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domenica 4 dicembre 2016

336) IL PAPA SEMPRE DI PIÙ PROGRESSISTA



MENTRE NEI SECOLI PASSATI PER LA NOSTRA FEDE ERA LEGGITTIMO COMBATTERE PER DIFENDERLA DALLE INCURSIONI DEGLI ALTRI “FALSI “ CULTI, OGGI, PER IL CONTESTO STORICO CHE VIVIAMO, IL PONTEFICE CHE GUIDA LA CHIESA SI DIMOSTRA SEMPRE PIÙ PROGRESSISTA (BENEDIZIONI DELLE IMMIGRAZIONI DI MASSA, APERTURE ACRITICHE  ALL’ISLAM, SIMPATIE PER I POLITICI E I DITTATORI LATINOAMERICANI COMUNISTI, CONTINUE INTERVISTE A “REPUBBLICA”, FACILI ASSOLUZIONI).



Nei secoli passati un fedele cattolico veniva incitato dalle alte autorità ecclesiali a combattere per la fede, contro gli infedeli: così facendo si sarebbe guadagnato un posto in paradiso. Da Poitiers, alle crociate, da Lepanto a Vienna, molti cristiani sono caduti combattendo per la loro fede e per impedire che la cristianità nelle loro patrie fosse cancellata a favore di altri culti, allora considerati fasulli. Addirittura i Santi e la Madonna aiutavano i guerrieri cristiani: è il caso della Madonna del Buon Rimedio che avrebbe sostenuto i combattenti a Lepanto. Con i tempi di oggi cosa faranno a coloro che a loro tempo si guadagnarono un posto nelle alte sfere celesti?  Li retrocederanno a….? Così noi, che dovremo genufletterci all’immigrazioni di massa e all’Islam se non vorremo finire male. Per un prete, per un vescovo, per un cardinale, per un papa, la parola di Cristo dovrebbe essere verità assoluta: significa che non ci dovrebbero essere altri dei, altre religioni. Va bene poi aiutare il prossimo di qualunque fede, ma benedire costantemente un fenomeno illegale (che non è tutto oro anche se luccica), il quale potrebbe cancellare la cristianità di un territorio, sembra più estremismo politico che carità cristiana.



Questo Papa parla solo di immigrazione, trascurando e trattando con superficialità altri temi che erano in cima ai pensieri dei suoi predecessori, come ad esempio l’aborto. (e che sarà mai!) Il recente giubileo straordinario della misericordia ha dato la possibilità di ottenere il perdono per coloro che hanno abortito volontariamente e, a sorpresa, il Pontefice ha annunziato che d’ora innanzi i sacerdoti potranno assolvere chi abortisce. Buone iniziative, ma bisogna ricordare che la misericordia divina per chi si pentiva c’èra sempre stata, anche per i peccati più gravi dell’aborto. Legittimi sono i dubbi sollevati dagli ambienti ecclesiali conservatori, secondo cui con questa novità si banalizza il peccato: se prima si facevano degli scrupoli prima di abortire, d’ora innanzi se ne faranno di meno. Il motivo per cui l’aborto è maggiormente giustificato è la violenza carnale: in quella circostanza la dottrina ecclesiale consente l’utilizzo della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, per evitare il concepimento. Fra poco da noi qualunque metodo contraccettivo verrà tollerato, in qualsiasi circostanza, quando dovrebbero essere promosse delle campagna in quel senso nei paesi in via di sviluppo.


Saranno sempre più contenti gli esponenti della sinistra nostrana e mondiale per queste svolte del Sommo Pontefice, il quale in più occasioni non ha fatto mistero di simpatizzare per la sinistra: dalle interviste a “Repubblica”, in cui dichiara che Comunismo e Cristianesimo si somigliano, alle amicizie intime con i politici e dittatori latinoamericani dichiaratamente comunisti. Per la Chiesa durante il XX Secolo il Comunismo era il male assoluto, mentre ora assistiamo ad una rivalutazione. E i martiri cristiani perseguitati da molti regimi? Anche l’Italia unita era uno scandalo per la Chiesa, oggi Essa ha capito che fu una cosa giusta; su questo punto siamo d’accordo. Nell’aldilà si assisterà continuamente ad un continuo sali – scendi, derivanti dai cambi di posizione del Vaticano? Non vogliamo erigerci a giudici supremi universali sui grandi misteri dei quali non potremo sapere mai nulla: ci scherziamo su, anche con le vignette satiriche di Alfio Krancic (una satira “diversa”, di destra, non guasta), per non ammettere che, parlando sul serio, c’è poco da stare allegri per questi stravolgimenti. I cattolici americani hanno dato un chiaro segnale votando Trump, dissociandosi da quelle linee.

domenica 27 novembre 2016

335) REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL NO




LA RIFORMA COSTITUZIONALE È PASTICCIATA, NON SEMPLIFICA LA LEGISLAZIONE E RIDUCE DI POCO I COSTI DELLA POLITICA. NON SI CAPISCE NEANCHE A COSA SERVIRÀ IL NUOVO SENATO: NON ERA MEGLIO ELIMINARLO DEL TUTTO? LE PROVINCE VANNO ABOLITE COME ISTITUZIONI MA NON COME ENTITÀ GEOGRAFICHE. 


Da molto tempo e senza avere il minimo dubbio ho scelto di votare no alla proposta di riforma costituzionale del Gabinetto Renzi. In quella riforma non si capisce che funzione avrà il nuovo Senato: sarà il dopolavoro di cento sindaci che potranno dare indicazioni alla Camera dei Deputati sulla modifica alle proposte di legge, ma nella maggioranza dei casi essa se ne fregherà di quello che dirà il Senato. Nei casi di riforme costituzionali, col sistema proposto, servirà il doppio voto: sarà facile che Camera e Senato avranno colori politici diversi e difficilmente si metteranno d’accordo. Il ruolo dei nuovi senatori sarà quello di fare le “belle statuine”. Le loro immancabili trasferte saranno molto costose e ricadranno sul contribuente: non c’è nessuna norma che dica il contrario. Un altro aspetto controverso è che i senatori eletti dai consigli regionali avranno scadenza quinquennale, mentre in nominati dal Capo dello Stato dureranno un settennato. Che senso ha dire di abolire il Senato (e in passato le province) e poi i loro membri verranno nominati dall’alto e non dal popolo? O si elimina del tutto o non si elimina affatto: si potranno ridurre i loro membri, si potranno cambiarne le funzioni, ma se si terrà in vita sarà meglio che il senato verrà eletto dai cittadini.

Era meglio la proposta di riforma costituzionale del 2006 che fu bocciata tramite referendum: in quel caso il Senato avrebbe regolato e promosso le leggi delle regioni, che sarebbero diventati dei piccoli stati nello stato; allora sì che quell’organo sarebbe servito a qualcosa.  Inoltre c'era anche la norma anti-ribaltone, non presente in questa riforma: cioè i parlamentari eletti in un partito non avrebbero potuto cambiare casacca e dare vita a governi non eletti. Nella riforma costituzionale che fu promossa dal Governo Berlusconi non solo il numero dei senatori sarebbe stato ridotto, anche quello dei deputati; mentre nella proposta di riforma odierna il numero dei deputati rimarrà invariato. Nel 2001 il centrosinistra approvò una riforma per dare più potere alle regioni; oggi invece vorrebbe tornare allo stato centralizzato. Per adesso secondo il mio parere è meglio far restare tutto com’è, in seguito si studieranno proposte più serie di riforme costituzionali, attraverso una vastissima collaborazione politica, e non come adesso: con un governo imposto dall’alto e non eletto dai cittadini, che incrementa i consensi con i regali elettorali.

Per quanto riguarda le province non si capisce se  verranno abolite totalmente, o solo come istituzioni; a gennaio prossimo ci dovrebbero essere le elezioni (ristrette per pochi) per eleggere i loro consiglieri. Boh, non si capisce nulla. Una cosa però è certa: io tengo molto a (LT), che è sempre stato presente nel mio indirizzo e voglio che non sia rimosso. Sarebbe importante lasciare le sigle delle province per indicare la provenienza geografica; va bene poi eliminare i consiglieri provinciali, i presidenti e gli assessori, soprattutto dopo che hanno cambiato la formula per eleggerli. 

A conti fatti il no a questo referendum dovrebbe prevalere sul si: il centrodestra è contrario, il M5S è contrario, un terzo del Pd è contrario, la sinistra estrema è contraria; per il si ci sono soltanto la maggioranza Pd e quel poco di centro che c’è. Ma non si sa come finirà: l’elettore potrebbe decidere di non seguire le indicazioni dei vari partiti. Sarà soprattutto un referendum su Renzi, per giudicare le sue politiche: a destra intendono punirlo per l’immigrazione clandestina di massa, a sinistra per le politiche sociali, in disaccordo con la Cgil, e per sbarazzarsi di un non ex comunista. La tendenza mondiale odierna è quella di andare contro i poteri forti: si vedano le recenti elezioni presidenziali americane e il referendum britannico sull’Ue. Sarebbe il colmo se l’Italia andasse controcorrente, attraverso l’ennesima sorpresa elettorale. C’è da preoccuparsi del giornale Economist che dà indicazioni negative a questo referendum: di solito avviene tutto il contrario di ciò che quel settimanale consiglia.

domenica 20 novembre 2016

334) LATINA CALCIO FINE O RILANCIO?




LE INCHIESTE GIUDIZIARIE CHE CI SONO STATE A LATINA, PER DEI FAVORI ILLECITI ALLA SQUADRA DI CALCIO, RISCHIERANNO SERIAMENTE DI  FAR PERDERE IL GRANDE PATRIMONIO DELLA SERIE B ALLA CITTÀ, CON I SOGNI E LE SPERANZE DI MOLTI.







Nel corso della settimana si è parlato moltissimo nei giornali provinciali delle inchieste giudiziarie che hanno travolto Latina. Ora attendiamo fiduciosi il lavoro dei magistrati. Le indagini hanno stabilito anche che il Comune si sarebbe accollato gli oneri dei lavori allo stadio al momento della promozione in Serie B della squadra, i quali avrebbero dovuti essere a carico della società calcistica e inoltre ci sarebbero stati degli altri favori. Delle quote societarie della compagine calcistica sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza. Il presidente Pasquale Maietta, azionista di maggioranza del Latina Calcio, parlamentare ed indagato per questa vicenda, si è dimesso dalla presidenza della società: è stato incalzato dalla piazza a fare un passo indietro. Rimane in sella il socio di minoranza della società Antonio Aprile, estraneo alle indagini: potrebbe essere l’elemento che consentirà al Latina di salvarsi e di non sparire. Già da tempo si parla di una cordata di imprenditori interessati a rilevare la società sportiva: speriamo che il loro interesse non demorda. Ora bisognerà vedere finiranno queste vicende: se esse verranno provate. Nel calcio di tutti i livelli sono diventati intransigenti: basta che si ritardano i pagamenti delle tasse o le mensilità ai calciatori e scattano i punti di penalizzazione. Guardando la pagina Wikipedia del Latina Calcio, precisamente la sua storia, si può notare che la società ha avuto in tutto tre fallimenti, l’ultimo nel 2006. Dopo un anno di inattività ripartì l’avventura calcistica latinense dalla promozione regionale: iniziò una scalata che portò alla storica promozione in Serie B nel 2013, attraverso tanti soci che si alternarono ai vertici societari; l’unico rimasto con continuità è stato Maietta.





Se quei reati verranno provati naturalmente li condannerò, ma innanzitutto guardo al bicchiere mezzo pieno. Il patrimonio della Serie B è da difendere a tutti i costi: è una grandissima pubblicità per l’intero nostro territorio avere una squadra di calcio nella seconda serie nazionale dello sport più popolare. Io particolarmente ho sempre avuto un debole per il Latina, sin da bambino, da adolescente, quando la squadra militava in Serie C2 e in Serie D: tutti i lunedì sfogliavo le pagine interne dei giornali sportivi e non (ancora oggi lo faccio), per vedere cosa aveva fatto, gioendo per una vittoria e dispiacendomi per una sconfitta. In questi anni di Serie B ho provato un pizzico d’orgoglio in più nell’avere una compagine del nostro comprensorio in quella categoria, la quale dà più soddisfazione delle squadre di Serie A che si tifano (era così anche per il Cori quando militava in promozione). Soffrire ed esultare di settimana in settimana, sino alla sfiorata Serie A e sino alle sudate salvezze, fa passare in secondo piano per qualche tempo i problemi delle nostra vite quotidiane e quelli della nostra società in generale.

sabato 12 novembre 2016

333) CICLONE DONALD TRUMP



IL POPOLO AMERICANO, NON FACENDOSI CONDIZIONARE DAI POTERI FORTI MONDIALI, HA SCELTO COME PROPRIO PRESIDENTE DONALD TRUMP, IL QUALE HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI FARLO FUORI, SIN DALLE PRIME BATTUTE DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE. 


Lo scorso 9 novembre gli americani democraticamente hanno dato una lezione ai poteri forti mondiali (come avevano già fatto i britannici votando per la brexit), i quali vorrebbero far passare per normalità ciò che per la maggioranza dei cittadini è anormale. Così il miliardario Donald Trump sarà il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, la prima potenza mondiale. Più facevano di tutto per metterlo in cattiva luce, inclusi i grandi esponenti del suo partito, sin dall’inizio delle primarie del Partito Repubblicano Americano, più calamitava consensi ed entusiasmi (ricorda un po’ la storia politica nostrana di Berlusconi).

Gli analisti radical chic, con rabbia e scervellandosi, si chiedono cosa non ha funzionato: tutti sono concordi nel dire che i bianchi non ispanici (in maggioranza di ascendenza britannica e germanica) hanno votato compattamente per Trump, compresi i poveri e i disoccupati, spaventati dalla sempre crescente immigrazione latina. La Signora Clinton auspicava di stravincere col voto delle minoranze etniche e di tutte le donne, non curandosi degli scandali politici e non, suoi e del marito ex presidente: entrambi, attraverso il verdetto popolare, sono stati giudicati troppo assetati di potere. 



Ora continueranno più di prima a scavare nel passato di Trump, alla ricerca di qualcosa, di indecenze, che possano eliminarlo politicamente. Il neopresidente Usa si riavvicinerà alla Russia ed insieme uniranno le forze contro il terrorismo di matrice islamista. Se avesse vinto la democratica Ilaria Clinton, seguendo la politica di Obama, la tensione con la Russia sarebbe salita alla stelle, col rischio di far scoppiare un’altra guerra mondiale.

Gli esponenti italiani del centrosinistra non avranno ingoiato questa clamorosa affermazione di Trump: apparentemente cercano di non esternarlo, facendo finta di salire sul carro del vincitore; è uguale per il Cinque Stelle, che ora elogia il miliardario di Nuova York (e la sua vittoria contro coloro che avevano deciso chi doveva vincere), quando in passato lo criticò. Questa splendida vittoria potrebbe dare nuova linfa e rigenerare le destre di tutta Europa, anche quella italiana: l’auspicio è che possa essere proposta un’alternativa, capace di catapultare più consensi possibili, frutto dell’alleanza Salvini – Meloni – Berlusconi.

domenica 6 novembre 2016

332) SINDROME DA ONNIPOTENZA



TROPPA LIBERTÀ SU INTERNET? SI, MA È UN MEZZO A DISPOSIZIONE DI TUTTI. COSA DIRE ALLORA DEI PERIODICI CARTACEI DI INFORMAZIONE NEI PAESI, AD ESCLUSIVO USO DI UNA RISTRETTA CERCHIA DI PERSONE, CHE SI ACCANISCONO SENZA PIETÀ CONTRO CHI NON LI GARBA (COSTORO SENZA LA RETE VIRTUALE NON POTREBBERO FAR NULLA PER DIFENDERSI) O SI AGGIUSTANO LE NOTIZIE A LORO MODO, SPESSO NON DANDO LA POSSIBILITÀ DI REPLICA? 


Ormai su internet c’è di tutto e di più: la quasi totale popolazione mondiale vi accede ed in assoluta libertà vi immette di tutto, compreso ciò che è penalmente perseguibile. Per chi fa abuso di questo strumento scatta la denuncia penale e la chiusura dei suoi vari siti. Bisogna innanzitutto vedere il lato positivo: cioè descrivere il mondo dal proprio punto di vista e non deformando l’informazione come i principali media di regime. Esprimere il proprio parere in questi nuovi mezzi di comunicazione è un fenomeno di massa globale, non è un’anomalia; semmai lo è farsi ossessionare da uno solo in mezzo a miliardi, tirando fuori la collera che si porta dentro, quando basterebbe ignorare o pensare agli affari propri, oppure contrastare le posizioni altrui, direttamente o indirettamente, con i dovuti modi. Basta usare questa tecnologia con moderazione, senza divenirne schiavi: sarebbe più opportuno per tutti noi preoccuparci di più delle faccende di casa o d’altre cose prioritarie, anziché stare dalla mattina alla sera appiccicati ad uno schermo o ad un telefono mobile a guardare i fatti degli altri. Tutti possono accedere facilmente alle reti informatiche, a differenza egli altri mezzi di informazione grandi e piccoli. 

  
È nei paesi che coloro che riescono a pubblicare dei fogli di informazione con continuità, godendo di un quasi monopolio, si sentono onnipotenti, importanti. Come fanno coloro che non sono di Roma e che per darsi un tono d’importanza si fissano col linguaggio popolare della metropoli (con i tempi che corrono non mi sembra un gran vanto passare per romano). Va bene la critica (oltre a quella, quali posizioni? Quali idee?) sui fatti paesani, sui personaggi più in vista e sul loro pubblico operato, ma non la cattiveria, la denigrazione e gli insulti (Che cosa manca loro? A me sembra che stanno molto meglio rispetto agli altri). Perseguitare i vari personaggi paesani che non garbano, per avversità politiche, personali, per gelosie, da parte dei micro – media locali di oggi e di ieri, è più grave dell’uso improprio della rete virtuale: vuoi perché questi fogli locali raggiungono tutti, anche coloro che non hanno dimestichezza con i computer, sputtanando i malcapitati nel luogo in cui vivono, e vuoi perché i perseguitati non dispongono di mezzi altrettanto potenti per difendersi o per replicare (ad esempio a me una volta non fu concessa la possibilità di rispondere ad un articolo in cui si commentava una mia composizione personale, dove se ne uscirono con argomenti che non c’entravano nulla). Oggi qualcuno in parte si salva tutelandosi su internet (ma non avrà mai l’utenza globale di un giornale paesano); venti o trent’anni fa cosa avrebbe fatto? Con un attacco diretto avrebbe potuto rispondere dattiloscrivendo un manifestino, facendo delle fotocopie ed affiggendole nei vari punti del suo paese; il guaio è che coloro che hanno inveito da sempre, è raro che lo abbiano fatto direttamente, a viso aperto e guardando in faccia. La pazienza della gente non è infinita: alla lunga si stufa di essere pubblicamente denigrata sul piano personale, di essere ferita, umiliata e quant’altro. Non è una questione del sentirsi di avere la coda di paglia; il fattore più fastidioso è il divertimento di chi comprende. Uno fa di tutto per essere superiore, per pensare ad altro, per non abbassarsi anch’egli a quei miseri livelli e per non ripagare con la stessa moneta. Mi capita di sentire le omelie domenicali cattoliche, in cui il sacerdote ci ripete con severità che il cristiano non giudica, non si vendica. Penso che è meglio scaricarsi, liberarsi, rispondere a tono, piuttosto che tenersi tutto dentro, far finta che vada tutto bene e poi sfogare il proprio malumore con chi non c'entra nulla. Tempo fa ad un signore che era molto religioso venne l’esaurimento a furia di essere superiore e di  perdonare chi gli faceva contro qualcosa. Uno in condizioni normali se ne guarderebbe bene di entrare nei fatti privati altrui: ma se lo fa, avrà le sue buone ragioni, spinto dall’esasperazione, poiché non si sono fatti scrupoli di entrare più volte nella sua sfera personale e di sfregiarlo. Parlando per me, non mi sembra di essere mai entrato nella vita privata delle singole persone, di qualcuno/a in particolare (se non rientrano nella mia cerchia dei parenti o delle amicizie intime non mi importa nulla di chi sono e di quello che fanno): ho sempre parlato a livello generico, totale. 

Le persone sconosciute,  con cui non si ha nulla a che fare, che non hanno i titoli per giudicare gli altri e spettegolando stampano delle sentenze indirette: che ne sanno chi sono i giudicati, cosa fanno, chi frequentano, se sono fidanzati, sposati, divorziati, ri – fidanzati, zitelli; per caso presentano loro settimanalmente delle relazioni dettagliate sui loro fatti privati? La risposta più semplice e banale è quella più efficace: non sono fatti loro. 


Conservo i fogli mensili locali in cui ho scritto qualcosa: tirandoli fuori dopo tanto tempo ho notato un fatto. Potrei continuare parlando di una contraddizione nel giudicare diversamente, prima in positivo e poi in negativo (quando preferii non rispondere, pure se fui aggredito brutalmente), un mio testo pubblicato due volte (su carta ed in rete), ma mi fermo qui.  

domenica 30 ottobre 2016

331) TERREMOTI ED IMMIGRAZIONE ILLEGALE



NELLA TERRA ITALIANA NON SI ARRESTANO NÉ I TERREMOTI, NÉ TANTOMENO L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. NON SAREBBE ORA DI FERMARE GLI SBARCHI IRREGOLARI E DI CONCENTRARSI SULL’EMERGENZA TERREMOTI?

Ormai le terre dell’Italia centrale continuano da mesi a tremare ed a provocare crolli e vittime. Gli sfollati sono assistiti alla meno peggio: spesso li collocano in tende o altri ricoveri di fortuna, pochi sono ospitati dagli alberghi.



Da anni le navi della Marina Militare continuano a recarsi in prossimità delle coste libiche e a traghettare nei porti italiani migliaia e migliaia di immigrati irregolari per mantenerli a spese dello stato italiano, in attesa che sia loro riconosciuto o no lo status di rifugiato politico. Quest’anno probabilmente si batterà il primato di arrivi, tra l’esultanza di molti che auspicano il proseguimento di questa tratta illusoria, inumana, che fa fare milioni a palate ai trafficanti e non. Soltanto a una piccola percentuale tra coloro che vengono portati in Italia verrà concesso l’asilo politico; le persone che non ne hanno diritto non le rimpatrierà nessuno. In un periodo di difficoltà economica e con la disoccupazione in aumento per gli autoctoni, gli immigrati clandestini ingrosseranno soltanto lo spaccio, la delinquenza, la vendita ambulante, il terrorismo islamico e finiranno nelle mani dei neoschiavisti. 

Non si capisce come fa quella gente ad a disporre di così tanto denaro per pagarsi questi disumani viaggi se dice di fuggire dalla miseria e dalla fame. Se si riesce a mettere da parte il gruzzolo perché non si può fare altrettanto negli anni venturi? I vescovi dell’Africa hanno lanciato un appello, affinché si smetta di illudere le genti di quel continente, incoraggiando così quei viaggi, e di far sì che gli africani si impegnino per lo sviluppo delle loro terre con l’aiuto del mondo ricco. Ma non è così: ormai in tutto il mondo si sta spargendo la voce che l’Italia verrà a prendere e manterrà tutti senza far fare nulla. Invece le altre nazioni si barricano, delle volte investendo nel contrasto dell’immigrazione illegale: è il caso della Spagna, dove non sbarca illegalmente quasi nessuno, pur essendo attaccata all’Africa. 


Ora, visto che sono altre le emergenze italiane, non sarebbe il caso di chiudere una volta per tutte con questi massicci arrivi e di concentrarsi nell’assistenza delle popolazioni italiane colpite dal terremoto e nella ricostruzione delle zone devastate? Perché non si chiede aiuto alla Nato per porre un blocco navale in prossimità delle coste della Libia? E si potrà provvedere anche ai veri fuggiaschi delle guerre, favorendo il loro afflusso attraverso delle vie migliori. In una trasmissione televisiva un signore intervistato ha detto che il prossimo 4 dicembre sarebbe il caso di dare una lezione a questo governo per le sue scellerate politiche, che, secondo il suo parere, generano solo caos e delinquenza; gli è stato risposto da una esponente Pd che così facendo avrebbe messo a rischio il futuro dei suoi figli. Il futuro, la sicurezza e l’incolumità delle nuovissime generazioni sarà messo di più a rischio con quei metodi e cambiando l’anima e la cultura all’Italia: pensate a quanti attentati di terroristi suicidi ci saranno, oppure ala sharia che verrà imposta, o al natale, alla pasqua, alle feste patronali che spariranno, alla carne di maiale e alle bevande alcoliche che saranno vietate, alle chiese che cambieranno la loro funzione.

domenica 23 ottobre 2016

330) AVANTI RAGAZZI DI BUDA, AVANTI RAGAZZI DI PEST



IL 23 OTTOBRE 1956 INIZIÒ LA RIVOLUZIONE UNGHERESE CONTRO LA DITTATURA COMUNISTA.



In seguito ad una manifestazione del 23 ottobre 1956 iniziò la sollevazione del Popolo Ungherese contro il Regime Comunista che era al potere. Il Partito dei Lavoratori Ungheresi che deteneva le redini ungheresi, dopo aver tentato di sedare la rivolta attraverso la polizia politica segreta, si sottomise ai rivoltosi ed avviò un processo di riforme. L’Unione Sovietica, nazione guida dei Stati del’Est, non permise quel cambio di rotta politica: intervenne con i militari e i carri armati per sedare la rivolta, perdendo oltre 700 uomini. Invece gli
Ungheresi che morirono in quella guerra furono oltre 2.652. Seguirono dei processi in cui furono condannati a morte militari, politici, giornalisti che avevano appoggiato la rivolta. La rivoluzione d’Ungheria del 1956 fu una delle principali ribbellioni nei paesi del’Est: seguiranno la Primavera di Praga e il Movimento di Solidarnosc prima delle decisive sollevazioni del 1989 che porteranno alla fine dei Regimi Comunisti nell’esteuropeo.  In ricordo di quei tragici eventi di sessant’ani fa c’è il canto “Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest“ (della capitale d’Ungheria Buda è il centro storico, mentre Pest sono i quartieri nuovi).





Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest/studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad est/Abbiamo vegliato una notte, la notte dei cento e più mesi/quell’alba radiosa di ottobre, quell‘alba dei giorni ungheresi.

Ricordo tu avevi un moschetto, su portalo in piazza ti aspetto/nascosta fra i libri di scuola, anch’io porterò una pistola/Sei giorni, sei notti di gloria durò questa nostra vittoria/al settimo sono arrivati i russi con i carri armati.

I carri ci spezzan le ossa, nessuno ci viene in aiuto/il mondo è rimasto a guardare sull’orlo della fossa seduto./Ragazza non dire a mia madre che io morirò questa sera/ma dille che vado in montagna e che tornerò a primavera.

Compagno il plotone già avanza, già cadono il primo e il secondo/finita è la nostra vacanza, sepolto l’onore del mondo/Camerata riponi il fucile torneranno a cantare le fonti/e allora serrate le file che noi scenderemo dai monti.

Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest/studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad est.

domenica 16 ottobre 2016

329) L'INCURIA PROVOCA GUAI



Tragedia sfiorata a Cori: scuolabus bloccato tra alberi e pali di cemento
caduti a causa del forte vento


CORI - Panico oggi a Cori per i bambini delle elementari a bordo dello scuolabus che li riportava a casa. A causa del maltempo un albero era caduto in via dei Lavoratori, quando, intorno alle 16,20, il pulmino si è ritrovato davanti il grosso tronco che gli sbarrava la strada. Mentre le raffiche di vento continuavano, l’autista si è reso conto che un altro albero stava per cadere e così è stato. Questo secondo albero si è tirato dietro i fili dell’energia elettrica che a loro volta hanno trascinato a terra parte di due pali di cemento dell’Enel. Così il pulmino è rimasto bloccato tra gli alberi e i pali della luce. A bordo si è diffusa agitazione tra i bimbi, alcuni dei quali hanno ovviamente cominciato a piangere mentre l’accompagnatrice che li assisteva cercava di tranquillizzarli. L’autista del mezzo è sceso e insieme ad alcuni abitanti della zona che erano accorsi si è cominciato con una motosega a tagliare i tronchi e i rami per liberare la strada. Sul posto anche gli agenti della Polizia Locale. Dopo circa tre quarti d’ora tutti si è riusciti a riportare nelle loro case i bambini sani e salvi. Caduti i pali, la zona è peraltro rimasta senza corrente e, in serata, al buio. 

Venerdì 14 Ottobre 2016, 20:50




A pensare che a suo tempo c’era chi lanciò l’allarme sui rami troppo grossi degli alberi posizionati lungo le strade trafficate (http://nuovoanluc.blogspot.it/2015/07/280-inchiesta-fotografica-3.html). Avrebbero dovuto provvedere (anche senza la citata segnalazione che non si sa se è stata letta dalle autorità competenti), anziché concentrarsi sul censimento degli alberi storici. Ce ne saranno molte di piante antiche sugli alti monti che circondano Cori e quelle non danno fastidio a nessuno. Fortunatamente non è successo nulla di drammatico; speriamo solo che questo episodio serva da monito per il futuro. Oltre rimuovere gli alberi e i rami di impiccio, bisognerebbe eliminare anche quei pali di cemento che ci sono ancora e far passare la corrente elettrica sotto terra.

domenica 9 ottobre 2016

328) IL CALCIO A CORI CONTINUA



L’ASD MONTILEPINI, OPERANTE NEL CALCIO A CINQUE, PRENDE IN GESTIONE IL CAMPO SPORTIVO DI STOZA, FONDANDO UNA SQUADRA DI CALCIO A UNDICI, E SI ISCRIVE NELLA TERZA CATEGORIA DI LATINA, PER COLMARE IL VUOTO SEGUITO ALLA SPARIZIONE DELL’ASD CORI CALCIO


La società di calcio a cinque Asd Montilepini ha creato una propria squadra di calcio a undici che parteciperà al prossimo campionato provinciale di Terza Categoria, rappresentando il paese di Cori. La società è attiva già da qualche anno, cioè da quando si scisse dal Cori Calcio. Il campo sportivo di Stoza continuerà a vivere e non cadrà nell’abbandono. Era quello che seriemente sarebbe potuto accadere dopo la sparizione dell’Asd Cori Calcio, che in estate ha ceduto il suo titolo sportivo del Campionato Regionale di Promozione al Priverno, dopo che nessuno a Cori è stato interessato a rilevare la società e a continuare il cammino nella seconda serie regionale.


Certo per chi segue assiduamente le vicende calcistiche paesane sarà dura passare dalla Promozione alla Terza Categoria, l’ultimissimo gradino della piramide calcistica italiana (e dilettantistica), ma se il convento passa questo si dovrà accontentare. Anzi è un miracolo che il calcio a Cori sia ripartito immediatamente: infatti l’ultima volta che il Cori (Corigiulianello per l’esattezza) vendette il titolo sportivo (di Prima Categoria al Borgo Flora), il paese rimase per un paio di anni senza nessun tipo di attività calcistica. Era la stagione 1999 – 2000 e ci sono delle analogie con l’ultima stagione del Cori in Promozione: salvezza sofferta dopo un avvio molto disastroso e vendita del titolo sportivo a fine stagione. 

La prima squadra calcistica di Cori

Quest’anno dovrebbe essere l’ottantesimo anniversario dell’avvento del calcio a Cori e tra alti e bassi, tra fusioni, scissioni, rifondazioni, tra vendita e acquisti dei titoli sportivi, tra sforzi economici dei tanti presidenti, varie società  ci sono state: dopo le Cocozzélle, l’U.C. Cori, il Corigiulianello, la Città di Cori, il Cori Calcio, è il turno dalla Montilepini. Ora partirà dal gradino più basso, poi con il tempo si vedrà: magari coinvolgendo altri soci e reperendo buoni sponsor la citata società potrà effettuare qualche salto di categoria. La Terza Categoria è un brutto campionato: c’è poca disciplina e spesso le partite finiscono in risse. Soltanto undici squadre vi parteciperanno: l’esiguo numero è dovuto alla sempre maggiore facilità dei ripescaggi nelle serie regionali superiori. 

Di seguito c’è un filmato presente in rete sulla stagione del Cori dei record (Prima Categoria 2013 – 14), delle 21 vittorie consecutive: è stata l’annata del massimo splendore del calcio corese di questi 80 anni e, attraverso il pallone,  ha fatto straparlare del paese dei Lepini in tutta  la Regione  Lazio. 


Possa essere di buon auspicio, donare ulteriori stimoli, grinta e carica, spronare a impegnarsi sempre di più, i giocatori di oggi che rappresenteranno il paese di Cori nel calcio. Auguri di buon campionato e in bocca al lupo.

domenica 25 settembre 2016

327) IO E ORIANA



“IO E ORIANA” È UN LIBRO IN CUI MAGDI CRISTIANO ALLAM PARLA DEL SUO RAPPORTO CON ORIANA FALLACI, LA RINGRAZIA E LE DÀ RAGIONE SULLE ALLORA CRITICHE DELLA SCRITTRICE ALLA SUA PERSONA, CHE SI DEFINIVA “MUSULMANO MODERATO”.


A dieci anni dalla scomparsa di Oriano Fallaci, Magdi Cristiano Allam ha pubblicato un libro in cui parla del suo rapporto con la scrittrice fiorentina. In questo volume vengono riportati gli articoli del giornalista nel periodo 2001 – 2006 e alcuni testi di Oriana Fallaci pubblicati nei libri nello stesso periodo. Egli allora era solo Magdi Allam, ancora non era “Cristiano” e credeva fermamente nell’Islam moderato. Oriana e Magdi si stimavano a vicenda come giornalisti, specialmente per le loro forti posizioni contro il terrorismo islamico e per la contrarietà alla crescente islamizzazione dell’Europa. I due avevano concordato di scrivere un libro in cui Magdi intervistava Oriana: si incontrarono varie volte per il raggiungimento dell’obiettivo; quando gli scritti stavano per essere consegnati alla casa editrice la Fallaci bloccò tutto e non se ne fece più nulla. La motivazione ufficiale era che la punteggiatura, al momento di trascrivere l’intervista su carta, non era stata rispettata. In realtà Oriana non aveva gradito alcune iniziative di Magdi, che allora pensava ci potesse essere un lato buono nell’Islam. 

Il giornalista egiziano, naturalizzato italiano, fu tra i firmatari del “manifesto contro il terrorismo e per la vita” in cui si sollecitava il governo italiano ad accelerare le leggi per far acquisire più agevolmente la cittadinanza italiana  agli stranieri, così si pensava che si sarebbero integrati nel tessuto sociale dello stato che li ospitava, non si sarebbero ghettizzati e fatti terroristi (in futuro i fatti avrebbero dimostrato il contrario: in Olanda ad esempio fu assassinato il regista Van Ghog per aver denunciato in un video la brutalità con cui le donne venivano sottomesse). Quei firmatari furono ricevuti dal Presidente della Repubblica Ciampi, il quale li appoggiava decisamente. Invece Oriana Fallaci nel suo libro dell’auto intervista e dell’apocalisse attaccò quell’iniziativa, scagliandosi contro Ciampi e contro Allam, definendo quest’ultimo “il giornalista del perbene”. Magdi Allam era minacciato e rimproverato dai sedicenti rappresentanti dell’Islam italiano per le sue posizioni contro il terrorismo; quei rappresentanti si travestivano da agnelli quando erano ospiti delle trasmissioni televisive, in realtà erano dei lupi. Prima di una puntata di “Porta a Porta” Allam in privato fu duramente richiamato da uno di quegli islamici, che gli disse che egli non faceva più parte della loro comunità e di impegnarsi a rientrarvi; Magdi Allam replicò denunciandolo per minacce. Allam pubblicò alcuni articoli sul “Corriere della Sera” in cui denunciava i violenti sermoni degli iman nella moschea di Roma: grazie a quegli scritti quei predicatori di violenze furono allontanati dal’Italia dall’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. 

Sono tracciati dei profili dei tanti italiani che si convertono al’Islam e ne abbracciano i lati più violenti: la maggior parte di essi provengono dall’estrema sinistra e attraverso l’Islam cercano quella rivoluzione che non c’è stata col marxismo. È dai primi anni 2000 che lo scrittore vive sotto scorta per le sue posizioni. In lui con il tempo maturò la convinzione che non esiste l’Islam moderato, essendo inconciliabile con la nostra società e con le nostre civili conquiste: è un musulmano che può scegliere di essere moderato, non seguendo i precetti dell’Islam. Egli, a seguito di quella maturazione, si convertì al cristianesimo la notte di Pasqua del 2008, quando fu battezzato da Papa Benedetto XVI.  Oggi il giornalista, pur continuando a credere a Gesù, non si riconosce nella Chiesa di Papa Francesco. È grazie a Oriana Fallaci che Magdi (ora Cristiano) Allam arrivò a quella svolta clamorosa e oggi ci dice che noi tutti dobbiamo esserle riconoscenti. Egli ha vinto anche una causa contro la sua persona: gli fu riconosciuto il diritto che i suoi articoli si limitavano alla critica e nient’altro. È stata fondata l’associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam”  in cui il giornalista si autopromuove come coordinatore di una rivoluzione con protagonisti tutti noi, contro le politiche politicamente corrette, specie in materia di immigrazione, di cancellazione dell’identità italiana, di smantellamento della famiglia naturale, di dittatura europea, di tasse, di smembramento delle forze armate, di stampa asservita al potere, di dittatura della magistratura, eccetera.

domenica 4 settembre 2016

326) UN’ALTRA CATASTROFE ANNUNCIATA



È ARRIVATO L’ENNESIMO SISMA CHE HA CAUSATO ALCUNE CENTINAIA DI VITTIME. TUTTI SE NE FREGANO DELLA PREVENZIONE, EPPURE NELLE STESSE ZONE NEL CORSO DEI SECOLI CI SONO STATI DEI TERREMOTI CATASTROFICI. E NOI COSA FACCIAMO?


L’Italia e il mondo sono rimasti scioccati dal terremoto che ha distrutto la città di Amatrice e qualche paese vicino ad essa, causando in totale quasi trecento vittime. Intere famiglie, alcuni delle quali trascorrevano nella rinomata località della Provincia di Rieti le vacanze, sono state spazzate via, altre sono state spezzate, poche risparmiate. Le località dove si è abbattuto il sisma raddoppiano, triplicano, la popolazione nei mesi estivi (come accade a Rocca Massima): la gente ha acquistato delle casette per sfuggire nei mesi assolati dall’afa delle città. Se il fenomeno naturale si fosse verificato d’inverno le vittime sarebbero state molte meno. Il violento sisma non ha guardato in faccia nessuno: sono morti bambini, anziani, uomini, donne. Il numero delle vittime è quasi uguale a quelle del sisma che colpì L’Aquila nel 2009, con la differenza che il territorio aquilano è molto più popolato e con l’aggiunta della presenza delle costruzioni moderne, più resistenti, quasi assenti ad Amatrice: si può affermare che questa catastrofe naturale è stata molto più devastante della precedente. Si dovranno trovare delle sistemazioni adeguate alle migliaia di sfollati e, buttandola sulla polemica politica, si dice di non ripetere il pessimo esempio de L’Aquila: ah, perché costruire delle casette antisimiche in soli sei mesi per centinaia di migliaia di persone, togliendole dalle scomode tende e dagli inadeguati container, è stato un pessimo affare?

I terremoti sono sempre esistiti da quando esiste la Terra e non esisteva l’uomo con le sue opere: se non ci fossero stati probabilmente le terre non sarebbero emerse e i continenti non sarebbero andati alla deriva; ancora oggi essi sono in movimento. L’Italia è collocata in un brutto punto: è schiacciata tra la zolla africana ed euroasiatica. Nei centri abitati situati nella dorsale appenninica che attraversa la penisola italiana, posta esattamente al centro tra il Mar Tirreno ed il Mar Adriatico, il rischio sismico è elevatissimo: infatti nel corso dei millenni si sono verificati devastanti terremoti. Quasi nessuno si è curato molto di quei pericoli: da quando ci sono le leggi in materia di costruzioni antisismiche pochi le hanno adottate nel costruire e nel restaurare delle abitazioni. Quei pochi che lo hanno fatto e che venivano irrisi, perché per la maggioranza delle persone stavano solo buttando soldi, sono usciti illesi dalle onde telluriche. Ora con il passare degli anni si ricostruirà tutto a norma, come è successo già in Friuli,  in alcune zone dell’Umbria, come sta avvenendo in Abruzzo e ancora oggi in Irpinia; non sarebbe meglio prevenire che curare, anche perché costa molto meno? Anche dove abitiamo noi ci sono le leggi per costruire o per restaurare con metodi antisismici, ma sembra che anche qui pochi le applichino. Le pochissime volte che mi è capitato di seguire la costruzione di un edificio dalle fondamenta, oppure il restauro di un’antica casa, mai ho visto posizionare quella sorta di molle, che in caso di sima fanno oscillare di molto le costruzioni senza farle collassare, e raramente ho visto inserire in una casa antica i grossi tiranti d’acciaio all’interno delle pareti portanti. Non sono un esperto in materia architettonica ed in ingegneria edile, ma pure i costruttori della zona potranno confermare che quasi mai i loro clienti chiedono di agire in quel senso; i pochi che lo fanno si ritrovano salatissime parcelle da saldare.



Il rischio sismico a Cori è medio, il terzo livello: a memoria d’uomo non si ricorda nessun terremoto devastante (anche quando qualche località dei vicini Castelli Romani è stata distrutta da quelle calamità naturali), lo confermano le mura ciclopiche e i monumenti di epoca romana ancora intatti; le uniche distruzioni documentate che il paese ha subito nei millenni sono avvenute a causa delle guerre, degli assedi, dei saccheggi, delle invasioni. Può darsi che nel nostro centro abitato in epoche lontane ci siano stati dei grandi terremoti e altri monumenti che c’erano sono andati distrutti. Altri paesi col nostro livello sismico sono stati colpiti da forti terremoti, pertanto non potremo dormire dei sonni tranquilli per il futuro. La prevenzione sarà importante: si potrà cominciare, attraverso degli incentivi statali che faciliteranno e abbasseranno i prezzi nella messa in sicurezza delle abitazioni (sempre se lo stato approverà le leggi), con l’adeguamento alle norme antisismiche degli edifici pubblici, poi si proseguirà alle abitazioni private.

domenica 28 agosto 2016

325) VIAGGIO D'AGOSTO A PARIGI



CRONACA DI UN VIAGGIO A PARIGI (BELLISSIMA CITTÀ PIENA DI PROBLEMATICHE), TRA LA SPENSIERATEZZA E UN PO’ DI TIMORE, STRAVOLTI L’ULTIMO GIORNO DALLE ANGOSCIOSE NOTIZIE PROVENIENTI DALL’ITALIA.



Sono tornato in vacanza a Parigi, dopo tanti anni dalle altre volte che l’avevo visitata. Qualcuno tra i parenti e i conoscenti più stretti ha mostrato scetticismo, perplessità e stupore per questa mia scelta, cercando anche di dissuadermi. Io invece avevo poca paura e sono andato avanti per la mia strada, ragionando così: “ora dopo tanti attentati Parigi sarà super controllata”. Infatti: militari e poliziotti sono presenti ovunque, soprattutto nelle vicinanze delle attrazioni principali; all’ingresso di ogni monumento, di ogni centro culturale e commerciale i controlli sono rigidissimi, come ovviamente lo sono negli aeroporti (molto più fiscali rispetto a noi). Nelle metropolitane non ci sono molti controlli: tutti vi possono accedere liberamente; ogni tanto si sente qualche annunciatore che in più lingue (perfino in italiano), comunica i possibili controlli a sorpresa delle forze dell’ordine, che continuamente monitorano la situazione attraverso le telecamere di sicurezza, e l’invito ai viaggiatori a segnalare borse e oggetti abbandonati, situazioni sospette. La capitale francese era piena zeppa di turisti: la paura degli attentati evidentemente non ha scoraggiato i viaggiatori. Come al solito i visitatori giapponesi e americani erano numerosissimi, c’erano un po’ di italiani, non moltissimi, addirittura erano presenti dei nuovi turisti che arrivano da nazioni emergenti: India, Cina e paesi arabi. Il clima era molto più torrido e umido rispetto a noi, in particolare nelle ore pomeridiane, serali. Da questo viaggio non sono rimasto particolarmente soddisfatto: Parigi è una bellissima città, nessuno lo mette in discussione, però c’è troppo degrado, troppa incuria. Io che pensavo ce l’Italia fosse l’unico caso nell’Europa Occidentale. Nelle strade, a pochi metri l’uno dall’altro, sono presenti moltissimi mendicanti, addirittura intere famiglie con bambini, sali nelle metropolitane, nei treni, e quasi sempre qualcuno attacca il comizio, oppure suona qualche strumento, dopodiché passa tra i sedili col cappello in mano. A ridosso delle principali attrattive turistiche sono presenti miriadi di venditori ambulanti abusivi. Io se avevo qualche spicciolo tra le mani lo donavo, domandandomi come mai in Francia, nella seconda nazione più ricca economicamente d’Europa dopo la Germania, succedesse tutto quello e ci fosse troppo lassismo, degrado e permissivismo? Se vai a Londra non si vede nulla di tutto ciò. Parigi è più bella di Londra, ma per il rispetto delle regole, per la disciplina e per l’assistenzialismo è meglio la capitale britannica. L’identità del popolo francese è quasi sparita, molto di più dell’Inghilterra: entrambi gli stati hanno agevolmente concesso a milioni d’abitanti dalle molte ex colonie la residenza e le cittadinanze. Particolare interesse ed emozione ha suscitato in me la vista dei luoghi principali della Rivoluzione Francese: la Piazza della Bastiglia e la Piazza della Concordia, il luogo dei ghigliottinamenti. Per visitare il Museo del Louvre, pieno di capolavori italiani rubati da Napoleone, c’è voluta quasi una giornata, più rapida è stata la visita alla Reggia di Versailles. Non potevano mancare la salita verso la vetta della Torre di Gustavo Eiffel, uno sguardo all'Arco di Trionfo e una santa messa domenicale alla Cattedrale di Nostra Signora di Parigi, nell’isola della Cité posta in mezzo alla Senna. Più affascinante rispetto a Notre Dame è la Basilica del Sacro Cuore, situata in un’altura nel quartiere degli artisti di Montmartre



La mattina dell’ultimo giorno di vacanza nella mia camera dell’albergo, accendendo il televisore, dal quale era possibile sintonizzarsi anche sui canali italiani, ho appreso le drammatiche notizie provenienti dall’Italia: quando ho sentito dire un forte terremoto nell’Italia centrale tra le regioni Lazio, Marche, Umbria, ho escluso subito la possibilità che potesse trattarsi della mia zona laziale, la quale non è vicina alle altre due regioni citate. Ho sperato che facesse danni sì, ma poche vittime, purtroppo successivamente ho costatato che non era così. Ho pensato anche alla paura a Cori, con la gente fuggita nelle strade; successivamente mi hanno riferito che il sisma nel mio paese non è stato avvertito con grande allarmismo. Erano dei quesiti di cui non potevo avere risposte perché avevo dei problemi col telefono tascabile, sia ell'effettuare chiamate, che nel riceverle: perciò tra angoscia ed ansia ho proseguito il giro turistico visitando la Cattedrale di Saint Denis, che custodisce le spoglie dei Re di Francia, poi mi sono recato a Colombes, un sobborgo di Parigi, per visitare lo stadio in cui la nazionale italiana di calcio vinse il mondiale nel 1938. Nel pomeriggio, prima di intraprendere il lungo viaggio verso l’aeroporto, mi sono portato al Centro Pompidou, nel quale ci sono delle postazioni internet a disposizione di tutti e molti televisori collegati ai canali di molte nazioni, per informarmi sull’evolversi dei drammatici eventi del sisma. A notte fonda arrivato a Ciampino, il piazzale dell’aeroporto era molto trafficato dopo l’arrivo degli ultimi voli giornalieri: tra turisti che rientravano dalle vacanze, parenti che li attendevano, assistenti di volo e piloti che si scambiavano commenti sulle linee che avevano fatto. Tutti potevamo rientrare nelle nostre case nella normalità con la consapevolezza che le tragedie erano toccate ad altri e non a noi. Non si rischia soltanto a Parigi, a Londra, a Roma per gli attentati, si rischia anche stando in casa propria a causa delle calamità naturali.