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domenica 14 settembre 2025

538) IL RITORNO DI SAN TOMMASO DA CORI

IL CORPO E L'URNA DI SAN TOMMASO DA CORI SONO TORNATE NEL SUO PAESE D'ORIGINE A SETTEMBRE 2025.













giovedì 8 maggio 2025

535) PAPA LEONE XIV

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!, Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robertum Franciscum, Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Prevost, qui sibi nomen imposuit Leonem XIV.


Biografia da Il Tempo.it

La fumata bianca è arrivata alle 18.08 di giovedì 8 maggio. La Chiesa ha un nuovo Papa. Dopo quattro votazioni e tre fumate dal comignolo della Cappella Sistina, il segnale atteso da milioni di fedeli ha annunciato l'elezione del successore di Pietro. Immediata la reazione in Piazza San Pietro, dove le campane hanno suonato a festa tra gli applausi e la commozione dei presenti che attendono il successore di Papa Francesco, 267mo Pontefice della Chiesa cattolica. Dopo più di un'ora, i fedeli hanno scoperto il nome e il volto del nuovo Pontefice: Francis Robert Prevost è il 267esimo Papa. Sarà Leone XIV. Prevost era stato nominato da Papa Francesco nuovo prefetto del Dicastero dei Vescovi. Perché Bergoglio aveva fatto questa scelta nominando un vescovo missionario statunitense, monaco agostiniano e gia' priore generale del suo ordine? Questa domanda trova risposta nella ricchezza umana e spirituale di questo cardinale sui generis. Si tratta di un monaco agostiniano, nato a Chicago e che era vescovo di Chiclayo in Perù quando è stato chiamato a sostituire il cardinale canadese Marc Ouellet alla guida sia della Congregazione per i Vescovi che della Pontificia Commissione per l'America Latina. Nato a Chicago, Illinois, nel 1955 da madre di origini spagnole e padre di origini francesi e italiane, sacerdote dal 1982, è entrato nel noviziato dell'Ordine di Sant'Agostino nel 1977, e ha emesso i voti solenni nel 1981. Ha studiato teologia presso la Catholic Theological Union di Chicago e ha conseguito ulteriori titoli accademici presso la Pontificia Università di San Tommaso d'Aquino a Roma. La sua vocazione missionaria lo ha portato in Perù, dove ha servito come parroco, docente e amministratore in diverse diocesi, accumulando un'esperienza pastorale significativa in un contesto culturale diverso dal suo paese d'origine. In tutto è stato missionario in Peru' dal 1985 al 1999, quando tornò a Chicago come provinciale della provincia agostiniana locale. Dal 2001 al 2013, per due sessenni, è stato priore generale dell'Ordine di Sant'Agostino. Dal 2013 al 2014, prima della nomina ad amministratore apostolico, e poi di vescovo, di Chiclayo, è stato direttore della formazione nel convento di Sant'Agostino a Chicago, primo consigliere e vicario provinciale della provincia di Nostra Signora del Buon Consiglio. 

Torna nella nomenclatura papale un nome importante nella storia della Chiesa, Leone, scelto prima di Robert Francis Prevost già da 13 papi. L’ultimo era stato Leone XIII, papa Gioacchino Pecci, eletto al soglio pontificio nella temperie ottocentesca del post-Risorgimento, nel 1878, dopo un pontificato cruciale e controverso come quello di Pio IX, l’ultimo Papa-Re. Figura dalla biografia apparentemente diversa da Leone XIV: nordamericano quest’ultimo (il primo nella storia), suddito di antica stirpe pontificia papa Pecci, nato a Carpineto Romano in età napoleonica, eletto – come detto – nel 1878 dopo il trauma della rottura con il nuovo Stato italiano, e regnò ben 25 anni, fino al 1903. Tuttavia fu, sotto certi versi, un papa modernizzatore: è di Leone XIII la Rerum Novarum, prima enciclica sociale nella storia della Chiesa, tanto da essere chiamato all’epoca (con un pizzico di esagerazione) “il Papa dei lavoratori”. Ma il papa Leone più famoso è probabilmente il primo, detto anche Leone Magno, campione dell’ortodossia nel burrascoso quinto secolo, nel pieno delle invasioni barbariche, noto per il mitico episodio dell’incontro con Attila, nel 452, riuscendo nell’impresa miracolosa (secondo alcuni storici aiutato da un cospicuo pagamento in denaro) di dissuadere il capo unno a invadere e mettere a sacco Roma. Importante per la storia europea anche Leone III, in carica nel IX secolo, il pontefice che incoronò imperatore Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell’800, facendo nascere di fatto l’idea stessa di Europa. Notevole anche la biografia di Leone X, papa puramente rinascimentale, nipote di Lorenzo de’ Medici, e protagonista involontario della Riforma protestante: fu la sua politica di indulgenze in cambio di denaro a far infuriare, nel 1515, un oscuro monaco agostiniano di nome Martin Lutero, scomunicato nel 1520 dallo stesso Leone, dando così inizio allo scisma.

domenica 11 agosto 2024

527) LE OLIMPIADI ESTIVE PARIGI 2024

PER MEDAGLIE COMPLESSIVE CONQUISTATE (12 ORI, 13 ARGENTI, 15 BRONZI) LE OLIMPIADI DI PARIGI 2024 PER L’ITALIA SONO STATE LE MIGLIORI DI SEMPRE.


La rappresentante olimpica italiana in queste XXXIII edizioni delle olimpiadi moderne (Parigi 2024) per medaglie conquistate ha raggiunto il miglior risultato di sempre nella storia dei giochi olimpici: ben 40. In verità questo numero era stato raggiunto già a Tokyo 3 anni fa, ma la qualità questa volta è stata migliore: infatti quest’anno le medaglie d’oro sono state 12, mentre a Tokyo furono 10 (il massimo numero di medaglie d’oro fu raggiunto per l’Italia a Los Angeles ’84: allora ne conquistò 14). È la dimostrazione che lo sport italiano è in continua crescita, piazzandosi ancora una volta tra le migliori 10 potenze sportive. L’assenza della Russia da queste olimpiadi non è un’attenuante: 3 anni fa c’era e i risultati sportivi italiani furono più o meno i medesimi con l’aggiunta dei successi nelle prestigiose gare di atletica, salto in alto e maratona che quest’anno sono mancati, compensati in parte dalla vittoria della nazionale italiana femminile. Ci sono stati altresì moltissimi podi sfumati per poco da parte italiana; il bottino sportivo d’Italia avrebbe potuto essere molto più prestigioso. Sicuramente la scia positiva proseguirà anche nelle successive paraolimpiadi che inizieranno a breve sempre a Parigi.

 


Come tutti i giochi olimpici non sono mancate critiche e polemiche di ogni genere. Quest’anno si ha avuto da ridire principalmente sulla cerimonia di apertura (tra rappresentazioni blasfeme e capi di stato sotto la pioggia), sulle acque inquinate della Senna e su un’atleta algerina che gareggiava nel pugilato femminile: non si capiva se era una donna vera e propria o un misto tra uomo e donna; alla fine è risultata donna, ma con caratteristiche da uomo. In questo ambito sportivo, come tutti gli altri del resto, si trovano sempre delle cose che non vanno, anche quando tutto fila liscio come l’olio, e sicuramente questo evento è una buona distrazione di massa dalle guerre e dagli altri gravi problemi mondiali. Ci vorrebbe più spesso oppure non ci vorrebbe affatto per non dimenticare la realtà drammatica? (e risolverla)

lunedì 3 giugno 2024

524) SAN GIOVANNI ROTONDO E PADRE PIO

SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) È IL CENTRO PUGLIESE DIVENUTO DI FAMA NAZIONAE E INTERNAZIONALE GRAZIE A SAN PIO DA PIETRELCINA, IL FRATE TAUMATURGO CON LE STIMMATE.


San Giovanni Rotondo, in Provincia di Foggia, oggi sarebbe un modesto e sconosciuto angolo di Puglia, alle falde del Promontorio del Gargano, se non ci avesse vissuto Padre Pio, o meglio San Pio, al secolo Francesco Forgione (1887 – 1968), originario di Pietrelcina in Provincia di Benevento. La fama di quel frate francescano già da vivo si era diffusa in tutta Italia ed anche fuori dalla nostra nazione, sia per i miracoli e le guarigioni inspiegabili che avvenivano grazie alla sua intercessione, sia per il dono delle stimmate che egli aveva ricevuto, sia perché sapeva leggere nella mente delle persone, soprattutto quando non erano sincere nella confessione. A Padre Pio si deve l’edificazione della grande struttura sanitaria “Casa sollievo della sofferenza”, sorta vicino al suo convento, dove c’erano solo pietre, ai piedi di un monte, ed è oggi paragonabile ad un policlinico di una metropoli. 

Dopo la sua morte, degli altri miracoli, sempre per suo intervento, portarono alla sua beatificazione (1999) e alla sua santificazione (2002), al tramonto del pontificato di Giovanni Paolo II che, quando era uno sconosciuto sacerdote polacco, incontro il frate di Pietrelcina, il quale gli avrebbe predetto la futura elezione a pontefice, ma non ci sono fonti certe al riguardo. 

Oggi non so se San Pio da Pietrelcina sia il santo più venerato in assoluto, ma c’è da considerare un fatto: mentre altri illustri uomini di chiesa, tipo San Francesco d’Assisi, Santa Rita da Cascia, San Tommaso d’Aquino, San Francesco di Paola, Sant'Antonio da Padova ed altri hanno avuto alle spalle secoli e secoli per farsi conoscere ed espandere il loro culto, Padre Pio ha raggiunto le vette dell’adorazione popolare in pochissimo tempo. Quando egli arrivò a San Giovanni Rotondo, l’accolse un piccolo convento ed una piccola chiesa, con gli anni lì intorno furono costruite chiese sempre più grandi (grazie ai contributi dei fedeli) per contenere il grandissimo numero di pellegrini che giungevano da ogni parte del globo ed ancora oggi vi arrivano in numeri elevati per pregare, per partecipare a messe, a fiaccolate in onore della Madonna, alle Via Crucis e per confessarsi. Ognuno, tra le piccolezze e le mancanze della vita quotidiana, ha un motivo particolare per rivolgersi al frate o per ringraziarlo o è spinto da semplice curiosità.


Molti dicono che oggi Padre Pio non approverebbe il grande giro d’affari che si è generato col suo nome, col lusso e lo sfarzo che vi ruota intorno, in contrasto con la povertà francescana, seppur con le giustificazioni che in un posto dove arrivano folle oceaniche servono tante strutture alberghiere ad altri servizi, grandi luoghi di culto con elevati costi per il mantenimento e che il lavoro, che serve per campare, si espande.

domenica 26 novembre 2023

518) LA PROCESSIONE DI SAN TOMMASO DA CORI (E LE ALTRE)

CON LA PROCESSIONE DEL SANTO TOMMASO DA CORI, E L’ARRIVO DEL FREDDO, SI CONCLUDE LA RASSEGNA DELLE PROCESSIONI CORESI 2023, INIZIATA CON LA SOLENNE PROCESSIONE DELLA MADONNA DEL SOCCORSO, IN CONCOMITANZA CON LA PRIMAVERA.


Con la processione di San Tommaso da Cori è giunta al termine la stagione delle processioni religiose coresi. Come sempre, tutto ha avuto inizio a maggio con la solenne processione della Madonna del Soccorso, la commemorazione maggiormente sentita, proseguita con quella di Sant’Antonio, della Madonna del Rosario e infine con la cerimonia che ricorda l’anniversario della canonizzazione di San Tommaso da Cori.



Come dicevo, a parte la Madonna del Soccorso, nelle altre tre ricorrenze non c’è più una grande partecipazione di massa come un tempo e negli ultimi anni raramente esse sono state contornate da iniziative festose civili, non solo per colpa del Covid. Idem l’antica patrona di Cori, Sant’Oliva, la dimenticata più di tutti. Bisognerebbe far sì che altri eventi e manifestazioni di vario genere non coincidano tutti lo stesso giorno, così da fare in modo da non far sparpagliare le persone. 



Nei secoli passati ce n’erano anche di più di santi e madonne che si festeggiavano dentro il paese: a parte la spiritualità, quelle cerimonie religiose erano gli unici svaghi. Queste processioni che sono rimaste oggi ci accompagnano nella stagione calda, da primavera all’autunno, quando passano le consegne al clima freddo. Ma il calore che le stesse infondono, per i pochi che ancora ci credono, contrastano il “gelo” che segue.  

domenica 8 agosto 2021

474) LE OLIMPIADI 2020 E L’ITALIA

VA BENISSIMO L’ITALIA ALLE OLIMPIADI DI TOKYO 2020 (POSTICIPATE PER LA PANDEMIA), STABILENDO IL PRIMATO ASSOLUTO IN MEDAGLIE CONQUISTATE (BEN 40). MENO BENE VANNO LE STRUMENTALIZZAZIONI POLITICAMENTE CORRETTE SUGLI ATLETI.


In queste ultime due settimane si sono svolte a Tokyo, capitale del Giappone, i giochi delle XXXII olimpiadi moderne, le quali avrebbero dovuto svolgersi lo scorso anno, ma sono state posticipate a causa della pandemia Covid 19. Sono stati dei giochi olimpici anomali, perché il pubblico non poteva assistere in massa alle gare, specie nelle cerimonie di apertura e di chiusura, che da sempre sono i momenti più spettacolari di questa manifestazione sportiva. Stati Uniti e Cina si sono contesi fino all’ultima gara il primato per medaglie d’oro e alla fine l’anno spuntata gli statunitensi. Il Giappone ha chiuso al terzo posto: stava in casa e i suoi atleti erano spinti da una passione maggiore rispetto alle altre edizioni olimpiche. Altri piazzamenti di rilievo ci sono stati per Russia, Australia, Francia, Germania: non sono sorprese, essendo paesi molto popolati, alcuni pure sconfinati, e con grandi tradizioni sportive. Da sempre deludono alle olimpiadi, tranne nei brevi lampi di gloria, Africa e America Latina.


L’Italia, sportivamente parlando, ha confermato l’ottimo periodo di forma, avviato con la vittoria agli europei di calcio della rappresentativa Nazionale A, vincendo in totale 40 medaglie e stabilendo il primato assoluto nelle olimpiadi di tutti i tempi. Sorprendenti sono state le vittorie italiane nelle principali gare di atletica, tradizionalmente il fiore all’occhiello dei giochi olimpici: 100 metri, salto in alto, staffetta 4x100, marcia 20 km. Le altre medaglie d’oro italiane (che complessivamente sono state 10) sono state vinte in altre discipline: vela, taekwondo, karate, canottaggio. All’Italia sono andate altre 10 medaglie d’argento e ben 20 di bronzo. Hanno deluso, sempre per l’Italia, gli sport di squadra, il nuoto e la scherma, che nelle precedenti edizioni olimpiche avevano dato molte soddisfazioni e successi. C’è stata una grande insofferenza da parte dei media angloamericani per le clamorose affermazioni italiane nell’atletica leggera, da sempre loro feudo personale, e per screditare le vittorie italiane l’hanno buttata sul doping, soprattutto per Jacobs, l’italoamericano vincitore dei 100metri. Qualche mezzo d’informazione italiano (Fatto Quotidiano e qualcun altro) invece ha steccato, sbagliando completamente le previsioni, parlando prima dei principali ori, di olimpiadi disastrose per l’Italia. I cavalli si vedono all’arrivo e in tutte le manifestazioni sportive nel tempo ci sono sempre stati degli alti e dei bassi per tutti i partecipanti.

Gli atleti rappresentanti d’Italia provenivano da tutte le regioni e c’erano anche stranieri naturalizzati. Soprattutto su quest’ultimi sono state rivolte le principali attenzioni, considerando in tono minore gli altri, per fini che non avevano nulla a che fare con lo sport, premettendo che io mi complimento e mi felicito con tutti per le vittorie. Sfruttando l’onda dell’entusiasmo per i successi si chiedono facilitazioni per l’ottenimento della cittadinanza italiana da parte degli stranieri, con la scusa dello sport. I vertici dello sport nazionale non si occupassero di politica; c’è una legge al riguardo che funziona già e in più bisogna compiere un cammino d’integrazione e vedere se si è disposti ad accettare usi e costumi, tradizioni, lingua, religione del paese del quale si vorrebbe divenire cittadini, non cambiando così l’ossatura identitaria di un determinato popolo, come lo stesso Giappone insegna. A noi cosa cambia se otteniamo pochi altri successi sportivi in più?

martedì 20 luglio 2021

473) CIAO A MARIO CECCHI (PAOLONE)

CON LA SCOMPARSA DI MARIO CECCHI (PAOLONE) SE NE VA BUONA PARTE DELLA MEMORIA STORICA DI CORI: FU IL CUSTODE DEGLI INNI SACRI ANTICHI, DEI PROVERBI CORESI, DI TANTE STORIE E ANEDOTTI LEGATI ALLA CHIESA, ALL’AGRICOLTURA E ALL’ALLEVAMENTO.


Mario Paolone o Mario jo barbiere è scomparso: sicuramente era il personaggio corese caratteristico più famoso dei tempi recenti. Già da diversi mesi egli sentiva che era arrivato al termine della sua vita. Era simpatico, salutava e cercava di essere amico di tutti, era altresì un tipo parsimonioso, ma non dimentichiamo che la parsimonia è una caratteristica del corese autentico e inoltre uno è libero di fare quello che vuole con i soldi che ha guadagnato onestamente. Il mio pensiero va immediatamente alla processione della Madonna del Soccorso: nel passato recente era l’ultimo dei miracolati che cantava il canto popolare “Viva sempre viva” con quelle poche donne scalze, che si contavano sulle dita, che ancora aprivano la processione e che facevano da coro. Quando ero bambino/adolescente le donne vestite di verde, con grossi ceri in mano, che camminavano scalze, erano un’infinità, cantando continuamente: “eviva sempre viva, la Madonna del Soccorso, a Lei famo ricorso, noi l’andiamo a visitar” Quando arrivavano al Santuario della Madonna usavano cantare: “e siamo appena arrivati, straziati dal dolore…”  Poi quando andavano via: “addio Maria, noi famo partenza……”

Quel canto popolare era un modo di ringraziare la Madonna per coloro che ritenevano di aver ricevuto una grazia. Di solito gli uomini nella processione del Soccorso si mettono sempre dietro al quadro, spesso in giacca e cravatta, subito dopo il sindaco, il maresciallo, il capo delle guardie; a me invece piaceva ascoltare quel canto, per cui in processione mi mettevo sempre a ridosso di Mario e di quelle donne e mi capitava lungo il percorso di sentire qualche anziana signora, che assisteva lungo il bordo della strada sulla sedia a rotelle e con le lacrime agli occhi, che incitava Mario e a non fermarsi nel cantare. Quando ci sarà di nuovo la nostra famosa processione non sarà più la stessa senza il canto caratteristico e un’altra tradizione legata alla religiosità se ne andrà. Io una decina d’anni fa, con la ripresa di alcuni filmati presenti ancora in rete, avevo lanciato un appello alle parrocchie affinché quel canto popolare non sparisse completamente.

Mario era famoso anche per gli antichi proverbi coresi (che non sbagliano mai): infatti quando mi capita di leggerli nelle loro raccolte pubblicate mi viene spontaneo immaginare la sua voce (avranno sicuramente consultato anche lui per effettuare quelle raccolte scritte): da “chi no sòrdo no stima, no sòrdo no vale” a “pe mmète sso’ rano ci óo ciammèlle, vino bbóno e jo serìcchio pella mano”, da “maggio sarìa jo mèglio mese se non fosse pelle spese” a “chi ò bbóno j’arosto guarda la fiamma, chi ò bbòna la figlia guarda la mamma” e molti altri ancora. Quando stavo al comitato della Festa della Madonna era un piacere, per me e per gli altri del comitato, ascoltare i suoi racconti e ricordi legati al mondo della Chiesa, dei vari parroci di Cori Monte, dell’agricoltura, dell’allevamento e delle macère (i muri di sassi che reggono la terra) che sapeva costruire; era inoltre un grande cercatore di funghi commestibili che rivendeva. Ci raccontò anche che stava per sposarsi e soprattutto del miracolo ricevuto, che rendeva lui e sua madre tanto devoti alla Madonna del Soccorso: da ragazzetto rimase col braccio paralizzato per un mese, dopo aver subito un’aggressione da un epilettico, mentre apprendeva il mestiere di barbiere; sembrava destinato a rimanere con quell’infermità quando guarì, dopo che sua madre chiese la grazia.

Qualche volta lo incontravo anche in piazza e nei bar e mi raccontava delle sue prestazioni canore nelle chiese di Cori, tra chi lo apprezzava e tra chi lo boicottava; gli davo, ogni tanto, anche qualche passaggio in automobile. Ai tempi della scuola media, quando ero in compagnia di qualche compagno di allora e passavamo davanti alla sua barberia, qualcuno scherzava chiamandolo per soprannome e lui ci correva dietro (in senso bonario), lanciandoci qualcosa contro e dicendoci: i rancichì, i rancichiti! (non aveva neanche bisogno di domandare il classico "a chi si figlio?", perché conosceva tutti, sapendo chi fossero i genitori, i nonni, tutta la progenie e "la razza") Una volta riuscì a colpirmi al collo con l’acqua e il prof. Pasquali, che ci conduceva in chiesa per la messa del precetto pasquale, si fece due risate. Ricordo che il suo primo cliente della giornata era sempre Gasperino, che quasi tutti i giorni si faceva fare la barba, prima di iniziare il suo lavoro nella banca del Beato Tommaso. Tanti altri ricordi simpatici potrei descrivere, ma è meglio darci un taglio e concentrarsi all’essenziale.

Don Angelo Bonaiuto lascerà Cori tra poche settimane, dopo 12 anni di permanenza, e sarà destinato a guidare la Parrocchia di San Luca a Latina, un’importante e grande parrocchia: se il Vescovo ha deciso così è perché lo ritiene uno dei suoi migliori sacerdoti. Per me non è un caso che al canto del cigno da Cori, uno dei suoi ultimi atti da parroco di Cori Monte sia stato la celebrazione del funerale di Mario Cecchi: ha fatto una bellissima omelia per un personaggio caratteristico di Cori e per un grande frequentatore della sua chiesa e non poteva chiudere in maniera più degna la sua avventura corese. Mi piace immaginare che le “maddonnàre” che sono andate via prima di Mario, lo hanno accolto nell’altro mondo col loro canto: “eviva sempre viva”.

giovedì 15 luglio 2021

472) EUROPEO DI CALCIO: SCENEGGIATE, GIOIE E CONTAGGI

L’ITALIA DI MARIO DRAGHI SI FA BELLA IN EUROPA, ANCHE CON IL CALCIO (TRA LE SCENEGGIATE “IN GINOCCHIO”), RISCATTANDO LA PIÙ RECENTE DELUSIONE SPORTIVA. INTANTO GLI ASSEMBRAMENTI DELLE FOLLE ALLO STADIO E IN PIAZZA FESTANTI FANNO AUMENTARE I CONTAGI DA VIRUS IN TUTTA EUROPA.

 


Il nuovo corso politico di Mario Draghi sta producendo i primi effetti: l’Italia è ben vista dall’Europa ed ora la sua immagine è ancora più splendente grazie alla vittoria della nazionale di calcio agli ultimi europei. La nazionale calcistica del nuovo corso a guida di Roberto Mancini ha così riscattato alla grande la più recente delusione, relativa alla mancata partecipazione all’ultimo campionato mondiale. Dal punto di vista sportivo l’Italia ha ampiamente meritato questa vittoria europea, anche se in qualche occasione è stata assistita dalla fortuna (contro l’Austria si è salvata grazie alle nuove tecnologie in dotazione agli arbitri, contro la Spagna è stata schiacciata per 120 minuti, trovando le sue occasioni in rapidi contropiedi sulle fasce) e negli ultimi due incontri è passata solo grazie ai tiri di rigore, ma tutto ciò fa parte della legge del calcio. Una curiosità: pure nel precedente europeo vinto dagli azzurri nel 1968 semifinale e finale finirono in pareggi come oggi, solo che allora ancora non istituivano i tiri di rigore per decretare una squadra vincitrice e l’Italia si affermò col sorteggio in semifinale e con la ripetizione della gara in finale. Delle analogie: come nel mondiale 2006 nessun grande attaccante ha trascinato l’Italia, i meriti, oggi come allora, sono stati dei difensori e dei centrocampisti e la finale è stata decisa sempre dagli undici metri. L’Inghilterra ha pagato la sua presunzione (non dei giocatori ma della stampa e dei tifosi), pensando di essere già campione prima della finale; se avesse trionfato non mi sarebbe dispiaciuto, visto che gli inventori del calcio non avevano mai vinto un europeo, mentre Germania, Francia e Spagna, avendo vinto molto, sono più antipatiche, e il loro rimane un ottimo europeo. Sono seguite polemiche (strumentali e inutili) da condannare senz’altro: sullo sfilamento delle medaglie degli inglesi, sui fischi all’inno italiano in finale e su altri episodi squallidi, ma probabilmente queste polemiche sono state ideate da coloro che non seguono sempre il calcio, facendolo solo in occasione dei grandi eventi della nazionale. 


Durante questa manifestazione continentale hanno istituito questa nuova sceneggiata degli inginocchiamenti prima degli incontri (una moda arrivata dagli Usa), in cui gli italiani hanno aderito, forse per il timore di essere tacciati come razzisti. Così facendo si fa il gioco di quei movimenti estremisti fautori di queste iniziative e il calcio deve essere apolitico, non, come al solito, politicamente corretto: di conseguenza non inginocchiarsi non significa essere razzisti. Polemiche in questo caso ci sono state, tra pro e contro; maggiori critiche e timori sono stati evidenziati per il ritorno degli assembramenti: allo stadio, dopo mesi di chiusure al pubblico, e nelle piazze di tutta Europa, per guardare le partite in Tv e per festeggiare le vittorie. I contagi da coronavirus stanno così risalendo, nonostante le vaccinazioni di massa. Come la scorsa estate è stato riaperto tutto, ma i vaccini sono l’arma in più, assenti lo scorso anno, che dovrebbero limitare i danni e le richiusure. Le masse dopo mesi di segregazioni si sono potute sfogare festeggiando, con la stampa e le televisioni che fanno dimenticare loro per qualche giorno i problemi reali, parlando di calcio.

domenica 9 maggio 2021

468) IL SALUTO AD ANGELO SORCECCHI

HA SUSCITATO PROFONDA COMMOZIONE (UNANIME NEL MONDO POLITICO LOCALE) LA PREMATURA SCOMPARSA DI ANGELO SORCECCHI, STORICA FIGURA DELLA DESTRA A CORI. EGLI HA SEMPRE PORTATO AVANTI LE SUE IDEE CON DETERMINAZIONE, IN UN PAESE, DOVE NON È FACILE ANDARE CONTRO IL PENSIERO DOMINANTE DI SINISTRA. LASCIA UN ENORME VUOTO NELLA MINORANZA DI CORESI CHE SI RIFÀ AI VALORI DEL CENTRODESTRA.

 


Angelo Sorcecchi, capogruppo della minoranza al consiglio comunale a Cori e candidato sindaco sconfitto alle ultime elezioni comunali, se ne è andato per sempre da questo mondo a soli 53 anni, a causa di un male inguaribile. Unanime è stato il dolore e la commozione nel mondo politico locale. In un paese come Cori, una delle roccaforti rosse dei Monti Lepini, molti che non si riconoscono nel centrosinistra hanno paura di impegnarsi politicamente, mettendoci la faccia, per non compromettersi agli occhi di coloro che sono radicati in tutti i molteplici settori paesani. Invece Angelo è uno dei pochi che ha portato avanti le sue idee senza timore, con coraggio, determinazione, grinta, alzando la voce e non accettando compromessi, il tutto motivato dall'amore per la sua terra, dall'attaccamento al suo territorio. Avrà pagato la sua tenacia, ricevendo chiacchiere, maldicenze, ingiurie, specie nell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali; sono dei momenti in cui un po’ tutti presi dal protagonismo elettorale e dalla foga vanno oltre le righe, poi, una volta passata la tempesta, i rancori pian piano si spengono. Ora, entrando nello specifico, non so che rapporti egli avesse a livello personale e togliendo la politica con quegli avversari con cui si scontrava, ma si dice che era molto cordiale con tutti, separando la politica dal resto. Lo stesso accettò la difficile sfida del 2017, ben consapevole che sarebbe stata una disfatta, tant’è vero che il giorno delle elezioni non mancò dal suo lavoro, però nonostante tutto vi si buttò con le unghie e con i denti, lottando come un leone. Ricoprì il ruolo di assessore e vicesindaco nei primi anni 2000 con Tommaso Bianchi sindaco, un uomo a cui è sempre stato fedele politicamente: prima, durante e dopo il mandato da sindaco, anche quando Angelo non veniva riconfermato consigliere comunale. Ora rimane un enorme vuoto nel centrodestra locale con la sua scomparsa: l’auspicio è che dal suo esempio molti, che non si riconoscono nel pensiero dominante del paese, si sentano spronati nell’impegnarsi, non avendo timore di andare controcorrente, tenendo così viva la memoria di Angelo Sorcecchi. Onore, dunque, alla sua figura ed esprimo cordoglio per il suo decesso, come farei con chiunque, indipendentemente dalle idee politiche e religiose. Durante le sue esequie sacerdoti, parenti, conoscenti, sindaco di Cori e colleghi di lavoro hanno tenuto dei commoventi elogi funebri. Struggente e toccante è stato il momento in cui i suoi colleghi di lavoro del 118 hanno sollevato la sua maglia di operatore sanitario, fatto volare dei palloncini, alzato uno striscione, tenuto un discorso e suonato le sirene delle autoambulanze al passaggio del feretro nel piazzale della chiesa di San Francesco.


ANGELO,



quale nome più adatto per descrivere un figlio, un fratello, un compagno, un amico, un collega che se n è andato e ci ha lasciati senza fiato… un Angelo a tutti gli effetti!

Una persona elegante, pulita, trasparente, umile e amorevole per tutti noi che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo.

Il nostro ricordo è di Uomo come tutti Noi… fatto di pregi e difetti, ma la caratteristica che spiccava di più era quella di un SIGNORE nel vero senso della parola di cui era impossibile non percepire la sua bontà d’animo accompagnata da un sorriso che spiccava in mezzo a mille persone… un sorriso naturale che veniva dal cuore.

Eri bello… ma non così tanto per dire.. avevi un’eleganza e un portamento che rendevano il tuo stile encomiabile, mai un capello fuori posto e guai se stavi senza una striscia di profumo addosso, e non era l’occorrenza a renderti così… ma era la tua personalità.

Un uomo fatto di VALORI a cui non sapevi prescindere, il primo in assoluto:

LA FAMIGLIA

Mamma, Papa, Emiliano tuo fratello, tua cognata, i tuoi zii… Daniela il tuo Primo Amore perso e poi ritrovato nel tempo come fosse STATO uno scherzo del destino… ricordo ancora adesso quando ci parlavi di loro come il tuo nido d’amore.. Daniela presente h24 nella tua vita fino all’ultimo giorno che ci hai lasciati che ti eri promesso di non lasciarla più andar via dopo averla ritrovata… il bene che volevi a Claudia e Sofia le trattavi come figlie tue perché nel tuo cuore avevi un posto per tutti.

OLTRE LA FAMIGLIA…. LE PASSIONI…. LA POLITICA

Come dimenticare una delle tue prime passioni sin da ragazzo, le tue ideologie, la tua mente libera…

Il tempo che hai dedicato a Cori.. la tua città… gli impegni politici e sociali che avevi a cuore e portavi avanti con dedizione e amore.. i tuoi incarichi da Assessore a Vicesindaco nella giunta Bianchi con il quale ti sentivi quotidianamente finché hai avuto le forze di farlo…

LA FOTOGRFIA…

Ti eri innamorato di questo mondo fantastico e ogni giorno imparavi e provavi un metodo nuovo, ci ha riempito le nostre case di foto stupende dei nostri matrimoni.. dei nostri figli da neonati a più grandi… a loro volevi un bene immenso… non c ‘era evento che non gli portavi un regalo…un ricordo… quel ricordo che di te porteranno per tutta la Vita.. eri uno Zio perfetto bisogna ammetterlo.

Tra le passioni come non ricordare il calcio, gli anni passati sui campi di terra pieni di fango, poi il calcetto e poi la tua fede calcistica LA JUVENTUS e pure li quante prese in giro ma anche quanto divertimento.

E IN ULTIMO IL LAVORO

Sei arrivato in punta di piedi 10 anni fa non sapendo neanche cosa fosse un'ambulanza… ma hai imparato presto tante cose con la tua umiltà e la tua voglia di fare… è vero noi ti abbiamo insegnato il lavoro ma tu hai insegnato a noi cosa vuol dire essere umili e buoni d’animo e questo ce lo porteremo dietro per tutta la Vita…

Quante notti in bianco a girare nelle case della gente per tutte le città, ci dicevano tutti che eravamo dei pazzi… dei folli perché ovunque andavamo portavamo un SORRISO… e già eravamo in 3 e dietro avevamo forse il SORRISO PIU BELLO…il tuo!!

Ma in fondo poi non eravamo dei pazzi ma eravamo soltanto degli uomini maturi che portavano a casa uno stipendio rischiando la Vita ogni giorno.. e in mezzo a quel rischio quotidiano abbiamo sempre saputo mettere quel pizzico di ironia da portare a casa di ogni cittadino e ad ogni malato in ospedale…perché in fondo è vero che col tempo si diventa uomini ma ogni GRANDE UOMO dentro di sé rimane sempre un po’ bambino…!

La frase che usavano i colleghi in modo amichevole era per l’esattezza questa:

“A REGA’ VOI NON STATE BENE”…. e invece NOI stavamo bene e facevamo stare bene anche gli altri…. Stavamo bene fino a quando non c’è arrivata la sentenza… un maledetto referto che… per chi vive di pane e medicina e sa essere più realista che speranzoso sa bene qual è la prognosi finale… da lì un incubo …. Un tunnel che si faceva sempre più buio per te e per la tua famiglia e per noi che ti volevamo bene….

Fino a quando hai deciso di lasciarci … hai salutato Mamma… Papà e chi ti era vicino e sei volato via…

Prima avevamo Angelo Sorcecchi ma oggi abbiamo tutti un ANGELO … un angelo in più in cielo che ci guarda e ci veglia da lassù, ci protegge e ci controlla.

Concludo dicendoti che siamo qui oggi TUTTI a dirti GRAZIE per quello che sei stato e per quello che ci hai insegnato e in un dolore così forte ci riteniamo fortunati di averti vissuto ognuno a modo suo…

Perché persone con un cuore grande così e con animo NOBILE non si incontrano tutti i giorni nella vita terrena.

Grazie di tutto FRATELLONE

RIP Angelo Sorcecchi

David Lionetti

venerdì 12 giugno 2020

446) CALCIO PER FORZA

CI SONO TROPPI INTERESSI ECONOMICI IN BALLO PER NON FAR FERMARE DEFINITIVAMENTE IL CALCIO A CAUSA DEL VIRUS. IMPOSIZIONE FORZATA, A DISCAPITO DI ALTRE PRIOTITÀ, O STRUMENTO PER RALLEGRARE LE MASSE TANTO PROVATE? LE GRANDI EMOZIONI DEL PASSATO E LA DELUSIONE ITALIA 90, A TRENT’ANNI DI DISTANZA.

Sta per ripartire il calcio italiano professionistico dopo tre mesi di stop causato da questo famigerato Coronavirus. Mai nella storia una stagione calcistica era stata sospesa così a lungo. Il calcio italiano rimase fermo tra il 1915 e il 1920, tra il 1943 e il 1945, per le due guerre mondiali. L’unica stagione che non fu portata a termine fu quella del 1915, il cui titolo fu assegnato d’ufficio al Genoa, che neanche aveva conquistato il diritto a disputare la finale scudetto, la Lazio, che invece quell'anno aveva guadagnato la finale sul campo, non era considerata all'altezza dei genoani e delle altre squadre del nord che vincevano titoli a raffica. Quest’anno sembra scongiurata l’ipotesi di non assegnare il titolo di campione d’Italia e di bloccare le retrocessioni. Ci sarebbero state lunghe battaglie legali nei tribunali se lo scudetto fosse stato assegnato d’ufficio alla squadra in testa al momento della sospensione, idem per le retrocessioni. Sponsor e diritti televisivi, vitali per la linfa delle miliardarie società, hanno influito nella scelta di far riprendere in extremis la Serie A e la Serie B italiane. Nei campionati calcistici dilettantistici non ci sono tutti quegli interessi economici in ballo e lo stop definitivo è stato decretato senza troppi patemi d’animo. Ci sono delle teorie favorevoli e contrarie per la ripartenza del pallone. Ecco gli aspetti positivi: sarà uno dei modi di far ripartire l’economia (abbonamenti alle televisioni, gente nei locali che, con le dovute precauzioni, consuma e quando verrà il momento, le masse torneranno allo stadio), si parlerà di più di partite e si spettegolerà di meno sugli altri, sarà uno strumento di distrazione di massa e gli individui dopo mesi di depressioni, privazioni, si ravviveranno, insomma si potrà affermare che la vita ricomincerà ed il peggio sarà alle spalle. Gli aspetti negativi: sarà un’imposizione forzata e sembrerà che si viva solo di pallone e le vere priorità (lavoro, aiuti alle famiglie in difficoltà) passeranno in secondo piano, surclasserà i contagiati e i decessi di questo virus, specie in territori duramente colpiti, la calma e la tranquillità dello stare senza calcio, senza violenze, liti e discussioni accese, passeranno, il campionato sarà anomalo e falsato con le gare senza pubblico. Tante volte questo sport ha lasciato nei cuori dei milioni e milioni di appassionati tracce indelebili, tra fortissime emozioni e gioie e tra cocenti delusioni, sia per la squadra di società di cui si è tifosi, sia per la rappresentativa nazionale. In queste settimane di fermo e di confinamento il canale sportivo della Rai ha trasmesso intere telecronache della nazionale di calcio che era impegnata nei vari mondiali e le finali delle coppe europee che avevano per protagoniste le squadre italiane. Io le ho riviste fino a tarda notte con la stessa trepidazione ed ansia di tanti anni fa, con forte nostalgia pensavo agli anni d’infanzia, d’adolescenza, quando ero spensierato e non avevo preoccupazioni, responsabilità. Hanno ritrasmesso, oltre ai mondiali finiti male, i trionfi 1982 e 2006: del primo non ricordo molto, del secondo rammento tutto a perfezione; ci fu la rivincita sui tiri di rigori che avevano dato molte amarezze alla nazionale italiana nei mondiali 1990, 1994, 1998, soprattutto nel 1990, in occasione del campionato del mondo disputato in casa. 

·        A TRENT'ANNI DA ITALIA 90

Sui quotidiani in questi giorni si sta parlando del trentennale del campionato mondiale disputato in Italia, non solo sul piano sportivo. Fu il punto di massimo splendore di quegli anni ’80: la nazione era ricca, stimata, invidiata, giovane, tutti si aspettavano che sarebbe arrivata al 2000 col vento in poppa. I regimi comunisti nell'est erano appena caduti, l’Urss si dava per scontato che sarebbe implosa, mentre la Jugoslavia sarebbe esplosa, cose che puntualmente accaddero l’anno dopo, ma nessuno immaginava tangentopoli, che coinvolse anche Italia 90, e le azioni eclatanti della mafia. Per fare dell’Italia il gioiello, la vetrina del mondo, in quei mesi estivi del 1990, negli anni precedenti c’erano stati grandi sperperi per rinnovare gli stadi, per realizzare e rimodernare infrastrutture; alcune delle opere in programma non furono mai realizzate, altre non portate a termine, altre ancora abbandonate dopo i mondiali. Gli stadi realizzati allora nessuno poteva prevedere che da lì a poco sarebbero stati superati, per le nuove esigenze del calcio televisivo. Sul piano calcistico fu grande la sconforto per un terzo posto in un’edizione mondiale che la Fifa aveva permesso all'Italia (dove 50 milioni di persone si sentivano e si sentono tecnici ed esperti calcistici) di organizzare e di vincere. Ancora oggi c’è qualche polemica per la disputa della semifinale contro l’Argentina a Napoli, nella tana di Maradona: si dice che se la nazionale italiana fosse rimasta a Roma avrebbe avuto una spinta in più. Poi non si sa se ce l’avrebbe fatta a battere una forte Germania Ovest (ancora per pochi mesi) in finale. Effettivamente essa era più forte dell’Argentina e in finale fece qualcosa in più, ma il rigore che decise la sfida glielo regalarono e Maradona parlò di complotti contro la sua compagine per aver rovinato la festa italiana. 

Cerimonia inaugurale

domenica 21 ottobre 2018

404) NOSTALGIE DELLE SERIE TELEVISIVE ANNI ‘80



“CUORE” E “CRISTOFORO COLOMBO” FURONO DUE SERIE TELEVISIVE DI SUCCESSO DEGLI ANNI 1980 DELLA RAI.

Recentemente ho trovato due serie televisive di successo degli anni 1980 in versione integrale, lanciate a suo tempo dalla Rai: Cuore e Cristoforo Colombo; c’era anche Marco Polo: lo prenderò in futuro se ancora troverò il dvd. La mente ci riporta nei tempi lontani, ovvero quando li trasmisero in prima visione, nei migliori anni della nostra Tv, come dice lo slogan. Allora, quando uscivano le videocassette originali dei film costavano un sacco di soldi; coloro che possedevano dei videoregistratori potevano registrare i programmi che preferivano, mentre i libri che illustravano quelle serie televisive, che uscivano in contemporanea alle stesse e che si trovavano nei supermercati, erano alla portata di tutti.


Cuore
Durante il 150° anniversario dell’Unità d’Italia riportai dal Libro Cuore le parti che parlano dei quattro protagonisti del Risorgimento Italiano (vedere qui). Il film per la Tv si differenzia dal romanzo originale di De Amicis, con il quale sono cresciute intere generazioni di italiani negli anni dell’adolescenza, principalmente per l’anno dell’ambientazione, 1899 anziché 1882, per i racconti mensili (dagli Appennini alle Ande, sangue romagnolo, l’infermiere di tata, il tamburino sardo, la piccola vedetta lombarda, lo scrivano fiorentino, eccetera), che invece di essere letti in classe, vengono mostrati sullo schermo coi primissimi proiettori cinematografici senza audio e infine perché mostra anche l’età adulta dei protagonisti impegnati nella Grande Guerra, che ricordano gli anni della loro adolescenza a scuola. È fedele al romanzo in quanto c’è sempre il frammisto tra patriottismo e solidarietà umana, in uno stato italiano appena sorto, indicando dei sani principi e delle sane virtù. In una classe elementare di Torino ci sono i figli dei ricchi e quelli dei poveri: ci sono i benestanti che rispettano la classi meno abbienti, tra cui il protagonista Enrico (interpretato da un giovanissimo Carlo Calenda), educato a dovere dalla famiglia, e quelli che non lo fanno. Coloro che non studiano e si comportano male finiscono subito in riformatorio. Il messaggio finale della serie è il rinnegamento dei valori patriottici, coi quali sono cresciuti i protagonisti, vivendo il massacro della Guerra 1915 – 1918; addirittura nell’ultima scena il Maestro Perboni, dichiarandosi socialista, rileva di aver finto per anni nel trasmettere certi valori ai suoi scolari. Queste revisioni avrebbe dovuto darle De Amicis, che aveva combattuto per l’Unità d’Italia, se fosse vissuto negli anni della Prima Guerra Mondiale. Tutte le guerre sono brutte, ma c’erano molti in quegli anni che ritenevano che quel conflitto fosse una giusta causa per completare il processo di unificazione italiana. 




Cristoforo Colombo
In questo caso la serie cerca di ricostruire le esatte vicende storiche senza romanzarle. Il navigatore genovese Cristoforo Colombo era convinto di raggiungere le Indie attraverso una via che nessuno aveva tentato prima di allora: andare ad est, attraverso l’ovest. Propose la sua idea alla corte del Portogallo prima e a quella spagnola poi. Boicottato ed ostacolato da entrambe le monarchie, stava per recarsi in Francia, quando la Spagna, terminate le guerre di riconquista cristiana contro i mori, ci ripensò e gli affidò una piccola flotta di esplorazione. Dopo tre mesi di navigazione approdò in una piccala isola dell’odierno arcipelago delle Bahamas, che ribattezzò San Salvador. Come da sue richieste il titolo di ammiraglio gli fu conferito e in un primo momento anche quello di viceré, ma di oro, che sarebbe dovuto servire per finanziare una grande crociata per liberare il Santo Sepolcro, ne trovarono ben poco (anche in questo caso Colombo aveva richiesto un’alta percentuale). Dalla Spagna, conoscendo ormai le rotte, sempre più navi navigavano l’oceano verso le nuove terre; tramite il Papa, si trovò anche un accordo con il Portogallo per la ripartizione del continente scoperto. Colombo si fece sempre più nemici tra la nobiltà e il clero, mentre la Regina Isabella stravedeva per lui: li accumunava la loro grande fede cristiana. Spagnoli ed indigeni si scontravano spesso e Colombo a malincuore fece trasferire molti dei nativi in Spagna per farne degli schiavi: era il solo modo di risparmiare le loro vite e dar loro un avvenire cristiano (secondo l’interpretazione del Vangelo in quel tempo solo chi era battezzato otteneva la salvezza eterna). Colombo e il fratello furono arrestati e riportati in Spagna in catene. La Regina si indignò e li fece liberare. Morta Isabella di Castiglia, Colombo dovette lottare testardamente col marito, Re Ferdinando, per farsi riconoscere i propri diritti. Successivamente Cristoforo compì, per proprio conto, altri viaggi di esplorazione, convinto sempre di essere alle estremità delle indie, senza mai trovare quelle ricchezze e quelle civiltà che Marco Polo aveva descritto nei suoi viaggi. Il navigatore fu fortunato a trovare le Americhe, aveva sbagliato i calcoli sul diametro terrestre, altrimenti avrebbero vinto coloro che ritenevano che le Indie sarebbero state lontanissime da raggiungere navigando l’Oceano Atlantico.