bandiera

bandiera

lunedì 10 settembre 2018

400) IN NOME DEL POPOLO SOVRANO



IN NOME DEL POPOLO SOVRANO È UNA PELLICOLA DEL 1990 DIRETTA DA LUIGI MAGNI, LA QUALE CI RACCONTA ATTRAVERSO SVARIATE SFACCETTATURE LE VICENDE DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1848 – 49, NEL CONTESTO DELLE LOTTE PER L’ITALIA UNITA.



·        Contesto storico
Il film nel “in nome del popolo sovrano” è ambientato, principalmente a Roma, nell’ambito dei moti del 1848 – 1849, allorquando in tutta Europa scoppiarono delle sommosse contro le monarchie assolutistiche. L'Italia, dopo secoli e secoli, si rivesgliava, concretizzandosi sempre di più l’idea di unità per liberarsi dal giogo dello straniero e per concedere più diritti al popolo. Con Napoleone gli ideali della Rivoluzione Francese si erano sparsi in tutta Europa, Italia compresa, e nonostante molti italiani ed europei morirono combattendo per lo stesso e per la sua sete di conquiste, le idee e le concessioni che portò rimasero negli animi della popolazione e furono le motivazioni che portarono alle sommosse contro i regimi autoritari dopo la Restaurazione del 1815. Nel 1848 tutti guardavano al Piemonte, che era l’unico stato che concesse la costituzione in modo permanente (Statuto Albertino) e che prese a cuore la "causa italiana", quando si sollevarono contro gli austriaci e contro i piccoli regni ad essi indirettamente legati, nell’attesa che i piemontesi arrivassero in tutta l’Italia. Purtroppo il piccolo Piemonte non poté far nulla contro il grande Impero Austriaco nella Prima Guerra di Indipendenza, così tutti i governi temporanei che si erano costituiti lungo la penisola furono repressi nel sangue, Repubblica Romana compresa, dall’Austria e dalla Francia. Papa Pio IX nel suo stato inizialmente fu considerato un innovatore: nominò un ministro laico, concesse l’amnistia ai prigionieri politici, inviò un corpo di volontari in sostegno del Piemonte; dopodiché fece dietrofront: ritenne di non doversi mettere contro una nazione cattolica come l’Austria, non promulgò la costituzione e il ministro laico Pellegrino Rossi fu assassinato da uno dei figli del popolano Ciceruacchio, uno dei pilastri della Repubblica Romana. La Repubblica divenne un dato di fatto, ebbe a capo il triumvirato Mazzini – Armelini – Saffi, mentre il pontefice fu costretto a riparare a Gaeta e chiese aiuto alla Francia di Carlo Luigi Bonaparte (Napoleone III) per tornare sul trono. Accorsero da tutta Italia a difesa della Repubblica, Garibaldi in primis, combattendo cadde perfino l’autore dell’odierno inno nazionale Goffredo Mameli. Negli anni successivi Napoleone III aiutò i piemontesi a liberare la Lombardia, ma protesse il Papa fino in ultimo, impedendo di annettere il Lazio al nuovo stato italiano, fino alle sua caduta nel 1870, quando finalmente il processo di unificazione italiana fu portato a compimento.


  • Trama “In nome del popolo sovrano”
Con Nino Manfredi, Jacques Perrin, Alberto Sordi, Elena Sofia Ricci, Massimo Wertmuller. Roma 1848, dopo l'assassinio del primo ministro Pellegrino Rossi, il Papa Pio IX capisce che è tempo di andare in esilio a Gaeta. Qualche mese dopo, proclamata la Repubblica Romana con Mazzini e Carlo Bonaparte per capi, i francesi di Luigi Napoleone Bonaparte, alleato papale, sono scesi in Italia ed hanno posto l'assedio alla città. È in questo periodo che si svolgono le vicende private di vari personaggi: Cristina, moglie del marchesino Eufemio Arquati e fervente sostenitrice della repubblica, è innamorata del garibaldino Giovanni Livraghi, amico del frate barnabita Ugo Bassi, contrario al potere temporale del Papa. Tra i vari popolani, emerge la figura di Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, e del di lui figlio minore. Gli eventi precipitano: a causa della scarsa coordinazione dei difensori e nonostante l'intervento di Garibaldi e dei bersaglieri di Luciano Manara i francesi hanno presto partita vinta e a Ciceruacchio, Ugo Bassi e Livraghi non resta che fuggire al nord, al seguito di Garibaldi, per tentare di raggiungere l'insorta Venezia. Mentre Eufemio ed il padre pranzano con l'"assassino della Repubblica" generale Oudinot, Cristina fugge per raggiungere l'amato Livraghi, ma invano: il capitano, infatti, caduto in mano austriaca, viene fucilato insieme a Bassi, poco dopo Ciceruacchio, nonostante le "raccomandazioni alla pietà" che la giovane rivolge ad uno zio che giudica i "colpevoli". Rimasta sola, Cristina viene raggiunta da Eufemio che, in un impeto di gelosia, era partito per ucciderla; ma poi, resosi conto della situazione politica e avendo acquisito una presa di coscienza, decide di arruolarsi nell'esercito piemontese "per fare l'Italia". Dieci anni dopo, il vecchio Marchese Arquati osserva soddisfatto le foto del figlio bersagliere e della nuora, che al seguito di Vittorio Emanuele hanno unificato l'Italia. Roma, però, è ancora governata dal Papa.

Nessun commento:

Posta un commento