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martedì 21 aprile 2009

9) NATALE DI ROMA (XXI APRILE 753 A. C.)

Secondo una legenda Roma è stata fondata il 21 aprile 753 A.C. da Romolo, che ne fu il primo re, dopo aver vinto una disputa con il fratello gemello Remo, lo uccise, tracciò il perimetro sui sette colli e le diede il nome. Sempre secondo una legenda i due gemelli erano figli di dèi, furono allattati da una lupa nell’area della futura Roma, crebbero nella potente Alba Longa (nei pressi dell’odierna Albano Laziale), ai tempi in cui Cora da secoli era un’importante cittadina e coniava propria moneta. Finita l’era dei sette Re di Roma, la città stato divenne una repubblica e iniziò a muovere guerra contro le popolazioni vicine: etrusche, dalle quali subì influenza, e Latine. Cora molte volte fece parte delle leghe delle città latine e volsche che fecero guerra a Roma, tra guerre e paci, fino alla definitiva assimilazione, quando il condottiero corano Pubblicio Anco fu sconfitto, trecento ostaggi delle migliori famiglie di Cora e Pometia vennero trucidati nel foro romano da Appio Claudio. Cora sottomessa a Roma e facente parte della Repubblica Romana, che continuava ad espandersi nella penisola italiana, fu elevata a municipio dopo le guerre tra Mario e Silla e i suoi abitanti ottennero la cittadinanza. Arrivò per Roma il momento dell’Impero, dopo aver soggiogato tutte le popolazioni mediterranee, la decadenza, tra invasioni barbariche, fine dell’Impero, cristianizzazione, riconquiste bizantine e nuovo Impero di Carlo Magno, fino alla creazione dello Stato della Chiesa, in cui la città acquisì di nuovo prestigio essendo sede del papato: il papa allora era  considerato più potente di re e imperatori. Fu capitale dello Stato della Chiesa, che comprendeva quasi tutto il centro Italia, sede temporale e spirituale, fino al 1870, tranne brevi interruzioni. Quando i piemontesi unificarono l’Italia scelsero la città per capitale del nuovo Regno d’Italia, poi Repubblica Italiana, ma ci volle ancora qualche decennio per risolvere la contesa con la Chiesa Cattolica e così creare lo Stato della Città del Vaticano, all’interno di Roma. Il fascismo fece rivivere il mito di Roma imperiale, come dimostra “L’Inno a Roma” e in quel tempo il giorno 21 aprile divenne festa nazionale al posto del 1 maggio.




Già si è parlato delle guerre tra Cora e Roma, un altro fatto importante dei rapporti tra le due città, fu la donazione da parte di Cora della statua della Minerva a Roma, un altro fatto è quando si stipulò, tramite il senato, dei patti in cui Cora ricevette la sigla SPQR e la salvò dalle pretese dei signorotti locali. Nonostante gli storici e buoni rapporti, a Roma, a noi del sud Lazio ci appellano spregiativamente burini (da burrus, bovino con il naso rosso, o da buris, ovvero il manico dell'aratro, era l'appellativo riservato ai pastori della provincia che si recavano in città) e ciociari, pure se non siamo veri ciociari. Voglio vedere quanti veri romani ci sono a Roma, perché non dimentichiamo che molti sono di origine meridionale, a questo punto noi dovremo essere superiori a loro. Quando ci incontriamo con le altre persone d’Italia e ci chiedono di dove siamo, noi rispondiamo: “della provincia di Latina!” Loro allora esclamano: “Latina? Ah, allora siete romani!” Oppure a noi, che abbiamo un dialetto ben distinto dal romano, che quando parliamo civile non parliamo un italiano perfetto ma parliamo una sorta di romano, possono identificarci per romani le persone di altre zone d’Italia. Ma alcune persone, che non sono della nostra regione, possono essere a conoscenza della distinzione tra romano e burino/ciociaro e quando diciamo da dove veniamo ci identificano subito con quei termini dispregiativi. Latina e la Pianura Pontina essendo aree di recente costituzione, la cui popolazione è di origine settentrionale, non c’entrerebbero nulla con queste classificazioni. Le popolazioni dei monti della provincia di Latina, alcuni paesi dei Castelli Romani, i paesi Ciociari e i paesi abruzzesi hanno un ceppo dialettale comune, diverso dal dialetto romano, che più che un dialetto si tratta di una lingua italiana storpiata, anche se i paesi laziali ne subiscono influenza.

A discapito di quanto se ne dica la città di Roma ha 2.800.000 abitanti e non 4.000.000, può arrivare quella cifra con la sua provincia: la gente non ne può più della stressante vita caotica della grande città e preferisce trasferirsi nelle cittadine limitrofe; fino agli anni ’80 la città è stata polo di attrazione di gente, come avviene oggi per le popolosissime città del terzo mondo. Non mancano i numerosi pendolari del nostro paese che quotidianamente vi si recano e coloro che vi fissano stabile dimora provenienti da tutte le parti, pensando chissà a quale grande traguardo hanno raggiunto, snobbando le proprie origini. Mi è stato narrato l’episodio di mia nonna che quando era incinta di mia madre si trovava a Roma, mio nonno prestava servizio nella Regia Guardia di Finanza e si dividevano tra Roma e Cori, quando il tempo stava terminando, volle tornare a tutti i costi a Cori, perché teneva a far nascere mia madre nel suo paese, rischiando anche un po’: eravamo nei primi mesi del 1943, che fu un anno cruciale nella storia d’Italia, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, con gli aerei alleati che ormai spadroneggiavano nei cieli. Allora si teneva molto alle proprie origini al contrario di oggi, dove può succedere che alcune ragazze vanno spontaneamente nella città capitale d’Italia per cercare persone influenti, ricche e potenti che possano inserirle nei salotti che contano del mondo dello spettacolo o in altri settori, alcune volte il sogno si avvera, ma non si rendeno conto che sotto sotto quei personaggi sbeffeggiano “le paesane arretrate dei paesi del santo protettore, del parroco e delle processioni”. Il matrimonio in chiesa per costoro è ormai passato di moda, ora va di moda sposarsi nella sala delle cerimonie del Campidoglio e i loro matrimoni durano pochi mesi o pochi anni. Sono più moderni, sono più avanti, ormai la religione è superata, nonostante risiedano nella capitale del Cattolicesimo, ormai va di moda il multiculturalismo e altre scemenze simili: hanno i miliardi, il successo, cosa vogliono di più? Non dico ciò per invidia, ma per renderci conto di dove stiamo andando, perdendo tutto. Roma la rispetto come capitale d’Italia, per la sua ultramillenaria storia, per i suoi monumenti ammirati e invidiati da tutto il mondo, ma per le altre cose lasciamo perdere.

NINO MANFREDI E' L'ESEMPIO DEL CIOCIARO DIVENUTO ROMANO: NESSUNO MISE MAI IN DISCUSSIONE LA SUA ROMANITA', TUTTI LO AMARONO COME VERO CUORE DI ROMA.

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