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domenica 12 agosto 2018

397) VENEZIA GIULIA: LEMBO D’ITALIANITÀ



NELLA SOTTILE STRISCIA DI TRIESTE E DELLA VENEZIA GIULIA ITALIANA, STRETTE NEL MARE SLAVO, L’ITALIANITÀ E IL SENTIMENTO PATRIOTTICO SI SENTONO DI PIÙ CHE ALTROVE.


Trieste e Gorizia sono dei capoluoghi di provincia italiani di frontiera: essi hanno patito non poco gli eventi tragici del XX secolo. Mentre in altre zone di confine gli italiani sono presenti oltre lo stesso (vedi Svizzera italiana) o la loro presenza è molto limitata prima di attraversarlo (vedi Alto Adige), in Friuli Venezia Giulia la presenza italiana è delimitata proprio dalla frontiera. Sono esattamente cent’anni che Trieste e Gorizia appartengono all’Italia, dopo essere stati per circa seicento anni sotto l’egemonia austriaca. Nel corso del Primo Conflitto Mondiale molti giuliani irredentisti (dall'esempio di Guglielmo Oberdan a fine '800) attraversavano il fronte per unirsi al Regio Esercito Italiano: il Museo del Risorgimento e il maestoso Monumento dei Caduti, situati a Trieste, unitamente al grandioso Faro della Vittoria, ne rimembrano le gesta e il sacrificio; essi o caddero in battaglia o, se venivano catturati dagli austroungarici, venivano uccisi ugualmente, per tradimento. Dopo l’annessione della Venezia Giulia al Regno d’Italia, gli italiani, dopo secoli di sottomissione agli austroungarici e agli slavi, divennero l’etnia egemone, fra gli entusiasmi e le acclamazioni. 


Ancora oggi a Trieste sono presenti una minoranza slava e una ridottissima comunità tedesca; le chiese ortodosse e protestanti presenti nel capoluogo giuliano, oltre alla sinagoga, testimoniano come la città sia stata cosmopolita nei secoli. L’impronta austriaca nelle architetture è imponente: ne sono testimonianza gli eleganti edifici di Piazza Unità d’Italia e del Castello di Miramare con il suo maestoso parco, questi ultimi furono creati dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo e sono posti nel lungomare triestino, dove la gente prende il sole sopra i marciapiedi e trova l’ombra tra gli alberi. Ma i monumenti simboli di Trieste sono senza dubbio il Castello e la Cattedrale del patrono San Giusto, arroccati su un’altura che domina la città e non mancano reperti dell’antica Roma. Il campo di concentramento della risiera di San Sabba e la foiba di Basovizza sono le testimonianze degli orrori che ha vissuto Trieste nella Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra molti giuliani in fuga dall’Istria si rifugiavano nel libero territorio triestino per sfuggire alla pulizia etnica. Nel 1954 la città tornò all’Italia a titolo definitivo: perse il suo naturale retroterra divenuto jugoslavo, nonostante questi problemi tirò un sospiro di sollievo tornando alla madrepatria. La ridotta zona della Venezia Giulia rimasta italiana fu unta al Friuli: oggi esiste una rivalità tra le due componenti della regione.

Pure Gorizia, durante la guerra fredda, ebbe non pochi problemi: infatti la città fu definita la Berlino d’Italia, essendo divisa in due da barrire e fili spinati. Ancora oggi ci sono Gorizia italiana (i 2/3 della città) e Nova Gorica jugoslava. Gli italiani la bombardarono pesantemente nel 1916, prima di entrarvi (c’è la famosa canzone il cui ritornello recita: Oh Gorizia tu sei maledetta/Per ogni cuore che sente coscienza/Dolorosa ci fu la partenza /E il ritorno per molti non fu) e quando la presero definitivamente nel 1918 ripristinarono come simbolo di italianità, nell’entrata principale del suo castello, il Leone di San Marco, il quale fu rimosso dopo la fine della brevissima occupazione veneziana di alcuni secoli prima.


Con la smantellamento della cortina di ferro l’economia goriziana ha subito dei risvolti negativi: molte caserme militari hanno chiuso, i militari e le loro famiglie sono andati via e tutti si muovono liberamente oltreconfine, dove tutto costa di meno. Franco Basaglia iniziò la battaglia per l'abolizione dei manicomi da Gorizia e la legge che li ha soppressi porta il suo nome. Dista pochi chilometri, in territorio sloveno, la località di Kabarid (Caporetto); io era assieme ad altri turisti da quelle parti, quando una guida ci ha riferito che lì è presente un museo sulla “vittoria di Caporetto”. Tutti quelli che erano con me si sono meravigliati ed indignati perché per noi italiani la battaglia di Caporetto fu una grande disfatta, ma che gettò le basi per la definitiva vittoria e tutti loro hanno ricordato, con un pizzico d’orgoglio, le gesta dei propri avi: “mio nonno classe ’84, mio bisnonno classe ’99, eccetera”.

Un’altra località che ha subito danni nel corso della guerra ’15 – 18’ è stata Cividale del Friuli, un’interessante cittadina, centro di rilievo in epoca longobarda. Poi c’è Aquileia, antico capoluogo della provincia romana “Venetia et Histria” e nel Medio Evo sede patriarcale. Grado è posto sulla parte finale della laguna veneta, in territorio friulano, ed ha la sua storia, ma è più conosciuta come località balneare.

Ho parlato delle città e delle cittadine che ho visitato in una breve vacanza, tramite viaggi organizzati con guide turistiche ed audio guide. Visitando quei luoghi, non soltanto ricchi di cultura, storia, arte, ma anche situati ai confini dell’italianità, che hanno sofferto tanto per tal motivo e dove hanno combattuto per portare a compimento il Risorgimento, i loro abitanti si sentono più italiani che altrove e  con maggior orgoglio patriottico. Idem per chi non è del luogo e vi capita: documentandosi sulle loro sofferenze, tragedie, battaglie per unirsi alla patria, uno riscopre la fierezza e l’orgoglio patriottico che spesso dimentica. 

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