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domenica 19 febbraio 2017

344) LETTERA PER IL COMPLEANNO



Lettera di ringraziamento

Cari parenti commensali, qui riuniti in questo lauto banchetto per festeggiare il solenne anniversario della mia venuta al mondo, celebrato ufficialmente martedì scorso con la Santa Messa, è doveroso rivolgere qualche parola di riflessione e di ringraziamento. I miei pensieri mi portano indietro di dieci anni, in occasione del precedente mio compleanno dalla cifra tonda, allorquando allestii una piccola mostra personale sulla mia figura per pochi intimi. Nella migliore età, agii in quel senso perché auspicavo che quello che avevo realizzato sino ad allora potesse darmi una carica, spronarmi a fare sempre meglio per costruire il mio futuro. Dieci anni dopo, in un'età in cui una volta si era uomini responsabili, mentre oggi alcuni tendono a rimanere “eterni ragazzi” , anche se  non tutto è andato come sognavo, alcuni miglioramenti nella mia vita li ho ottenuti: riesco a guadagnare dei soldi mensilmente, ho acquistato un’automobile ed addirittura ogni tanto riesco a svagarmi, visitando qualche città italiana ed europea. Magari, per altri, queste mie conquiste sarebbero scontate e non significherebbero nulla, per me è tantissimo, anche perché bisogna considerare che c’è chi sta peggio. Così mia madre, che ha dovuto crescere tre figli da sola, può essere soddisfatta che il figlio che aveva maggiore difficoltà a trovare una strada, inizia ad ottenere qualcosa dalla vita. Un ringraziamento è doveroso nei confronti della mia famiglia: della mamma, di mio fratello e di mia sorella, i quali sempre mi hanno sostenuto, aiutato, indicato delle strade e sono stati prodighi di consigli, che non sempre ho ascoltato; ma non mi hanno mai forzato, lasciandomi piena libertà, consci della mia retta condotta. Grazie a mia cognata Silvia, ai suoi genitori e al piccolo Tommaso Raffaele, mio nipote, entrati a pieno titolo nella mia vita e nella famiglia. Grazie a Zio Piero e a Zia Margaret, alla loro bella famiglia anglo italiana, ai cari cugini che noi abbiamo visto nascere e crescere; ripenso ai tanti bei momenti passati insieme e alla piscina che ravvivava qualche mia giornata estiva. Grazie agli altri parenti e amici che in un modo o nell’altro mi sono stati accanto nella mia esistenza, sostenendomi. Un pensiero non può mancare per coloro ci hanno lasciato e che non sono più in mezzo a noi. Ora non so cosa il domani mi riserverà, come si evolverà la mia vita, se in meglio o in peggio: l’augurio è che, mettendoci tutta la buona volontà, possa arrivare a migliorarmi sempre di più, ottenendo degli altri positivi risultati e vivendo la vita giorno per giorno. La rimembranza di questi momenti conviviali, in cui il sottoscritto non è abituato più ad essere al centro dell’attenzione dai tempi della prima comunione e della cresima, possa essere un buon toccasana nei momenti difficili, per me e per voi tutti. Cari parenti, non concludo con il consueto vogliamoci bene e viviamo felici e contenti (frasi molte volte dette ipocritamente per rispettare il classico protocollo), vi esorto a vivere con moderazione, quel che basta per avere una vita dignitosa: senza abbattersi, scoraggiarsi, farsi prendere dallo sconforto; oppure non bisogna fare il contrario: strafare ed imporsi a tutti i costi. Poi potremo volerci bene, aiutandoci l’un l’altro.

Andrea Lucarelli 40° compleanno (1977 – 2017)

venerdì 10 febbraio 2017

343) LE FOIBE, UNA VIOLENZA NON CONSIDERATA




PER CELEBRARE IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE (UN DRAMMA A CUI SI CERCA DI NON DARE LA GIUSTA IMPORTANZA) CI SONO “LA CANZONE DEL QUARNARO” DI D’ANNUNZIO, CHE CELEBRA L’UNIONE DELLA VENEZIA GIULIA ALL’ITALIA, E “ANCHE LE PIETRE PARLANO ITALIANO”, PER OMAGGIARE I MARTIRI GIULIANI E IL LORO ESODO, CULMINATO CON LA SLAVIZZAZIONE DI QUELLE ITALIANISSIME TERRE.

In questi giorni ci sono state delle polemiche per gli annunci delle massime autorità dello Stato Italiano alla rinuncia a partecipare alle commemorazioni delle foibe, nei luoghi in cui furono trucidati gli italiani istriani – dalmati. Addirittura si sono tenute delle conferenze negazioniste. Il dramma dei Giuliani – Dalmati, che alla fine della Seconda Guerra Mondiale furono costretti ad un esodo di massa dalle loro terre per sfuggire alla pulizia etnica (che già aveva colpito molti loro conterranei), venendo malaccolti nelle maggiori città italiane, è stato per lungo tempo occultato; ancora oggi si cerca di non dargli molta considerazione. Molte località dell’Istria e della Dalmazia, appartenenti per molti secoli alla Serenissima Repubblica di Venezia, erano italianissime, anche oggi lo sono nello spirito. Esse fecero gran festa nel 1918 per l’annessione alla madrepatria italiana (anche se furono escluse delle città della costa dalmata, ad eccezione di Zara), così come la città di Fiume (la Conferenza di Pace di Versailles nel 1919 stabilì che fosse una cittadina indipendente) che accolse a braccia aperte Gabriele D’Annunzio e i suoi volontari, i quali tentarono invano di unirla all’Italia nel primo dopoguerra(l'annesione ci sarà definitivamente nel 1924). Oggi molti toponimi italiani sono stati mutati in croato e sloveno: Pula (Pola), Rijeka (Fiume), Rovinj (Rovigno), Koper (Capodistria), Cres (Cherso), Krk (Veglia), Opatija (Abbazia), Dubrovnik (Ragusa) e molti altri ancora. Ora, col politicamente corretto, non si sente un briciolo d’orgoglio nazionale e la maggioranza si adatta ai mutamenti, chiamando quelle località con i nomi slavi (“Pensa agli stolti che in televisione/Chiamano Dubrovnik Ragusa la bella”, recitano dei versi de “In Istria e in Dalmazia Anche le pietre parlano italiano”), tra le amare nostalgie dei giuliani – dalmati e riaprendo le loro antiche ferite. Il grido di dolore, che nonostante si è fatto di tutto per non farlo sentire, è più vivo che mai: tutta la patria italiana civile, nelle sue molteplici forme e caratteristiche da nord a sud, partecipa al dolore dei suoi figli, che erano collocati nei suoi naturali confini del Quarnaro: così aveva già stabilito l’Antica Roma, per delimitare le sue province italiane.

 

La canzone del Quarnaro

(La canzone del Quarnaro commemora l'impresa di tre MAS della Marina da guerra italiana, alla quale partecipò anche D'Annunzio.)

 

Siamo trenta d’una sorte,/e trentuno con la morte.
EIA, l’ultima!/Alalà!
Siamo trenta su tre gusci,/su tre tavole di ponte:/secco fegato, cuor duro,/cuoia dure, dura fronte,/mani macchine armi pronte,e la morte a paro a paro.
EIA, carne del Carnaro!/Alalà!
Con un’ostia tricolore/ognun s’è comunicato./Come piaga incrudelita/coce il rosso nel costato,/ed il verde disperato/rinforzisce il fiele amaro.
EIA, sale del Quarnaro!/Alalà!
Tutti tornano, o nessuno./Se non torna uno dei trenta/torna quella del trentuno,/quella che non ci spaventa,/con in pugno la sementa/da gittar nel solco avaro.
EIA, fondo del Quarnaro!/Alalà!
Quella torna, con in pugno/il buon seme della schiatta,/la fedel seminatrice,/dov’è merce la disfatta,/dove un Zanche la baratta/e la dà per un denaro.
EIA, pianto del Quarnaro!/Alalà!
Il profumo dell’Italia/è tra Unie e Promontore./Da Lussin, da Val d’Augusto/vien l’odor di Roma al cuore./Improvviso nasce un fiore/su dal bronzo e dall’acciaro.
EIA, patria del Quarnaro./Alalà!
Ecco l’isole di sasso/che l’ulivo fa d’argento./Ecco l’irte groppe, gli ossi/delle schiene, sottovento./Dolce è ogni albero stento,/ogni sasso arido è caro.
EIA, patria del Quarnaro!/Alalà!
Il lentisco il lauro il mirto/fanno incenso alla Levrera./Monta su per i valloni/la fumea di primavera,/copre tutta la costiera,senza luna e senza faro.
EIA, patria del Quarnaro!/Alalà!
Dentro i covi degli Uscocchi/sta la bora e ci dà posa./Abbiam Cherso per mezzana,/abbiam Veglia per isposa,/e la parentela ossosa/tutta a nozze di corsaro.
EIA, mirto del Quarnaro!/Alalà!
Festa grande. Albona rugge/ritta in piè su la collina./Il ruggito della belva/scrolla tutta Farasina.
Contro sfida leonina/ecco ragghio di somaro.
EIA, guardie del Quarnaro!/Alalà!
Fiume fa le luminarie/nuziali. In tutto l’arco/della notte fuochi e stelle./Sul suo scoglio erto è San Marco./E da ostro segna il varco/alla prua che vede chiaro.
EIA, sbarre del Quarnaro!/Alalà!
Dove son gli impiccatori/degli eroi? Tra le lenzuola?/Dove sono i portuali/che millantano da Pola?/A covar la gloriola/cinquantenne entro il riparo?
EIA, chiocce del Quarnaro!/Alalà!
Dove sono gli ammiragli/d’arzanà? Su la ciambella?/Santabarbara è sapone,/è capestro ogni cordella/nella ex voto navicella/dedicata a san Nazaro.
EIA, schiuma del Quamaro!/Alalà!
Da Lussin alla Merlera,/da Calluda ad Abazia,/per il largo e per il lungo/siam signori in signoria./Padre Dante, e con la scia/facciam "tutto il loco varo".
EIA, mastro del Quarnaro!/Alalà!
Siamo trenta su tre gusci,/su tre tavole di ponte:/secco fegato, cuor duro,/cuoia dure, dura fronte,/mani macchine armi pronte,/e la morte a paro a paro.
EIA, carne dal Carnaro!/Alalà!

Gabriele D’Annunzio 11 febbraio 1918.

Anche le pietre parlano italiano

 
Nave che mi porti sulla rotta istriana,/Nave quanti porti hai visto, nave italiana,/Nave che attraversi il golfo di Venezia,/Agile vai avanti anche solo per inerzia.
Portami veloce sulla costa polesana,/Corri più in fretta come una volpe verso la tana,/E tu signora bella non sarai più sola:/Danzeremo insieme nell'arena di Pola.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Istria non ti sembri strano:/Anche le pietre parlano italiano,/Anche le pietre parlano italiano.
Siamo nel Quarnaro e sempre più vicini/Solo ci circonda la danza dei delfini./E poi Arbe e Veglia ci guardano passare,/Anche dopo cinquant'anni non si può dimenticare.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Dalmazia non ti sembri strano:/Anche le pietre parlano italiano,/Anche le pietre parlano italiano.
Nave che mi porti sulla rotta di Junger,/Nave quanta gente è scappata da Fiume/Pensa agli stolti che in televisione/Chiamano Dubrovnik Ragusa la bella.
Ascolta in silenzio la voce delle onde/Ti porterà sicura verità profonde/Perché in Italia non dimentichiamo/Quanto ha sofferto il popolo istriano,/Perché in Italia non dimentichiamo/Quanto sta soffrendo il popolo istriano.

domenica 29 gennaio 2017

342) LA TRILOGIA CINEMATOGRAFICA DE “IL PADRINO”



BREVE RECENSIONE SULLA TRILOGIA CINEMATOGRAFICA DE “IL PADRINO” (TITOLO ORIGINALE “THE GODFATHER”): DIRETTA DA FRANCIS FORD COPPOLA, ISPIRATA ALL’OMONIMO ROMANZO DI MARIO PUZO, CHE HA COME ATTORI PRICIPALI MARLON BRANDO, AL PACINO E ROBERT DE NIRO.

Qualche mese fa ho acquistato la trilogia cinematografica de “Il Padrino” su dvd, sfruttando un’offerta promozionale. A suo tempo quelle pellicole ebbero uno strepitoso successo e vinsero molti Premi Oscar . Io non ho avuto mai occasione di vederle in televisione perché generalmente le hanno sempre trasmesse molto tardi e perché durano tantissimo. Dopo l’acquisto ho potuto visionare quelle opere cinematografiche con calma ed approfondirle fino in fondo.

  • Il padrino I – L’emigrato siciliano Vito Corleone è divenuto dopo anni di crimine il più potente capomafia di Nuova York: i sui affiliati fanno la fila per essere ricevuti e chiedergli favori. È assistito dai figli Santino, Fredo e dal figlio adottivo Tom Hagen, un brillante avvocato che tutela gli affari di famiglia. Nel 1945 Don Vito, dopo il matrimonio della figlia, riceve, da un rappresentante di un’altra famiglia mafiosa, la proposta di partecipare ad un traffico di stupefacenti: gli si chiede d’offrire il suo appoggio finanziario e di sfruttare le sue conoscenze politiche. Egli rifiuta e dopo alcuni giorni subisce un attentato in cui viene ferito gravemente. L’altro figlio di Vito Corleone, Michael, che voleva rimanere fuori dagli affari di famiglia, decide di difendere il padre, commettendo degli omicidi, per poi rifugiarsi a Corleone in Sicilia. Lì si sposa con Apollonia, che dopo pochi mesi morirà in un attentato. In America, il fratello Santino cade in un’imboscata e viene trucidato. Nel frattempo Vito Corleone, ripresosi, riassume il comando della sua famiglia e, incontratosi con le altre famiglie mafiose, ristabilisce la pace: per guadagnare tempo, far rientrare Michael dalla Sicilia e lasciargli il posto di comando. Michael parte deciso nell’affermarsi, così da intralciare gli interessi della altre famiglie; suo padre lo consiglia, onde evitare di venire eliminato. Don Vito muore di morte naturale. Michael durante il battesimo del nipote (figlio della sorella), a cui fa da padrino, anticipa le mosse degli avversari, mandando dei sicari ad uccidere i capi della altre famiglie mafiose newyorkesi, successivamente  si vendica di alcuni traditori nella sua famiglia, tra cui il cognato, coinvolto nell’uccisione del fratello. Sua sorella Connie, rimasta vedova, si scaglia con ira contro Michael e mette in guardia la sua nuova moglie su chi sia veramente il marito: il nuovo Don Corleone, il nuovo Padrino, a cui i suoi scagnozzi giurano fedeltà, baciandogli la mano.
  • Il padrino II  - La seconda parte di questa saga è divisa in due narrazioni che si alternano sullo schermo: c’è la storia di Vito Corleone da bambino e da giovane, tra i primi del ‘900 e gli anni ’20 e si continua la storia del Padrino I con Michael Corleone, ambientata negli anni ’50. A Corleone in Sicilia il boss locale Don Ciccio uccide per ritorsione l’intera famiglia Andolini; il bambino Vito, venendo aiutato, riesce a fuggire negli Usa. Arrivato a destinazione, l’addetto al controllo passaporti confonde la località di provenienza (Corleone) col cognome: così da quel momento Vito Andolini sarà Vito Corleone. Da giovane Vito si imbatte in Peter Clemenza e Salvatore Tessio  ed inizia con essi delle attività malavitose. Sono ostacolati da Don Fanucci che li ricatta pretendendo il pizzo. Vito uccide Fanucci: da quel momento inizia la sua scalata che lo porterà ad essere un malvivente temuto e rispettato. Successivamente egli torna a Corleone, con la moglie e i figli piccoli, per compiere la sua vendetta nei confronti di Don Ciccio. Negli anni ’50 Michael, figlio di Don Vito, è nel Nevada e guida l’organizzazione criminale. Egli riesce a scampare ad un attentato organizzato dal potente capitalista ebreo Roth, che guida il giro degli affari a Cuba. Michael si reca a Cuba per partecipare ai loschi affari e vendicarsi. Tutti vengono spiazzati quando il dittatore Batista annuncia la rinuncia al potere per evitare un bagno di sangue contro la guerriglia. Successivamente Roth, tramite il pentito Pentangeli, fa incriminare da una commissione d’inchiesta giudiziaria Michael Corleone per i suoi crimini; l’imputato verrà scagionato quando il pentito ritratterà le accuse a causa della presenza del fratello in aula: fatto arrivare dalla Sicilia per tutelare l’onore. Seguono le solite vendette di Don Corleone contro Roth, Pentangeli e perfino contro il fratello Fredo, coinvolto nell’attentato alla sua persona. Michael viene abbandonato dalla moglie: gli rivela che quando era incinta del loro terzo figlio, aveva abortito volontariamente per non mettere al mondo un altro futuro mafioso assassino. Il protagonista, ormai rimasto solo con i figli piccoli, ripensa al compleanno di suo padre Vito nel 1941 (il giorno in cui  giapponesi attaccarono gli Stati Uniti), allorquando la sua famiglia era riunita al completo, ed annunciò che si era arruolato anch’egli per combattere, suscitando le ire del fratello Santino e le perplessità degli altri familiari che avevano in mente per lui un futuro da grande uomo politico.
  • Il padrino III – Michael Corleone ha iniziato l’opera di estromissione della propria famiglia dalla malavita e ormai gode della fama di un rispettabile miliardario. Alla fine degli anni ’70 riceve a Nuova York un’onorificenza da parte del Papa Paolo VI per le sue opere benefiche. Tenta di convincere il figlio Anthony a lavorare per lui, ma egli preferisce la carriera di cantante lirico. Ben presto entra nelle grazie del Padrino il nipote Vincent Mancini, il figlio illegittimo del fratello Santino, ed inizia a lavorare con lo zio. Michael entra in affari con la Banca Vaticana, investendo 600 milioni di dollari. Tale investimento serve all'Arcivescovo Gilday per evitare il rischio di una bancarotta fraudolenta causata dalle manovre di un gruppo di avidi uomini d'affari cattolici, guidati dal potente Licio Lucchesi, un influente uomo politico italiano, che guida la maggior parte dei clan mafiosi in Italia. Lucchesi ordina l’eliminazione di Michael ma fallisce; il nipote, con l’appoggio della zia Connie, organizza una vendetta contro un malavitoso che aveva partecipato all’agguato. La famiglia Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto all’opera di Anthony. Il nuovo Papa Giovanni Paolo I è intenzionato a preferire Corleone a Lucchesi: quest’ultimo fa avvelenare il suo tè. Michael si ritira, lasciando il comando della sua famiglia al nipote, che assume il nome di Don Vincent Corleone, ma pone una condizione: dovrà rinunciare alla relazione che ha con sua figlia Mary. Viene organizzato un ennesimo attentato contro l’anziano Corleone, al Teatro Massimo di Palermo, ma per errore viene uccisa la figlia Mary. Anche Lucchesi viene ucciso quella sera. Michael, ormai anziano, molti anni dopo la morte di Mary, è tornato a vivere in Sicilia. Il boss si spegne roso dal rimorso, completamente solo e abbandonato da tutti mentre è nella quiete desolata del giardino della sua villa.



Questa saga cinematografica, nonostante sia una narrazione criminale, ha ricevuto molto successo e molti premi. L’autore del romanzo e i produttori cinematografici hanno realizzato queste pellicole per condannare la vita criminale, non penso per elogiarla, descrivendo una triste realtà della nostra società. La maggioranza degli omicidi, nella finzione e nella realtà, rimane impunita perché nessuno è disposto a testimoniare: per delle questioni d’omertà e d’onore; se uno lo fa dovrà cambiare vita nascondendosi. Non in tutto il pubblico queste storie violente provocano indignazione e condanna: molte persone, specie alcuni meridionali, elogiano queste scalate al potere con metodi violenti dei boss mafiosi; infatti nella rete sono presenti alcuni spezzoni di questi film in cui ci sono dei commenti di approvazione, invece che di dissociazione. Uno, pensando che la finzione sia come la vita reale, non si rende conto che finirà in galera o sottoterra se proverà ad emulare questi racconti cinematografici. La colonna sonora de “Il Padrino” (postata sopra) è diventato un mito: viene suonata ai funerali degli “uomini d’onore” e anche nelle processioni paesane quando si passa davanti alle case dei grandi capimafia. È una mentalità tipica in vaste aree delle regioni del sud chiedere favori e protezione ai padrini locali; e poi se un giorno chiederanno di ricambiare i favori e diranno di compiere azioni criminali? Penso anche a me: probabilmente non avrei avuto tanta libertà nel trattare temi di politica locale su un blog se fossi nato o fossi residente in un paese del Sud Italia con forte presenza della criminalità organizzata.

sabato 21 gennaio 2017

341) INIZIA LA PRESIDENZA TRUMP



Ora il potere torna al popolo

Il discorso pronunciato da Donald Trump il 20 gennaio 2017, subito dopo il giuramento al Campidoglio: Basta spendere miliardi per difendere gli altri e basta con i politici che non fanno nulla. Creeremo lavoro e rifaremo i confini. Comprate e assumete americano"

Donald J. Trump - Sab, 21/01/2017 - 09:36

Presidente della Corte Suprema, Presidente Carter, Presidente Clinton, Presidente Bush, Presidente Obama, americani e gente di tutto il mondo: grazie!

Noi cittadini americani siamo uniti nel formidabile sforzo nazionale di ricostruire il nostro Paese e di ripristinare le promesse per il nostro intero popolo. 

Insieme determineremo le sorti dell'America e del mondo per molti anni a venire. Affronteremo delle sfide, faremo i conti con momenti di difficoltà, ma ci riusciremo. Ogni quattro anni, ci ritroviamo su questa scalinata per realizzare il passaggio pacifico e regolare dei poteri e siamo grati al Presidente Obama e alla First Lady, Michelle Obama, per l'aiuto garbato che hanno dato nel corso di tale passaggio. Sono stati fantastici. Grazie. La cerimonia di oggi, però, ha un significato davvero speciale perché oggi non stiamo semplicemente effettuando un trasferimento di poteri da un'amministrazione a un'altra o da un partito a un altro, bensì stiamo trasferendo il potere da Washington, D.C., e lo stiamo restituendo a voi, popolo. Per troppo tempo, un piccolo gruppo nella capitale della nostra nazione ha fatto propri i benefici del governo, mentre il popolo ne pativa i costi. Washington prosperava, ma il popolo non beneficiava della sua ricchezza. I politici prosperavano, ma i posti di lavoro venivano meno e le fabbriche chiudevano. Il sistema proteggeva se stesso, non i cittadini del nostro Paese. Le loro vittorie non sono state le vostre vittorie. I loro trionfi non sono stati i vostri trionfi. E, mentre quella gente festeggiava nella capitale del nostro Paese, c'era poco da festeggiare per le famiglie in difficoltà nell'intera nazione. Tutto ciò cambia a partire da qui, fin d'ora, perché questo momento è il vostro momento: appartiene a voi. Appartiene a tutti quelli che oggi si sono radunati qui e a chiunque ci stia osservando da ogni punto dell'America. Questo è il vostro giorno, questa è la vostra festa e questo Paese, gli Stati Uniti d'America, è il vostro Paese. Quello che davvero conta non è quale partito controlli il nostro governo, bensì che il nostro governo sia controllato dal popolo. Il 20 gennaio 2017 verrà ricordato come il giorno in cui il popolo è tornato a essere sovrano in questo Paese. Gli uomini e le donne dimenticati di questo Paese cesseranno di essere dimenticati. Ora tutti vi ascoltano.

Siete venuti a decine di milioni per entrare a far parte di un movimento di portata storica come il mondo non ne aveva mai visti prima. Al cuore di questo movimento sta una convinzione cruciale: che una nazione esiste per servire i suoi cittadini. Gli americani vogliono ottime scuole per i loro figli, quartieri sicuri per le loro famiglie e buoni posti di lavoro per se stessi. Si tratta di richieste giuste e ragionevoli da parte di un popolo retto e di un pubblico retto. Ma per troppi dei nostri cittadini esiste una realtà diversa: madri e figli intrappolati dalla povertà dei nostri bassifondi urbani; fabbriche in stato di abbandono disseminate come tombe nel paesaggio della nostra nazione; un sistema scolastico in cui vengono riversati tanti soldi, ma che lascia i nostri giovani e splendidi studenti a corto di conoscenze; e il crimine e le gang e le droghe che hanno strappato troppe vite e che hanno privato il nostro Paese di un enorme potenziale inespresso. Questa scempio americano deve interrompersi e si interromperà in questo preciso istante. Siamo una nazione e il loro dolore è il nostro dolore. I loro sogni sono i nostri sogni e i loro successi saranno i nostri successi. Abbiamo un solo cuore, una sola patria e un solo destino glorioso.

Il giuramento che oggi faccio è un giuramento di fedeltà a tutti gli americani. Per molti decenni, abbiamo arricchito industrie straniere a danno delle industrie americane; abbiamo sovvenzionato gli eserciti di altri Paesi, consentendo allo stesso tempo di impoverire il nostro sistema militare; abbiamo difeso i confini di altre nazioni, rifiutandoci di difendere i nostri; e abbiamo speso migliaia di miliardi all'estero mentre le infrastrutture americane finivano in rovina e in sfacelo. Abbiamo arricchito altri Paesi mentre la ricchezza, la forza e la sicurezza del nostro Paese sparivano oltre l'orizzonte. Una a una, le fabbriche chiudevano i battenti e abbandonavano il nostro Paese, senza la minima riflessione riguardo ai milioni di americani che si lasciavano alle spalle. La ricchezza della nostra classe media veniva strappata alle loro case e ridistribuita in tutto il mondo. Ma quello è il passato. E ora noi guarderemo solo al futuro.

Noi che ci siamo riuniti qui oggi stiamo per imporre un nuovo ordine che verrà udito in ogni città, in ogni capitale straniera e in ogni aula del potere. D'ora in avanti, una nuova visione delle cose governerà la nostra terra. Da questo momento in poi, lo slogan sarà: prima l'America. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, sull'immigrazione, sulla politica estera, verrà presa a vantaggio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni create da altri Paesi che producono i nostri prodotti, ci sottraggono le nostre aziende e distruggono i nostri posti di lavoro. Il protezionismo porterà grande prosperità e forza. Mi batterò per voi con tutta l'energia che ho in corpo e non vi deluderò mai. Mai. L'America ricomincerà a vincere, a vincere come non mai. Riporteremo in patria i nostri posti di lavoro. Ripristineremo i nostri confini. Riporteremo in patria le nostre ricchezze. E faremo tornare i nostri sogni. Costruiremo strade nuove e statali nuove e ponti e aeroporti e tunnel e ferrovie in tutto il nostro splendido Paese. Toglieremo la nostra gente dai servizi di assistenza sociale e le ridaremo un lavoro, ricostruendo il nostro con mani americane e forza lavoro americana. Seguiremo due semplici regole: comprare prodotti americani e assumere personale americano. Cercheremo amicizie e buoni rapporti con le nazioni del mondo, ma lo faremo nella convinzione che sia nel diritto di tutte le nazioni mettere al primo posto i propri interessi. Non cercheremo di imporre il nostro sistema di vita a nessuno, ma, piuttosto, lo faremo risplendere al punto da farne un esempio che chiunque possa seguire. Rafforzeremo vecchie alleanze e ne formeremo di nuove e uniremo il mondo civilizzato contro il terrorismo del radicalismo islamico, che faremo scomparire dalla faccia della terra. E il fondamento della nostra politica sarà una devozione assoluta agli Stati Uniti d'America e, attraverso la lealtà al nostro Paese, riscopriremo la lealtà reciproca fra le persone. Quando si apre il cuore al patriottismo, non c'è spazio per i pregiudizi. La Bibbia ci dice: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!». Dobbiamo esprimere apertamente le nostre idee, discutere in maniera onesta i nostri dissensi, ma sempre puntare alla solidarietà. Quando l'America è unita, è assolutamente impossibile fermarla. Non dovrebbero esserci timori: siamo protetti e sempre lo saremo. A proteggerci saranno gli uomini e le donne formidabili delle nostre forze militari e della polizia e, soprattutto, Dio. Infine, dobbiamo pensare in grande e sognare ancor più in grande. In America, sappiamo bene che una nazione vive solo fintanto che lotta. Non accetteremo più uomini politici che siano solo parole e niente azioni, che si lagnino costantemente senza mai far nulla al riguardo. Il tempo per i discorsi vuoti è finito.

Ora arriva il momento dell'azione. Non lasciate che nessuno vi dica che è impossibile. Nessuna sfida è pari al cuore e alla combattività e allo spirito dell'America. Ci troviamo agli albori di un nuovo millennio, pronti a svelare i misteri dello spazio, a liberare la terra dalle miserie delle malattie e a governare a nostro vantaggio le energie, le industrie e le tecnologie del domani. Un nuovo orgoglio nazionale scuoterà i nostri animi, ci farà puntare a obbiettivi più elevati e guarirà le nostre divisioni. È il momento di ricordare il vecchio adagio che i nostri soldati non scorderanno mai: ovvero che, indipendentemente dal fatto che siamo neri o bruni o bianchi, versiamo il medesimo sangue rosso dei patrioti, gioiamo delle stesse libertà gloriose e porgiamo i nostri omaggi alla stessa fantastica bandiera americana. E, che un bambino nasca nell'ambiente urbano di Detroit o nelle pianure del Nebraska sferzate dal vento, avrà davanti a sé lo stesso cielo notturno, si riempirà il cuore degli stessi sogni e sarà permeato dall'alito vitale infuso dallo stesso Creatore onnipotente. Pertanto, americani di tutte le città vicine e lontane, piccole e grandi, da catena montuosa a catena montuosa, da oceano a oceano, udite queste parole: non sarete più ignorati. La vostra voce, le vostre speranze e i vostri sogni definiranno il destino dell'America. E il vostro coraggio e la vostra onestà e il vostro amore guideranno sempre il nostro cammino. Insieme, renderemo di nuovo forte l'America. Renderemo di nuovo ricca l'America. Renderemo di nuovo orgogliosa l'America. Renderemo di nuovo sicura l'America. E, sì, insieme, renderemo di nuovo grande l'America. Grazie. Che Dio vi benedica. E che Dio benedica l'America.
Donald J. Trump
(Traduzione a cura di Seba Pezzani)

mercoledì 11 gennaio 2017

340) INIZIO ANNO E VISITA A SOFIA



L’INIZIO DEL 2017 TRA I FESTEGGIAMENTI ED UNA BREVE VISITA A SOFIA, CAPITALE BULGARA. 

L’inizio del 2017 è iniziato con i consueti festeggiamenti e con i tradizionali cenoni. Anch’io sono stato invitato ad una cena: dopo aver atteso la mezzanotte mi sono ritirato per ritemprare le forze per affrontare la giornata del 1° dell’anno, che per me tradizionalmente inizia con la funzione religiosa. 

 

Alla vigilia dell’Epifania sono partito per un breve viaggio di tre giorni a Sofia, la capitale della Bulgaria, distante appena un’ora e mezza di aeroplano. È stata una vacanza economicamente conveniente, più delle altre: sia per quanto riguarda i voli aerei nelle compagnie a basso costo e l’albergo (che ho prenotato entrambi nel mese di novembre, nel giorno promozionale del risparmio nelle spese telematiche), sia per le altre spese relative al soggiorno (mangiare, visite ai musei ed ad altri luoghi d’interesse); la moneta locale, il Lev (rinnovato e simile nella forma alla valuta europea), vale la metà di un Euro. Infatti c’erano moltissimi italiani a Sofia, i quali hanno approfittato di questo cambio monetario conveniente. Il clima rigido era il vero problema: ero tentato di rinunciare per via delle previsioni atmosferiche, che sarebbero arrivate sino a – 18° C nei giorni della mia visita, non immaginando che da quelle parti sono abituati a quelle temperature e tutto funziona come se nulla fosse. Da noi, nel nostro clima mite mediterraneo,  le ondate di gelo d’inverno e quelle d’afa d’estate sono di breve durata, mentre nei Balcani si passa da un eccesso all’altro, a seconda delle stagioni, e uno deve sopportare per mesi. La neve che non smetteva mai di scendere dava più fastidio del freddo: le strade per le macchine le tenevano costantemente pulite, sui marciapiedi creavano qualche passaggio dove si rischiava spesso di scivolare per il ghiaccio.

I Bulgari sono un popolo slavo che nel VII Secolo D. C. si spostarono dal Caucaso, penetrando nell’odierna Bulgaria, scacciando i Bizantini e convertendosi al Cristianesimo. La nazione ha avuto due zarine italiane, consorti degli zar regnanti: Maria Luisa di Borbone Parma, moglie di Ferdinando I, e Giovanna di Savoia, moglie di Boris III. Dal punto di vista turistico Sofia, anche se non è una meta prediletta come Praga, Budapest, Cracovia, è interessante anch’essa come le citate città dell’Europa dell’Est. Ci sono delle chiese e dei siti archeologici patrimonio Unesco. C’è il complesso archeologico di Sérdica (l’antica città preesistente fondata dai Traci) con le rovine romane, situata all’interno dell’omonima stazione della metropolitana cittadina. Ci sono statua, basilica e cappella dedicate a Santa Sofia, che dà il nome ala città. C’è il Monte Vitoša, alto oltre 2.200 m.: un’attrattiva sciistica che sovrasta Sofia col suo parco naturale. Diverse chiese e basiliche sono state costruite per gratitudine verso i Russi, con il quale la Bulgaria ha un rapporto di fratellanza e che liberarono la nazione dal dominio ottomano, tra cui spicca  la Cattedrale di Aleksandăr Nevski, il simbolo di Sofia. Poche sono le testimonianze del periodo del Socialismo Reale. Nel centro storico c’è anche una moschea: un 7% della popolazione bulgara è discendente dei turchi, che per oltre quattro secoli sottomisero la Bulgaria. Molti monasteri e chiese storiche durante la dominazione turca furono profanati e trasformati in moschee; quando la Bulgaria riacquisì l’indipendenza gli stessi torarono al culto Cristiano di rito Greco – Ortodosso, praticato da quasi tutta la popolazione bulgara. Di recente a Sofia è stata costruita una chiesa cattolica per i pochi cattolici locali e per qualche straniero di passaggio; anch’io ne ho approfittato per la messa dell’Epifania. Mi aspettavo di trovare situazioni di degrado e di disagi sociali, ma ho visto ben poco di tutto quello: non c’era nessun venditore ambulante e raramente incontravo questuanti. Bisogna solamente fare attenzione ai tassì, individuando quelli provvisti di licenza che non imbrogliano, i quali hanno la scritta “ok”. Per il resto tutto funziona perfettamente: le metropolitane, le corriere di linea, i grandi centri commerciali che vi hanno messo piede. Ormai anche nell’est l’inglese ha preso il sopravento come lingua internazionale (ai tempi del comunismo la lingua internazionale era il russo), tutti lo parlano: nelle attrattive turistiche, negli alberghi, nei ristoranti e ovunque ci sono le doppie scritte (lingua bulgara in caratteri cirillici e lingua inglese in caratteri latini). A dire la verità, io che non sono un esperto e conosco quelle poche parole di base anglosassoni per farmi capire, per capire gli altri, e che perfeziono di viaggio in viaggio, sentendo alcuni commenti di altri italiani, si diceva che il loro inglese non è perfetto. 

 

A questo punto i paesi dell’Europa dell’Est si avviano verso un processo di evoluzione, di modernizzazione, d’aumento positivo della qualità della vita che li porterà un giorno al livello dei paesi dell’Europa Occidentale. Si evolvessero, ma non esagerassero, altrimenti subiranno le conseguenze negative che stiamo subendo noi: immigrazioni, islamizzazioni, caos, terrorismo, eccetera. E soprattutto lasciassero perdere l'euro.

martedì 27 dicembre 2016

339) IL M5S TRA IMMIGRAZIONE ED INFRASTRUTTURE



IL MOVIMENTO 5 STELLE È IN IMPLOSIONE: SULL’IMMIGRAZIONE, SUL TERRORISMO, SULLA GIUNTA COMUNALE ROMANA E NON PUÒ DIRE DI NO A DELLE INFRASTRUTTURE CHE SONO NECESSARIE ALLO SVILUPPO, AL PROGRESSO DELLA NAZIONE.



L’ennesimo attentato terroristico che c’è stato recentemente a Berlino ha dimostrato che non sono infondate i timori per la sicurezza nazionale che comporta la sempre più massiccia immigrazione illegale. Un occidente dal politicamente corretto non sa come uscire da un terrorismo che da masochista introduce in casa propria: sa solo cantare “Imagine” di John Lennon e fare scorte di gessi colorati. I partiti di destra alzano la voce, anche qualche altro che diceva che questa immigrazione illegale è  necessaria per pagare le pensioni (o siamo noi che manteniamo quelli che arrivano?).

È il caso del M5s dove sono emerse delle ambiguità: Grillo ha dichiarato che l’immigrazione illegale va fermata, vanno espulsi tutti coloro che non hanno  requisiti per restare in Europa e vanno rivisti i trattati di Schengen. Suonano strane queste parole, dette da lui: il suo movimento politico ha contribuito in modo determinante all’abolizione del reato di clandestinità. A dire la verità Beppe Grillo e Casaleggio, i fondatori del Movimento Cinque Stelle, avevano delle tendenze restrittive sull’immigrazione, ma la maggioranza dei parlamentari che hanno selezionato, in precedenza appartenevano ai partiti di sinistra o avevano simpatie per essi (come la gran parte degli elettori del M5s)e più volte hanno dimostrato, sempre su quel tema, di essere più a sinistra del Pd. Ora il capo del movimento ha capito che è giunto il momento di catturare consensi sull’onta emotiva di questi attentati, scontrandosi violentemente con i suoi “dipendenti”.

E che problema c’è: se contrastano la sua linea li espelle della sua sorta di partito, come ha fatto finora con tutti i dissidenti, con tutti i ribelli. Sembrano essere scampati a questa sentenza la sindachessa di Roma e la giunta del Movimento 5 Stelle: loro che facevano tanto i trasparenti, lanciando anatemi contro le altre forze politiche, hanno commesso i medesimi errori delle stesse, affidandosi a dei personaggi di dubbia condotta. Vedremo come finirà. La grande stampa (soprattutto romana) sta facendo di tutto per spodestare la giunta grillina dalla capitale: non le ha perdonato la rinuncia alla candidatura olimpica e altre cose. A parte il fatto che le olimpiadi difficilmente le avrebbero assegnate a Roma; ciò che preoccupa di più è l’abbandono delle opere pubbliche fondamentali per lo sviluppo, per il progresso di Roma, dell’Italia, e per la sicurezza di noi tutti. 



In questi giorni hanno inaugurato l’autostrada Salerno – Reggio Calabria rinnovata (anche se restano ancora un po’ di cose da fare); lo sanno quelli del M5s che quell’arteria era molto pericolosa ed avvenivano parecchi incidenti mortali all’anno? È la stessa cosa per la s.s. 148 pontina: tre anni fa annunciarono l’imminente rinnovo, oggi i cantieri ancora non aprono per via dei soliti rompiscatole che mettono i bastoni tra le ruote. Molti pendolari sono costretti a viaggiare tutti i giorni sulla 148 tra Latina e Roma, perché i mezzi pubblici sono sconvenienti per loro (compresa una futura ed eventuale metropolitane leggera): li portano in delle zone lontane dai loro posti di lavoro. Non si bloccano le opere pubbliche per paura delle ruberie, si bloccano i ladri. L’ambiente può essere salvaguardato lo stesso: ad esempio rimboschendo e rinverdendo altre aree non interessate ai lavori di pubblica utilità. Pochi giorni orsono hanno inaugurato un nuovo terminal nell’aeroporto d Fiumicino e la sindachessa di Roma Raggi ha disertato l’inaugurazione. Se hanno allargato quell’aeroporto evidentemente perché era necessario e non certo per divertimento: significa che i passeggeri dello scalo sono in crescente aumento per motivi di turismo e di lavoro.

domenica 18 dicembre 2016

338) VOGLIAMO VOTARE AL PIÙ PRESTO



SI È INSEDIATO IL GOVERNO GENTILONI, L’ENNESIMO ESECUTIVO NON ELETTO, FOTOCOPIA DI QUELLO RENZI. SI SPERA CHE IN POCHI MESI ESSO FACCIA LA LEGGE ELETTORALE E POI SI VADA A VOTARE. MA NON SARÀ COSÌ. 


Già si sapeva che se Renzi avesse perso il referendum, lo stesso si sarebbe dimesso e con la stessa maggioranza che lo sosteneva si sarebbe formato un nuovo governo. Non saremmo andati direttamente alle elezioni politiche: sia perché le poltrone governative se le vogliono tenere il più tempo possibile e sia perché si attende la sentenza della Consulta Costituzionale che deciderà sulla costituzionalità o sulla non costituzionalità della legge elettorale (ormai le leggi non le fa più il parlamento eletto dal popolo ma le fanno i magistrati della Consulta nominati dall’alto). 


Ora c’è il Governo Genitloni: il quarto governo non eletto, il quarto capeggiato da un cattolico di sinistra e formatosi attraverso dei compromessi e degli inciuci vari; grossomodo è una copia del Governo Renzi. La norma anti – ribaltoni, nell’ultima proposta di modifica costituzionale che è stata bocciata dal referendum, non l’avevano inserita; e come avrebbero potuto? Se lo avessero fatto (come fece il centrodestra nella sua riforma costituzionale del 2006) non avremmo mai avuto i vari esecutivi Letta, Renzi, Gentiloni, che si sono formati con l’appoggio decisivo dei vari transfughi di destra. Il loro capo è Angelino Alfano: il suo trasferimento dal Ministero degli Interni a quello degli esteri è una promozione o una fuga? (perché non sa più come uscire dalla grana immigrazione) Quel che è, è: i ministeri importanti glieli danno sempre, poiché è la mente di un partito che è fondamentale alla tenuta del governo. Invece ha suscitato un po’ di clamore la conferma al governo della signorina Maria Elena Boschi: primo perché la riforma costituzionale che portava il suo nome è stata bocciata, secondo perché la sua famiglia è stata coinvolta in degli affari poco chiari con le grandi banche toscane.

Speriamo che facciano votare al più presto, lo chiede la maggioranza degli italiani; i compromessi tra vincenti e perdenti sono un affare tipico tutto nostro: nelle altre nazioni quando si vota, se non esce un vincitore, si continua a votare di continuo finché un partito, o una coalizione di partiti, arriva ad una maggioranza. È successo così in Grecia ed in Spagna. Non voteremo a breve, a meno che Renzi decida una mossa a sorpresa: per prendersi la sua rivincita e per non farsi logorare o spodestare dalla guida del suo partito. Sarà una bella battaglia, lo sarà ancor di più e tutto tornerà in gioco dopo che il M5S, dato da tutti per favorito, si è dimostrato un partito come gli altri, con i vari difetti. Ci saranno sempre le incognite CameraSenato: se non faranno delle buone leggi elettorali che permetteranno ad una coalizione di ottenere la maggioranza in entrambi i rami parlamentari, o torneranno le larghe intese o si dovrà tornare al voto continuamente. Sarà compito dei vari partiti premunirsi, magari facendo firmare un contratto ai propri candidati, onde evitare i facili cambi di casacca di convenienza; alla Verdini, il quale ha cercato la poltrona: non gliel'hanno data ed è tornato all'opposizione!

venerdì 9 dicembre 2016

337) NO AL REFERENDUM, NO A RENZI




LA SCHIACCIANTE VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE HA PROVOCATO LA FINE DEL GOVERNO RENZI.

Votanti: 33.243.845 (65,47%)
Si: 13.432.208 (40,89%)
No: 19.419.507 (59,11%)



La prevedibile e scontata vittoria del no al referendum costituzionale ha determinato la caduta dell’esecutivo a guida Renzi. Gli italiani che sono andati a votare non hanno bocciato propriamente la riforma proposta; il no è stato rivolto soprattutto a Matteo Renzi e alle sue politiche. Gli italiani dall’estero hanno votato si in maggioranza: proprio perché risiedono lontano dalla loro terra non subiscono quelle politiche. Ci saranno dei motivi validi se ad esempio in Sardegna e in Sicilia, come in altre regioni del sud con povertà e disoccupazione in aumento e che subiscono le conseguenze di un’immigrazione clandestina massiccia, incoraggiata dal Governo, la percentuale del no è arrivata al 70%? (a Lampedusa il no ha raggiunto addirittura l’88%)

C’erano coloro che dicevano di pensare solo a quello che proponeva questo referendum, cioè la riduzione dei costi della politica, a non guardare alle altre politiche renziane che non c’entravano nulla o all’appartenenza politica avversa: perciò invitavano a votare positivamente. In pochi li hanno ascoltati, anche perché il fronte del no è stato molto agguerrito. È la seconda volta che una proposta di  riforma costituzionale viene bocciata: gli italiani sono troppo attaccati alla Costituzione cosi com’è, con i conseguenti alti costi della politica, oppure non va giù che qualcuno si prenda i meriti dei miglioramenti? Più la seconda risposta: nel 2006 aizzarono una campagna negativa contro Berlusconi e la Lega, autori di una riforma costituzionale, oggi la stessa sorte è toccata a Renzi. 



Egli, assieme ai suoi più stretti collaboratori, sono stati giudicati troppo arroganti e presuntuosi, in particolar modo il Presidente del Consiglio che si autoproclamò senza passare per le elezioni e pretese di mettere mano da solo alla riforma della Costituzione. Se avesse vinto il si il Presidente del Consiglio uscente avrebbe avuto un potere assoluto e gli avversari non avrebbero potuto governare in caso di vittoria. Sembra passato molto tempo dal giugno 2014, allorquando egli stravinse le elezioni europee, portando il Pd ad un 40%: in quel momento sembrava imbattibile. Quel 40% l’ha mantenuto pure stavolta, ma non è servito a niente perché gli schieramenti erano due e l’altro l’ha superato. Quella percentuale Renzi la vorrà sfruttare finché sarà calda, mentre il restante 60% si frammenterà: ragion per cui vorrà andare alle elezioni politiche al più presto possibile.

Saranno stati decisivi nel risultato referendario i dissidenti di sinistra contrari a questa riforma? Secondo me no: avranno influito al massimo per un 5 – 6%. Anche a destra ci saranno stati coloro che, infischiandosene delle indicazioni di voto dei partiti che tradizionalmente votano, sono andati in controtendenza. Il voler imporsi a tutti i costi, senza passare per le votazioni, potrebbe aver bruciato il presuntuoso fiorentino: avrebbe fatto meglio a lasciar Letta al suo posto per qualche mese, a sbrigare le principale urgenze, per poi presentarsi alle elezioni politiche come candidato Primo Ministro del centrosinistra.

Ora un governo di un paio di mesi per fare le leggi elettorali e poi tutti dritti al voto! Non bisogna dire “non voterò o voterò 5 Stelle”: attenzione a quelli, vi porteranno alla rovina. La soluzione per uscire da questo caos e da questo pantano in cui ci hanno condotto si chiama: Salvini – Meloni – Berlusconi.

domenica 4 dicembre 2016

336) IL PAPA SEMPRE DI PIÙ PROGRESSISTA



MENTRE NEI SECOLI PASSATI PER LA NOSTRA FEDE ERA LEGGITTIMO COMBATTERE PER DIFENDERLA DALLE INCURSIONI DEGLI ALTRI “FALSI “ CULTI, OGGI, PER IL CONTESTO STORICO CHE VIVIAMO, IL PONTEFICE CHE GUIDA LA CHIESA SI DIMOSTRA SEMPRE PIÙ PROGRESSISTA (BENEDIZIONI DELLE IMMIGRAZIONI DI MASSA, APERTURE ACRITICHE  ALL’ISLAM, SIMPATIE PER I POLITICI E I DITTATORI LATINOAMERICANI COMUNISTI, CONTINUE INTERVISTE A “REPUBBLICA”, FACILI ASSOLUZIONI).



Nei secoli passati un fedele cattolico veniva incitato dalle alte autorità ecclesiali a combattere per la fede, contro gli infedeli: così facendo si sarebbe guadagnato un posto in paradiso. Da Poitiers, alle crociate, da Lepanto a Vienna, molti cristiani sono caduti combattendo per la loro fede e per impedire che la cristianità nelle loro patrie fosse cancellata a favore di altri culti, allora considerati fasulli. Addirittura i Santi e la Madonna aiutavano i guerrieri cristiani: è il caso della Madonna del Buon Rimedio che avrebbe sostenuto i combattenti a Lepanto. Con i tempi di oggi cosa faranno a coloro che a loro tempo si guadagnarono un posto nelle alte sfere celesti?  Li retrocederanno a….? Così noi, che dovremo genufletterci all’immigrazioni di massa e all’Islam se non vorremo finire male. Per un prete, per un vescovo, per un cardinale, per un papa, la parola di Cristo dovrebbe essere verità assoluta: significa che non ci dovrebbero essere altri dei, altre religioni. Va bene poi aiutare il prossimo di qualunque fede, ma benedire costantemente un fenomeno illegale (che non è tutto oro anche se luccica), il quale potrebbe cancellare la cristianità di un territorio, sembra più estremismo politico che carità cristiana.



Questo Papa parla solo di immigrazione, trascurando e trattando con superficialità altri temi che erano in cima ai pensieri dei suoi predecessori, come ad esempio l’aborto. (e che sarà mai!) Il recente giubileo straordinario della misericordia ha dato la possibilità di ottenere il perdono per coloro che hanno abortito volontariamente e, a sorpresa, il Pontefice ha annunziato che d’ora innanzi i sacerdoti potranno assolvere chi abortisce. Buone iniziative, ma bisogna ricordare che la misericordia divina per chi si pentiva c’èra sempre stata, anche per i peccati più gravi dell’aborto. Legittimi sono i dubbi sollevati dagli ambienti ecclesiali conservatori, secondo cui con questa novità si banalizza il peccato: se prima si facevano degli scrupoli prima di abortire, d’ora innanzi se ne faranno di meno. Il motivo per cui l’aborto è maggiormente giustificato è la violenza carnale: in quella circostanza la dottrina ecclesiale consente l’utilizzo della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, per evitare il concepimento. Fra poco da noi qualunque metodo contraccettivo verrà tollerato, in qualsiasi circostanza, quando dovrebbero essere promosse delle campagna in quel senso nei paesi in via di sviluppo.


Saranno sempre più contenti gli esponenti della sinistra nostrana e mondiale per queste svolte del Sommo Pontefice, il quale in più occasioni non ha fatto mistero di simpatizzare per la sinistra: dalle interviste a “Repubblica”, in cui dichiara che Comunismo e Cristianesimo si somigliano, alle amicizie intime con i politici e dittatori latinoamericani dichiaratamente comunisti. Per la Chiesa durante il XX Secolo il Comunismo era il male assoluto, mentre ora assistiamo ad una rivalutazione. E i martiri cristiani perseguitati da molti regimi? Anche l’Italia unita era uno scandalo per la Chiesa, oggi Essa ha capito che fu una cosa giusta; su questo punto siamo d’accordo. Nell’aldilà si assisterà continuamente ad un continuo sali – scendi, derivanti dai cambi di posizione del Vaticano? Non vogliamo erigerci a giudici supremi universali sui grandi misteri dei quali non potremo sapere mai nulla: ci scherziamo su, anche con le vignette satiriche di Alfio Krancic (una satira “diversa”, di destra, non guasta), per non ammettere che, parlando sul serio, c’è poco da stare allegri per questi stravolgimenti. I cattolici americani hanno dato un chiaro segnale votando Trump, dissociandosi da quelle linee.

domenica 27 novembre 2016

335) REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL NO




LA RIFORMA COSTITUZIONALE È PASTICCIATA, NON SEMPLIFICA LA LEGISLAZIONE E RIDUCE DI POCO I COSTI DELLA POLITICA. NON SI CAPISCE NEANCHE A COSA SERVIRÀ IL NUOVO SENATO: NON ERA MEGLIO ELIMINARLO DEL TUTTO? LE PROVINCE VANNO ABOLITE COME ISTITUZIONI MA NON COME ENTITÀ GEOGRAFICHE. 


Da molto tempo e senza avere il minimo dubbio ho scelto di votare no alla proposta di riforma costituzionale del Gabinetto Renzi. In quella riforma non si capisce che funzione avrà il nuovo Senato: sarà il dopolavoro di cento sindaci che potranno dare indicazioni alla Camera dei Deputati sulla modifica alle proposte di legge, ma nella maggioranza dei casi essa se ne fregherà di quello che dirà il Senato. Nei casi di riforme costituzionali, col sistema proposto, servirà il doppio voto: sarà facile che Camera e Senato avranno colori politici diversi e difficilmente si metteranno d’accordo. Il ruolo dei nuovi senatori sarà quello di fare le “belle statuine”. Le loro immancabili trasferte saranno molto costose e ricadranno sul contribuente: non c’è nessuna norma che dica il contrario. Un altro aspetto controverso è che i senatori eletti dai consigli regionali avranno scadenza quinquennale, mentre in nominati dal Capo dello Stato dureranno un settennato. Che senso ha dire di abolire il Senato (e in passato le province) e poi i loro membri verranno nominati dall’alto e non dal popolo? O si elimina del tutto o non si elimina affatto: si potranno ridurre i loro membri, si potranno cambiarne le funzioni, ma se si terrà in vita sarà meglio che il senato verrà eletto dai cittadini.

Era meglio la proposta di riforma costituzionale del 2006 che fu bocciata tramite referendum: in quel caso il Senato avrebbe regolato e promosso le leggi delle regioni, che sarebbero diventati dei piccoli stati nello stato; allora sì che quell’organo sarebbe servito a qualcosa.  Inoltre c'era anche la norma anti-ribaltone, non presente in questa riforma: cioè i parlamentari eletti in un partito non avrebbero potuto cambiare casacca e dare vita a governi non eletti. Nella riforma costituzionale che fu promossa dal Governo Berlusconi non solo il numero dei senatori sarebbe stato ridotto, anche quello dei deputati; mentre nella proposta di riforma odierna il numero dei deputati rimarrà invariato. Nel 2001 il centrosinistra approvò una riforma per dare più potere alle regioni; oggi invece vorrebbe tornare allo stato centralizzato. Per adesso secondo il mio parere è meglio far restare tutto com’è, in seguito si studieranno proposte più serie di riforme costituzionali, attraverso una vastissima collaborazione politica, e non come adesso: con un governo imposto dall’alto e non eletto dai cittadini, che incrementa i consensi con i regali elettorali.

Per quanto riguarda le province non si capisce se  verranno abolite totalmente, o solo come istituzioni; a gennaio prossimo ci dovrebbero essere le elezioni (ristrette per pochi) per eleggere i loro consiglieri. Boh, non si capisce nulla. Una cosa però è certa: io tengo molto a (LT), che è sempre stato presente nel mio indirizzo e voglio che non sia rimosso. Sarebbe importante lasciare le sigle delle province per indicare la provenienza geografica; va bene poi eliminare i consiglieri provinciali, i presidenti e gli assessori, soprattutto dopo che hanno cambiato la formula per eleggerli. 

A conti fatti il no a questo referendum dovrebbe prevalere sul si: il centrodestra è contrario, il M5S è contrario, un terzo del Pd è contrario, la sinistra estrema è contraria; per il si ci sono soltanto la maggioranza Pd e quel poco di centro che c’è. Ma non si sa come finirà: l’elettore potrebbe decidere di non seguire le indicazioni dei vari partiti. Sarà soprattutto un referendum su Renzi, per giudicare le sue politiche: a destra intendono punirlo per l’immigrazione clandestina di massa, a sinistra per le politiche sociali, in disaccordo con la Cgil, e per sbarazzarsi di un non ex comunista. La tendenza mondiale odierna è quella di andare contro i poteri forti: si vedano le recenti elezioni presidenziali americane e il referendum britannico sull’Ue. Sarebbe il colmo se l’Italia andasse controcorrente, attraverso l’ennesima sorpresa elettorale. C’è da preoccuparsi del giornale Economist che dà indicazioni negative a questo referendum: di solito avviene tutto il contrario di ciò che quel settimanale consiglia.