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domenica 21 maggio 2017

353) L’ITALIA CHE AMIAMO DELLE TRADIZIONI RELIGIOSE



·        L’Italia che amiamo/ Le sagre, le processioni, le feste di popolo. Quando la Tradizione è vita

del

All’articolo di Mario Bozzi Sentieri vanno riservati meritata attenzione ed adeguato consenso, perché mette l’accento, un accento tanto misurato quanto avveduto, sul culto delle “sagre”  diffuso e avvertito dall’Alto Adige alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Puglia.
Si tratta – osserva giustamente – di «un culto laico ed insieme religioso, per la capacità che ha di unire il sacro con il profano, il tempo della festa fa emergere una volontà di condivisione e di gioiosa partecipazione, che pareva soffocata dai meccanismi del consumismo di massa».
Sono nato e vivo a Tivoli, città di circa 60 mila abitanti, caposaldo di una vasta area, confinante con le province di Rieti, di L’Aquila e di Frosinone, ricca di insediamenti comunali vetusti, dalle tradizioni consolidate da secoli, in cui vengono, nel corso dell’anno con sagre e cerimonie religiose , «riprodotti e rappresentati modi e modelli di vita comunitaria che si pensavano travolti dalla modernità» e che all’opposto sono conservati e tramandati anche di fronte alle insidie rappresentate dalle mode e della mentalità della vicina metropoli.
Concordo totalmente che «basta appena immergersi, senza grette prevenzioni, in una delle tante celebrazioni che punteggiano l’Italia, annunciate da squillanti manifesti murali. Parla la Tradizione», che non è solo estiva ma trova occasioni anche negli altri mesi dell’anno.
E’ vero che in ogni località ed in ogni festa, si manifesta la «singolare miscela religiosa e profana, fatta di Madonne e di riti propiziatori, di fuochi celebrativi e di Santi Patroni, di oroscopi e di Fede, di bancarelle e di incenso». La religiosità  non scompare, vive, però, in un ambito diverso, spesso solo sopportato e mai vissuto e condiviso sinceramente dal clero postconciliare e protestantizzato, soprattutto con la presenza sempre più diffusa di sacerdoti del Terzo mondo, nati e cresciuti con mentalità diverse, se non opposte a quelle dei nostri centri.
Nella mia città si celebra il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, da secoli una cerimonia religiosa, la c.d. “Inchinata“, in cui due immagini, quella del Salvatore e quella della Madonna si incontrano dopo un lungo percorso, scambiandosi un triplice inchino tra il tripudio pirotecnico e la devota partecipazione di centinaia di cittadini. In precedenza il Trittico del Salvatore compie altre soste, piene di significati e di insegnamenti morali, la benedizione delle acque dell’Aniene, un tempo minaccia costante della città con le piene alluvionali, ed il “bacio della soglia del dolore“ all’ingresso dell’Ospedale. Si tratta di passaggi consolidati nei secoli ma tali da rappresentare ancora oggi «la risposta del “Paese reale” allo smarrimento contemporaneo, a certa cultura impopolare, alla mancanza d’identità chiare», a certe tentazioni esibizionistiche, all’irrisione laica e al nichilismo consumistico. Si tratta di momenti da conservare, momenti da conservare nel cuore e nella mente per il resto dell’anno, perché essi possono «aiutare a riflettere su ciò che siamo veramente, come popolo, e su ciò che potremmo essere. In fondo, il futuro ha un cuore antico … ».



·        La festa della Madonna del Soccorso a Cori regge bene, nonostante qualche segnale di declino

 Processione del 2006

Adattando il precedente articolo al mio mondo, al mio paese, il pensiero corre alla festa padronale della Madonna del Soccorso, la più importante di Cori, che coinvolge l’intera cittadina e non i singoli rioni come le altre ricorrenze religiose paesane. Le altre feste religiose rionali del luogo sono in perenne declino (Sant’Antonio, Madonna del Rosario, San Tommaso da Cori e soprattutto Sant’Oliva, la vecchia patrona di Cori dimenticata), la festa della Madonna del Soccorso invece no: ha retto bene l’urto degli stravolgimenti socioeconomici degli ultimi decenni. Anticamente, quando c’erano pochissimi divertimenti e spassi, le feste paesane, comprendenti le processioni e le fiere, erano viste come dei momenti di svago, per staccare la spina dal durissimo ritmo delle fatiche quotidiane, e per mangiare meglio e di più. Oggi con i miglioramenti delle condizioni di vita, con gli svariati divertimenti e svaghi, con la perenne secolarizzazione della società, le masse non hanno a cuore come prima le tradizioni paesane. Ma ultimamente si è notata questa gelosa riscoperta delle tradizioni religiose locali, da contrapporre al politicamente corretto, al mondialismo, alla globalizzazione, al rinnegamento della propria cultura e all’imposizione di quella altrui. Fortunatamente c’è ancora chi si prodiga con fervente passione a mantenere viva la memoria storica del luogo in cui vive. Dicevo che la Festa del Soccorso è ancora molto sentita, è vero, ma ho notato qualche segnale di declino. Nella sua processione qualche fedele è diminuito: infatti nel lungo percorso cittadino, da Cori Valle a Cori Alto, arrivando fino al Monte della Ginestra, prima bisognava attendere oltre 40 minuti per vedere il corteo dall’inizio alla fine, mentre quest’anno l’attesa è stata di mezz’ora scarsa.


 Processione del 1993

I canti popolari antichi tipici della Processione del Soccorso, delle donne vestite di verde, scalze, con in braccio grossissimi ceri e che hanno fatto voto per grazia ricevuta, stanno sparendo. Quelle donne sono morte tutte, solo qualche fedele prova a tenere viva quella tradizione. Anni addietro avevo lanciato un appello non raccolto, affinché quell’usanza, che era una caratteristica della processione, non morisse del tutto. Durante le feste del Soccorso passate, le parole di quei canti popolari mi risuonavano in testa nelle ore successive alla processione, non sentendo i frastuoni delle giostre, della festa civile in piazza ed era una bella sensazione, che accresceva ulteriormente con l’assaggio dei prodotti enogastronomici tipici paesani. Tutte le Madonne, ovunque si trovino, anticamente avevano le loro madonnare che intonavano “viva, viva, sempre viva…” La festa civile è stata altrettanto bella: ci saranno meno introiti rispetto al passato, ma la generosità di alcune discrete aziende del paese fa sì che ci siano sempre dei concerti di affermati cantautori e di altri piccoli gruppi locali. Non solo i canti religiosi antichi delle processioni mi piacciono, apprezzo anche la musica leggera moderna. A tal proposito, alcuni anni fa ci misi tutta la buona volontà ad avvicinarmi a quell’ambiente, cercando di vincere le diffidenze; c’era un gruppo musicale che organizzava anche altre attività culturali e fondò un piccolo giornale: io era da poco che avevo il blog e pensavo di fare una buona cosa parlando della creazione di quel giornalino. Credevo di ricevere dei compiacimenti, ma al contrario ricevetti freddezza, indifferenza: non capii il perché. Eppure ne avevo parlato bene, mica male. Morale: uno nonostante ce la metta tutta per apprezzare, per valorizzare, qualche cosa del luogo in cui vive, qualunque cosa fa non va mai bene. Vale anche per la Festa del Soccorso, dove sacro e profano si incrociano sempre, e che fa parte di quell’Italia che amiamo.

sabato 13 maggio 2017

352) I SEGRETI DI FATIMA CON NOI E IL MONDO ODIERNO



CENT’ANNI FA CI FU L’APPARIZIONE DELLA MADONNA A FATIMA AI TRE PASTORELLI. CI SARÀ DEL VERO MA C’È QUALCHE ELEMENTO POCO CHIARO E LE ODIERNE POSIZIONI DELLA CHIESA NON SONO COME ALLORA. OGNI FEDELE HA LA SUA MADONNA CHE SI AVVICINA DI PIÙ AL SUO MONDO. 


Oggi, a cent’anni di distanza dai messaggi della Madonna a Fatima, apparsa ai tre pastorelli, Papa Francesco ha proclamato santi due dei veggenti che morirono in giovanissima età. Le profezie furono le seguenti: fine della Prima Guerra Mondiale, inizio di un regime in Russia contro la Chiesa, inizio della Seconda Guerra Mondiale, visione dell’inferno, uccisione di un papa. Bisogna innanzitutto vedere in quale contesto storico ci furono queste apparizioni: era il 1917, la Grande Guerra era in pieno svolgimento, la Rivoluzione Russa era agi inizi e in Portogallo c’era un governo repubblicano anticlericale.

Un po’ di perplessità rimane, considerando che queste profezie sono state rivelate dopo che erano accadute, tenendo conto che non c’è accenno ad altre dittature feroci che sarebbero arrivate e analizzando l’uccisione del papa, il quale subì un attentato ma si salvò. Penso che qualcosa di vero ci sia in quelle apparizioni di cent’anni fa, anche perché molti giornali portoghesi dell’epoca descrissero “il miracolo del sole” che ci fu nell’ultima comparsa della Madonna (pioveva a dirotto, improvvisamente il sole cambiò colore, sembrando che volesse precipitare e di colpo tutto tornò asciutto), ma poi ognuno ha interpretato a suo modo quei fenomeni, attraverso delle proprie versione personali, articoli, libri, eccetera. Ancora oggi emergono nuovi particolari, come ad esempio l’abbigliamento della Madonna, diverso da quello sin qui conosciuto: probabilmente era quello della Palestina al tempo di Gesù. Solo i tre veggenti semianalfabeti sapevano con precisione ciò che era avvenuto tra loro e la Vergine Maria.



Era il comunismo ateo che allora incuteva terrore: infatti qualche miscredente sostiene che quelle visioni sarebbero state una messa inscena per far allontanare la gente dai regimi irreligiosi. Nei nostri tempi Papa Francesco più di qualche volta ha dichiarato che il Comunismo non si allontana di molto dal Cristianesimo: questa posizione non è in contrasto con quanto accadde cent’anni fa a Fatima? Verissimo che nel corso della storia ci sono stati moltissimi martiri perseguitati per mano dei regimi atei, però altrettanti sono stati martirizzati ad  opera dei fanatici d'altre religioni, di cui nei messaggi di Fatima non c’è nessun accenno, se non in modo approssimativo: il papa che cammina sui molti cadaveri dei cristiani, pregando per loro. La Chiesa non con tutti coloro che la perseguitano si schiera contro apertamente. La stessa prende con le molle tutti i miracoli e le apparizioni (veri o presunti), studiando tutto con accurata cura prima di riconoscere un fenomeno soprannaturale ufficialmente: è il caso della Madonna di Medjugorje, la cui apparizione non è dichiarata; molti clericali sono scettici, tra cui l’odierno Pontefice. Essi sanno che se questi eventi inspiegabili si rileveranno delle bufale, l’immagine della Religione Cattolica verrà compromessa ulteriormente.


Il turismo religioso dà linfa a nazioni economicamente non molto progredite come il Portogallo: lo constatai personalmente lo scorso anno e vidi il Santuario di Fatima in restauro per il centenario delle apparizioni. Si prova soggezione a sentir parlare delle apparizioni mariane  più famose con tutti i connessi, con l’aggiunta che si vedono, in alcuni aspetti, come lontane da noi. La Madonna della Madonna del Soccorso, in cui i questi giorni si celebra la festa, non mette alcuna paura perché è più vicina al nostro mondo: nel paesello attira tutti, anche chi non crede. Eppure è strano, perché la Madonna, in qualunque parte del mondo si trovi, è sempre quella.

domenica 30 aprile 2017

351) LA CONNIVENZA TRA ONG E TRAFFICANTI DI UOMINI



MENTRE ALCUNI ITALIANI NON CE LA FANNO PIÙ A TIRARE AVANTI GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON CONOSCONO LIMITI (MA GIÀ SI SAPEVA): ORA ANCHE QUALCHE ONG È COINVOLTA.




In questi giorni ci sono state molte polemiche sui grandi mezzi di informazione, inerenti ai salvataggi in mare (o presunti tali) delle grandi navi delle associazioni umanitarie (Ong) verso gli immigrati clandestini. Secondo le fonti Frontex e dalla documentazione con prove, sembra che i trafficanti di uomini diano appuntamento a quelle navi, addirittura in acque territoriali libiche. Il codice nautico prevede il salvataggio dei naufraghi, dicendo che devono essere scaricati nel porto più vicino; in quei casi i porti più vicini sono situati in Libia, in Tunisia. Seconda cosa: nella nostra circostanza il termine naufrago è inappropriato, poiché questi viaggiatori marittimi si buttano volontariamente alla deriva, sfruttando eccessivamente il dovere di salvataggio delle motovedette, che sono appositamente presenti in quei mari per loro.



Se essi sapessero che su quelle carrette galleggianti nessuno li soccorrerebbe, per poi essere serviti e riveriti in Italia, quasi nessuno si avventurerebbe in mare aperto.  Infatti prima arrivavano via mare molte meno persone e soltanto nel periodo estivo, non tutto l’anno come adesso. Il numero degli arrivi è cresciuto, ma anche quello delle vittime. Tra tutta questa gente che ci portano di profughi ce ne sono pochissimi, lo si nota anche dai loro fisici, la maggioranza o è migrante economico o uno che sfrutta il dovere dell’accoglienza, con tutti gli annessi e i connessi: difatti oltre la metà delle domande di asilo politico è stata bocciata. Le grandi navi delle Ong hanno altissimi costi che neanche la Marina Militare può permettersi: qualche voce sussurra che i loro occulti finanziatori, vogliano destabilizzare la nostra economia. Perché queste organizzazioni non impiegano quel denaro per opere umanitarie? Se proprio tengono ad andare a prelevare gli immigrati clandestini, perché non li portano in altre nazioni d’Europa, tra le quali Francia e Spagna, visto che l’Italia e anche la Grecia non ce la fanno più: ne hanno già accolti tantissimi.  



Ormai questo traffico è diventato un nuovo ramo economico, non solo per i grandi trafficanti, che dalla droga si sono spostati sul commercio umano. Ci sono coloro che affermano che questi arrivi sono un fenomeno positivo, per fattori demografici (infischiandosene delle problematiche che comporta): se fosse così bisognerebbe premiare i responsabili di queste disumane tratte e non perseguirli penalmente. In televisione raccontano storie di tanti italiani in crisi che nessuno tratta coi guanti bianchi. Anche così si ingrossano le tensioni sociali e il razzismo.

sabato 22 aprile 2017

350) TURISMO A VENEZIA



VENEZIA, CON LA SUA GLORIOSA STORIA E CON LE SUE CARATTERISTICHE DI CITTÀ SORTA IN MEZZO ALLA LAGUNA E ATTRAVERSATA DA MOLTISSIMI CANALI, DA UN LATO LA FA UNA CITTÀ AFFASCINANTE E INTERESSANTE, MA DA UN ALTRO LATO È SCOMODA PER VIVERCI ED È MOLTO CARA ECONOMICAMENTE. 


A Venezia quasi non si cammina per i moltissimi turisti (Anglo – Americani, Francesi e Giapponesi in prevalenza) che la prendono d’assalto e sono affascinati da questa città unica al mondo, che ha anche una storia prestigiosa. La città fu fondata alla caduta dell’Impero Romano da molti esuli veneti, che fuggivano dalle invasioni barbariche e dalle loro devastazioni: dalla terraferma e si rifugiarono nelle isolette lagunari. All’inizio fu un ducato, che si rese autonomo dai Bizantini, poi divenne una Repubblica, la cui massima autorità era il doge, che era eletto dalla nobiltà veneziana.  In un periodo in cui il temine “Italia” era solo un’espressione geografica ed i suoi territori erano controllati direttamente o indirettamente dalle grandi potenze europee dei secoli passati, con l’assenso della Chiesa che aveva anche un suo stato, Venezia seppe costruire una potente nazione autonoma, totalmente indipendente. La sua autorità ricadeva sui territori odierni del Veneto, del Friuli, in una parte della Lombardia, sull’Istria, sulla Dalmazia e per un breve periodo pure in alcune zone della Grecia. Venezia riuscì a tenere testa ai Turchi, ma nulla poté contro Napoleone che nel 1797, dopo più di un millennio, pose fine alla sua autonomia. Dal 1815 al 1866 la città fece parte dell’Impero Asburgico, nell’ambito del Regno Lombardo – Veneto; durante i moti del 1848 ci fu un tentativo, represso nel sangue, ad opera di Daniele Manin di riacquistare l’indipendenza. Nel 1866, dopo la Guerra tra Austria e Prussia, Venezia e il Veneto vennero annessi al Regno d’Italia: un voto unanime plebiscitario sancì l’unione.



Nel Palazzo Ducale, nella Basilica di San Marco, nel Ponte di Rialto, nei musei e in altri luoghi, ci sono i segni artistici dell’apogeo della potenza veneziana del passato. Interessanti sono le altre isole lagunari: Murano, famosa per il vetro, Burano, nota per le casette colorate, Torsello, Pellestrina, ecc. Il Principale mezzo di comunicazione a Venezia è il vaporetto: è come la circolare nelle altre città; i tassì e le ambulanze sono dei motoscafi. Ma nelle parti cittadine lontane dai canali bisognerà necessariamente camminare a piedi. Soltanto una piccola porzione di Venezia, la più vicina alla terraferma, è accessibile alle automobili e ai torpedoni e lì sono presenti dei grandi parcheggi. Almeno la ferrovia, che con l’alta velocità consente di raggiungere le altre grandi città italiane lontane in poche ore, arriva nel cuore storico della città. Per raggiungere l’aeroporto bisogna servirsi del vaporetto o del treno. Le grandi navi da crociera sono ancorate ad inizio città; in lontananza, nei cantieri navali di Marghera, si vede qualcuna di queste imbarcazioni in assemblaggio. A Venezia c’è un grandissimo giro d’affari tra alberghi, ristoranti, negozi di ricordi; i commercianti veneziani hanno le classiche botteghe, gli extracomunitari le bancarelle, in cui spiccano i ricordi di Venezia e dell’Italia in generale, tra cui le magliette del Padrino, con l’effigie di Marlon Brando. Figuriamoci se i veneziani si mettono a vendere quelle maglie. In un negozio ho acquistato un bel libro di Venezia con molte illustrazioni colorate e la storia delle attrazioni principali; con mia piacevole sorpresa ho trovato all’interno anche  un cd. 


Insomma Venezia è interessante ed affascinante (sembra che ci sentiamo soddisfatti solo quando facciamo le vacanze all’estero, non rendendoci conto del grande patrimonio artistico italiano che abbiamo), ma la vita è cara dal punto di vista economico ed è scomoda per viverci. Economicamente i viaggi all’estero con l'aeroplano a volte sono più convenienti (in Italia solo Venezia è un’eccezione?); l’unico inconveniente fuor d’Italia è la lingua.

domenica 9 aprile 2017

349) SOLITA IMMIGRAZIONE E NUOVA EMIGRAZIONE



LA POPOLAZIONE STRANIERA (E ISLAMICA) IN ITALIA È IN COSTANTE AUMENTO, MENTRE È RICOMINCIATA L’EMIGRAZIONE DEGLI ITALIANI (GIOVANI E NON) VERSO L’ESTERO. NON SAREBBE OPPORTUNO EVITARE LE PARTENZE DEGLI ITALIANI E IMPORTARE ORIUNDI ITALICI PER SALVAGUARDARE L’IDENTITÀ DI UN POPOLO E PER SCONGIURARE GLI ATTI DI UN TERRORISMO DILAGANTE IN TUTTA EUROPA?




Sono impressionanti i numeri dei mussulmani presenti in Italia, considerando che negli anni ’70 erano alcune migliaia, perlopiù studenti universitari di passaggio e personale delle ambasciate e dei consolati di alcuni stati islamici, e considerando che gli stessi hanno avuto un’impennata vertiginosa in presenze dal 2000 in poi. In totale essi sono 1.700.000, oltre il 3,5% della popolazione, 1/3 degli immigrati presenti in Italia. Il basso numero in percentuale è dovuto ad altre provenienze religiose della maggioranza degli stranieri soggiornanti nel Belpaese.  



La popolazione italiana è in diminuzione: a causa della scarsa natalità e a causa della nuova emigrazione degli italiani verso l’estero. I residenti italiani all’estero (emigrazione recente) sono oggi quasi 5 milioni; il loro numero è raddoppiato rispetto al 2000, quando erano oltre 2 milioni e trecentomila unità. Assistiamo quindi ad una progressiva sostituzione etnica della popolazione italiana nella nostra nazione. Se sempre più italiani se ne vanno, evidentemente essi ritengono che l’Italia non offra più opportunità e non si possa più vivere dignitosamente. Queste motivazioni non sono note ai molti stranieri malinformati che si fanno sempre più numerosi. 




In questi ultimi giorni il Parlamento Italiano ha approvato una legge che tutela indiscriminatamente i minori stranieri non accompagnati che entrano illegalmente in Italia, non facendo distinzioni tra rifugiati politici ed immigrati economici; al compimento del diciottesimo anno di età avranno il permesso di soggiorno, il lavoro ed eventualmente potranno farsi raggiungere dagli altri parenti. In pratica porte spalancate a tutti attraverso l’immigrazione irregolare minorile: ad una famiglia basterà far partire un figlio minorenne e poi potrà immigrare tutta. Non dimentichiamo che colui che nel dicembre scorso commise un attentato terroristico a Berlino, arrivò in Europa alla minore età. Non sarebbe il caso di liberarsi di questo eccessivo mondialismo e di concentrarsi sui problemi degli italiani in difficoltà? Evitando che se ne vadano e aiutando chi non ha le possibilità di andarsene. Pensiamo prima a risolvere i nostri problemi, dopodiché, nei nostri limiti e nelle nostre possibilità, penseremo alle cose altrui.



In futuro saremo destinati a non vivere più tranquillamente, poiché capiterà spesso che sempre più città d’Europa saranno prese di mira da azioni terroristiche. Sarebbe importante che le nazioni europee che ancora sono in tempo non sacrifichino le loro identità nazionali agli altari della globalizzazione. Non tutti gli islamici saranno terroristi, ma non tutti si integrano con i valori della nostra società e più aumenteranno e più crescerà la piccola percentuale di coloro che, indottrinati, sogneranno di immolarsi, commettendo delle stragi. Suggerirei dunque di adottare delle politiche a salvaguardia della nostra identità storica – culturale, della nostra italianità: creando le condizioni affinché i nostri connazionali non se ne vadano, attuando delle politiche a sostegno della famiglia, della natalità e creando una nuovo tipo d’immigrazione, vale a dire quella degli oriundi italiani (nel mondo sono oltre 80 milioni), i discendenti della remota emigrazione italica.

domenica 26 marzo 2017

348) IMPOSSIBILE ARRIVARE AL GRANDE STATO EUROPEO



A SESSANT’ANNI DI DISTANZA DALLA NASCITA DEL MERCATO COMUNE EUROPEO, SARÀ DIFFICILE COSTITUIRE GLI STATI UNITI D’EUROPA: A CAUSA DELLA DISOMOGENEITÀ DEI VARI STATI, PER L’ESCLUSIONE DEL CRISTIANESIMO CHE LI ACCOMUNA, PER LE DIFFERENTI FORME DI GOVERNO E PER LE POTENZE ECONOMICHE CHE SCHIACCIANO GLI STATI PIÙ DEBOLI. 




Sessant’anni fa a Roma venivano firmati gli accordi per la nascita della Comunità Economica Europea, attraverso la fusione delle varie associazioni formate precedentemente, che facilitavano gli scambi commerciali tra sei paesi europei: Francia, Germania Ovest, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Col tempo altre nazioni entrarono nella Cee: inizialmente alcune occidentali che facevano parte della Nato, successivamente, col crollo dei regimi comunisti, anche molte dell’Europa dell’Est (che facevano parte dell’omologa associazione socialista del Comecon poi disciolta).



Finché si trattava di un organizzazione che facilitava la cooperazione commerciale, attraverso il Mercato Comune Europeo, la Cee era un fenomeno positivo; le problematiche sono arrivate quando hanno deciso di dar vita all’Unione Europea, stravolgendo le sovranità nazionali, specie delle nazioni più deboli, a vantaggio delle potenze europee più forti che ingrassano sempre più. Un ulteriore problema è causato dalla libera circolazione delle persone: molti delinquenti che hanno leggi severe nei loro paesi si spostano negli stati dove sanno che godranno di una quasi impunità, per l’eccesivo buonismo e per l’eccessiva ingenuità. Mi sta bene un Parlamento Europeo e anche altri organi per regolare i commerci e i rapporti tra le nazioni; l’importante è che essi non annullino l’indipendenze dei singoli stati. L’arrivo della moneta unica avrà ridotto l’aumento dell’inflazione, della svalutazione, ma il singolo cittadino da noi, con il cambio lira/euro, ci ha rimesso attraverso il dimezzamento del potere d’acquisto. L’Italia avrebbe potuto aspettare qualche anno e vedere come andava nell’eurozona, per poi decidere se entrare nell’Euro o no. La Lira non aveva i parametri per aderire alla nuova valuta, ma i governanti di allora erano impazienti e fremevano per entrarvi. La Bce è in mano ai grandi tecnocrati tedeschi, decidendo quando aprire o chiudere i rubinetti, e facendo indebitare di molto gli stati mediterranei più poveri.



Dall’Unione Europea vorrebbero arrivare agli ipotetici Stati Uniti d’Europa, emulando i più noti Usa. Come si fa a formare un solo grande stato europeo con un moltitudine di popoli ben definiti dal corso dei secoli, dal punto di vista linguistico, culturale, religioso? Il solo elemento che accomuna gli stati europei è il Cristianesimo e nemmeno lo vogliono; però guai a dir di no ad altri culti estranei alla millenaria storia europea. La storia degli Stati Uniti d’America è diversa: essi sono di recente formazione, l’ossatura della popolazione è anglosassone e protestante, sono accumunati dalla lingua inglese, che è stata assorbita dalle altre etnie; gli stati che li compongono hanno tutti un governatore e un consiglio, non hanno certo Re, Regine, Repubbliche Presidenziali, Repubbliche Parlamentari, con una o due camere. Se volessimo arrivare al super stato d’Europa (naturalmente federale), l’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna e tutti gli altri stati, dovrebbero avere un governatore, un consiglio statale, un’assemblea legislativa, dovranno unificare le forze dell’ordine, gli eserciti e tutto il resto. Quante lingue ufficiali ci saranno? Oltre trenta? Oppure bisognerà sceglierne una, tra quelle degli stati forti, e imporla a tutti? (retrocedendo così i molti altri idiomi ai livelli dei dialetti)

Queste problematiche descritte sono percepite dalla maggioranza dei cittadini europei: non stupisce affatto che l’euroscetticismo cresca a dismisura. La Gran Bretagna è riuscita a defilarsi dall’Ue, i paesi dell’Est non hanno più quell’entusiasmo e quella voglia d’Europa che li aveva portati a voler entrare nell’Ue a tutti i costi. Sentiamo dire che l’Europa unita sia più forte: infatti vediamo come riesce a tenere a bada la Turchia e il suo Presidente, a cui si genuflette e ne subisce i ricatti.

mercoledì 15 marzo 2017

347) IL MONDO SEMPRE PIÙ AL ROVESCIO



LA CRISI DELLA FAMIGLIA

Addio Italia, ormai va tutto a rovescio

Nessuno vuole più figli, eccetto gay e anziani. E via con uteri in affitto, maternità surrogate, eterologa. Politica ferma e i pm "corrono"

di Marcello Veneziani 14 Marzo 2017



Il mondo capovolto, il diritto a rovescio, l'Italia a testa in giù. I figli non li vuole più nessuno eccetto i gay, le lesbiche e le donne anziane. E via con gli uteri in affitto, le maternità surrogate, l'eterologa, le adozioni di coppie dello stesso sesso. E se la politica tentenna, la magistratura accelera, non applica le leggi ma le crea. A passo di carica, come non accade per la gran parte dei processi. Ma è sempre colpa della legge che non c'è, la legge come la vogliamo noi; e allora il giudice pietoso con sensibilità sartoriale, l'inventa su misura, per l'occorrenza. Se un medico è obiettore di coscienza sull'aborto allora si assumono solo medici abortisti, e intanto spopolano il suicidio assistito e l'eutanasia, c'è una vasta tifoseria per i morituri volontari: perché il diritto di vivere di chi nasce si può negare ma non si può nemmeno discutere il diritto di morire a norma di legge, col consenso del prete e con l'aiutino di Stato. Si possono strappare i figli ai genitori, i nipotini ai nonni, ma vanno autorizzati i figli comprati dalle coppie omosex. Si affrettano i tribunali di Roma, di Firenze e di Trento - quegli stessi tribunali dove tanti processi anche urgenti languono per anni - ad assicurare adozioni e figli di uteri affittati a coppie omosessuali; si mette in marcia il Parlamento per votare il primo step dell'eutanasia, per ora nella forma rassicurante di testamento biologico. Poi per gradi si arriverà al resto. Quella è la strategia: prima si agitano casi estremi per colpire l'immaginazione popolare, poi si allarga ad altri casi, s'invoca una nuova norma ad hoc e infine si dilata la regola a dismisura. Così accade con la droga, coi migranti clandestini e con tutti i danni collaterali, inclusi i furti in casa. La colpa non è mai della droga ma di chi ne impedisce l'uso, non è colpa di chi si droga ma della mamma che vi si oppone, non dei clandestini ma di chi li chiama clandestini, non di chi ruba in casa ma di chi si difende in casa propria. Il diritto è diventato il rovescio e chi si oppone viene accusato di sessismo, razzismo, fascismo o xenofobia. Alla fine il criminale sei tu, che subisci o denunci il fatto.

Ma cos'è questa voglia insana di rovesciare la natura, la storia della civiltà, la legge, la realtà e l'umanità come finora è stata concepita? Cos'è questo desiderio di far saltare la famiglia, la maternità, la paternità, la nascita, la vita e la morte, nelle forme finora conosciute? È possibile che una generazione nel giro di pochi anni smantelli il tessuto millenario di una civiltà giuridica e religiosa, civile e naturale, fondata sulla famiglia? Chi siamo noi, viventi, per ergerci con infinita presunzione a giudici dell'umanità di tutti i tempi e a decidere che finora gli uomini si erano sbagliati ma adesso arriviamo noi e rimediamo agli errori della storia e della natura, dell'esperienza secolare e della vita di generazioni e gridiamo il nostro «tana» salvatutti?

Come altro possiamo chiamare questo delirio ideologico, scientifico, giuridico se non una forma virale e distruttiva di pazzia? Stiamo perdendo il senso del limite, stiamo allevando mostri geneticamente modificati, siamo in piena frenesia di dismisura, vogliamo abbattere i confini tra sessi, limiti d'età e di natura, popoli e desideri. Se ha ragione Schopenhauer, è la natura che sta decidendo di farla finita e si serve della sterilità diffusa, delle pulsioni di morte e di autodistruzione, della stessa omosessualità elevata a modello di vita, per portare all'estinzione l'umanità.

Complimenti, signori, quel che non riuscì a guerre, armi atomiche, rivoluzioni sanguinarie e regimi totalitari, potrà riuscire a voi, pacifisti e libertari, nel nome dei diritti, del progresso e della stessa umanità.

venerdì 10 marzo 2017

346) IL VENTENNALE DEL DELITTO DI CORI



IL DELITTO DI CORI DI VENT’ANNI FA PRESENTA ANCORA DEGLI ENIGMI IRRISOLTI.

Venti anni fa Cori finì nelle cronache giornalistiche nazionali italiane per un terribile fatto di cronaca nera: l’uccisione di due fidanzati in una casa di Via della Fortuna, con un numero impressionante di coltellate, quasi duecento complessivamente. Per un po’ di mesi le grandi televisioni nazionali e i giornalisti della carta stampata (internet allora era riservato a pochi amatori e non era un fenomeno di massa come lo è oggi, i telefoni cellulari con l’innovativa scheda iniziavano a diventarlo) vennero a Cori per occuparsi di quel caso che sconvolse l’Italia intera, intervistando molti coresi, scioccati per quello che era accaduto nella loro oasi di tranquillità.


Ci fu una condanna a trent’anni di reclusione nei tre gradi di giudizio nei confronti di Marco Canale: nei suoi pantaloni furono trovate delle tracce di sangue compatibili con quelle delle vittime. Nonostante questo, sono presenti dei lati oscuri in questo caso. Come mai le tracce di sangue che erano presenti nei pantaloni del colpevole erano minuscole con quel lago sanguineo fuoriuscito dalle vittime? Il responsabile fu arrestato oltre un mese dopo il delitto: non ebbe il tempo per distruggere le prove della sua colpevolezza, poiché i carabinieri sequestrarono i suoi pantaloni subito. O non lavò accuratamente i suoi pantaloni, oppure non fu il solo ad entrare in quella casa. Non credo che, se egli fosse innocente, i veri colpevoli abbiano macchiato i suoi indumenti per incolparlo, anche perché lui stesso durante il processo ammise di essere entrato nell’appartamento del delitto, nel primo pomeriggio di quel 9 marzo 1997, ma di aver trovato i due ragazzi già morti; tesi smentita da alcuni testimoni che la sera videro in giro nel paese le due vittime. Uno implicato in un delitto, che si dichiara non colpevole, se dice di avere dei complici conferma di aver partecipato al suddetto crimine. In qualche modo il reo c’entra: o il delitto l’ha commesso da solo, o dietro c’è qualcosa di più grande in cui anch’egli è coinvolto. Com’è possibile che Canale, dopo aver commesso il crimine, abbia camminato nelle strade di Cori, con i propri indumenti zuppi di sangue, senza aver dato nell’occhio? Egli dichiarò che quella domenica era appiedato e non aveva l’auto: aveva chiesto un passaggio da Cisterna a Cori. Fu anche visto qualcuno, di cui descrissero un vago aspetto, che gettava un sacco nei bidoni della spazzatura: forse l’omicida che gettava i propri indumenti dopo essersi cambiato (avrebbe potuto trattarsi di Canale o di un altro); in questo caso si tratterebbe di duplice omicidio premeditato. La povera ragazza non era invischiata in quelle storie di droga, in cui il ragazzo era dentro: ebbe la sfortuna di trovarsi nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato; se l’assassino fosse arrivato in quella casa un po' più tardi, chissà forse oggi sarebbe viva. Fa pensare l’altissimo numero di coltellate inferte alle vittime: evidentemente era l’effetto della droga; una persona lucida in un momento di rabbia, in cui perde il controllo, può sferzarne qualcuna, ma poi si ferma. Potrebbero esserci degli altri moventi, oltre a quello della droga, dietro questo terribile delitto: recentemente una televisione romana, parlando di questo fatto, ha ipotizzato un movente passionale omosessuale (https://www.youtube.com/watch?v=PuVokDewVdE).

 La casa di Via della Fortuna oggi

Personalmente ho dei ricordi legati alle due povere vittime, che conoscevo di vista: una volta lei mi chiese una sigaretta, io le dissi che le avevo finite, un’altra volta lui, una settimana prima che lo uccidessero, mi chiamò in un bar e mi disse se volevo giocare a biliardo, io acconsentii. Il giovane ucciso era estroverso, socievole, da quando si era stabilito a Cori faceva facilmente amicizia con tutti i ragazzi di allora: era tifoso del Napoli  ed era appassionato di musica, gli piaceva ascoltarla a tutto volume per ore e contemporaneamente pensare, come disse una volta ad alcuni in piazza, e chiedeva a qualche giovane suonatore di trovare la musica per dei versi che egli scriveva.

Parlando in generale e non parlando nello specifico di questo caso, di solito in molti omicidi le forze dell’ordine non indagano a 360°, soprattutto quando brancolano nel buio più completo, preferendo torchiare con minacce e pressioni psicologiche il primo che capita sotto, specie se notano che è debole, emotivo. Talvolta i medium contattati provano con delle sedute spiritiche, chiamando in causa le anime delle vittime, a cercare le verità dei delitti irrisolti. Nell’Italia meridionale molti assassinii rimangono dei casi aperti: gli inquirenti sanno chi sono i colpevoli ma non hanno le prove per incastrarli, oppure hanno timore di ritorsioni; sono consapevoli che potranno tenere per ore sotto interrogatorio i presunti colpevoli e che non confesseranno mai. Fortunatamente da noi gli omicidi sono molto rari (prima dell’ultima guerra mondiale erano più frequenti): avvengono ogni trenta – quarant’anni. Mi hanno riferito che a Cori nei primi anni ’60 ci fu un altro duplice omicidio: un infermiere in pensione uccise una signora, successivamente si liberò di uno scomodo testimone che sapeva. Ma quel caso fu subito risolto e non lascio dei dubbi aperti. 

martedì 28 febbraio 2017

345) ANCHE IL PD SI SPACCA



DOPO IL PDL FALLISCE ANCHE L’ESPERIENZA DEL PD E DEL BIPARTITISMO. LE GRANDI CORAZZATE MULTIFORMI CREATI PER INCREMENTARE I NUMERI NON FUNZIONANO. OCCASIONE DESTRA?


In occasione delle elezioni politiche 2008 nacquero due grandi partiti, non troppo centristi e non troppo estremisti, che avrebbero dovuto aprire l’era del bipartitismo. Al loro interno però erano presenti politici provenienti dalle estremità, i quali si scontravano frequentemente con coloro che si avvicinavano al centro, per cui bisognava, tra scontri vari, trovare una linea politica di sintesi che non sempre usciva. Dopo il fallimento dell’esperienza del Pdl, anche quella del Pd volge al termine. Il bipartitismo funziona bene negli Usa, in Gran Bretagna ed in altri paesi: due grandi partiti di precise tendenze da secoli prevalgono sugli altri; i due nostrani già citati, per la grande diversità delle anime che li componevano, hanno sempre trovato difficoltà a trovare delle linee programmatiche. Ugualmente avviene nelle coalizioni di governo: spesso i partiti alleati litigano per il programma e se non si giunge a dei compromessi, l’alleanza si rompe, ma almeno  i singoli partiti non si sfasciano. 


Nel caso del Partito Democratico, molti tra coloro che provenivano dal Pci, dal Pds, dal Ds, hanno mostrato spesso insofferenza nei confronti di Matteo Renzi, facendo di tutto per boicottarlo: abbiamo visto quanto è successo nell’ultimo referendum costituzionale. Lo hanno sempre contrastato per i metodi arroganti, su questo non posso dar loro torto, non per la sua provenienza centrista. Su Prodi, colui che ha voluto fortemente il Pd e anche lui ex democristiano, non hanno mai avuto nulla da ridire: lo vedevano come un trascinatore carismatico, la calamita che univa le molte anime del centrosinistra; la stessa funzione era svolta da Berlusconi dall’altra parte. Gli ex comunisti vogliono i cattolici nel Pd come propri vassalli: validi per raccattare qualche voto in più, ma guai se si impuntano sui temi etici (aborto, eutanasia, convivenze, ecc.). Di norma quei cattolici non hanno mai provocato tensioni all’interno del Pd per le politiche contrarie alla Chiesa: per loro l’essenziale è che il loro culto non venga soppresso.

Questa scissione che c’è stata all’interno del Pd, con i fuoriusciti dell’ala estrema, sarà una buona occasione per le forze di destra per riscattarsi attraverso il voto. La tenuta del governo potrebbe essere a rischio e non sono escluse le elezioni anticipate. Bisognerà vedere se questo nuovo soggetto di sinistra e il Pd si coalizzeranno o no. Se le molte anime del centrodestra non supereranno le ruggini e le rivalità avranno delle difficoltà ad affermarsi. I molti fuoriusciti di Forza Italia, analizzano questa situazione, tentando di tornare all’ovile. Siamo alle solite! Non c’è da fidarsi: come se ne sono già andati se ne andranno ancora.

domenica 19 febbraio 2017

344) LETTERA PER IL COMPLEANNO



Lettera di ringraziamento

Cari parenti commensali, qui riuniti in questo lauto banchetto per festeggiare il solenne anniversario della mia venuta al mondo, celebrato ufficialmente martedì scorso con la Santa Messa, è doveroso rivolgere qualche parola di riflessione e di ringraziamento. I miei pensieri mi portano indietro di dieci anni, in occasione del precedente mio compleanno dalla cifra tonda, allorquando allestii una piccola mostra personale sulla mia figura per pochi intimi. Nella migliore età, agii in quel senso perché auspicavo che quello che avevo realizzato sino ad allora potesse darmi una carica, spronarmi a fare sempre meglio per costruire il mio futuro. Dieci anni dopo, in un'età in cui una volta si era uomini responsabili, mentre oggi alcuni tendono a rimanere “eterni ragazzi” , anche se  non tutto è andato come sognavo, alcuni miglioramenti nella mia vita li ho ottenuti: riesco a guadagnare dei soldi mensilmente, ho acquistato un’automobile ed addirittura ogni tanto riesco a svagarmi, visitando qualche città italiana ed europea. Magari, per altri, queste mie conquiste sarebbero scontate e non significherebbero nulla, per me è tantissimo, anche perché bisogna considerare che c’è chi sta peggio. Così mia madre, che ha dovuto crescere tre figli da sola, può essere soddisfatta che il figlio che aveva maggiore difficoltà a trovare una strada, inizia ad ottenere qualcosa dalla vita. Un ringraziamento è doveroso nei confronti della mia famiglia: della mamma, di mio fratello e di mia sorella, i quali sempre mi hanno sostenuto, aiutato, indicato delle strade e sono stati prodighi di consigli, che non sempre ho ascoltato; ma non mi hanno mai forzato, lasciandomi piena libertà, consci della mia retta condotta. Grazie a mia cognata Silvia, ai suoi genitori e al piccolo Tommaso Raffaele, mio nipote, entrati a pieno titolo nella mia vita e nella famiglia. Grazie a Zio Piero e a Zia Margaret, alla loro bella famiglia anglo italiana, ai cari cugini che noi abbiamo visto nascere e crescere; ripenso ai tanti bei momenti passati insieme e alla piscina che ravvivava qualche mia giornata estiva. Grazie agli altri parenti e amici che in un modo o nell’altro mi sono stati accanto nella mia esistenza, sostenendomi. Un pensiero non può mancare per coloro ci hanno lasciato e che non sono più in mezzo a noi. Ora non so cosa il domani mi riserverà, come si evolverà la mia vita, se in meglio o in peggio: l’augurio è che, mettendoci tutta la buona volontà, possa arrivare a migliorarmi sempre di più, ottenendo degli altri positivi risultati e vivendo la vita giorno per giorno. La rimembranza di questi momenti conviviali, in cui il sottoscritto non è abituato più ad essere al centro dell’attenzione dai tempi della prima comunione e della cresima, possa essere un buon toccasana nei momenti difficili, per me e per voi tutti. Cari parenti, non concludo con il consueto vogliamoci bene e viviamo felici e contenti (frasi molte volte dette ipocritamente per rispettare il classico protocollo), vi esorto a vivere con moderazione, quel che basta per avere una vita dignitosa: senza abbattersi, scoraggiarsi, farsi prendere dallo sconforto; oppure non bisogna fare il contrario: strafare ed imporsi a tutti i costi. Poi potremo volerci bene, aiutandoci l’un l’altro.

Andrea Lucarelli 40° compleanno (1977 – 2017)

venerdì 10 febbraio 2017

343) LE FOIBE, UNA VIOLENZA NON CONSIDERATA




PER CELEBRARE IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE (UN DRAMMA A CUI SI CERCA DI NON DARE LA GIUSTA IMPORTANZA) CI SONO “LA CANZONE DEL QUARNARO” DI D’ANNUNZIO, CHE CELEBRA L’UNIONE DELLA VENEZIA GIULIA ALL’ITALIA, E “ANCHE LE PIETRE PARLANO ITALIANO”, PER OMAGGIARE I MARTIRI GIULIANI E IL LORO ESODO, CULMINATO CON LA SLAVIZZAZIONE DI QUELLE ITALIANISSIME TERRE.

In questi giorni ci sono state delle polemiche per gli annunci delle massime autorità dello Stato Italiano alla rinuncia a partecipare alle commemorazioni delle foibe, nei luoghi in cui furono trucidati gli italiani istriani – dalmati. Addirittura si sono tenute delle conferenze negazioniste. Il dramma dei Giuliani – Dalmati, che alla fine della Seconda Guerra Mondiale furono costretti ad un esodo di massa dalle loro terre per sfuggire alla pulizia etnica (che già aveva colpito molti loro conterranei), venendo malaccolti nelle maggiori città italiane, è stato per lungo tempo occultato; ancora oggi si cerca di non dargli molta considerazione. Molte località dell’Istria e della Dalmazia, appartenenti per molti secoli alla Serenissima Repubblica di Venezia, erano italianissime, anche oggi lo sono nello spirito. Esse fecero gran festa nel 1918 per l’annessione alla madrepatria italiana (anche se furono escluse delle città della costa dalmata, ad eccezione di Zara), così come la città di Fiume (la Conferenza di Pace di Versailles nel 1919 stabilì che fosse una cittadina indipendente) che accolse a braccia aperte Gabriele D’Annunzio e i suoi volontari, i quali tentarono invano di unirla all’Italia nel primo dopoguerra (l'annesione ci sarà definitivamente nel 1924). Oggi molti toponimi italiani sono stati mutati in croato e sloveno: Pula (Pola), Rijeka (Fiume), Rovinj (Rovigno), Koper (Capodistria), Cres (Cherso), Krk (Veglia), Opatija (Abbazia), Dubrovnik (Ragusa) e molti altri ancora. Ora, col politicamente corretto, non si sente un briciolo d’orgoglio nazionale e la maggioranza si adatta ai mutamenti, chiamando quelle località con i nomi slavi (“Pensa agli stolti che in televisione/Chiamano Dubrovnik Ragusa la bella”, recitano dei versi de “In Istria e in Dalmazia Anche le pietre parlano italiano”), tra le amare nostalgie dei giuliani – dalmati e riaprendo le loro antiche ferite. Il grido di dolore, che nonostante si è fatto di tutto per non farlo sentire, è più vivo che mai: tutta la patria italiana civile, nelle sue molteplici forme e caratteristiche da nord a sud, partecipa al dolore dei suoi figli, che erano collocati nei suoi naturali confini del Quarnaro: così aveva già stabilito l’Antica Roma, per delimitare le sue province italiane.

 

La canzone del Quarnaro

(La canzone del Quarnaro commemora l'impresa di tre MAS della Marina da guerra italiana, alla quale partecipò anche D'Annunzio.)

 

Siamo trenta d’una sorte,/e trentuno con la morte.
EIA, l’ultima!/Alalà!
Siamo trenta su tre gusci,/su tre tavole di ponte:/secco fegato, cuor duro,/cuoia dure, dura fronte,/mani macchine armi pronte,e la morte a paro a paro.
EIA, carne del Carnaro!/Alalà!
Con un’ostia tricolore/ognun s’è comunicato./Come piaga incrudelita/coce il rosso nel costato,/ed il verde disperato/rinforzisce il fiele amaro.
EIA, sale del Quarnaro!/Alalà!
Tutti tornano, o nessuno./Se non torna uno dei trenta/torna quella del trentuno,/quella che non ci spaventa,/con in pugno la sementa/da gittar nel solco avaro.
EIA, fondo del Quarnaro!/Alalà!
Quella torna, con in pugno/il buon seme della schiatta,/la fedel seminatrice,/dov’è merce la disfatta,/dove un Zanche la baratta/e la dà per un denaro.
EIA, pianto del Quarnaro!/Alalà!
Il profumo dell’Italia/è tra Unie e Promontore./Da Lussin, da Val d’Augusto/vien l’odor di Roma al cuore./Improvviso nasce un fiore/su dal bronzo e dall’acciaro.
EIA, patria del Quarnaro./Alalà!
Ecco l’isole di sasso/che l’ulivo fa d’argento./Ecco l’irte groppe, gli ossi/delle schiene, sottovento./Dolce è ogni albero stento,/ogni sasso arido è caro.
EIA, patria del Quarnaro!/Alalà!
Il lentisco il lauro il mirto/fanno incenso alla Levrera./Monta su per i valloni/la fumea di primavera,/copre tutta la costiera,senza luna e senza faro.
EIA, patria del Quarnaro!/Alalà!
Dentro i covi degli Uscocchi/sta la bora e ci dà posa./Abbiam Cherso per mezzana,/abbiam Veglia per isposa,/e la parentela ossosa/tutta a nozze di corsaro.
EIA, mirto del Quarnaro!/Alalà!
Festa grande. Albona rugge/ritta in piè su la collina./Il ruggito della belva/scrolla tutta Farasina.
Contro sfida leonina/ecco ragghio di somaro.
EIA, guardie del Quarnaro!/Alalà!
Fiume fa le luminarie/nuziali. In tutto l’arco/della notte fuochi e stelle./Sul suo scoglio erto è San Marco./E da ostro segna il varco/alla prua che vede chiaro.
EIA, sbarre del Quarnaro!/Alalà!
Dove son gli impiccatori/degli eroi? Tra le lenzuola?/Dove sono i portuali/che millantano da Pola?/A covar la gloriola/cinquantenne entro il riparo?
EIA, chiocce del Quarnaro!/Alalà!
Dove sono gli ammiragli/d’arzanà? Su la ciambella?/Santabarbara è sapone,/è capestro ogni cordella/nella ex voto navicella/dedicata a san Nazaro.
EIA, schiuma del Quamaro!/Alalà!
Da Lussin alla Merlera,/da Calluda ad Abazia,/per il largo e per il lungo/siam signori in signoria./Padre Dante, e con la scia/facciam "tutto il loco varo".
EIA, mastro del Quarnaro!/Alalà!
Siamo trenta su tre gusci,/su tre tavole di ponte:/secco fegato, cuor duro,/cuoia dure, dura fronte,/mani macchine armi pronte,/e la morte a paro a paro.
EIA, carne dal Carnaro!/Alalà!

Gabriele D’Annunzio 11 febbraio 1918.

Anche le pietre parlano italiano

 
Nave che mi porti sulla rotta istriana,/Nave quanti porti hai visto, nave italiana,/Nave che attraversi il golfo di Venezia,/Agile vai avanti anche solo per inerzia.
Portami veloce sulla costa polesana,/Corri più in fretta come una volpe verso la tana,/E tu signora bella non sarai più sola:/Danzeremo insieme nell'arena di Pola.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Istria non ti sembri strano:/Anche le pietre parlano italiano,/Anche le pietre parlano italiano.
Siamo nel Quarnaro e sempre più vicini/Solo ci circonda la danza dei delfini./E poi Arbe e Veglia ci guardano passare,/Anche dopo cinquant'anni non si può dimenticare.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Dalmazia non ti sembri strano:/Anche le pietre parlano italiano,/Anche le pietre parlano italiano.
Nave che mi porti sulla rotta di Junger,/Nave quanta gente è scappata da Fiume/Pensa agli stolti che in televisione/Chiamano Dubrovnik Ragusa la bella.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Italia non dimentichiamo/Quanto ha sofferto il popolo istriano,/Perché in Italia non dimentichiamo/Quanto sta soffrendo il popolo istriano.