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martedì 11 febbraio 2014

215) GLI SFREGI AI MARTIRI DELLE FOIBE

A DIECI ANNI DI DISTANZA DALL’ISTITUZIONE DELLA GIORNATA DEL RICORDO PER LE FOIBE, SI FA DI TUTTO PER NON RICORDARE E TORNARE ALL’OBLIO.




Il massacro delle foibe, per lungo tempo occultato, da una ventina d’anni è divenuto di dominio pubblico, nel giusto contesto di un sano revisionismo storico. Tra il 1943 ed il 1945 si stima che oltre 10.000 italiani delle terre dalmate – istriane siano stati uccisi e poi gettati in degli inghiottitoi carsici. A seguito dell’annessione dell’Istria alla Jugoslavia oltre mezzo milione di abitanti italiani lasciarono la loro terra per sfuggire alla pulizia etnica. Le violenze dei partigiani jugoslavi di Tito non guardavano in faccia nessuno, senza distinzione di età, di sesso, di opinione politica, si salvarono soltanto i compiacenti partigiani comunisti italiani. I profughi istriani che arrivavano nelle maggiori città italiane non erano visti di buon occhio: furono aiutati a condizione di tacere su tutto quello che avevano vissuto. Dopo il 1945 per decenni ci fu un silenzio totale sul dramma delle Foibe; soltanto all’inizio degli anni ’90 si cominciarono a diffondere quelle notizie sotterrate per lungo tempo, sino ad istituire nel 2004 la giornata del ricordo, che ricade ogni 10 febbraio.
 



Oggi non a tutti piace ricordare, si avvisano dei crescenti segnali di malumore e di sfregio verso quelle vittime, considerate di Serie B, da parte del popolo e da qualche politico: i viaggi della memoria nell’Istria sono stati cancellati dal sempre più fazioso neosindaco di Roma, la rappresentazione di Simone Cristicchi “Magazzino 18” viene spesso contestata dal pubblico e snobbata dalle televisioni e i monumenti che ricordano i massacri vengono sfregiati sempre frequentemente. Anche dall’altra parte le vittime della Shoah sono continuamente sfregiate e ne viene offesa la memoria; noi condanniamo senza appello, così come per tutti gli altri eccidi nazifascisti. Bisogna mettere tutte sullo stesso piano le vittime della follia umana di tutte le epoche e in tutto il mondo.

6 commenti:

  1. Venditti, scandaloso show a Trieste: «Sarete stufi di sentir parlare delle foibe, lasciamole stare…»
    di Desiree Ragazzi/mer 12 febbraio 2014/14:15

    «Lasciamo stare le foibe, che sarete stufi di sentire nominare». A parlare non è un ex partigiano, Pisapia o un politico di sinistra – che ancora oggi, colpiti da rigurgiti ideologici, non accettano di condannare l’eccidio commesso dai comunisti titini – ma un artista, un cantante, un “compagno”: Antonello Venditti. In tour per l’Italia a presentare il suo nuovo lavoro il cantautore romano ieri sera si è esibito in concerto al Politeama Rossetti di Trieste. Tre ore e mezzo di spettacolo narrato, con canzoni inframmezzate da racconti e spezzoni di vita. Poi, l’uscita sgradevole, forse nella speranza di far accendere i riflettori su di se. Ma quella frase sulle foibe ha gelato la sala. Non c’è stato nessun applauso, nessun “bravo”, nessun segno di approvazione. Tant’è che per scaldare l’atmosfera qualche minuto dopo si è sfoderato la solita performance antifascista stile anni Settanta: «Sono cresciuto a Roma nel quartiere Trieste, quartiere fascista. C’è qualche fascista in sala? Speriamo di no». Anche qui il gelo più totale. Il racconto dell’accaduto è stata pubblicato sulla pagina Facebook di Paolo Rovis, capogruppo in consiglio comunale a Trieste del Nuovo centrodestra, che ha assistito allo spettacolo. «Mi chiedo – ha scritto su Fb – non solo in questo caso, perché un grande e bravo cantautore non si limiti a ciò che sa fare benissimo, cioè cantare e suonare, che peraltro è il motivo per cui il pubblico ha riempito il teatro, e si lanci invece in dissertazioni politiche. Non richieste e, francamente, stonate». In effetti, commenta poi al telefono, «Venditti se la poteva proprio risparmiare questa sua dissertazione sulle foibe e sui fascisti. Trieste è una città trasversalmente sensibile a questo tema. E poi venire a casa nostra, due giorni dopo la commemorazione del Giorno del Ricordo, e lanciare battute sul dramma delle foibe e dell’esodo istriano dalmata è stato veramente offensivo». Poi aggiunge: «Quanto ai fascisti in sala, lo sa che le dico? Per i primi posti si pagava 74 euro, quindi anche se qualche fascista ci fosse stato era lì per ascoltarlo…». Ergo, «visto che non li gradiva avrebbe dovuto restituire i soldi del biglietto». Ma si sa un conto sono le battute, le provocazioni, un altro i soldi.

    La notizia pubblicata su Fb ha avuto una pioggia di critiche. «Io mi sarei alzata e avrei lasciato la sala… e con questo il compagno Venditti va nella lista nera», ha scritto Angela Verdiani. E così anche Andrea Stefani: «Parliamo di un cantautore che dieci anni fa poteva riempire uno stadio e oggi se la cava appena con un teatro. Siccome al di là di simpatia o antipatia è decisamente bravo nel suo mestiere, la notizia “è venuto Venditti a cantare al Rossetti e ha cantato bene” non è una notizia. È venuto Venditti e le ha sparate grosse invece per far parlare dell’evento… Poi chissà, magari gli hanno detto che Cristicchi al Rossetti ha iniziato un percorso che lo ha portato in Rai e ha pensato che magari portava fortuna anche a lui».

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  2. Sinistri per sempre

    Foibe, il consigliere di Pisapia: "Dentro c'è ancora posto"
    Il capogruppo di "Sinistra per Pisapia" in zona 9 a Milano mette su Facebook un post vergognoso. Rifondazione: "Strumentalizzazioni neofasciste"

    "Nelle foibe c'è ancora posto". L'ultima figuraccia, per il sindaco milanese Giuliano Pisapia, arriva dal capogruppo di "Sinistra per Pisapia" in zona 9, tal Leonardo Cribio. Il post è apparso domenica su Facebook, sulla pagina di Cribio. La reazine del sindaco è arrivata 48 ore dopo: "Le parole di Leonardo Cribio sulle Foibe sono vergognose, inaccettabili e assurde". Ma la segreteria provinciale di Rifondazione comunista parla di strumentalizzazioni: "La tragedia delle Foibe istriane, dei suoi morti e del portato storico che esse portano alla nostra collettività, appartiene agli anni della durissima guerra di Liberazione dal nazifascismo che ha caratterizzato quei territori. Ciò non vuol dire - spiega in una nota - giustificare alcun modo il costante revisionismo storico e le strumentalizzazioni, che la destra neofascista compie costantemente nella nostra città per delegittimare i valori della lotta di Liberazione Nazionale dal nazifascismo". E fa parte delle strumentalizzazioni anche "la polemica sollevata ad arte perchè decontestualizzata, da parte della Lega e neofascisti sui post facebook del nostro giovane capogruppo in Consiglio di Zona 9. Post certamente sbagliati e non giustificabili, frutto delle accese polemiche di questi giorni con gli ambienti neofascisti che strumentalizzano il Giorno del Ricordo". Cioè: la colpa è tutta dei "fasci".

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  3. Un dolore che entra nei cuori di tuttiLa commemorazione di una tragedia diventa occasione di condivisione intima di un dramma umano lungo 70 anni

    La Basilica di Sant’Andrea della Valle risuona di Memoria condivisa, è emozionante ed estremamente commovente vedere come su una tragedia nazionale come quella del martirio delle foibe e del dolore dell’esodo si possa costruire un momento di condivisione così profondo e toccante.

    La Basilica è piena, ci sono le Istituzioni e ci sono gli italiani, uomini, donne, giovani e meno giovani. Una commemorazione che abbraccia tutti: in prima fila accanto a Francesco Storace c’è Nicola Zingaretti, vicino a Roberto Menia c’è l’assessore Ravera, accanto a Sergio Marchi c’è Marcello Veneziani. E ancora, il giovane presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Antonio Ballarin, Ignazio La Russa, il presidente dell’Associazione 10 febbraio Michele Pigliucci, la responsabile romana dell’ANVGD Donatella Schurzel.

    Gli interventi sono ben dosati, alternati a brani musicali eseguiti con passione ed estrema precisione dall’orchestra. Qualche immagine scorre sul grande schermo, le bare degli infoibati, i corpi che vengono estratti dalle cavità carsiche, carri stracolmi di roba da portare via, esuli di ogni età che partono, con lo sguardo basso, e la malinconia pervade l’aria.

    ‘Questa chiesa per me ha un significato importante –dice Antonio Ballarin – ci venivo quando ero all’Università, mi sedevo tra i banchi e vedevo il martirio di Sant’Andrea. Era un periodo brutto, faticoso: l’indigenza, la solitudine, la mancanza di comprensione da parte delle altre persone rispetto alla nostra sofferenza. Così pensavo a Sant’Andrea, che testimoniava Cristo. E vedevo la gente nostra, che io ho conosciuto, che ha sofferto, che è stata dileggiata. Gente che, come la mia famiglia, è andata in giro per il mondo, emarginata, un martirio anche quello, a tutti gli effetti. Anche per chi non è credente, la memoria dei Santi induce a un’etica, ad un comportamento. La memoria di queste vicende umane devono indurre a un’etica. Ecco, questa sera ci sono politici che rappresentano tutto l’arco costituzionale: questa è l’etica. Adesso dobbiamo ricostruire un’identità, la nostra, smarrita da 67 anni. Possiamo farlo solo con la verità’.

    Le note dell’Ave Maria composta da Celli Stein e dedicata alla memoria di Norma Cossetto è un momento di meravigliosa intimità, di vicinanza a quei drammi, a quel sangue versato, a quell’immenso dolore. ‘Eventi come questo sono fondamentali – ha detto il presidente dell’associazione 10 febbraio Michele Pigliucci – servono per riattaccare le pagine strappate dai libri di storia, della nostra storia’.

    Una giornata lunga, quella dedicata al decennale dell’istituzione del Giorno del Ricordo, in cui ‘tutte le istituzioni hanno mostrato sinergia – rileva Donatella Schurzel, referente romana dell’ANVGD – dal Municipio dove si trova il quartiere Giuliano-Dalmata al Comune, alla Provincia, alla Regione, al Senato. Importanti anche i contributi che altri ambiti, oltre a quelli istituzionali, hanno voluto dare a questa ricorrenza, come lo sport e, questa sera, la musica. Questo bel concerto – ha concluso la Schurzel – chiude adeguatamente questa giornata, in qualche modo la sugella’.

    Sullo schermo scorrono le immagini, è un documento estratto da uno speciale del Giornale d’Italia. Anna Maria Iacopini legge un passaggio dedicato a Norma Cossetto, la platea sospira nell’ascoltare la tragica sorte di questa giovane donna, le torture subite. La commozione è generale, qualcuno ha gli occhi lucidi. Nessuno parla, ma una voce sembra uscire dai cuori di ciascuno. Una voce che dice ‘mai più’.

    Emma Moriconi

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  4. Foibe, squarciate le gomme all’auto di Cristicchi.

    Foibe, squarciate le gomme all’auto di Cristicchi. Che attacca: «Siete relitti e ignoranti»

    tratto da IL SECOLO D'ITALIA



    Foibe, squarciate le gomme all’auto di Cristicchi. Che attacca: «Siete relitti e ignoranti» IL COMMENTO

    «Siete relitti di una ideologia sepolta. A noialtri ci tocca sopportare i vostri ragli da asini, oltre che i tagli». Le parole di Simone Cristicchi sono dure, durissime e si leggono sulla sua pagina Facebook (oltre 51mila iscritti), a commento di una foto che mostra la gomma della sua auto tagliata, a mo’ di minaccia o di sfregio. È l’ennesimo atto contro il cantautore, “colpevole” di aver fatto uno spettacolo sul dramma delle foibe e degli esuli. Una certa sinistra ancora è legata ai vecchi schermi, rifiuta di interpretare pagine di storia strappate per decenni dai libri, misura tutto col metro del proprio interesse politico. E non si perdona a Cristicchi (che pure non è mai stato di destra) il coraggio di aver parlato di temi scomodi, portando a galla la verità. «Il problema – scrive l’artista – è che più Magazzino 18 avrà successo, e più questi relitti nostalgici alzeranno i toni, istruendo la loro bassa manovalanza, che agirà scompostamente. Poi, ovviamente, da vigliacchi come sono, si tireranno indietro, pur non prendendo le distanze da simili gesti. Ma ci fosse uno di quei sedicenti democratici che prenda le distanze da questi gesti». Poi l’amaro commento: «Se le ricerche storiche di Cernigoi, Kersevan, Purina, Volk portano a questo…. mi tengo volentieri il mio buon Gianni Oliva». Molti i post di solidarietà, l’invito ad andare avanti e a non mollare. Ma ci sono anche gli irriducibili, che usano termini al di sopra delle righe e che attaccano Cristicchi. Un esempio per tutti: «Finora hai risposto a critiche basate su dati storici solo con insulti come fanno gli ignoranti e i fascisti. Chiunque sappia che esiste un metodo scientifico per analizzare la storia, (sai com’ è… uno storico scrive perché ha una laurea in storia e il purini lo è…) sa riconoscere che il tuo spettacolo è totalmente antistorico e carente.. Ragazzino18 è molto meglio come titolo…. Torna a studiare ( tu e i tuoi fans pure)». Dopo aver letto queste frasi, tutti sanno chi deve tornare a studiare. E non è certo Simone Cristicchi. E la migliore replica è sempre dell’artista: «Loro devono convincere la massa di pecoroni che la verità è un’altra».

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  5. 09/04/2014 10:36
    Diritti negati agli esuli: l’amarezza di BallarinL’indignazione del Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, intervistato dal Giornale d’Italia
    “Questa sentenza è un ulteriore atto di mortificazione nei nostri confronti. Ricorreremo in Europa”

    La sentenza della Corte di Cassazione emessa nelle scorse ore sulla vicenda delle terre di Istria, Fiume e Dalmazia, secondo la quale gli esuli non hanno diritto ad alcun risarcimento da parte dell’Italia per i beni immobili sottratti ed espropriati alla fine della seconda guerra mondiale, continua a far discutere.

    Secondo la Cassazione, interpellata da alcuni esuli e loro eredi, la violazione è stata compiuta dalla ex Jugoslavia, dunque l’Italia non c’entra. Lo prevede, dice la Corte, il Trattato di Pace del 1947.

    Il ricorso riguardava somme, stabilite con il Trattato di Osimo del 1975 - reso esecutivo anni dopo - versate agli esuli come indennizzo, ritenute tardive e “irrisorie” dai ricorrenti. La questione, per la quale i ricorrenti sono risultati soccombenti sia in primo che in secondo grado, era approdata dunque alla Cassazione, che si è espressa in senso negativo. La Corte afferma che esiste “un diritto soggettivo della parte nei confronti della pubblica amministrazione”, ma ciò “non limita le scelte del legislatore nel determinare la misura dell’indennizzo”, ritenendo questo indennizzo “ispirato a criteri di solidarietà della comunità nazionale”, non ad “un obbligo di natura risarcitoria per un fatto illecito, non imputabile allo Stato italiano”.

    Antonio Ballarin, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, è amareggiato. Contattato dal Giornale d’Italia, esprime tutto il suo rammarico: “Questa sentenza è un ulteriore atto di mortificazione nei nostri confronti. C’era forse bisogno anche di questo per capire che non stiamo a cuore alle Istituzioni italiane”.

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  6. Lo sfogo di Ballarin è doloroso, nelle sue parole c’è tutto il rimpianto di un figlio di esuli che ha visto intere famiglie private delle proprie terre. “Intanto c’è da dire – continua il Presidente dell’Associazione - a mio modo di vedere, che in realtà la questione non va risolta a livello giudiziario ma politico. Peraltro devo osservare che, se quello che riferisce l’Ansa è vero, la sentenza dice cose non corrette, quando sostiene che l’Italia non dovrebbe essere considerata responsabile di quanto avvenuto. In realtà è stata proprio l’Italia ad accettare la questione del “giusto indennizzo”: qui viene negata la “morale”. Insomma, tu Italia fai guerra ad un altro Stato, la perdi e anziché pagare i debiti di guerra con i tuoi beni, li paghi con i beni delle persone che furono costrette ad andarsene da quei luoghi”. L’amarezza che si avverte nelle parole di Ballarin è profonda, la delusione cocente per questa ennesima mancanza di rispetto nei confronti di un intero popolo, che non meritava e non merita tutto questo.

    “Però noi non ci arrendiamo – continua il Presidente di ANVGD – questa sentenza ci da la possibilità di portare i nostri diritti negati alla Corte Europea. La vicenda si concluderà certamente con la nostra vittoria, ma di certo ci vorrà molto tempo: probabilmente neanche la generazione successiva alla nostra riuscirà a gioirne, ma è un percorso che va fatto. Nel frattempo prendiamo atto che questa sentenza è stata emessa anche a dispetto della Legge sul Giorno del Ricordo. Aggiungerei che se a vedersi negati i propri diritti fossero stati altri popoli, si sarebbe scatenato un putiferio da Obama in giù. Avevamo in mente e nel cuore uno Stato simile ad un gigante buono, una figura positiva, che ci aiutasse e che fosse per noi entità morale e di riscatto di un popolo ferito e defraudato. Ci ritroviamo ad osservare uno Stato che ci ha defraudati dei nostri beni per pagare i suoi debiti. Senza neppure porre mente al fatto che se l’Italia è accettata ovunque, e considerata con rispetto, lo si deve proprio a noi, al nostro sacrificio”.

    Insomma, dopo l’oblio a cui il dramma del popolo istriano e fiumano dalmata è stato condannato nel corso dei decenni, questa sentenza va ad aggiungere dolore al dolore. “Ci dovremo ricomprare da soli ciò che ci appartiene – continua Ballarin – ma soprattutto il nostro lavoro deve essere indirizzato a ricostruire la socialità. In settant’anni non abbiamo avuto nessun aiuto. C’è tanta indignazione, oggi. Ma anche tanta voglia di continuare a combattere”. È lo spirito della giustizia mancata, ad indignare chi quel dramma lo ha vissuto in prima persona. Un dramma che ha ferito profondamente un’intera comunità, alla quale è stato tolto tutto, non certo la dignità.

    Emma Moriconi

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