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giovedì 15 giugno 2017

356) RISULTATI ELEZIONI COMUNALI CORI 2017

LA CORAGGIOSA ED IMPOSSIBILE SFIDA DI SORCECCHI E DEI SUOI STORICI PRODI CONTRO IL SISTEMA PD – SINISTRA, IL LORO IMPERO, LE LORO RAMIFICAZIONI, LE LORO ESALTAZIONI DI GRANDEZZA, SI È CONCLUSA COME TUTTI SI ASPETTAVANO: CON UN NULLA DI FATTO.


MAURO DE LILLIS
CORI E GIULIANELLO INSIEME
(unione partiti centrosinistra)
 voti 4.217 (79,01%)

Cochi Chiara 831, Afilani Ennio 827, Imperia Simonetta 573, Zampi Luca 499, Massotti Elisa 416, Betti Antonio 393, Tebaldi Annamaria 383, D’Elia Chiara 375, Fantini Paolo 362, Pistilli Sabrina 349, Felici Massimo 310, Proietti Aristide 304, Tuderti Amedeo 271, Nuglio Fausto 218, Lucarelli Serenella 105, Izzo Nicoletta 58.




ANGELO SORCECCHI
L’ALTRA CITTÀ
(indipendenti ed ex esponenti destra)
voti 1.120 (20,99%)

Silvi Germana 269, Della Vecchia Enrica 125, Carpineti Quintilio 122, Ducci Francesco 98, Bruschini Alessandro 97, Palliccia Angelo 73, Musa Bruno 60, Cecchi Nicola 60, Pecutari Iole 55, Giordani Alberto 49, Ciuffa Marco 35, Cucchiara Nicoletta 33, Tora Antonio 33, Troia Giancarlo 25, Necci Clivia 11.







Inscritti: 8.765
Votanti: 5.590 (63,78%)
Voti validi: 5.337 (95,26%)
Schede bianche: 45 (0,84%)
Schede nulle: 208 (3,9%)

Consiglio comunale
Maggioranza (Cori e Giulianello insieme): Mauro De Lillis (sindaco), Afilani Ennio, Cochi Chiara, Imperia Simonetta, Zampi Luca, Massotti Elisa, Betti Antonio, Tebaldi Annamaria, D’Elia Chiara, Fantini Paolo, Pistilli Sabrina, Felici Massimo.
Minoranza (L’altra città): Angelo Sorcecchi, Silvi Germana, Della Vecchia Enrica, Carpineti Quintilio, Ducci Francesco.



·        Analisi sulle elezioni comunali 2017
Le elezioni comunali di Cori 2017 si sono concluse con un nulla di fatto, sono andate come tutti si aspettavano: cioè con una netta vittoria del centrosinistra contro gli sfidanti della lista civica. Il miracolo non c’è stato: per miracolo s’intende che “L’altra città” si fosse attestata sul 40%. Comunque, o si perde per duemila voti o si perde per un voto, sempre cinque consiglieri toccano agli sconfitti. La lista “L’altra città” rispetto a “Territorio Comune” di cinque anni fa ha preso mille voti in meno, mentre “Cori e Giulianello insieme”  ha avuto una lievissima perdita rispetto al 2012. Quasi 1.500 elettori in meno ci sono stati in confronto alle precedenti comunali, quando si votò in due giorni: si direbbe che gli astenuti siano elettori di centrodestra, ma non è sicuro, anche perché quest’anno dovevano essere presenti i cinque stelle, che avrebbero stravolto gli orientamenti di voto. Non credo che se il centrodestra avesse presentato a sindaco Bruno Canale le cose sarebbero andate diversamente; per ripicca, molto probabilmente, il mancato candidato e gli altri della sua corrente hanno preferito virare a sinistra, dopo che gli stessi l’avevano criticata per molto tempo con durezza. Le percentuali del centrosinistra dal 2007 in poi sono state in continua crescita: soltanto la prima volta vinse con numeri accettabili (comunque anche in quell'occasione non ci fu partita, per la frammentazione del centrodestra diviso in due liste molto combattive tra loro), dopodiché sono state impressionanti. Quest’anno le cifre dei suoi candidati sono state ancor più spropositate: se si volesse confrontarle alle precedenti tornate elettorali andrebbero divise per due, a causa della novità della doppia preferenza introdotta recentemente. Quando si governa per lungo tempo gli assessori e i consiglieri comunali divengono dei punti di riferimento per i cittadini, che li contattano costantemente per chiudere aiuti e favori di ogni genere (è pure normale) e poi gli elettori mostrano la loro gratitudine nei loro confronti quando si va alle urne (se gli uomini di centrodestra, quando erano al governo cittadino, avessero messo da parte le beghe e i tornaconti personali, pensando al popolo, anche le loro preferenze sarebbero andate in costante aumento di volta in volta). Ormai la sinistra corese è radicalizzata in tutte le associazioni socio – culturali e folcloristiche: da lì escono fuori i perfetti candidati per il consiglio comunale. Evidentemente i coresi non vogliono cambiare: il degrado e l’incuria piace loro, poi ci sono le nuove lottizzazioni e le nuove cementificazioni che attirano molti. I Monti Lepini sono stati sempre rossi: Cori, Norma e Sezze hanno cambiato per pochi anni e poi sono ritornati all’antico. Nel nuovo consiglio comunale si nota uno svecchiamento: a parte i soliti Afilani e Cochi, i giovani hanno superato di gran lunga i vecchi nelle preferenze; ma è un miscuglio di vecchi consiglieri e di nuovi in entrambi gli schieramenti. Gli bocciati eccellenti  nella maggioranza sono: Fausto Nuglio e Aristide Proietti. Nell'opposizione c’è stata la staffetta in Casa Silvi tra Evaristo e Germana, inoltre sono entrati in consiglio Carpineti e Ducci, che da tempo lavoravano dietro le quinte insieme alla stessa Germana Silvi. Una mossa azzeccata è stata da parte de “L’altra Città” la candidatura di Della Vecchia, mentre ha fatto cilecca il quotato Nicola Cecchi, al quale io ho dato una delle due preferenze, così come i vecchi consiglieri di destra candidati quest’anno. Spetta di diritto un seggio al candidato sindaco sconfitto Sorcecchi, il quale è presente da anni al Consiglio Comunale ad intermittenza: una consiliatura si e una consiliatura no. Molti prevedono che questo consiglio non arriverà a fine mandato: a causa degli elevati debiti verrà commissariato; vedremo. Mi auguro per tutti gli eletti che la politica non diventi una professione, ma solo un sovrappiù per il bene della collettività: ognuno lavori per guadagnarsi da vivere. Ad alcune persone non bastano la carriera professionale e gli elevati emolumenti che ottengono dai loro lavori e cercano la politica per incrementare ulteriormente il prestigio e i guadagni personali, spesso rinnegando anni ed anni di vecchi ideali. I vincitori hanno condotto una campagna elettorale pacata, raffinata (tavolino, sedie, acqua), snobbando gli avversari che si sgolavano e non si abbassavano a risponder loro, se non attaccandoli in privato sul piano personale: erano sicuri che il risultato non sarebbe stato in “ballo”. Quando è tornato in pista il tanghero (argentino) è cambiato tutto: tutti sono tornati a ballare e ci sono stati movimento e animazione.

·        Per Tommaso Conti
Uno quando è sindaco (e pure laureato) dovrebbe assumere un atteggiamento decoroso e non comportamenti volgari e offensivi verso gli altri: quella carica non dà mica il diritto di trattare come pezze da piedi molta gente (sono comportamenti arroganti che ricordano quei padroni di una volta che il Pci osteggiava). Anche se egli fa scena, infastidisce ugualmente. Al corese piace questo genere di persona: non capita che uno comportandosi in quei modi si fa una brutta nomina; al contrario: se il sindaco uscente si fosse ripresentato lo avrebbero rieletto tutti in massa. Una volta egli non era così: il successo lo ha cambiato. Nel suo ultimo comizio ha dichiarato di essere sceso in campo per distruggere il suo avversario, che ha apostrofato con un termine dispregiativo, affermando di aver raggiunto il suo scopo. Se si riferiva al suo predecessore, gli rispondo che almeno quello qualcosa per Cori l’ha realizzato; cosa è stato fatto negli ultimi tempi oltre all'erba alta, dove prolificano insetti e ratti, oltre ai debiti e ai parcheggi abusivi nelle zone pedonali? Ancora cita il fascismo, l’antifascismo, la resistenza: Conti in che epoca vive? Non segue ciò che accade in tutta Europa con gli attentati? In secondo luogo nell'italiano medio la pregiudiziale anticomunista prevale su quella antifascista, come risultò da un sondaggio che Berlusconi fece poco prima di entrare in politica: lo sfruttò e vinse le elezioni a sorpresa. Terzo, quando i derivati del Msi hanno governato, sia nel governo centrale, sia negli enti locali, il fascismo non l’ha mai visto nessuno. Io ho avuto un battibecco con l’ex sindaco, o sindaco emerito, e mi hanno costretto a scusarmi con lui, con la motivazione che non dovevo mancar di rispetto a una persona più grande e sindaco. Ho chiesto scusa: la cosa non è stata reciproca. Qualche giorno dopo alcuni militanti di sinistra con prepotenza non hanno portato rispetto ad un anziano presidente di un seggio elettorale, che ligio al dovere, voleva far rispettare scrupolosamente le regole. La norme prevedono che si vota con il documento e che di rappresentanti per ogni lista uno è effettivo, l’altro è riserva: se il presidente intende attuare quei regolamenti non gli si può dire nulla. 

Tanti auguri al nuovo sindaco De Lillis, a tutti gli eletti e buone cose a Conti. 

venerdì 9 giugno 2017

355) LATINA CALCIO FINE DI UN SOGNO



LA SOCIETÀ DEL LATINA CALCIO DOPO QUATTRO ANNI DI SERIE B È RETROCESSA, È FALLITA E RIPARTIRÀ DAI DILETTANTI.


Per quattro anni il nostro territorio ha avuto molta notorietà attraverso il Latina Calcio, il quale ha militato nel Campionato Nazionale di Serie B: la seconda serie nazionale dello sport più popolare. Ogni qualvolta che facevo la Strada Pontina da Roma, con un pizzico d’orgoglio, pensavo alle squadre avversarie del Latina, e anche ai loro tifosi, che la percorrevano, dopo essere atterrate a Fiumicino, sempre che non avessero fatto l’intero percorso in torpedone, andando alla scoperta di quell’angolo d’Italia, il nostro. I moltissimi appassionati di pallone di tutta Italia si tengono continuamente aggiornati sulle ultime novità delle serie calcistiche maggiori, che per quattro anni hanno riguardato anche il Latina. Dopo essersi informati sul calcio, gli stessi prendevano informazioni sulla città di Latina e sul territorio limitrofo: oggi è molto facile farlo con i moderni mezzi informatici. La suddetta società calcistica ebbe il maggior apice, quando sfiorò la promozione in Serie A, nel primo anno di Serie B, dopodiché ha vissuto stagioni mediocri, conquistando delle sudate salvezze e arrivando al penultimo posto quest’anno, tanto da retrocedere. Nel corso dell’ultima stagione c’è stato il cambio di proprietà: i nuovi acquirenti pensavano di fare un buon affare, tanto da lanciare dei proclami (Serie A, nuovo stadio), non immaginando di trovarsi ad avere a che fare col fallimento. Tante altre società di Serie B hanno dei debiti molto superiori a quelli che aveva il Latina Calcio, ma li dichiarano nei bilanci e riescono ad andare avanti, mentre i conti del Latina erano truccati e furono scoperti tramite l’inchiesta giudiziaria “Olimpia”. Nelle grandi società di Serie A, che hanno delle grandi multinazionali alle spalle, avvengono frequenti ricapitalizzazioni per coprire i disavanzi economici; altre invece fanno affari, comprando a poco presso giocatori sconosciuti, facendoli crescere di qualità e di valore economico, per poi rivenderli a fior di milioni: è il caso della SSLazio.


Gli ultimi proprietari della società calcistica pontina, dopo aver smantellato per questioni economiche una rosa competitiva nel mercato invernale, hanno bleffato per alcuni mesi, dichiarando a più riprese che, attraverso il fallimento pilotato, avrebbero continuato a gestire la compagine, risanandola: non è andata così e i tifosi che avevano abboccato, illudendosi, ci sono rimasti molto male. In effetti quei signori si sono fatti un po’ di conti: se la squadra fosse riuscita a mantenere la categoria, sarebbero entrati più soldi, tramite i diritti televisivi e gli sponsor, quest’ultimi sono sempre pronti a sborsare fior di quattrini per ottenere un’eccellente visibilità in un campionato d’alto livello. Nel campionato di Lega Pro (da poco tornato a chiamarsi Serie C) ci sono meno guadagni, per cui ci sarebbe voluto più tempo per risanare i debiti. La vecchia società ha chiuso i battenti dopo essere stata dichiarata fallita e se ne costituirà un’altra che ripartirà dai dal calcio dilettantistico. Per alcuni versi sarà anche un bene ripartire da zero, piuttosto che tenere attiva la vecchia società e portarsi dietro i vecchi problemi. Quella del Latina Calcio è sempre stata una piccola realtà che, tra frequenti fallimenti, ha sempre militato tra la Serie D e la C2; gli ultimi anni nel grande calcio sono stati un’eccezione. La stessa cosa succede spesso a molte altre società sportive che hanno dei momenti di gloria e poi sprofondano, spariscono, vengono rifondate, ripartendo dal basso. Questi cambiamenti totali e rapidi, talvolta colgono impreparate le città che non dispongono di adeguate infrastrutture per gli eventi sportivi di alto rango: è il caso di Latina, che non avrebbe avuto un impianto sportivo adeguato se la sua squadra fosse arrivata nella massima serie calcistica; solo recentemente il suo stadio è stato ampliato, quando ormai non serviva più. Tante volte le società sportive piccole, andando oltre i loro limiti e le loro possibilità, fanno gioire e sognare i loro tifosi, per poi cadere nel baratro, così da far piombare gli appassionati nello sconforto. Allora non sarebbe meglio rimanere nell’anonimato calcistico e non compiere quei passi da gigante per elevarsi di rango? Non saprei…..

domenica 28 maggio 2017

354) LE ELEZIONI COMUNALI DI CORI 2017



SONO STATE PRESENTATE LE LISTE PER LE ELEZIONI COMUNALI DEL PROSSIMO 11 GIUGNO, CHE SARANNO SOLO DUE. LA PREPARAZIONE DELLE SUDDETTE LISTE SONO STATE ALL’INSEGNA DEI COLPI DI SCENA E DELL’INDIFFERENZA GENERALE: TRA CANDIDATURE ANNUNCIATE DA MESI E POI SALTATE, CLAMOROSI CAMBI DI SCHIERAMENTO, ESCLUSIONE DEGLI INSIDIOSI (E PASTICCIONI) CINQUE STELLE E  POLITICA COMUNALE FERMA NEGLI ULTIMI MESI. SARÀ LA PATATA BOLLENTE DEGLI ELEVATI DEBITI COMUNALI CHE HA CAUSATO LA DIFFICILE COMPOSIZIONE DELLE LISTE ELETTORALI?


MAURO DE LILLIS

CORI E GIULIANELLO INSIEME

(unione partiti centrosinistra)


Afilani Ennio, Betti Antonio, Cochi Chiara, D’Elia Chiara, Fantini Paolo, Felici Massimo, Imperia Simonetta, Izzo Nicoletta, Lucarelli Serenella, Massotti Elisa, Nuglio Fausto, Pistilli Sabrina, Proietti Aristide, Tebaldi Annamaria, Tuderti Amedeo, Zampi Luca.






ANGELO SORCECCHI

L’ALTRA CITTÀ

(indipendenti ed ex esponenti destra)


Ducci Francesco, Cecchi Nicola, Palliccia Angelo, Silvi Germana, Carpineti Quintilio, Ciuffa Marco, Musa Bruno, Cucchiara Nicoletta, Bruschini Alessandro, Troia Giancarlo, Necci Clivia, Pecutari Iole, Giordani Alberto, Della Vecchia Enrica, Tora Antonio.





La clamorosa stecca dei Cinque Stelle
Nelle suddette elezioni comunali sono presenti solamente due liste (una sorta di ballottaggio al primo turno): è il minimo storico per Cori da quando vige l’elezione diretta del sindaco. Avrebbero dovuto essere tre le liste, ma una, quella dei Cinque Stelle, è stata esclusa, poiché la stessa ha presentato un numero di candidati insufficienti alla contesa elettorale. I Cinque Stelle, dopo aver rinunciato a presentarsi nelle precedenti votazioni, quando il movimento era agli esordi, da mesi, da anni, stavano preparandosi alle elezioni. La sinistra nostrana era molto preoccupata che il voto di protesta che ha travolto molte amministrazioni loro amiche in Provincia di Roma, a vantaggio dei penta stellati, si estendesse anche da noi: tant’è vero che lo scorso settembre, in una festa del M5S a Cori, i loro esponenti hanno seguito con attenzione, con trepidazione, i dibattiti dei nuovi amministratori comunali, romani e grillini, giunti a Cori. Ora il centrosinistrà può tirare un sospiro di sollievo, pensando che nessuno potrà insidiarlo. Penso che se il Movimento Cinque Stelle si fosse presentato, avrebbe tolto molti voti alle due liste, ma difficilmente si sarebbe affermato: già non sono riusciti a trovare candidati, figuriamoci a calamitare voti. E aggiungo la loro inesperienza in caso di vittoria.

Rivoluzione a destra e le candidature annunciate e saltate
La lista civica che fa riferimento al centrodestra è completamente rivoluzionata nella formula della composizione: infatti nessun candidato appartiene più ad alcun partito (l’ossatura proviene da quella che un tempo era Alleanza Nazionale). Dopo il fiasco del 2012, allorquando non funzionò riappiccicare all’ultimo minuto i cocci dell’amministrazione Bianchi, aggiungendo poche novità, compresa la più importante alla carica di sindaco, che si pensava potesse essere la mossa vincente, perché era legata alla Presidente del Lazio, si è deciso di cambiare completamente strategia. Angelo Sorcecchi, che ha una buona esperienza in politica ed è stato anche amministratore comunale, ha accettato di buon grado questa sfida. Era uno dei pochi indicati, gli altri della sua corrente, che sedevano all’opposizione in Consiglio Comunale, erano sul viale del ritiro. Lo abbiamo visto anche dalle loro poche iniziative di opposizione, specie nella scadenza elettorale, quando di solito si intensificano le azioni politiche di contrasto. C’era Bruno Canale che da mesi stava preparando a candidarsi a sindaco ed ha rinunciato: perché aspirava ad essere il candidato di tutto il centrodestra o per altre ragioni? Dall’altra parte la candidatura forte annunciata e saltata è stata quella di Ennio Afilani. In generale per queste comunali c’è stato meno movimento, meno passione e meno interesse rispetto all’ansia, all’attesa, all’entusiasmo delle precedenti. Tutti si sono mossi nell’ombra, senza reclamizzare molto le loro trattative ed iniziative.

Il caso Betti e gli altri centristi
Sarei tentato di dire che il cambio di schieramento di Antonio Betti ha dell’incredibile, ma non lo faccio perché lui e gli altri del sua vecchio partito ci hanno abituato da tempo agli scossoni, ai voltafaccia, ad essere precari e non fissi nelle coalizioni politiche. Ma suona un po’ strano ugualmente: basta rileggere gli articoli suoi e della signora di qualche tempo fa, non proprio filo sinistra; anche in campo amministrativo locale egli è stato molto critico nella prima parte dell’amministrazione Conti. Non è che questo centrosinistra, dove il dottore è approdato, sia una sinistra moderata orientata al centro, qui si tratta del vecchio centrosinistra prodiano con le frange estreme. Da ciò che ho captato non l’ha presa bene il suo vecchio mentore politico. Cito il 2012, quando erano organizzati come Udc e cercarono l’accordo con la sinistra, pensando di essere decisivi: se allora la sinistra avesse detto si, tutti sarebbero andati da quella parte e avrebbero rinnegato la loro politica precedente. Idem Antonio Belliazzi: leggendo un suo scritto è euforico per il centrosinistra (la sua provenienza, dove anche lui lì era precario), l’altra volta lo era per Donna Cristina e gli altri della sua lista. Nelle precedenti elezioni comunali molti capirono che per la destra a Cori non c’era più speranza e….. Non ci sono leggi che vietano di passare da una parte politica all’altra: se è una scelta giusta o sbagliata lo giudicano gli elettori. La storia ha insegnato che non sempre un consigliere comunale che ha cambiato sponda è stato punito dall’elettorato.

Il programma del centrosinistra con la patata bollente dei debiti
Il nostro comune è indebitato per molti milioni di euro: è normale che gli enti pubblici abbiano le loro molte spese e i loro pochi incassi. Allora perché ci fu tutta quella indignazione per i debiti che ci furono sotto l’amministrazione di Tommaso Bianchi, il quale iniziò a riaggiustare Cori? Gli elevati debiti sono stata la causa per cui la sinistra ha avuto molta difficoltà a trovare un candidato sindaco? La scelta è ricaduta, dopo molte titubanze, spaccature e polemiche sull’assessore al Bilancio  ed esponente Pd Mauro Primo De Lillis, tramite le votazioni primarie. Leggendo il programma del centrosinistra, mi chiedo come intenderanno attuarlo con gli elevati debiti. L’arredo urbano hanno avuto tutto questo tempo per realizzarlo: magari avrebbero potuto chiedere dei finanziamenti alla Regione, che ha il loro stesso colore politico, sempre che non avesse chiuso i rubinetti. La giornata Fai ha portato moltissimi turisti a Cori: li hanno portati, non ci sono venuti di loro iniziativa; se il paese non viene sistemato (sia nel centro storico, sia nelle zone nuove) non attira nessuno, nonostante le molte attrattive. Un altro punto sono i partiti estremi alleati col Pd: si va in controtendenza rispetto alla politica di Renzi. Fermo restando che siamo in un piccolo paese, dove si formano piccoli cartelli elettorali ed ogni singolo candidato, ogni singolo voto, è prezioso e non si litiga sui programmi come nel governo centrale, quei movimenti, messi insieme, su base nazionale varranno il 3 – 4%, a Cori hanno concesso un’importanza che non concede loro il Pd nazionale. Vediamo i tragici fatti di sangue che accadono puntualmente in Europa e loro, sentendo qualche comizio, vogliono il caos migratorio senza regole.

Io, le mie opinioni e la candidatura
Questi sono i pensieri di un libero cittadino che sfrutta l’opportunità che dà questa tecnologia e che dal 1995 vota per le elezioni comunali, lo farà anche il prossimo 11 giugno: in tutte le elezioni ha seguito attentamente l’evolversi delle vicende, dei dibattiti, per poi decidere a chi dare la preferenza. Non influenzerà l’elettorato, visto e considerato che circa il 5 – 6% di coloro che voteranno visita il suo sito, perlopiù persone che hanno a che fare con la politica. Comunque, chiunque vincerà per lui non cambierà nulla. Se qualcuno, candidato o non, volesse intervenire, scrivendo i suoi pensieri, in toni garbati, riguardanti queste opinioni gli farà piacere, ma non crede che ciò avverrà: non c’è grande visibilità, anche per farsi propaganda. Ogni schieramento seleziona bene i propri concorrenti alla contesa elettorale, scegliendo coloro che possano attirare più consensi possibili. Questa volta liste di disturbo non ce ne sono: in tale caso è difficile trovare candidati per far numero. Qualcuno potrebbe dirmi: ma tu che parli tanto perché non ti sei messo in lista? Non necessariamente occorre essere candidato per esprimere un parere: l’elettore ha pienamente diritto di pronunciarsi, è lui che decide; di candidarmi non me lo ha mai chiesto nessuno e anche se, in qualunque schieramento, me lo avessero chiesto, avrei rigettato la proposta. Per candidarsi ci vogliono carattere, carisma e faccia tosta, nemmeno sarei capace di recitare una parte con persone che conosco poco o per niente, a fare il sorrisetto, a dire: “come va? Come stai?” Chiedi i voti e tanti ti dicono, solo per levarti di torno, di stare tranquillo e ti voteranno, ma poi non lo faranno. Non chiedi a nessuno di votarti, neanche ai parenti e ai migliori conoscenti, non ti voti nemmeno da solo, per vedere quanti credono in te; io, anche se prendessi due o tre voti, sarei contento: sono persone che ti hanno dato fiducia senza nessuna pressione. Se non prendi neanche una preferenza qualcuno potrebbe anche irriderti. Se poi sei eletto, allora verranno tutti da te a chiedere se puoi fare questo o quello, dicendo che ti hanno votato anche se non l’hanno fatto.

domenica 21 maggio 2017

353) L’ITALIA CHE AMIAMO DELLE TRADIZIONI RELIGIOSE



·        L’Italia che amiamo/ Le sagre, le processioni, le feste di popolo. Quando la Tradizione è vita

del

All’articolo di Mario Bozzi Sentieri vanno riservati meritata attenzione ed adeguato consenso, perché mette l’accento, un accento tanto misurato quanto avveduto, sul culto delle “sagre”  diffuso e avvertito dall’Alto Adige alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Puglia.
Si tratta – osserva giustamente – di «un culto laico ed insieme religioso, per la capacità che ha di unire il sacro con il profano, il tempo della festa fa emergere una volontà di condivisione e di gioiosa partecipazione, che pareva soffocata dai meccanismi del consumismo di massa».
Sono nato e vivo a Tivoli, città di circa 60 mila abitanti, caposaldo di una vasta area, confinante con le province di Rieti, di L’Aquila e di Frosinone, ricca di insediamenti comunali vetusti, dalle tradizioni consolidate da secoli, in cui vengono, nel corso dell’anno con sagre e cerimonie religiose , «riprodotti e rappresentati modi e modelli di vita comunitaria che si pensavano travolti dalla modernità» e che all’opposto sono conservati e tramandati anche di fronte alle insidie rappresentate dalle mode e della mentalità della vicina metropoli.
Concordo totalmente che «basta appena immergersi, senza grette prevenzioni, in una delle tante celebrazioni che punteggiano l’Italia, annunciate da squillanti manifesti murali. Parla la Tradizione», che non è solo estiva ma trova occasioni anche negli altri mesi dell’anno.
E’ vero che in ogni località ed in ogni festa, si manifesta la «singolare miscela religiosa e profana, fatta di Madonne e di riti propiziatori, di fuochi celebrativi e di Santi Patroni, di oroscopi e di Fede, di bancarelle e di incenso». La religiosità  non scompare, vive, però, in un ambito diverso, spesso solo sopportato e mai vissuto e condiviso sinceramente dal clero postconciliare e protestantizzato, soprattutto con la presenza sempre più diffusa di sacerdoti del Terzo mondo, nati e cresciuti con mentalità diverse, se non opposte a quelle dei nostri centri.
Nella mia città si celebra il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, da secoli una cerimonia religiosa, la c.d. “Inchinata“, in cui due immagini, quella del Salvatore e quella della Madonna si incontrano dopo un lungo percorso, scambiandosi un triplice inchino tra il tripudio pirotecnico e la devota partecipazione di centinaia di cittadini. In precedenza il Trittico del Salvatore compie altre soste, piene di significati e di insegnamenti morali, la benedizione delle acque dell’Aniene, un tempo minaccia costante della città con le piene alluvionali, ed il “bacio della soglia del dolore“ all’ingresso dell’Ospedale. Si tratta di passaggi consolidati nei secoli ma tali da rappresentare ancora oggi «la risposta del “Paese reale” allo smarrimento contemporaneo, a certa cultura impopolare, alla mancanza d’identità chiare», a certe tentazioni esibizionistiche, all’irrisione laica e al nichilismo consumistico. Si tratta di momenti da conservare, momenti da conservare nel cuore e nella mente per il resto dell’anno, perché essi possono «aiutare a riflettere su ciò che siamo veramente, come popolo, e su ciò che potremmo essere. In fondo, il futuro ha un cuore antico … ».



·        La festa della Madonna del Soccorso a Cori regge bene, nonostante qualche segnale di declino

 Processione del 2006

Adattando il precedente articolo al mio mondo, al mio paese, il pensiero corre alla festa padronale della Madonna del Soccorso, la più importante di Cori, che coinvolge l’intera cittadina e non i singoli rioni come le altre ricorrenze religiose paesane. Le altre feste religiose rionali del luogo sono in perenne declino (Sant’Antonio, Madonna del Rosario, San Tommaso da Cori e soprattutto Sant’Oliva, la vecchia patrona di Cori dimenticata), la festa della Madonna del Soccorso invece no: ha retto bene l’urto degli stravolgimenti socioeconomici degli ultimi decenni. Anticamente, quando c’erano pochissimi divertimenti e spassi, le feste paesane, comprendenti le processioni e le fiere, erano viste come dei momenti di svago, per staccare la spina dal durissimo ritmo delle fatiche quotidiane, e per mangiare meglio e di più. Oggi con i miglioramenti delle condizioni di vita, con gli svariati divertimenti e svaghi, con la perenne secolarizzazione della società, le masse non hanno a cuore come prima le tradizioni paesane. Ma ultimamente si è notata questa gelosa riscoperta delle tradizioni religiose locali, da contrapporre al politicamente corretto, al mondialismo, alla globalizzazione, al rinnegamento della propria cultura e all’imposizione di quella altrui. Fortunatamente c’è ancora chi si prodiga con fervente passione a mantenere viva la memoria storica del luogo in cui vive. Dicevo che la Festa del Soccorso è ancora molto sentita, è vero, ma ho notato qualche segnale di declino. Nella sua processione qualche fedele è diminuito: infatti nel lungo percorso cittadino, da Cori Valle a Cori Alto, arrivando fino al Monte della Ginestra, prima bisognava attendere oltre 40 minuti per vedere il corteo dall’inizio alla fine, mentre quest’anno l’attesa è stata di mezz’ora scarsa.


 Processione del 1993

I canti popolari antichi tipici della Processione del Soccorso, delle donne vestite di verde, scalze, con in braccio grossissimi ceri e che hanno fatto voto per grazia ricevuta, stanno sparendo. Quelle donne sono morte tutte, solo qualche fedele prova a tenere viva quella tradizione. Anni addietro avevo lanciato un appello non raccolto, affinché quell’usanza, che era una caratteristica della processione, non morisse del tutto. Durante le feste del Soccorso passate, le parole di quei canti popolari mi risuonavano in testa nelle ore successive alla processione, non sentendo i frastuoni delle giostre, della festa civile in piazza ed era una bella sensazione, che accresceva ulteriormente con l’assaggio dei prodotti enogastronomici tipici paesani. Tutte le Madonne, ovunque si trovino, anticamente avevano le loro madonnare che intonavano “viva, viva, sempre viva…” La festa civile è stata altrettanto bella: ci saranno meno introiti rispetto al passato, ma la generosità di alcune discrete aziende del paese fa sì che ci siano sempre dei concerti di affermati cantautori e di altri piccoli gruppi locali. Non solo i canti religiosi antichi delle processioni mi piacciono, apprezzo anche la musica leggera moderna. A tal proposito, alcuni anni fa ci misi tutta la buona volontà ad avvicinarmi a quell’ambiente, cercando di vincere le diffidenze; c’era un gruppo musicale che organizzava anche altre attività culturali e fondò un piccolo giornale: io era da poco che avevo il blog e pensavo di fare una buona cosa parlando della creazione di quel giornalino. Credevo di ricevere dei compiacimenti, ma al contrario ricevetti freddezza, indifferenza: non capii il perché. Eppure ne avevo parlato bene, mica male. Morale: uno nonostante ce la metta tutta per apprezzare, per valorizzare, qualche cosa del luogo in cui vive, qualunque cosa fa non va mai bene. Vale anche per la Festa del Soccorso, dove sacro e profano si incrociano sempre, e che fa parte di quell’Italia che amiamo.

sabato 13 maggio 2017

352) I SEGRETI DI FATIMA CON NOI E IL MONDO ODIERNO



CENT’ANNI FA CI FU L’APPARIZIONE DELLA MADONNA A FATIMA AI TRE PASTORELLI. CI SARÀ DEL VERO MA C’È QUALCHE ELEMENTO POCO CHIARO E LE ODIERNE POSIZIONI DELLA CHIESA NON SONO COME ALLORA. OGNI FEDELE HA LA SUA MADONNA CHE SI AVVICINA DI PIÙ AL SUO MONDO. 


Oggi, a cent’anni di distanza dai messaggi della Madonna a Fatima, apparsa ai tre pastorelli, Papa Francesco ha proclamato santi due dei veggenti che morirono in giovanissima età. Le profezie furono le seguenti: fine della Prima Guerra Mondiale, inizio di un regime in Russia contro la Chiesa, inizio della Seconda Guerra Mondiale, visione dell’inferno, uccisione di un papa. Bisogna innanzitutto vedere in quale contesto storico ci furono queste apparizioni: era il 1917, la Grande Guerra era in pieno svolgimento, la Rivoluzione Russa era agi inizi e in Portogallo c’era un governo repubblicano anticlericale.

Un po’ di perplessità rimane, considerando che queste profezie sono state rivelate dopo che erano accadute, tenendo conto che non c’è accenno ad altre dittature feroci che sarebbero arrivate e analizzando l’uccisione del papa, il quale subì un attentato ma si salvò. Penso che qualcosa di vero ci sia in quelle apparizioni di cent’anni fa, anche perché molti giornali portoghesi dell’epoca descrissero “il miracolo del sole” che ci fu nell’ultima comparsa della Madonna (pioveva a dirotto, improvvisamente il sole cambiò colore, sembrando che volesse precipitare e di colpo tutto tornò asciutto), ma poi ognuno ha interpretato a suo modo quei fenomeni, attraverso delle proprie versione personali, articoli, libri, eccetera. Ancora oggi emergono nuovi particolari, come ad esempio l’abbigliamento della Madonna, diverso da quello sin qui conosciuto: probabilmente era quello della Palestina al tempo di Gesù. Solo i tre veggenti semianalfabeti sapevano con precisione ciò che era avvenuto tra loro e la Vergine Maria.



Era il comunismo ateo che allora incuteva terrore: infatti qualche miscredente sostiene che quelle visioni sarebbero state una messa inscena per far allontanare la gente dai regimi irreligiosi. Nei nostri tempi Papa Francesco più di qualche volta ha dichiarato che il Comunismo non si allontana di molto dal Cristianesimo: questa posizione non è in contrasto con quanto accadde cent’anni fa a Fatima? Verissimo che nel corso della storia ci sono stati moltissimi martiri perseguitati per mano dei regimi atei, però altrettanti sono stati martirizzati ad  opera dei fanatici d'altre religioni, di cui nei messaggi di Fatima non c’è nessun accenno, se non in modo approssimativo: il papa che cammina sui molti cadaveri dei cristiani, pregando per loro. La Chiesa non con tutti coloro che la perseguitano si schiera contro apertamente. La stessa prende con le molle tutti i miracoli e le apparizioni (veri o presunti), studiando tutto con accurata cura prima di riconoscere un fenomeno soprannaturale ufficialmente: è il caso della Madonna di Medjugorje, la cui apparizione non è dichiarata; molti clericali sono scettici, tra cui l’odierno Pontefice. Essi sanno che se questi eventi inspiegabili si rileveranno delle bufale, l’immagine della Religione Cattolica verrà compromessa ulteriormente.


Il turismo religioso dà linfa a nazioni economicamente non molto progredite come il Portogallo: lo constatai personalmente lo scorso anno e vidi il Santuario di Fatima in restauro per il centenario delle apparizioni. Si prova soggezione a sentir parlare delle apparizioni mariane  più famose con tutti i connessi, con l’aggiunta che si vedono, in alcuni aspetti, come lontane da noi. La Madonna della Madonna del Soccorso, in cui i questi giorni si celebra la festa, non mette alcuna paura perché è più vicina al nostro mondo: nel paesello attira tutti, anche chi non crede. Eppure è strano, perché la Madonna, in qualunque parte del mondo si trovi, è sempre quella.

domenica 30 aprile 2017

351) LA CONNIVENZA TRA ONG E TRAFFICANTI DI UOMINI



MENTRE ALCUNI ITALIANI NON CE LA FANNO PIÙ A TIRARE AVANTI GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON CONOSCONO LIMITI (MA GIÀ SI SAPEVA): ORA ANCHE QUALCHE ONG È COINVOLTA.




In questi giorni ci sono state molte polemiche sui grandi mezzi di informazione, inerenti ai salvataggi in mare (o presunti tali) delle grandi navi delle associazioni umanitarie (Ong) verso gli immigrati clandestini. Secondo le fonti Frontex e dalla documentazione con prove, sembra che i trafficanti di uomini diano appuntamento a quelle navi, addirittura in acque territoriali libiche. Il codice nautico prevede il salvataggio dei naufraghi, dicendo che devono essere scaricati nel porto più vicino; in quei casi i porti più vicini sono situati in Libia, in Tunisia. Seconda cosa: nella nostra circostanza il termine naufrago è inappropriato, poiché questi viaggiatori marittimi si buttano volontariamente alla deriva, sfruttando eccessivamente il dovere di salvataggio delle motovedette, che sono appositamente presenti in quei mari per loro.



Se essi sapessero che su quelle carrette galleggianti nessuno li soccorrerebbe, per poi essere serviti e riveriti in Italia, quasi nessuno si avventurerebbe in mare aperto.  Infatti prima arrivavano via mare molte meno persone e soltanto nel periodo estivo, non tutto l’anno come adesso. Il numero degli arrivi è cresciuto, ma anche quello delle vittime. Tra tutta questa gente che ci portano di profughi ce ne sono pochissimi, lo si nota anche dai loro fisici, la maggioranza o è migrante economico o uno che sfrutta il dovere dell’accoglienza, con tutti gli annessi e i connessi: difatti oltre la metà delle domande di asilo politico è stata bocciata. Le grandi navi delle Ong hanno altissimi costi che neanche la Marina Militare può permettersi: qualche voce sussurra che i loro occulti finanziatori, vogliano destabilizzare la nostra economia. Perché queste organizzazioni non impiegano quel denaro per opere umanitarie? Se proprio tengono ad andare a prelevare gli immigrati clandestini, perché non li portano in altre nazioni d’Europa, tra le quali Francia e Spagna, visto che l’Italia e anche la Grecia non ce la fanno più: ne hanno già accolti tantissimi.  



Ormai questo traffico è diventato un nuovo ramo economico, non solo per i grandi trafficanti, che dalla droga si sono spostati sul commercio umano. Ci sono coloro che affermano che questi arrivi sono un fenomeno positivo, per fattori demografici (infischiandosene delle problematiche che comporta): se fosse così bisognerebbe premiare i responsabili di queste disumane tratte e non perseguirli penalmente. In televisione raccontano storie di tanti italiani in crisi che nessuno tratta coi guanti bianchi. Anche così si ingrossano le tensioni sociali e il razzismo.

sabato 22 aprile 2017

350) TURISMO A VENEZIA



VENEZIA, CON LA SUA GLORIOSA STORIA E CON LE SUE CARATTERISTICHE DI CITTÀ SORTA IN MEZZO ALLA LAGUNA E ATTRAVERSATA DA MOLTISSIMI CANALI, DA UN LATO LA FA UNA CITTÀ AFFASCINANTE E INTERESSANTE, MA DA UN ALTRO LATO È SCOMODA PER VIVERCI ED È MOLTO CARA ECONOMICAMENTE. 


A Venezia quasi non si cammina per i moltissimi turisti (Anglo – Americani, Francesi e Giapponesi in prevalenza) che la prendono d’assalto e sono affascinati da questa città unica al mondo, che ha anche una storia prestigiosa. La città fu fondata alla caduta dell’Impero Romano da molti esuli veneti, che fuggivano dalle invasioni barbariche e dalle loro devastazioni: dalla terraferma e si rifugiarono nelle isolette lagunari. All’inizio fu un ducato, che si rese autonomo dai Bizantini, poi divenne una Repubblica, la cui massima autorità era il doge, che era eletto dalla nobiltà veneziana.  In un periodo in cui il temine “Italia” era solo un’espressione geografica ed i suoi territori erano controllati direttamente o indirettamente dalle grandi potenze europee dei secoli passati, con l’assenso della Chiesa che aveva anche un suo stato, Venezia seppe costruire una potente nazione autonoma, totalmente indipendente. La sua autorità ricadeva sui territori odierni del Veneto, del Friuli, in una parte della Lombardia, sull’Istria, sulla Dalmazia e per un breve periodo pure in alcune zone della Grecia. Venezia riuscì a tenere testa ai Turchi, ma nulla poté contro Napoleone che nel 1797, dopo più di un millennio, pose fine alla sua autonomia. Dal 1815 al 1866 la città fece parte dell’Impero Asburgico, nell’ambito del Regno Lombardo – Veneto; durante i moti del 1848 ci fu un tentativo, represso nel sangue, ad opera di Daniele Manin di riacquistare l’indipendenza. Nel 1866, dopo la Guerra tra Austria e Prussia, Venezia e il Veneto vennero annessi al Regno d’Italia: un voto unanime plebiscitario sancì l’unione.



Nel Palazzo Ducale, nella Basilica di San Marco, nel Ponte di Rialto, nei musei e in altri luoghi, ci sono i segni artistici dell’apogeo della potenza veneziana del passato. Interessanti sono le altre isole lagunari: Murano, famosa per il vetro, Burano, nota per le casette colorate, Torsello, Pellestrina, ecc. Il Principale mezzo di comunicazione a Venezia è il vaporetto: è come la circolare nelle altre città; i tassì e le ambulanze sono dei motoscafi. Ma nelle parti cittadine lontane dai canali bisognerà necessariamente camminare a piedi. Soltanto una piccola porzione di Venezia, la più vicina alla terraferma, è accessibile alle automobili e ai torpedoni e lì sono presenti dei grandi parcheggi. Almeno la ferrovia, che con l’alta velocità consente di raggiungere le altre grandi città italiane lontane in poche ore, arriva nel cuore storico della città. Per raggiungere l’aeroporto bisogna servirsi del vaporetto o del treno. Le grandi navi da crociera sono ancorate ad inizio città; in lontananza, nei cantieri navali di Marghera, si vede qualcuna di queste imbarcazioni in assemblaggio. A Venezia c’è un grandissimo giro d’affari tra alberghi, ristoranti, negozi di ricordi; i commercianti veneziani hanno le classiche botteghe, gli extracomunitari le bancarelle, in cui spiccano i ricordi di Venezia e dell’Italia in generale, tra cui le magliette del Padrino, con l’effigie di Marlon Brando. Figuriamoci se i veneziani si mettono a vendere quelle maglie. In un negozio ho acquistato un bel libro di Venezia con molte illustrazioni colorate e la storia delle attrazioni principali; con mia piacevole sorpresa ho trovato all’interno anche  un cd. 


Insomma Venezia è interessante ed affascinante (sembra che ci sentiamo soddisfatti solo quando facciamo le vacanze all’estero, non rendendoci conto del grande patrimonio artistico italiano che abbiamo), ma la vita è cara dal punto di vista economico ed è scomoda per viverci. Economicamente i viaggi all’estero con l'aeroplano a volte sono più convenienti (in Italia solo Venezia è un’eccezione?); l’unico inconveniente fuor d’Italia è la lingua.

domenica 9 aprile 2017

349) SOLITA IMMIGRAZIONE E NUOVA EMIGRAZIONE



LA POPOLAZIONE STRANIERA (E ISLAMICA) IN ITALIA È IN COSTANTE AUMENTO, MENTRE È RICOMINCIATA L’EMIGRAZIONE DEGLI ITALIANI (GIOVANI E NON) VERSO L’ESTERO. NON SAREBBE OPPORTUNO EVITARE LE PARTENZE DEGLI ITALIANI E IMPORTARE ORIUNDI ITALICI PER SALVAGUARDARE L’IDENTITÀ DI UN POPOLO E PER SCONGIURARE GLI ATTI DI UN TERRORISMO DILAGANTE IN TUTTA EUROPA?




Sono impressionanti i numeri dei mussulmani presenti in Italia, considerando che negli anni ’70 erano alcune migliaia, perlopiù studenti universitari di passaggio e personale delle ambasciate e dei consolati di alcuni stati islamici, e considerando che gli stessi hanno avuto un’impennata vertiginosa in presenze dal 2000 in poi. In totale essi sono 1.700.000, oltre il 3,5% della popolazione, 1/3 degli immigrati presenti in Italia. Il basso numero in percentuale è dovuto ad altre provenienze religiose della maggioranza degli stranieri soggiornanti nel Belpaese.  



La popolazione italiana è in diminuzione: a causa della scarsa natalità e a causa della nuova emigrazione degli italiani verso l’estero. I residenti italiani all’estero (emigrazione recente) sono oggi quasi 5 milioni; il loro numero è raddoppiato rispetto al 2000, quando erano oltre 2 milioni e trecentomila unità. Assistiamo quindi ad una progressiva sostituzione etnica della popolazione italiana nella nostra nazione. Se sempre più italiani se ne vanno, evidentemente essi ritengono che l’Italia non offra più opportunità e non si possa più vivere dignitosamente. Queste motivazioni non sono note ai molti stranieri malinformati che si fanno sempre più numerosi. 




In questi ultimi giorni il Parlamento Italiano ha approvato una legge che tutela indiscriminatamente i minori stranieri non accompagnati che entrano illegalmente in Italia, non facendo distinzioni tra rifugiati politici ed immigrati economici; al compimento del diciottesimo anno di età avranno il permesso di soggiorno, il lavoro ed eventualmente potranno farsi raggiungere dagli altri parenti. In pratica porte spalancate a tutti attraverso l’immigrazione irregolare minorile: ad una famiglia basterà far partire un figlio minorenne e poi potrà immigrare tutta. Non dimentichiamo che colui che nel dicembre scorso commise un attentato terroristico a Berlino, arrivò in Europa alla minore età. Non sarebbe il caso di liberarsi di questo eccessivo mondialismo e di concentrarsi sui problemi degli italiani in difficoltà? Evitando che se ne vadano e aiutando chi non ha le possibilità di andarsene. Pensiamo prima a risolvere i nostri problemi, dopodiché, nei nostri limiti e nelle nostre possibilità, penseremo alle cose altrui.



In futuro saremo destinati a non vivere più tranquillamente, poiché capiterà spesso che sempre più città d’Europa saranno prese di mira da azioni terroristiche. Sarebbe importante che le nazioni europee che ancora sono in tempo non sacrifichino le loro identità nazionali agli altari della globalizzazione. Non tutti gli islamici saranno terroristi, ma non tutti si integrano con i valori della nostra società e più aumenteranno e più crescerà la piccola percentuale di coloro che, indottrinati, sogneranno di immolarsi, commettendo delle stragi. Suggerirei dunque di adottare delle politiche a salvaguardia della nostra identità storica – culturale, della nostra italianità: creando le condizioni affinché i nostri connazionali non se ne vadano, attuando delle politiche a sostegno della famiglia, della natalità e creando una nuovo tipo d’immigrazione, vale a dire quella degli oriundi italiani (nel mondo sono oltre 80 milioni), i discendenti della remota emigrazione italica.

domenica 26 marzo 2017

348) IMPOSSIBILE ARRIVARE AL GRANDE STATO EUROPEO



A SESSANT’ANNI DI DISTANZA DALLA NASCITA DEL MERCATO COMUNE EUROPEO, SARÀ DIFFICILE COSTITUIRE GLI STATI UNITI D’EUROPA: A CAUSA DELLA DISOMOGENEITÀ DEI VARI STATI, PER L’ESCLUSIONE DEL CRISTIANESIMO CHE LI ACCOMUNA, PER LE DIFFERENTI FORME DI GOVERNO E PER LE POTENZE ECONOMICHE CHE SCHIACCIANO GLI STATI PIÙ DEBOLI. 




Sessant’anni fa a Roma venivano firmati gli accordi per la nascita della Comunità Economica Europea, attraverso la fusione delle varie associazioni formate precedentemente, che facilitavano gli scambi commerciali tra sei paesi europei: Francia, Germania Ovest, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Col tempo altre nazioni entrarono nella Cee: inizialmente alcune occidentali che facevano parte della Nato, successivamente, col crollo dei regimi comunisti, anche molte dell’Europa dell’Est (che facevano parte dell’omologa associazione socialista del Comecon poi disciolta).



Finché si trattava di un organizzazione che facilitava la cooperazione commerciale, attraverso il Mercato Comune Europeo, la Cee era un fenomeno positivo; le problematiche sono arrivate quando hanno deciso di dar vita all’Unione Europea, stravolgendo le sovranità nazionali, specie delle nazioni più deboli, a vantaggio delle potenze europee più forti che ingrassano sempre più. Un ulteriore problema è causato dalla libera circolazione delle persone: molti delinquenti che hanno leggi severe nei loro paesi si spostano negli stati dove sanno che godranno di una quasi impunità, per l’eccesivo buonismo e per l’eccessiva ingenuità. Mi sta bene un Parlamento Europeo e anche altri organi per regolare i commerci e i rapporti tra le nazioni; l’importante è che essi non annullino l’indipendenze dei singoli stati. L’arrivo della moneta unica avrà ridotto l’aumento dell’inflazione, della svalutazione, ma il singolo cittadino da noi, con il cambio lira/euro, ci ha rimesso attraverso il dimezzamento del potere d’acquisto. L’Italia avrebbe potuto aspettare qualche anno e vedere come andava nell’eurozona, per poi decidere se entrare nell’Euro o no. La Lira non aveva i parametri per aderire alla nuova valuta, ma i governanti di allora erano impazienti e fremevano per entrarvi. La Bce è in mano ai grandi tecnocrati tedeschi, decidendo quando aprire o chiudere i rubinetti, e facendo indebitare di molto gli stati mediterranei più poveri.



Dall’Unione Europea vorrebbero arrivare agli ipotetici Stati Uniti d’Europa, emulando i più noti Usa. Come si fa a formare un solo grande stato europeo con un moltitudine di popoli ben definiti dal corso dei secoli, dal punto di vista linguistico, culturale, religioso? Il solo elemento che accomuna gli stati europei è il Cristianesimo e nemmeno lo vogliono; però guai a dir di no ad altri culti estranei alla millenaria storia europea. La storia degli Stati Uniti d’America è diversa: essi sono di recente formazione, l’ossatura della popolazione è anglosassone e protestante, sono accumunati dalla lingua inglese, che è stata assorbita dalle altre etnie; gli stati che li compongono hanno tutti un governatore e un consiglio, non hanno certo Re, Regine, Repubbliche Presidenziali, Repubbliche Parlamentari, con una o due camere. Se volessimo arrivare al super stato d’Europa (naturalmente federale), l’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna e tutti gli altri stati, dovrebbero avere un governatore, un consiglio statale, un’assemblea legislativa, dovranno unificare le forze dell’ordine, gli eserciti e tutto il resto. Quante lingue ufficiali ci saranno? Oltre trenta? Oppure bisognerà sceglierne una, tra quelle degli stati forti, e imporla a tutti? (retrocedendo così i molti altri idiomi ai livelli dei dialetti)

Queste problematiche descritte sono percepite dalla maggioranza dei cittadini europei: non stupisce affatto che l’euroscetticismo cresca a dismisura. La Gran Bretagna è riuscita a defilarsi dall’Ue, i paesi dell’Est non hanno più quell’entusiasmo e quella voglia d’Europa che li aveva portati a voler entrare nell’Ue a tutti i costi. Sentiamo dire che l’Europa unita sia più forte: infatti vediamo come riesce a tenere a bada la Turchia e il suo Presidente, a cui si genuflette e ne subisce i ricatti.