vita dal concepimento alla morte la Chiesa ha tutto il diritto di intervenire, nel caso dello ius soli, è solo ordinamento giuridico che non contrasta con i valori cattolici. È come se degli ecclesiali dessero delle indicazioni sull’approvazione della legge finanziaria.

Alcuni preti hanno capito che la campagna della stampa cattolica a favore delle cittadinanze facili non è di competenza religiosa e gli stessi non permettono la vendita di quei giornali nelle loro chiese quando ci sono degli articoli orientati in tal senso. Il parlamento cercasse i numeri per sbloccare le vere leggi necessarie alla nazione, come ad esempio  quella bloccata sull’abolizione delle spese della politica e dei privilegi dei parlamentari. Ci sono tanti fedeli cattolici che hanno bisogno di essere rincuorati, consolati: questo dovrebbe essere uno dei principali compiti degli uomini di Chiesa, grandi e piccoli.

domenica 10 settembre 2017

364) BREVI PENSIERI SU VARI ARGOMENTI D’ATTUALITÀ



OPINIONI SU ALCUNI FATTI DI CRONACA NAZIONALE E INTERNAZIONALE DELLE ULTIME SETTIMANE.


L’ascesa di Minniti e la solita questione migranti
L’attuale Ministro degli Interni Minniti si è dato da fare per fermare le rotte dei trafficanti dal Nord Africa verso la Sicilia e sta con fatica riuscendo nell’impresa. Tutta un’altra cosa rispetto ad Alfano. Il Governo si è svegliato tutto insieme per tentare di recuperare i consensi in vista delle imminenti elezioni regionali siciliane e (soprattutto) di quelle politiche che incombono, nelle quali lo steso Minniti, divenuto uomo forte e temuto nel suo partito, potrebbe scalzare Renzi e Gentiloni. Se il precedente esecutivo si fosse mosso su quella questione, Renzi probabilmente non avrebbe perso il referendum costituzionale. Abbiamo visto i recenti fatti di cronaca nazionale relativi agli stupri (addirittura si accaniscono anche sulle settantenni), quello che ha suscitato maggiormente scalpore è stato quello di Rimini: spesso si concedono con troppa superficialità i permessi di permanenza sul territorio italiano, senza sapere effettivamente con chi si ha a che fare e senza venire a conoscenza di eventuali crimini commessi nei paesi d’origine dai soggiornanti in Italia. Delle altre polemiche sono sorte sulla morte di una bambina a causa della malaria: non si sa se quella malattia, ritornata da noi dopo decenni, proviene dall’Africa oppure no. Però mesi fa il Ministero della Salute aveva lanciato l’allarme sulla possibilità della ricomparsa di quel mortale malanno, a seguito dei massicci flussi migratori.

Il ventennale della morte della principessa Diana
Sono passati venti anni dalla morte della Principessa Diana di Gran Bretagna, la quale era la persona più famosa al mondo. Il suo ex marito, l’erede al trono di Gran Bretagna, e il resto della casa reale erano molto insofferenti di fronte alla sua popolarità. Carlo d’Inghilterra era sempre stato legato all’odierna moglie Camilla, ma il matrimonio tra i due era impossibile, poiché la stessa era sposata con prole con un cattolico ed egli avrebbe perso i suoi diritti di erede al trono unendosi ad ella (successivamente le norme saranno modificate). Carlo si sposò con Diana, di sangue nobile, per avere degli eredi. Dopo il naufragio del loro matrimonio Diana ebbe delle relazioni con dei facoltosi mussulmani ed era ancora in giovane età: se avesse avuto degli altri figli sarebbe stato uno scandalo per la Corona che il primogenito suo e di Carlo, futuro sovrano britannico e capo della Chiesa Anglicana, avesse avuto dei fratellastri islamici. Per cui c’è chi sostiene la tesi del complotto: l’assassinio delle principessa, da parte dei servizi segreti britannici, sarebbe stato camuffato in un incidente automobilistico. È una versione poco convincente, sia perché c’erano molti testimoni che assistettero all’incidente, sia per la testimonianza dell’autista dell’auto che sopravvisse e che quella notte aveva bevuto molto.

L’assurda campagna negli Usa contro Cristoforo Colombo
Negli Stati Uniti è tornata la caccia alle streghe. Questa volta la vittima è il navigatore genovese Cristoforo Colombo, scopritore ufficiale del continente americano. Ci sono molte richieste di rimozione delle statue del marinaio italiano e in molte città statunitensi si va verso l’abolizione del Columbus Day, che tradizionalmente si celebra il 12 ottobre. La motivazione è quella che dopo la scoperta dell’America le popolazioni natie amerinde vennero progressivamente sterminate da parte degli Europei. Mica fu Cristoforo Colombo che fece eliminare gli autoctoni americani, furono principalmente spagnoli, portoghesi, inglesi e francesi, ma la maggioranza dei natii perì a causa delle malattie arrivate dall’Europa; se Colombo non avesse scoperto, per caso, il nuovo mondo (voleva raggiungere l’Estremo Oriente asiatico attraverso una rotta che nessuno aveva mai osato affrontare), presto o tardi vi sarebbe approdato qualcun altro. Gli stessi Americani nelle guerre contro gli indiani pellerossa compirono molte stragi. Se i buonisti d’oltreoceano vogliono essere coerenti con i loro princìpi sarà bene che essi propongano di lasciare le Americhe a quei pochi indigeni rimasti e tutti rientrino nelle nazioni europee da dove partirono i loro avi. Si, e dove ci ficcheremo tutti quanti? (Basta dire che in Italia dovrebbero rientrare oltre 70 milioni di individui: a tanto ammontano gli oriundi italiani stanziati nel Nuovo Mondo. Molti di più sono gli oriundi britannici, francesi, tedeschi, spagnoli e portoghesi.)

Il regimi comunisti e le tensioni in Estremo Oriente
Nel lontano oriente soffiano dei venti di guerra: infatti la Corea del Nord, sta testando degli ordigni nucleari a lunga gittata, così da provocare la ferma opposizione della comunità internazionale e degli Usa. In quel “paradiso comunista” non c’è libertà (mesi fa uno studente americano è stato torturato e portato alla morte per aver strappato un manifesto) e il popolo soffre, mentre si spendono miliardi in armamenti. (Anche in Venezuela, retto anti-democraticamente da un altro regime d’ispirazione marxista, non c’è libertà e mancano i beni di prima necessità, nonostante la nazione sia una delle maggiori produttrici di petrolio al mondo) Se gli Usa attaccheranno la Corea del Nord, la Cina potrebbe intervenire in sua difesa, generando un conflitto su larga scala. Bisognerà vedere, restando nell’ipotetico, se il conflitto sarà convenzionale o nucleare. Nel secondo caso ci saranno quegli scenari apocalittici, manifestatesi sotto forma di incubi per cinquant’anni durante la Guerra Fredda. Non credo che si arriverà a tanto, al massimo potrà esserci un conflitto convenzionale tra le due Coree e forse il Giappone; ma neanche ci sarà per non scatenare la reazione delle grandi potenze mondiali. Fortunatamente tutto ciò avviene molto lontano da noi, che al massimo subiremo ristrettezze economiche.

domenica 27 agosto 2017

363) NON CASUALI GLI ATTENTATI A BARCELLONA



Da Karl Marx a Maometto. La diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti

Nel 2004, la Fallaci nella "Forza della ragione" scrisse: "A Madrid il processo di islamizzazione procede spedito"

Sab, 19/08/2017 - 19:21

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente.


(Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell'Età d'Oro dell'Andalusia, e all'Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell'Andalusia all'Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l'anno scorso s'è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall'Atto d'Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall'Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l'emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»
***
Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l'hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull'offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l'«Associazione per il Ritorno dell'Andalusia all'Islam» nacque a Cordova ben trent'anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell'Estrema Sinistra che delusi dall'imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l'associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall'Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall'Italia. Anche dalla Germania. Anche dall'America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell'ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell'interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d'agnello buttate nelle acquasantiere. Così l'anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l'Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto. Perché, malgrado l'ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d'oro e d'argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell'antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l'interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com'è che siamo arrivati a questo?!?

http://www.ilgiornale.it/news/politica/karl-marx-maometto-diabolica-alleanza-spagnola-sinistra-e-1431783.html

domenica 20 agosto 2017

362) VIAGGIO IN ANDALUSIA



CRONACA DI UNA VACANZA NELL’ANDALUSIA, COLLOCATA NELLA SPAGNA MERIDIONALE, ACCOMPAGNATO DA UN AMICO.


Andalusia

Quest’estate per le vacanze estive ho scelto di recarmi in Andalusia, tramite traghetto ed automobile, visitando principalmente le città di Siviglia e Granada ed effettuando delle brevi soste a Cordoba e a Malaga. Col solito traghetto ho attraversato il Mar Mediterraneo da Civitavecchia sino a Barcellona (ci vogliono all’incirca 20 ore), poi ho proseguito in auto per Toledo, la vecchia capitale del Regno di Spagna, ho prelevato il mia amico, che già mi aveva ospitato qualche anno fa, ed insieme abbiamo raggiunto la Spagna del Sud. Memore dell’esperienza della mia precedente visita in Spagna, allorquando percorrendo qualche autostrada a pagamento fui salassato, questa volta ho studiato bene i percorsi, individuando i numeri delle autostrade gratuite, contrassegnate dalla lettera A (autovia), mentre le arterie a pedaggio hanno la sigla Ap (autopista). Nella larga Spagna c’è una grandissima varietà di arterie a più carreggiate: uno per raggiungere una città può scegliere diversi percorsi. Non ho bisogno del navigatore satellitare per percorrere lunghe distanze, è solo uno spreco della batteria: studio le strade anzitempo sulla cartina, sull’atlante stradale; quel citato strumento tecnologico è utile nel’individuare un indirizzo in una grande città. Il mio navigatore, che non sono riuscito ad aggiornare prima della partenza, ha fatto cilecca a Barcellona: infatti, arrivato in città, mi ha fatto girare per ore a vuoto, portandomi a ben 8 Km di distanza dall’albergo prenotato per passare la notte. Successivamente ho chiesto lumi ad alcuni catalani (già, perché loro dicevano che Barcellona è Catalogna e non è Spagna), i quali mi hanno chiamato un tassì che mi ha guidato nell’indirizzo giusto. Questa è stata l’unica disavventura del viaggio; gli altri indirizzi degli alberghi prenotati a Siviglia e a Granada li abbiamo trovati senza patemi d’animo, grazie al telefono cellulare multimediale del mio compagno di viaggio. 

Siviglia

La città che mi è piaciuta di più è Siviglia: ha una maestosa cattedrale, contenente le spoglie di Cristoforo Colombo, e un mastodontico campanile, che erano rispettivamente moschea e minareto ai tempi della dominazione araba. Le altre attrattive di Siviglia sono la Torre d’oro e la Piazza di Spagna. La Penisola Iberica nell’era della dominazione islamica era chiamata Al – Andalus, da cui appunto deriva Andalusia, il nome della regione più meridionale ispanica, l’ultima ad essere liberata dai cristiani. Nel 1492 con la presa di Granada da parte dei sovrani Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che tramite matrimonio unirono i loro regni, terminò la reconquista cristiana e il dominio arabo durato otto secoli. Il regno musulmano in Spagna era conosciuto anche come Califfato di Cordoba: in quella città c’è la Grande Moschea, oggi cattedrale cattolica, il simbolo più famoso dell’architettura araba in Spagna. Altro monumento simbolo di Cordoba è un lungo ponte romano che porta alla cittadella. Granada non l’ho trovata interessante, tolti l’Alhambra, l’antica residenza dei califfi, e il grande movimento della gente che vi soggiorna non c’è granché. “Addio Granada, paese dai mille toreri,…….addio Granada romantica, paese di luce, di sangue e d’amor!” La celebre canzone di Claudio Villa ci ha accompagnato in auto mentre lasciavamo la città andalusa e tornavamo a Toledo, la quale la trovo più bella ed affascinante di Granada. Durante questo viaggio c’è scappato un breve bagno sul mare di Malaga, che ha le sue spiagge libere molto più curate ed attrezzate delle nostre, con tanto di spogliatoi, docce e fontanelle per liberarsi dalla sabbia. Nel territorio spagnolo si paga una miseria di tasse, soprattutto quelle che da noi sono molto salate, come l’acqua pubblica e l’immondizia. Anche il pieno di gasolio nell'autovettura costa una decina d'euro in meno rispetto all'Italia.

Cordoba

La Spagna è esplosa in poco tempo e tutta insieme: fino a pochissimi decenni fa non era raro incontrare la gente con gli asini e i muli nelle zone rurali. Per Pil, per produzione industriale e per occupazione va meglio l’Italia, ma per le infrastrutture e per i servizi gli spagnoli sono più avanti rispetto a noi. Noialtri discutiamo per decenni se realizzare una nuova strada, l’alta velocità ferroviaria e non combiniamo niente, loro invece in pochissimo tempo hanno realizzato le migliori vie di comunicazione possibili e immaginabili. Nelle città ispaniche ci sono tantissimi parcheggi sotterranei e molte indicazioni stradali per uscire dai centri cittadini, tramite circonvallazioni e tangenziali; a Roma ce ne sono ben pochi di quei segnali e se uno non è esperto delle strade romane, dovrà ricorrere al navigatore satellitare per raggiungere il raccordo anulare. Sulle autovie spagnole ci si diverte, anche perché di traffico c’è n’è poco: ci sono molte curve, a volte le pendenze sono elevate, ma almeno gli automobilisti rispettano le distanze di sicurezza, non come avviene sulla Roma – Civitavecchia o sulla disastrata Pontina; il paesaggio varia: si passa dalle terre brulle della Castiglia agli sconfinati uliveti dell’Andalusia. Il tratto autostradale che mi è piaciuto particolarmente è stato quello marino percorso da Malaga a Granada, con viadotti, gallerie e dei rilievi, non particolarmente elevati, aperti per consentire il passaggio dell’autostrada. Grazie al mio amico ho potuto gustare alcune pietanze tipiche spagnole: in questo periodo, dopo che è finita la stagione delle corride, si può gustare la coda del toro. In quella nazione ci sono varietà di lingua, parlate ufficialmente a livello regionale: lo spagnolo (o castigliano) è quella che prevale sulle altre.

Granada

Durante la vacanza abbiamo discusso del più e del meno: di religione, di politica, d’immigrazione, di terrorismo, della difficilissima situazione del Venezuela, il paese d’origine del mio compagno di viaggio, e della problematica situazione della sua famiglia in patria: egli dice che un colpo di stato è di difficile attuazione, spera in un intervento militare di Trump, di cui si è parlato in questi giorni, e se fosse chiamato a combattere partirebbe. Egli è un prete in permesso per studiare e lavora, mi ha raccontato del suo cammino a piedi verso Santiago de Compostela, durato un mese e mezzo, con un gruppo di pellegrini, è a favore dell’immigrazione di massa dal mondo verso l’Europa e, nonostante ciò, il Papa Francesco non gli piace, perché, per lui, è troppo legato ai governanti comunisti latinoamericani. Il mio viaggio si è concluso in solitudine da Toledo a Barcellona, bruciando circa 700 Km in diverse ore, e mi sono imbarcato per Civitavecchia a notte fonda. Ho trovato facilmente il porto, seguendo le indicazioni sui cartelli stradali, ho avuto anche il tempo di fare una breve passeggiata sul lungomare, un giorno prima degli attentati terroristici. Ho fatto questo viaggio tranquillo, pensando che la Spagna non fosse a rischio: a differenza  della blindatissima Parigi dello scorso anno, in Spagna di controlli non ce ne erano affatto da nessuna parte, neanche sul traghetto. Torneremo a parlarne a tempo debito, per ora per deterrente basta che citi le secolari lotte iberiche per la riconquista, di cui ho parlato in precedenza.

lunedì 7 agosto 2017

361) L'ONG IUVENTA




Iuventa, "volontari" sì. Ma a diecimila euro al mese

A chi non verrebbe voglia di improvvisarsi taxista del mare, con un fuoribusta del genere? Ecco la verità sui sorridenti alfieri della solidarietà pro immigrati.

di Redazione - 5 Agosto 2017 alle 21:00
I giovani di Iuventa se la ridono aspettando lo stipendio



Si definiscono "volontari", gli operatori di Iuventa - grazie a Dio non sono tutti uguali - ma dimenticano di dire che alcuni di loro vengono ricoperti d'oro, per i servigi di taxisti del mare: fino a 10.000 euro. Un fuori-busta che la volontà la farebbe venire a chiunque, specie in tempo di crisi e di licenziamenti. Altro che balle sulla solidarietà, il "salvare vite", la fratellanza universale e via dicendo. Altro che seguire i precetti cristiani, gli appelli di papa Francesco. Qui non c'è il Dio Trino ma il Dio Quattrino.

La fotografia riguarda l'inchiesta che ha portato al sequestro della nave utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all'Italia. Non solo i volontari dal sorriso a 32 denti andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti. Tra le intercettazioni scottanti, una apre gli occhi. Un operatore chiede a un altro: "Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?". Risposta: "Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c... di foto come ..". "Perché loro, aspè perché loro erano pagati come stipendio dici?", ribatte stupito il primo. "Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra...".

E in un'altra intercettazione: "Quegli altri, quelli là...", continua in un'altra chiacchierata l'operatore riferendosi a un'altra organizzazione di volontari, "quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa... hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni".  



venerdì 28 luglio 2017

360) I SEGNI DEL FASCISMO APPREZZATI A CORI



QUEST’ANNO RICORRE L’80° ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DEL CAROSELLO STORICO DEI RIONI. QUELLA RIEVOCAZIONE STORICA, ASSIEME AL PARCO DELL’IMPERO, SONO DUE SEGNI PERMANENTI IMPRESSI SULLE TRADIZIONI, SUL TESSUTO SOCIALE ED URBANO DI CORI: FURONO CREATI DAL FASCISMO ED OGGI SONO APPREZZATI ED AMATI DALLA POPOLAZIONE, IN PARTICOLARE DA QUELLA TENDENTE POLITICAMENTE A SINISTRA. 



Di recente ho parlato delle cose positive che il Regime Fascista creò in Italia e che ancora oggi sono più vive che mai. Anche a Cori arrivarono le modernizzazioni e le innovazioni del fascismo. Basta vedere l’edificio scolastico delle scuole elementari: fu edificato a forma di E, fu adornato da due fasci littori, fu intitolato a Costanzo Ciano, padre di Galeazzo e consuocero di Mussolini, e fu rispettato lo stile razionalista tanto in voga in quegli anni. Un edificio scolastico serviva, considerando che il Chiostro di Sant’Oliva, fino ad allora utilizzato per l’insegnamento primario, iniziava ad essere inadeguato per le nuove esigenze scolastiche, ma oggi, quando si guarda Cori a chilometri e chilometri di distanza, si nota che l’impatto di quell’enorme mole, in pieno centro storico, è in contrasto con le antiche e piccole abitazioni coresi. Esso avrebbe potuto essere costruito in un’altra zona; la scelta dell’ubicazione rispecchiò il criterio della via di mezzo tra Cori Monte e Cori Valle. Quell’edificio scolastico ancora oggi è utilizzato, ma non è un’impronta memorabile lasciata dal fascismo a Cori: qualunque corrente politica lo avrebbe costruito ed altri edifici scolastici sarebbero stati successivamente innalzati. (Anche il Monumento dei Caduti, affascinante per la sua particolare posizione, fu eretto tra le due guerre.)



Non si può affermare altrettanto sul Bosco dell’Impero (creato assieme ai giardini pubblici del Monte e della Valle e chiamato così in onore dell’Impero d’Etiopia che in quegli anni fu annesso al Regno d’Italia) e sul Carosello Storico dei Rioni: se non fosse stato per il Regime Fascista oggi non esisterebbero entrambi. Un po’ in tutta Italia nel “ventennio”, oltre alle maestose opere pubbliche, si pensava anche alla salvaguardia dell’ambiente, creando degli autentici polmoni verdi all’interno delle cittadine; in più si rilanciavano gli usi e i costumi perduti dei secoli precedenti, legati alle tradizioni religiose dei paesi d’Italia. 

 L'Impero ai bei tempi

Attualmente “L’Impero” (quel toponimo ormai fa parte del linguaggio popolare corese, nonostante al parco sia stato cambiato appellativo più volte, e senza nessuna allusione al fascismo) versa in uno stato di abbandono e rovina: bisognerebbe riqualificarlo, salvando gli alberi malati di di specie rara. Poco più di dieci anni fa una giunta comunale iniziò degli interventi di riqualificazione di quell’area naturale e c’erano anche dei progetti per allargare il suddetto parco sino a Piazza della Croce. Molti tra coloro che militano nei partiti di sinistra fanno dell’ambientalismo, dell’ecologismo, la loro bandiera; anche a Cori: molte volte li abbiam sentiti affermare, parlando dell’Impero, che è il nostro polmone verde. 

 16 maggio 1937

Oggi gli appassionati, i patiti, del Carosello Storico dei Rioni, parlando politicamente, anche in questo caso moltissimi sono collocati a sinistra. Per essi quella manifestazione storica deve restare così com’è, sono tutti sordi a proposte di miglioramenti o di cambiamenti: gode delle grazie ed è protetta dall’alto dal politburo. (per iniziare basterebbe migliorare la sfilata, facendo tenere ai costumanti un atteggiamento serio e decoroso, evitando che nelle soste fumino, maneggino il telefono intelligente, ecc.) Bisogna ricordare che la suddetta rievocazione storica fu istituita, ispirandosi all’antica processione che nel XVI secolo rendeva omaggio alla Madonna del Soccorso, che apparve a Cori in quel periodo. Non credo che lo stesso giorno si corresse il palio. Le giostre equestri erano due, una per i paesani, l’altra per i forestieri: una era intitolata alla Madonna, l’altra a Sant’Oliva, patrona del paese, ed entrambe si correvano fuori Porta Ninfina. Il cronista  dell’istituto Luce, parlando del Palio di Cori del 1938, dichiara che anticamente il palio vero e proprio consisteva che i cavalieri colpissero un fantoccio raffigurante una strega detta “Sora Sciascia”; mentre nel 1937 fu istituita la staccia con all'interno l’anello. Senza Carosello Storico non sarebbero mai nati gli Sbandieratori di Cori e le feste folcloristiche internazionali, ormai parte integranti delle tradizioni paesane. C’erano degli agitatori di bandiere all’inizio della sfilata storica in ogni Porta: in un Carosello venne l’idea di coordinare il movimento delle bandiere, tutte in modo uniforme e a suon di musica, invece di agitarle a casaccio, e nacque la scuola corese della bandiera. Gli sbandieratori ebbero l'intuizione di organizzare un festival del folclore a Cori, dopo che ebbero partecipato a diverse di quelle rassegne in giro per l’Europa. È stata tutta una reazione a catena che riconduce a domenica 16 maggio 1937, Piazzale Vittorio Emanuele III (Piazza Signina) a Cori, quando in occasione dell’ottavario della Festa della Madonna del Soccorso, si tenne la prima edizione del Carosello Storico dei Rioni Coresi, ideato dal Commissario Prefettizio del Municipio di Cori, Stanislao Migliorini. Nell’agosto 1937 egli fu sostituito dal nuovo Podestà, Avv. Giovanni Vollaro, e, a conclusione del suo mandato, presentò al Prefetto di Littoria una dettagliata relazione sul suo operato a Cori, tra cui spicca anche il testo sull’istituzione del pallio. Riporto integralmente quel contenuto, copiato dal libro “Aspetti politici e sociali nella Cori del XIX e XX secolo” di Francesco Moroni. È interessante, anche perché parla delle iniziative correlate alla rassegna storica istituita (oggi quasi scomparse), tra cui la valorizzazione e il commercio dei prodotti locali.

TURISMO

LA FESTA DEL SOCCORSO
9 maggio 1937 – XV
Per la valorizzazione turistica di Cori, posta in posizione quanto mai pittoresca, su una collina a 400 m. sul livello del mare, ricca di monumenti preromani d’importanza mondiale e di tradizioni storiche eminenti – Fu Senato Romano e si fregia della sigla S.P.Q.C. – ho predisposto la stampa di un opuscolo – guida e propaganda – che sarà sovvenzionata dell’Ente Prov. Del Turismo, giusta ed esplicita promessa fatta dal presidente dell’Ente stesso, il quale ha incluso Cori fra i comuni che dovranno istituire l’Associazione pro loco.
Questa, infatti è in via di costituzione.
Quale richiamo ed attrazione turistica ho istituito il Pallio per la Madonna del Soccorso, in occasione d’una antica festa comunale.
A tal riguardo io stesso ho ideato un corteo-storico-folcloristico, dove appaiono le antiche Magistrature comunali, i Valletti, il popolo negli autentici e ricchi costumi conservati dal Comune e dai privati. Tale corteo immagina qual era nel 1500 la processione che accompagnava – come l’accompagna tuttora – il Podestà e le autorità comunali al compimento dell’antico voto dell’offerta dei ceri alla Madonna del Soccorso.
Al corteo è innestata la corsa, pure in costume per il Palio all’anello, che costituisce un carosello tradizionale a carattere storico anch’esso; quanto mai capace di suscitare l’istinto di competizione tra le varie partite o Porte in cui si divideva e si divide il Comune.
La festa, svoltasi quest’anno per la prima volta, ebbe un successo veramente lusinghiero, e suscitò un vero entusiasmo popolare, risoltosi in entusiastiche  dimostrazioni a S.E. il Prefetto ed al Segretario Federale che presenziavano al corteo e al palio da apposita tribuna d’onore.
Tale festa dovrà ripetersi ogni anno, e la ricchezza dei costumi, la passione di parte, l’orgoglio dei confocolieri, la coreografia del corteo e la riuscita della gara equestre compiuta con un pugnale in mano da infilarsi in un anello cadente da un apposito ordigno (staggia), formano un tutto armonico ed esaltante che è sicura garanzia e sicuro interesse di richiamo per la festa stessa.
Pure, in tale occasione, feci apprestare una rassegna agricola, industriale, artigiana di Cori, nel Chiostro di S. Oliva, il cui successo fu tale, da dare agli stessi Coresi la sensazione vera della possibilità delle forze produttrici del proprio paese, e da far dire al Segretario Federale e al Direttore dell’Unione Agricoltori, che la mostra doveva diventare provinciale.
Alla mostra fecero acquisti S.E. il Prefetto Giacone, il Segretario Federale, il Direttore dell’Unione Provinciale Agricoltori ed altri….
Si è così risvegliata l’anima di Cori, si è eccitato l’orgoglio dei cittadini, ed un soffio di attività fascista ha prevalso gli animi che, ho l’orgoglio di affermare, sicuro di dire il vero, si sono, durante la mia gestione, unanimamente stretti intorno al Comune, guardando fidenti verso il risorgere morale, igienico ed economico di questa terra, ricchissima per alcuni, assai povera per i più.

Questo, in breve compendio le maggiori attività della mia gestione Commissariale, svolta da me saltuariamente, tra le ordinarie mansioni d’ufficio.
Con osservanza
Cori 25 agosto 1937 – XV

IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

domenica 16 luglio 2017

359) “I PROBLEMI REALI” ITALIANI

IN UN’ITALIA CHE AFFONDA (DISOCCUPAZIONE, ATTIVITÀ CHE CHIUDONO, POVERTÀ IN AUMENTO, FUGHE, IMMIGRAZIONE IRREGOLARE, PERICOLO TERRORISMO) LA PRIORITÀ PER IL GOVERNO È LO IUS SOLI E IL PROBLEMA SI CHIAMA FASCISMO.

Molti problemi affliggono l’Italia di questi tempi, l’Istat ha dichiarato che i poveri sono quasi cinque milioni, ma il governo per distrarre le masse dalle preoccupazioni reali si getta a capofitto su delle questioni assurde.

Una di queste è la legge sullo ius soli, cioè l’agevolare di molto l’acquisizione della cittadinanza italiana per gli stranieri che nascono in Italia. Le norme che regolano l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri già ci sono e sono molto agevoli (anche troppo), basta dire che lo scorso anno in circa 300.000 sono riusciti ad ottenerla; chissà quanti la otterranno quest'anno e gli anni venturi. La legge sullo ius soli possono permettersela gli sconfinati stati americani: essi sono nati con l’immigrazione, sono ancora scarsamente popolati rispetto alle loro superfici, si sono formati da pochi secoli e sono ancora in evoluzione. Gli stati europei sono piccoli, ben definiti e con le loro identità precise formate da millenni di storia: le loro popolazioni, che ne hanno fatto la storia e la cultura, rischieranno di essere cancellate. 



Ad onor del vero: alcune nazioni europee che avevano lo ius soli l’hanno abolito quando hanno constatato che moltissime partorienti straniere si recavano appositamente da loro per far nascere i loro figli, così da ottenere immediatamente la cittadinanza. Per divenire cittadini di una nazione occorre il giusto tempo per integrarsi, per apprezzarne la cultura, per condividerne i valori. Se uno straniero nasce in Italia da genitori appena arrivati, gli stessi gli trasmetteranno i loro costumi e le loro usanze, spesso in contrasto con i nostri: se gli concederanno subito la cittadinanza egli non sentirà più il desiderio di integrarsi per ottenerla. Degli altri punti dolenti sono la delinquenza e il terrorismo: quando uno è straniero, se si dimostrerà un pericolo per l’ordine pubblico sarà facile rimpatriarlo, con la cittadinanza italiana diverrà tutto più complicato. È tutta una propaganda a scopo di incrementare il bacino dei voti di alcune frange politiche, ma in un periodo in cui gli italiani si sentono assediati da una crescente massiccia immigrazione irregolare, l’obbiettivo prefissato potrebbe fungere da autorete. Il centrosinistra ha numeri incerti per portare in porto quel disegno di legge, ma se dovesse essere approvato ci sarà un ricorso alla Consulta Costituzionale ed eventualmente un referendum abrogativo.

Dopo oltre settant’anni ancora incute timore lo spauracchio del fascismo e non dell’Europa che brucia a causa del fondamentalismo e del terrorismo islamico. Ora vorrebbero abolire per legge la vendita dei cimeli e dell’oggettistica di quel ventennio politico. Se non ci pensarono negli anni successivi alla fine dell’ultima guerra mondiale, quando il ricordo fascista era ancora freschissimo, perché si dovrebbe provvedere ora?  Le leggi che vietano la ricostituzione del Partito Fascista ci sono già da circa sette decenni; ma non si capisce cosa ci sia di male nel vendere o nell’acquistare ricordi di un periodo storico (io, come molti altri di voi, possiedo cartoline, francobolli e monete originali di quegli anni). Nel corso dei millenni ci sono state delle epoche più guerrafondaie e più violente di quella in precedenza citata: allora i reperti conservati nei musei andrebbero distrutti o nascosti? E come bisognerà comportarsi nei confronti dell’oggettistica di era staliniana in commercio? Premesso che io condanno ogni elemento negativo del fascismo, bisogna ricordare che le violenze, sia nella parte iniziale fascista (1919 – 1921, il biennio rosso), sia nella parte finale (1944 – 1945, la guerra civile italiana), furono commesse da tutte le fazioni politiche e di lotta, non soltanto dai fascisti. Se si volesse veramente rimuovere ogni traccia del fascismo in ogni campo, bisognerà distruggere buona parte d’Italia: intere città e grandi quartieri principalmente in stile razionalista (come Asmara, la capitale dell’Eritrea, dichiarata patrimonio Unesco), terreni fertili strappati alle paludi, strade, autostrade, Inps, Inail, pensioni, settimana lavorativa corta, codici civile e penale, eccetera, eccetera.


In quegli anni i piani regolatori venivano approvati ed attuati in quattro e quattr’otto, non come oggi, quando ci vogliono anni ed anni per approvare un progetto; in vent’anni il fascismo realizzò di più di quello che era stato realizzato nei precedenti sessant’anni, cioè da quando era stata unita l’Italia. Ad un certo punto quel regime, dopo aver incassato il consenso dei grandi proprietari e degli ecclesiali per aver scongiurato i pericolo rosso, riuscì a conquistare il consenso del popolo, per quanto aveva fatto per le classi meno abbienti (ad esempio le colonie marine, i treni domenicali a prezzi popolari, il dopolavoro, le nuove terre ai contadini); tant’è vero che quasi tutti reagirono con indifferenza quando furono approvate le leggi discriminatorie nei confronti della piccola minoranza ebraica. Il tenore di vita rimase modesto per la maggioranza della popolazione, ma si gettarono le basi per il futuro decollo economico dei successivi anni 1960. Poi arrivò la guerra (che ci sarebbe stata anche senza fascismo) e le cose si misero male (le voci di disfatta, con le ristrettezze economiche che iniziarono, le sofferenze, i bombardamenti), così tutti preferirono rivoltarsi e salire sui carri dei vincitori.

sabato 1 luglio 2017

358) ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2017



RIVINCITA DEL CENTRODESTRA CHE SFRUTTA IL MALCONTENTO DELLE PESSIME POLITICHE DEL GOVERNO E VINCE QUASI OVUNQUE (ANCHE NELLE ROCCAFORTI ROSSE MAI ESPUGNATE), FACENDO LE PROVE GENERALI IN VISTA DELLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE. IL VENTO È CAMBIATO?





È tornato il centrodestra. E chi se lo sarebbe aspettato? Al massimo l’alternativa alla sinistra era rappresentato dal movimento atipico Cinque Stelle. In questa tornata elettorale la coalizione formata da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia ha conquistato ben 47  comuni (più altri sette di destra pura) superiori ai 15.000 abitanti, quando in precedenza amministrava in 34 comuni; il centrosinistra è sceso da 88 a 55 comuni (più altri due di sinistra, sinistra); il M5s è passato da 20 ad 8. Ma la vera partita che ha sancita la netta affermazione del centrodestra si è giocata nei capoluoghi di provincia, si è conclusa: 16 centrodestra, 6 centrosinistra, 2 liste civiche, 0 M5s. Memorabili sono state le affermazioni di destra, oltre alla riconquistata L’Aquila, a Genova, a Sesto San Giovanni (la cosiddetta “Stalingrado d’Italia”), a Lucca: infatti prima d’ora in quelle città nessuna formazione non di sinistra era riuscita ad affermarsi.



Molte roccaforti rosse sono crollate, grazie all’aiuto del Movimento Cinque Stelle? Può darsi, ma alle elezioni politiche il suddetto movimento non potrà dare alcun aiuto e comunque basterà anche un 40% per vincere: quota che il centrodestra ha raggiunto in molte città. Per ora i sondaggi indicano poco più del 30% ai tre partiti di centrodestra uniti: ci sarà da lavorare per superare il 40%, così da governare in tranquillità. In caso contrario prevedo un ennesimo inciucio tra Pd e fuoriusciti di Forza Italia. Da un po’ d’anni nelle elezioni amministrative si registra una forte astensione, che non avvantaggia o non penalizza nessuno: infatti una volta vince uno schieramento, un’altra volta vince una coalizione alternativa, un’altra ancora il Cinque Stelle o la lista civica. Sarebbe opportuno ripristinare la doppia giornata elettorale (domenica e lunedì) per tentare di far aumentare il numero degli elettori, in particolare nelle prossime elezioni politiche. Il M5s per la prima volta dopo la sua fondazione ha registrato una brusca capitolazione: probabilmente ha pagato le disastrose politiche e l’inesperienza nelle due grandi città che amministra, Torino e Roma. Quando ci si rende conto di essere passati dalla padella alla brace, si preferisce tornare alla padella.

L’emorragia del centrosinistra sarà dovuta al malcontento generale per le politiche impopolari che attua, in particolare per quanto concerne il massiccio movimento migratorio incontrollato. L’effetto giovanile e fascinoso di Renzi sembra essere giunto all’epilogo. Due anni fa la destra raccolse poco nelle elezioni amministrative, ma col colpaccio della Liguria si accese una fiammella vitale che diede nuova linfa al recupero dei consensi: la carismatica ed innovativa figura di Giovanni Toti provocò un vero terremoto in quella rossa regione, che i suoi abitanti giudicarono mal amministrata, ed è proseguito col cappotto di quest’anno. Quando il centrodestra si presenta unito difficilmente ha rivali: la maggioranza degli italiani ha l’inclinazione ad essere moderata, liberale, tendente verso destra. Nel prossimo futuro l’importante sarà non dividersi e litigare, facendo il gioco degli avversari. È da dicembre che si attendono le riforme delle leggi elettorali che ancora non si vedono: sfido io, i parlamentari cercano di guadagnare tempo per non farci votare, tenersi le poltrone e accaparrarsi le pensioni d’oro. Napolitano ha dichiarato che non è una buona cosa andare ad elezioni anticipate: la sua parola è la bibbia.



Suona strano quando si è abituati a vivere nei centri medio – piccoli, dominati politicamente dalle forze progressiste, incluse le più estreme che sembrano chissà che cosa ma a livello generale italiano hanno numeri irrilevanti. Probabilmente quei paesi sono altri mondi.

sabato 24 giugno 2017

357) ARTICOLO DE IL MESSAGGERO SUL CAROSELLO STORICO 1938



Di seguito riporto l’articolo de “Il Messaggero” sulla cronaca della seconda edizione del Carosello Storico dei Rioni di Cori del 15 maggio 1938, che ho trovato pubblicato sul libretto del programma della medesima manifestazione del 1984. Sempre nell’edizione del 1938 l’Istituto Luce realizzò un servizio.



Alla festa religiosa si ricollega la rievocazione storica dell’offerta di doni della Comunità e dei Rioni. Scrive il cronista del 1938:
“Ma l’aurea corona della festa è stato il Carosello dei Rioni, meravigliosa ricostruzione del secolo XVI”.
“I proclami lanciati dal Podestà, dai Comitati delle tre Porte; Romana, Ninfina e Signina, avevano suscitato uno spirito battagliero fra coloro che dovevano contendersi il palio. La sera precedente, dal maniero di Santa Margherita, fuori porta Ninfina, una artistica luminaria richiamava l’attenzione dei cittadini che leggevano “Viribus Unitis” motto arrogatosi della Porta; mentre in porta Romana cento braccia si avvicendavano febbrilmente per la ricostruzione dell’antica Porta colle caratteristiche della epoca. Lavoro ardito e meraviglioso che si stenderebbe a credere essere stato eseguito nello spazio di una sola notte”.
“Siamo alle ore tre del pomeriggio, le campane delle parrocchie suonano a storno per benedire i competitori delle tre Porte. Nel piazzale del Comune si compone uno stupendo corteo che si dirige in Piazza Signina ove una marea agitante di teste umane attende frenetica. Le tribune si assiepano”.
“Il corteo avanza con la Comunità, preceduto dal dirigente a cavallo, dal mossiere, dai trombetti e tamburi. Vengono quindi i magistrati dagli austeri e ricchi paludamenti seguiti dal personale e dai valletti recanti il Palio, oggetto dell’aspra contesa, superbo lavoro in pittura della giovane italiana Serenella De Rossi, raffigurante lo stemma di Cori di poi il bargello con i birri. Segue lo sfilamento di Porta Signina: lo precedono il tamburino cui fanno seguito quattro graziosi paggi recanti ramoscelli di alloro e di ulivo. Tengon dietro sei banderali che agitano in ogni verso e in ogni maniera le loro bandiere con singolare destrezza. Quindi i tre armigeri, il capitano della difesa sopra un agile destriero affrenato dal barbaresco, i sei armigeri, il vessillifero a cavallo con lo stendardo della Porta, due paggi che tengono graziosi festoni circondati dai colori della Porta. Soffusa da sorprendente grazia e bellezza, incede la Priora seguita da due damigelle e da un avventore gruppo di dame”.
“Avanza quindi il Priore, fiancheggiato da due paggi, di cui uno reca le chiavi della Porta e l’altro l’insigne; da ultimo i sei cavalieri su focosi cavalli, tre dei quali partecipanti al torneo e tre di scorta”.
“Con lo stesso ordine procede Porta Romana e di poi Porta Ninfina , fatte segno delle entusiastiche acclamazioni delle due fitte ali di popolo che godevano di quella teoria dei più smaglianti e pittoreschi costumi, senza saziarsi di tutta una gamma di visi raffaelleschi quasi ad annunciare che Cori è la casa delle belle ragazze”.
“Terminata la sfilata i cavalieri delle tre Porte passano al galoppo serrato innanzi la tribuna delle autorità per prendere posto in fondo al piazzale in attesa del segnale del mossiere che ordina squilli di tromba ad ogni corsa”.
“Gli anelli cominciano a conquistarsi fra le grida festose dei rioni e dopo un’attesa ansiosa e agitata, la vittoria rimane ai cavalieri di Porta Signina  di cui ammiriamo i particolari dello stendardo, verde e giallo oro col motto “Excelsior”. Qui uno scrosciare di battimani , uno sgolarsi per le irrefrenabili acclamazioni; una gioia traboccante della Porta vincitrice si associa alla musica del Dopolavoro alle grida tripudianti degli intervenuti che si affollano intorno ai vincitori, pervasi dal contento per il palio conseguito”.
 “Ammiriamo alle sera le fiaccole sovrastanti su oltre 500 tripodi impiantati con ramoscelli di alloro che convertono in viali di bosco la strada conducente alle tre Porte. Meravigliosa la Porta Romana con la ricostruzione dell’arco medievale illuminato a luce diffusa con in cime il motto “Per aspera ad astra”.
La ricostruzione giornalistica di quel primo (secondo ndr)  Carosello dà un’immagine puntuale e precisa dell’impegno di tutta una città. Un impegno che trova stimolo e forza nella tradizione corese, legata alla festa de Soccorso e al ringraziamento della Comunità.

giovedì 15 giugno 2017

356) RISULTATI ELEZIONI COMUNALI CORI 2017

LA CORAGGIOSA ED IMPOSSIBILE SFIDA DI SORCECCHI E DEI SUOI STORICI PRODI CONTRO IL SISTEMA PD – SINISTRA, IL LORO IMPERO, LE LORO RAMIFICAZIONI, LE LORO ESALTAZIONI DI GRANDEZZA, SI È CONCLUSA COME TUTTI SI ASPETTAVANO: CON UN NULLA DI FATTO.


MAURO DE LILLIS
CORI E GIULIANELLO INSIEME
(unione partiti centrosinistra)
 voti 4.217 (79,01%)

Cochi Chiara 831, Afilani Ennio 827, Imperia Simonetta 573, Zampi Luca 499, Massotti Elisa 416, Betti Antonio 393, Tebaldi Annamaria 383, D’Elia Chiara 375, Fantini Paolo 362, Pistilli Sabrina 349, Felici Massimo 310, Proietti Aristide 304, Tuderti Amedeo 271, Nuglio Fausto 218, Lucarelli Serenella 105, Izzo Nicoletta 58.




ANGELO SORCECCHI
L’ALTRA CITTÀ
(indipendenti ed ex esponenti destra)
voti 1.120 (20,99%)

Silvi Germana 269, Della Vecchia Enrica 125, Carpineti Quintilio 122, Ducci Francesco 98, Bruschini Alessandro 97, Palliccia Angelo 73, Musa Bruno 60, Cecchi Nicola 60, Pecutari Iole 55, Giordani Alberto 49, Ciuffa Marco 35, Cucchiara Nicoletta 33, Tora Antonio 33, Troia Giancarlo 25, Necci Clivia 11.







Inscritti: 8.765
Votanti: 5.590 (63,78%)
Voti validi: 5.337 (95,26%)
Schede bianche: 45 (0,84%)
Schede nulle: 208 (3,9%)

Consiglio comunale
Maggioranza (Cori e Giulianello insieme): Mauro De Lillis (sindaco), Afilani Ennio, Cochi Chiara, Imperia Simonetta, Zampi Luca, Massotti Elisa, Betti Antonio, Tebaldi Annamaria, D’Elia Chiara, Fantini Paolo, Pistilli Sabrina, Felici Massimo.
Minoranza (L’altra città): Angelo Sorcecchi, Silvi Germana, Della Vecchia Enrica, Carpineti Quintilio, Ducci Francesco.



·        Analisi sulle elezioni comunali 2017
Le elezioni comunali di Cori 2017 si sono concluse con un nulla di fatto, sono andate come tutti si aspettavano: cioè con una netta vittoria del centrosinistra contro gli sfidanti della lista civica. Il miracolo non c’è stato: per miracolo s’intende che “L’altra città” si fosse attestata sul 40%. Comunque, o si perde per duemila voti o si perde per un voto, sempre cinque consiglieri toccano agli sconfitti. La lista “L’altra città” rispetto a “Territorio Comune” di cinque anni fa ha preso mille voti in meno, mentre “Cori e Giulianello insieme”  ha avuto una lievissima perdita rispetto al 2012. Quasi 1.500 elettori in meno ci sono stati in confronto alle precedenti comunali, quando si votò in due giorni: si direbbe che gli astenuti siano elettori di centrodestra, ma non è sicuro, anche perché quest’anno dovevano essere presenti i cinque stelle, che avrebbero stravolto gli orientamenti di voto. Non credo che se il centrodestra avesse presentato a sindaco Bruno Canale le cose sarebbero andate diversamente; per ripicca, molto probabilmente, il mancato candidato e gli altri della sua corrente hanno preferito virare a sinistra, dopo che gli stessi l’avevano criticata per molto tempo con durezza. Le percentuali del centrosinistra dal 2007 in poi sono state in continua crescita: soltanto la prima volta vinse con numeri accettabili (comunque anche in quell'occasione non ci fu partita, per la frammentazione del centrodestra diviso in due liste molto combattive tra loro), dopodiché sono state impressionanti. Quest’anno le cifre dei suoi candidati sono state ancor più spropositate: se si volesse confrontarle alle precedenti tornate elettorali andrebbero divise per due, a causa della novità della doppia preferenza introdotta recentemente. Quando si governa per lungo tempo gli assessori e i consiglieri comunali divengono dei punti di riferimento per i cittadini, che li contattano costantemente per chiudere aiuti e favori di ogni genere (è pure normale) e poi gli elettori mostrano la loro gratitudine nei loro confronti quando si va alle urne (se gli uomini di centrodestra, quando erano al governo cittadino, avessero messo da parte le beghe e i tornaconti personali, pensando al popolo, anche le loro preferenze sarebbero andate in costante aumento di volta in volta). Ormai la sinistra corese è radicalizzata in tutte le associazioni socio – culturali e folcloristiche: da lì escono fuori i perfetti candidati per il consiglio comunale. Evidentemente i coresi non vogliono cambiare: il degrado e l’incuria piace loro, poi ci sono le nuove lottizzazioni e le nuove cementificazioni che attirano molti. I Monti Lepini sono stati sempre rossi: Cori, Norma e Sezze hanno cambiato per pochi anni e poi sono ritornati all’antico. Nel nuovo consiglio comunale si nota uno svecchiamento: a parte i soliti Afilani e Cochi, i giovani hanno superato di gran lunga i vecchi nelle preferenze; ma è un miscuglio di vecchi consiglieri e di nuovi in entrambi gli schieramenti. Gli bocciati eccellenti  nella maggioranza sono: Fausto Nuglio e Aristide Proietti. Nell'opposizione c’è stata la staffetta in Casa Silvi tra Evaristo e Germana, inoltre sono entrati in consiglio Carpineti e Ducci, che da tempo lavoravano dietro le quinte insieme alla stessa Germana Silvi. Una mossa azzeccata è stata da parte de “L’altra Città” la candidatura di Della Vecchia, mentre ha fatto cilecca il quotato Nicola Cecchi, al quale io ho dato una delle due preferenze, così come i vecchi consiglieri di destra candidati quest’anno. Spetta di diritto un seggio al candidato sindaco sconfitto Sorcecchi, il quale è presente da anni al Consiglio Comunale ad intermittenza: una consiliatura si e una consiliatura no. Molti prevedono che questo consiglio non arriverà a fine mandato: a causa degli elevati debiti verrà commissariato; vedremo. Mi auguro per tutti gli eletti che la politica non diventi una professione, ma solo un sovrappiù per il bene della collettività: ognuno lavori per guadagnarsi da vivere. Ad alcune persone non bastano la carriera professionale e gli elevati emolumenti che ottengono dai loro lavori e cercano la politica per incrementare ulteriormente il prestigio e i guadagni personali, spesso rinnegando anni ed anni di vecchi ideali. I vincitori hanno condotto una campagna elettorale pacata, raffinata (tavolino, sedie, acqua), snobbando gli avversari che si sgolavano e non si abbassavano a risponder loro, se non attaccandoli in privato sul piano personale: erano sicuri che il risultato non sarebbe stato in “ballo”. Quando è tornato in pista il tanghero (argentino) è cambiato tutto: tutti sono tornati a ballare e ci sono stati movimento e animazione.

·        Per Tommaso Conti
Uno quando è sindaco (e pure laureato) dovrebbe assumere un atteggiamento decoroso e non comportamenti volgari e offensivi verso gli altri: quella carica non dà mica il diritto di trattare come pezze da piedi molta gente (sono comportamenti arroganti che ricordano quei padroni di una volta che il Pci osteggiava). Anche se egli fa scena, infastidisce ugualmente. Al corese piace questo genere di persona: non capita che uno comportandosi in quei modi si fa una brutta nomina; al contrario: se il sindaco uscente si fosse ripresentato lo avrebbero rieletto tutti in massa. Una volta egli non era così: il successo lo ha cambiato. Nel suo ultimo comizio ha dichiarato di essere sceso in campo per distruggere il suo avversario, che ha apostrofato con un termine dispregiativo, affermando di aver raggiunto il suo scopo. Se si riferiva al suo predecessore, gli rispondo che almeno quello qualcosa per Cori l’ha realizzato; cosa è stato fatto negli ultimi tempi oltre all'erba alta, dove prolificano insetti e ratti, oltre ai debiti e ai parcheggi abusivi nelle zone pedonali? Ancora cita il fascismo, l’antifascismo, la resistenza: Conti in che epoca vive? Non segue ciò che accade in tutta Europa con gli attentati? In secondo luogo nell'italiano medio la pregiudiziale anticomunista prevale su quella antifascista, come risultò da un sondaggio che Berlusconi fece poco prima di entrare in politica: lo sfruttò e vinse le elezioni a sorpresa. Terzo, quando i derivati del Msi hanno governato, sia nel governo centrale, sia negli enti locali, il fascismo non l’ha mai visto nessuno. Io ho avuto un battibecco con l’ex sindaco, o sindaco emerito, e mi hanno costretto a scusarmi con lui, con la motivazione che non dovevo mancar di rispetto a una persona più grande e sindaco. Ho chiesto scusa: la cosa non è stata reciproca. Qualche giorno dopo alcuni militanti di sinistra con prepotenza non hanno portato rispetto ad un anziano presidente di un seggio elettorale, che ligio al dovere, voleva far rispettare scrupolosamente le regole. La norme prevedono che si vota con il documento e che di rappresentanti per ogni lista uno è effettivo, l’altro è riserva: se il presidente intende attuare quei regolamenti non gli si può dire nulla. 

Tanti auguri al nuovo sindaco De Lillis, a tutti gli eletti e buone cose a Conti.