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domenica 6 dicembre 2015

293) TRADIZIONI MILLENARIE ITALIANE CHIUSE PER MULTI RELIGIOSITÀ

IL MITO DEL MULTICULTURALISMO, PER NON OFFENDERE LA SENSIBILITÀ ALTRUI, VORREBBE CANCELLARE LE TRADIZIONI E I COSTUMI, SUI QUALI IL POPOLO OSPITANTE HA COSTRUITO LA PROPRIA IDENTITÀ STORICO – CULTURALE. ALTROVE NON C’È ASSOLUTAMENTE RECIPROCITÀ NEL RISPETTO DELLE CULTURE E DELLE RELIGIONI DEGLI ALTRI.  SARÀ PUTIN IL NOSTRO SALVATORE?


Tutti gli anni a ridosso delle feste natalizie si sentono sempre le stesse polemiche, scolastiche e non, relative alla cancellazione delle recite natalizie, al mancato allestimento dei presepi e degli alberi di natale e per la proposta di mutare la festa natalizia in Festa d’Inverno, tutto ciò per un triplice motivo: per non offendere gli ospitati di altre religioni, i non credenti nostrani e con l’aggiunta che dopo i fatti di Parigi festeggiare delle ricorrenze cristiane sarebbe stata una provocazione. Bravi, così farete vincere i terroristi, i quali percepiranno che la loro azione è servita; proprio per i fatti sanguinari di Parigi sarebbe stato opportuno ribadire fortemente la cristianità dell’Europa. Ho affrontato più volte l’argomento di come sia a rischio la nostra identità a causa della penetrazione di altre culture che vorrebbero sovrapporsi e assoggettarci, spesso con metodi non pacifici: i recenti tragici fatti francesi ne sono una prova; dal mio piccolo sito posso esprimere solo dei pareri personali, non posso far nulla affinché cessi una crescente violenza, ritorni la ragione (magari votando al meglio nelle elezioni) che ci farà tornare ai nostri valori e alle nostre tradizioni, che sono da salvaguardare e da conservare. Agli atei dà fastidio soltanto l’aspetto religioso della festività in questione: spesso in quel periodo fanno acquisti, regalano roba e si scambiano gli auguri di una festa cristiana; se fossero coerenti dovrebbero andare a scuola, lavorare e basta.

Per i bambini di intere generazioni, me compreso, l’atmosfera della feste di Natale veniva vissuta come un sogno: soprattutto per quanto concerne le recite scolastiche, le lettere da leggere a casa, l’albero e il presepe da preparare, la carpìa (il muschio) da cercare in montagna, qualche dono da ricevere, i giochi, familiari e d'azzardo, di quel periodo. Poi crescendo le feste natalizie si sentono di meno, delle volte divengono malinconiche; ma fino al punto in cui te le vorrebbero portare via. Perché oggi impedire ai bambini di vivere quelle magiche, insolite, gioiose atmosfere? Non mi stancherò mai di ripetere che le nostre saghe legate al cattolicesimo non si toccano poiché siamo in un paese da millenni cattolico che appartiene ad un popolo cattolico: gli italiani. Gli altri nessuno li ha obbligati a risiedere in una nazione lontano dalla loro cultura e dalle loro usanze, è stata una loro libera scelta: se non piace loro l’ambiente che li circonda nessuno li trattiene. Se continueremo di questo passo, presto vieteranno anche le processioni paesane, la carne di maiale, gli alcolici e saremo costretti ad osservare pure noialtri il ramadan per solidarietà. In un paese mussulmano nessun cristiano e nessun ateo sognerebbero mai di chiedere che i muezzini non facciano chiasso o di eliminare il ramadan per non offenderli: sanno benissimo che li arresterebbero (nel caso più fortunato).

Se qui in Italia, in occidente in generale, dilagherà sempre di più un laicismo dilagante le nostre radici e la nostra storia andranno perdute. Cos’è un popolo senza identità, senza cultura e senza storia? Cosa sono questi minestroni interculturali senza né capo, né coda? Nella Divina Commedia, in un canto del Paradiso, Dante in un colloquio con l’anima del suo avo Cacciaguida, riportò le sagge e sante parole, secondo cui la mescolanza delle genti fu la rovina di Firenze. Nella Bibbia si fa la distinzione dei popoli (ognuno dei quali con le proprie tradizioni, la propria cultura, i propri culti, la propria lingua), che si differenziarono l’uno dall’altro con la storia della Torre di Babele e allorquando il popolo d’Israele venne scelto come popolo prediletto. Il funerale areligioso a Venezia di quella povera ragazza assassinata a Parigi è stato l’esempio di come l’islam si muova indisturbato in uno spazio lasciato vuoto dalla rinuncia alla nostra identità storico – religiosa (addirittura in quella cattolicissima Serenissima che tanto diede filo da torcere ai turchi). Molti di quelli che dichiarano di essere contro il terrorismo, compresi coloro che portano in televisione, magari interiormente saranno soddisfatti. Con tutto il rispetto per il dolore di quella famiglia veneziana e per la sua libertà di scelta; io negli stessi panni avrei organizzato delle esequie conformi ai valori tradizionali della mia patria, anche per tenere lontana certa gente: esequie cattolicissime in rito tridentino, “cunzio” a base di porchetta e di vino per tutti i partecipanti (anticamente molte famiglie avevano il loro maialino da far ingrassare per poi sfamarsi e per millenni vendemmiare e curare le vigne, che insieme agli ulivi costituiscono tuttora i nostri paesaggi agricoli, per arrivare ad un vino frutto di fatiche e di sudore, è stata una sfacchinata immane i nostri antenati) e niente politici, specie alcuni, in bella mostra.

Tornando a parlare concretamente, oggi l’unico che si batte saggiamente contro il terrorismo islamico e rilancia nella sua terra il triplice grido “Dio – Patria – Famiglia”  è un ex agente del Kgb sovietico: risponde al nome di Vladimir Putin. Egli fa quello che un’Unione Europea,  priva di identità e di virtù, e un’Usa non fanno: alza la voce rimettendo in riga la Turchia e si batte con decisione contro l’Isis; è l’ultima speranza per ridare all’Europa la sua dignità, la sua storia e per fermare l’islamizzazione. Conoscere sì la altre culture e le altre usanze del mondo, ma senza vergognarsi e rinnegare le proprie. Auspichiamo che i teologi dell’Islam propongano una riforma e revisione della propria religione, anche se sarà molto difficile, in modo da non far interpretare i versi del Corano in forme di violenza. D’accordo nell’ospitare qualche straniero nei nostri limiti e nelle nostre possibilità e senza stravolgere il tessuto identitario autoctono, ma solo se si impegna a non contestare le usanze del popolo che lo ospita e ovviamente se non è un violento. 

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