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sabato 12 novembre 2016

333) CICLONE DONALD TRUMP



IL POPOLO AMERICANO, NON FACENDOSI CONDIZIONARE DAI POTERI FORTI MONDIALI, HA SCELTO COME PROPRIO PRESIDENTE DONALD TRUMP, IL QUALE HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI FARLO FUORI, SIN DALLE PRIME BATTUTE DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE. 


Lo scorso 9 novembre gli americani democraticamente hanno dato una lezione ai poteri forti mondiali (come avevano già fatto i britannici votando per la brexit), i quali vorrebbero far passare per normalità ciò che per la maggioranza dei cittadini è anormale. Così il miliardario Donald Trump sarà il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, la prima potenza mondiale. Più facevano di tutto per metterlo in cattiva luce, inclusi i grandi esponenti del suo partito, sin dall’inizio delle primarie del Partito Repubblicano Americano, più calamitava consensi ed entusiasmi (ricorda un po’ la storia politica nostrana di Berlusconi).

Gli analisti radical chic, con rabbia e scervellandosi, si chiedono cosa non ha funzionato: tutti sono concordi nel dire che i bianchi non ispanici (in maggioranza di ascendenza britannica e germanica) hanno votato compattamente per Trump, compresi i poveri e i disoccupati, spaventati dalla sempre crescente immigrazione latina. La Signora Clinton auspicava di stravincere col voto delle minoranze etniche e di tutte le donne, non curandosi degli scandali politici e non, suoi e del marito ex presidente: entrambi, attraverso il verdetto popolare, sono stati giudicati troppo assetati di potere. 



Ora continueranno più di prima a scavare nel passato di Trump, alla ricerca di qualcosa, di indecenze, che possano eliminarlo politicamente. Il neopresidente Usa si riavvicinerà alla Russia ed insieme uniranno le forze contro il terrorismo di matrice islamista. Se avesse vinto la democratica Ilaria Clinton, seguendo la politica di Obama, la tensione con la Russia sarebbe salita alla stelle, col rischio di far scoppiare un’altra guerra mondiale.

Gli esponenti italiani del centrosinistra non avranno ingoiato questa clamorosa affermazione di Trump: apparentemente cercano di non esternarlo, facendo finta di salire sul carro del vincitore; è uguale per il Cinque Stelle, che ora elogia il miliardario di Nuova York (e la sua vittoria contro coloro che avevano deciso chi doveva vincere), quando in passato lo criticò. Questa splendida vittoria potrebbe dare nuova linfa e rigenerare le destre di tutta Europa, anche quella italiana: l’auspicio è che possa essere proposta un’alternativa, capace di catapultare più consensi possibili, frutto dell’alleanza Salvini – Meloni – Berlusconi.

domenica 6 novembre 2016

332) SINDROME DA ONNIPOTENZA



TROPPA LIBERTÀ SU INTERNET? SI, MA È UN MEZZO A DISPOSIZIONE DI TUTTI. COSA DIRE ALLORA DEI PERIODICI CARTACEI DI INFORMAZIONE NEI PAESI, AD ESCLUSIVO USO DI UNA RISTRETTA CERCHIA DI PERSONE, CHE SI ACCANISCONO SENZA PIETÀ CONTRO CHI NON LI GARBA (COSTORO SENZA LA RETE VIRTUALE NON POTREBBERO FAR NULLA PER DIFENDERSI) O SI AGGIUSTANO LE NOTIZIE A LORO MODO, SPESSO NON DANDO LA POSSIBILITÀ DI REPLICA? 


Ormai su internet c’è di tutto e di più: la quasi totale popolazione mondiale vi accede ed in assoluta libertà vi immette di tutto, compreso ciò che è penalmente perseguibile. Per chi fa abuso di questo strumento scatta la denuncia penale e la chiusura dei suoi vari siti. Bisogna innanzitutto vedere il lato positivo: cioè descrivere il mondo dal proprio punto di vista e non deformando l’informazione come i principali media di regime. Esprimere il proprio parere in questi nuovi mezzi di comunicazione è un fenomeno di massa globale, non è un’anomalia; semmai lo è farsi ossessionare da uno solo in mezzo a miliardi, tirando fuori la collera che si porta dentro, quando basterebbe ignorare o pensare agli affari propri, oppure contrastare le posizioni altrui, direttamente o indirettamente, con i dovuti modi. Basta usare questa tecnologia con moderazione, senza divenirne schiavi: sarebbe più opportuno per tutti noi preoccuparci di più delle faccende di casa o d’altre cose prioritarie, anziché stare dalla mattina alla sera appiccicati ad uno schermo o ad un telefono mobile a guardare i fatti degli altri. Tutti possono accedere facilmente alle reti informatiche, a differenza degli altri mezzi di informazione grandi e piccoli. 

  
È nei paesi che coloro che riescono a pubblicare dei fogli di informazione con continuità, godendo di un quasi monopolio, si sentono onnipotenti, importanti. Come fanno coloro che non sono di Roma e che per darsi un tono d’importanza si fissano col linguaggio popolare della metropoli (con i tempi che corrono non mi sembra un gran vanto passare per romano). Va bene la critica (oltre a quella, quali posizioni? Quali idee?) sui fatti paesani, sui personaggi più in vista e sul loro pubblico operato, ma non la cattiveria, la denigrazione e gli insulti (Che cosa manca loro? A me sembra che stanno molto meglio rispetto agli altri). Perseguitare i vari personaggi paesani che non garbano, per avversità politiche, personali, per gelosie, da parte dei micro – media locali di oggi e di ieri, è più grave dell’uso improprio della rete virtuale: vuoi perché questi fogli locali raggiungono tutti, anche coloro che non hanno dimestichezza con i computer, sputtanando i malcapitati nel luogo in cui vivono, e vuoi perché i perseguitati non dispongono di mezzi altrettanto potenti per difendersi o per replicare (ad esempio a me una volta non fu concessa la possibilità di rispondere ad un articolo in cui si commentava una mia composizione personale, dove se ne uscirono con argomenti che non c’entravano nulla). Oggi qualcuno in parte si salva tutelandosi su internet (ma non avrà mai l’utenza globale di un giornale paesano); venti o trent’anni fa cosa avrebbe fatto? Con un attacco diretto avrebbe potuto rispondere dattiloscrivendo un manifestino, facendo delle fotocopie ed affiggendole nei vari punti del suo paese; il guaio è che coloro che hanno inveito da sempre, è raro che lo abbiano fatto direttamente, a viso aperto e guardando in faccia. La pazienza della gente non è infinita: alla lunga si stufa di essere pubblicamente denigrata sul piano personale, di essere ferita, umiliata e quant’altro. Non è una questione del sentirsi di avere la coda di paglia; il fattore più fastidioso è il divertimento di chi comprende. Uno fa di tutto per essere superiore, per pensare ad altro, per non abbassarsi anch’egli a quei miseri livelli e per non ripagare con la stessa moneta. Mi capita di sentire le omelie domenicali cattoliche, in cui il sacerdote ci ripete con severità che il cristiano non giudica, non si vendica. Penso che è meglio scaricarsi, liberarsi, rispondere a tono, piuttosto che tenersi tutto dentro, far finta che vada tutto bene e poi sfogare il proprio malumore con chi non c'entra nulla. Tempo fa ad un signore che era molto religioso venne l’esaurimento a furia di essere superiore e di  perdonare chi gli faceva contro qualcosa. Uno in condizioni normali se ne guarderebbe bene di entrare nei fatti privati altrui: ma se lo fa, avrà le sue buone ragioni, spinto dall’esasperazione, poiché non si sono fatti scrupoli di entrare più volte nella sua sfera personale e di sfregiarlo. Parlando per me, non mi sembra di essere mai entrato nella vita privata delle singole persone, di qualcuno/a in particolare (se non rientrano nella mia cerchia dei parenti o delle amicizie intime non mi importa nulla di chi sono e di quello che fanno): ho sempre parlato a livello generico, totale. 

Le persone sconosciute,  con cui non si ha nulla a che fare, che non hanno i titoli per giudicare gli altri e spettegolando stampano delle sentenze indirette: che ne sanno chi sono i giudicati, cosa fanno, chi frequentano, se sono fidanzati, sposati, divorziati, ri – fidanzati, zitelli; per caso presentano loro settimanalmente delle relazioni dettagliate sui loro fatti privati? La risposta più semplice e banale è quella più efficace: non sono fatti loro. 


Conservo i fogli mensili locali in cui ho scritto qualcosa: tirandoli fuori dopo tanto tempo ho notato un fatto. Potrei continuare parlando di una contraddizione nel giudicare diversamente, prima in positivo e poi in negativo (quando preferii non rispondere, pure se fui aggredito brutalmente), un mio testo pubblicato due volte (su carta ed in rete), ma mi fermo qui.  

domenica 30 ottobre 2016

331) TERREMOTI ED IMMIGRAZIONE ILLEGALE



NELLA TERRA ITALIANA NON SI ARRESTANO NÉ I TERREMOTI, NÉ TANTOMENO L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. NON SAREBBE ORA DI FERMARE GLI SBARCHI IRREGOLARI E DI CONCENTRARSI SULL’EMERGENZA TERREMOTI?

Ormai le terre dell’Italia centrale continuano da mesi a tremare ed a provocare crolli e vittime. Gli sfollati sono assistiti alla meno peggio: spesso li collocano in tende o altri ricoveri di fortuna, pochi sono ospitati dagli alberghi.



Da anni le navi della Marina Militare continuano a recarsi in prossimità delle coste libiche e a traghettare nei porti italiani migliaia e migliaia di immigrati irregolari per mantenerli a spese dello stato italiano, in attesa che sia loro riconosciuto o no lo status di rifugiato politico. Quest’anno probabilmente si batterà il primato di arrivi, tra l’esultanza di molti che auspicano il proseguimento di questa tratta illusoria, inumana, che fa fare milioni a palate ai trafficanti e non. Soltanto a una piccola percentuale tra coloro che vengono portati in Italia verrà concesso l’asilo politico; le persone che non ne hanno diritto non le rimpatrierà nessuno. In un periodo di difficoltà economica e con la disoccupazione in aumento per gli autoctoni, gli immigrati clandestini ingrosseranno soltanto lo spaccio, la delinquenza, la vendita ambulante, il terrorismo islamico e finiranno nelle mani dei neoschiavisti. 

Non si capisce come fa quella gente ad a disporre di così tanto denaro per pagarsi questi disumani viaggi se dice di fuggire dalla miseria e dalla fame. Se si riesce a mettere da parte il gruzzolo perché non si può fare altrettanto negli anni venturi? I vescovi dell’Africa hanno lanciato un appello, affinché si smetta di illudere le genti di quel continente, incoraggiando così quei viaggi, e di far sì che gli africani si impegnino per lo sviluppo delle loro terre con l’aiuto del mondo ricco. Ma non è così: ormai in tutto il mondo si sta spargendo la voce che l’Italia verrà a prendere e manterrà tutti senza far fare nulla. Invece le altre nazioni si barricano, delle volte investendo nel contrasto dell’immigrazione illegale: è il caso della Spagna, dove non sbarca illegalmente quasi nessuno, pur essendo attaccata all’Africa. 


Ora, visto che sono altre le emergenze italiane, non sarebbe il caso di chiudere una volta per tutte con questi massicci arrivi e di concentrarsi nell’assistenza delle popolazioni italiane colpite dal terremoto e nella ricostruzione delle zone devastate? Perché non si chiede aiuto alla Nato per porre un blocco navale in prossimità delle coste della Libia? E si potrà provvedere anche ai veri fuggiaschi delle guerre, favorendo il loro afflusso attraverso delle vie migliori. In una trasmissione televisiva un signore intervistato ha detto che il prossimo 4 dicembre sarebbe il caso di dare una lezione a questo governo per le sue scellerate politiche, che, secondo il suo parere, generano solo caos e delinquenza; gli è stato risposto da una esponente Pd che così facendo avrebbe messo a rischio il futuro dei suoi figli. Il futuro, la sicurezza e l’incolumità delle nuovissime generazioni sarà messo di più a rischio con quei metodi e cambiando l’anima e la cultura all’Italia: pensate a quanti attentati di terroristi suicidi ci saranno, oppure ala sharia che verrà imposta, o al natale, alla pasqua, alle feste patronali che spariranno, alla carne di maiale e alle bevande alcoliche che saranno vietate, alle chiese che cambieranno la loro funzione.

domenica 23 ottobre 2016

330) AVANTI RAGAZZI DI BUDA, AVANTI RAGAZZI DI PEST



IL 23 OTTOBRE 1956 INIZIÒ LA RIVOLUZIONE UNGHERESE CONTRO LA DITTATURA COMUNISTA.



In seguito ad una manifestazione del 23 ottobre 1956 iniziò la sollevazione del Popolo Ungherese contro il Regime Comunista che era al potere. Il Partito dei Lavoratori Ungheresi che deteneva le redini ungheresi, dopo aver tentato di sedare la rivolta attraverso la polizia politica segreta, si sottomise ai rivoltosi ed avviò un processo di riforme. L’Unione Sovietica, nazione guida dei Stati del’Est, non permise quel cambio di rotta politica: intervenne con i militari e i carri armati per sedare la rivolta, perdendo oltre 700 uomini. Invece gli
Ungheresi che morirono in quella guerra furono oltre 2.652. Seguirono dei processi in cui furono condannati a morte militari, politici, giornalisti che avevano appoggiato la rivolta. La rivoluzione d’Ungheria del 1956 fu una delle principali ribbellioni nei paesi del’Est: seguiranno la Primavera di Praga e il Movimento di Solidarnosc prima delle decisive sollevazioni del 1989 che porteranno alla fine dei Regimi Comunisti nell’esteuropeo.  In ricordo di quei tragici eventi di sessant’ani fa c’è il canto “Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest“ (della capitale d’Ungheria Buda è il centro storico, mentre Pest sono i quartieri nuovi).





Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest/studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad est/Abbiamo vegliato una notte, la notte dei cento e più mesi/quell’alba radiosa di ottobre, quell‘alba dei giorni ungheresi.

Ricordo tu avevi un moschetto, su portalo in piazza ti aspetto/nascosta fra i libri di scuola, anch’io porterò una pistola/Sei giorni, sei notti di gloria durò questa nostra vittoria/al settimo sono arrivati i russi con i carri armati.

I carri ci spezzan le ossa, nessuno ci viene in aiuto/il mondo è rimasto a guardare sull’orlo della fossa seduto./Ragazza non dire a mia madre che io morirò questa sera/ma dille che vado in montagna e che tornerò a primavera.

Compagno il plotone già avanza, già cadono il primo e il secondo/finita è la nostra vacanza, sepolto l’onore del mondo/Camerata riponi il fucile torneranno a cantare le fonti/e allora serrate le file che noi scenderemo dai monti.

Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest/studenti braccianti operai, il sole non sorge più ad est.

domenica 16 ottobre 2016

329) L'INCURIA PROVOCA GUAI



Tragedia sfiorata a Cori: scuolabus bloccato tra alberi e pali di cemento
caduti a causa del forte vento


CORI - Panico oggi a Cori per i bambini delle elementari a bordo dello scuolabus che li riportava a casa. A causa del maltempo un albero era caduto in via dei Lavoratori, quando, intorno alle 16,20, il pulmino si è ritrovato davanti il grosso tronco che gli sbarrava la strada. Mentre le raffiche di vento continuavano, l’autista si è reso conto che un altro albero stava per cadere e così è stato. Questo secondo albero si è tirato dietro i fili dell’energia elettrica che a loro volta hanno trascinato a terra parte di due pali di cemento dell’Enel. Così il pulmino è rimasto bloccato tra gli alberi e i pali della luce. A bordo si è diffusa agitazione tra i bimbi, alcuni dei quali hanno ovviamente cominciato a piangere mentre l’accompagnatrice che li assisteva cercava di tranquillizzarli. L’autista del mezzo è sceso e insieme ad alcuni abitanti della zona che erano accorsi si è cominciato con una motosega a tagliare i tronchi e i rami per liberare la strada. Sul posto anche gli agenti della Polizia Locale. Dopo circa tre quarti d’ora tutti si è riusciti a riportare nelle loro case i bambini sani e salvi. Caduti i pali, la zona è peraltro rimasta senza corrente e, in serata, al buio. 

Venerdì 14 Ottobre 2016, 20:50




A pensare che a suo tempo c’era chi lanciò l’allarme sui rami troppo grossi degli alberi posizionati lungo le strade trafficate (http://nuovoanluc.blogspot.it/2015/07/280-inchiesta-fotografica-3.html). Avrebbero dovuto provvedere (anche senza la citata segnalazione che non si sa se è stata letta dalle autorità competenti), anziché concentrarsi sul censimento degli alberi storici. Ce ne saranno molte di piante antiche sugli alti monti che circondano Cori e quelle non danno fastidio a nessuno. Fortunatamente non è successo nulla di drammatico; speriamo solo che questo episodio serva da monito per il futuro. Oltre rimuovere gli alberi e i rami di impiccio, bisognerebbe eliminare anche quei pali di cemento che ci sono ancora e far passare la corrente elettrica sotto terra.

domenica 9 ottobre 2016

328) IL CALCIO A CORI CONTINUA



L’ASD MONTILEPINI, OPERANTE NEL CALCIO A CINQUE, PRENDE IN GESTIONE IL CAMPO SPORTIVO DI STOZA, FONDANDO UNA SQUADRA DI CALCIO A UNDICI, E SI ISCRIVE NELLA TERZA CATEGORIA DI LATINA, PER COLMARE IL VUOTO SEGUITO ALLA SPARIZIONE DELL’ASD CORI CALCIO


La società di calcio a cinque Asd Montilepini ha creato una propria squadra di calcio a undici che parteciperà al prossimo campionato provinciale di Terza Categoria, rappresentando il paese di Cori. La società è attiva già da qualche anno, cioè da quando si scisse dal Cori Calcio. Il campo sportivo di Stoza continuerà a vivere e non cadrà nell’abbandono. Era quello che seriemente sarebbe potuto accadere dopo la sparizione dell’Asd Cori Calcio, che in estate ha ceduto il suo titolo sportivo del Campionato Regionale di Promozione al Priverno, dopo che nessuno a Cori è stato interessato a rilevare la società e a continuare il cammino nella seconda serie regionale.


Certo per chi segue assiduamente le vicende calcistiche paesane sarà dura passare dalla Promozione alla Terza Categoria, l’ultimissimo gradino della piramide calcistica italiana (e dilettantistica), ma se il convento passa questo si dovrà accontentare. Anzi è un miracolo che il calcio a Cori sia ripartito immediatamente: infatti l’ultima volta che il Cori (Corigiulianello per l’esattezza) vendette il titolo sportivo (di Prima Categoria al Borgo Flora), il paese rimase per un paio di anni senza nessun tipo di attività calcistica. Era la stagione 1999 – 2000 e ci sono delle analogie con l’ultima stagione del Cori in Promozione: salvezza sofferta dopo un avvio molto disastroso e vendita del titolo sportivo a fine stagione. 

La prima squadra calcistica di Cori

Quest’anno dovrebbe essere l’ottantesimo anniversario dell’avvento del calcio a Cori e tra alti e bassi, tra fusioni, scissioni, rifondazioni, tra vendita e acquisti dei titoli sportivi, tra sforzi economici dei tanti presidenti, varie società  ci sono state: dopo le Cocozzélle, l’U.C. Cori, il Corigiulianello, la Città di Cori, il Cori Calcio, è il turno dalla Montilepini. Ora partirà dal gradino più basso, poi con il tempo si vedrà: magari coinvolgendo altri soci e reperendo buoni sponsor la citata società potrà effettuare qualche salto di categoria. La Terza Categoria è un brutto campionato: c’è poca disciplina e spesso le partite finiscono in risse. Soltanto undici squadre vi parteciperanno: l’esiguo numero è dovuto alla sempre maggiore facilità dei ripescaggi nelle serie regionali superiori. 

Di seguito c’è un filmato presente in rete sulla stagione del Cori dei record (Prima Categoria 2013 – 14), delle 21 vittorie consecutive: è stata l’annata del massimo splendore del calcio corese di questi 80 anni e, attraverso il pallone,  ha fatto straparlare del paese dei Lepini in tutta  la Regione  Lazio. 


Possa essere di buon auspicio, donare ulteriori stimoli, grinta e carica, spronare a impegnarsi sempre di più, i giocatori di oggi che rappresenteranno il paese di Cori nel calcio. Auguri di buon campionato e in bocca al lupo.

domenica 25 settembre 2016

327) IO E ORIANA



“IO E ORIANA” È UN LIBRO IN CUI MAGDI CRISTIANO ALLAM PARLA DEL SUO RAPPORTO CON ORIANA FALLACI, LA RINGRAZIA E LE DÀ RAGIONE SULLE ALLORA CRITICHE DELLA SCRITTRICE ALLA SUA PERSONA, CHE SI DEFINIVA “MUSULMANO MODERATO”.


A dieci anni dalla scomparsa di Oriano Fallaci, Magdi Cristiano Allam ha pubblicato un libro in cui parla del suo rapporto con la scrittrice fiorentina. In questo volume vengono riportati gli articoli del giornalista nel periodo 2001 – 2006 e alcuni testi di Oriana Fallaci pubblicati nei libri nello stesso periodo. Egli allora era solo Magdi Allam, ancora non era “Cristiano” e credeva fermamente nell’Islam moderato. Oriana e Magdi si stimavano a vicenda come giornalisti, specialmente per le loro forti posizioni contro il terrorismo islamico e per la contrarietà alla crescente islamizzazione dell’Europa. I due avevano concordato di scrivere un libro in cui Magdi intervistava Oriana: si incontrarono varie volte per il raggiungimento dell’obiettivo; quando gli scritti stavano per essere consegnati alla casa editrice la Fallaci bloccò tutto e non se ne fece più nulla. La motivazione ufficiale era che la punteggiatura, al momento di trascrivere l’intervista su carta, non era stata rispettata. In realtà Oriana non aveva gradito alcune iniziative di Magdi, che allora pensava ci potesse essere un lato buono nell’Islam. 

Il giornalista egiziano, naturalizzato italiano, fu tra i firmatari del “manifesto contro il terrorismo e per la vita” in cui si sollecitava il governo italiano ad accelerare le leggi per far acquisire più agevolmente la cittadinanza italiana  agli stranieri, così si pensava che si sarebbero integrati nel tessuto sociale dello stato che li ospitava, non si sarebbero ghettizzati e fatti terroristi (in futuro i fatti avrebbero dimostrato il contrario: in Olanda ad esempio fu assassinato il regista Van Ghog per aver denunciato in un video la brutalità con cui le donne venivano sottomesse). Quei firmatari furono ricevuti dal Presidente della Repubblica Ciampi, il quale li appoggiava decisamente. Invece Oriana Fallaci nel suo libro dell’auto intervista e dell’apocalisse attaccò quell’iniziativa, scagliandosi contro Ciampi e contro Allam, definendo quest’ultimo “il giornalista del perbene”. Magdi Allam era minacciato e rimproverato dai sedicenti rappresentanti dell’Islam italiano per le sue posizioni contro il terrorismo; quei rappresentanti si travestivano da agnelli quando erano ospiti delle trasmissioni televisive, in realtà erano dei lupi. Prima di una puntata di “Porta a Porta” Allam in privato fu duramente richiamato da uno di quegli islamici, che gli disse che egli non faceva più parte della loro comunità e di impegnarsi a rientrarvi; Magdi Allam replicò denunciandolo per minacce. Allam pubblicò alcuni articoli sul “Corriere della Sera” in cui denunciava i violenti sermoni degli iman nella moschea di Roma: grazie a quegli scritti quei predicatori di violenze furono allontanati dal’Italia dall’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. 

Sono tracciati dei profili dei tanti italiani che si convertono al’Islam e ne abbracciano i lati più violenti: la maggior parte di essi provengono dall’estrema sinistra e attraverso l’Islam cercano quella rivoluzione che non c’è stata col marxismo. È dai primi anni 2000 che lo scrittore vive sotto scorta per le sue posizioni. In lui con il tempo maturò la convinzione che non esiste l’Islam moderato, essendo inconciliabile con la nostra società e con le nostre civili conquiste: è un musulmano che può scegliere di essere moderato, non seguendo i precetti dell’Islam. Egli, a seguito di quella maturazione, si convertì al cristianesimo la notte di Pasqua del 2008, quando fu battezzato da Papa Benedetto XVI.  Oggi il giornalista, pur continuando a credere a Gesù, non si riconosce nella Chiesa di Papa Francesco. È grazie a Oriana Fallaci che Magdi (ora Cristiano) Allam arrivò a quella svolta clamorosa e oggi ci dice che noi tutti dobbiamo esserle riconoscenti. Egli ha vinto anche una causa contro la sua persona: gli fu riconosciuto il diritto che i suoi articoli si limitavano alla critica e nient’altro. È stata fondata l’associazione “Amici di Magdi Cristiano Allam”  in cui il giornalista si autopromuove come coordinatore di una rivoluzione con protagonisti tutti noi, contro le politiche politicamente corrette, specie in materia di immigrazione, di cancellazione dell’identità italiana, di smantellamento della famiglia naturale, di dittatura europea, di tasse, di smembramento delle forze armate, di stampa asservita al potere, di dittatura della magistratura, eccetera.

domenica 4 settembre 2016

326) UN’ALTRA CATASTROFE ANNUNCIATA



È ARRIVATO L’ENNESIMO SISMA CHE HA CAUSATO ALCUNE CENTINAIA DI VITTIME. TUTTI SE NE FREGANO DELLA PREVENZIONE, EPPURE NELLE STESSE ZONE NEL CORSO DEI SECOLI CI SONO STATI DEI TERREMOTI CATASTROFICI. E NOI COSA FACCIAMO?


L’Italia e il mondo sono rimasti scioccati dal terremoto che ha distrutto la città di Amatrice e qualche paese vicino ad essa, causando in totale quasi trecento vittime. Intere famiglie, alcuni delle quali trascorrevano nella rinomata località della Provincia di Rieti le vacanze, sono state spazzate via, altre sono state spezzate, poche risparmiate. Le località dove si è abbattuto il sisma raddoppiano, triplicano, la popolazione nei mesi estivi (come accade a Rocca Massima): la gente ha acquistato delle casette per sfuggire nei mesi assolati dall’afa delle città. Se il fenomeno naturale si fosse verificato d’inverno le vittime sarebbero state molte meno. Il violento sisma non ha guardato in faccia nessuno: sono morti bambini, anziani, uomini, donne. Il numero delle vittime è quasi uguale a quelle del sisma che colpì L’Aquila nel 2009, con la differenza che il territorio aquilano è molto più popolato e con l’aggiunta della presenza delle costruzioni moderne, più resistenti, quasi assenti ad Amatrice: si può affermare che questa catastrofe naturale è stata molto più devastante della precedente. Si dovranno trovare delle sistemazioni adeguate alle migliaia di sfollati e, buttandola sulla polemica politica, si dice di non ripetere il pessimo esempio de L’Aquila: ah, perché costruire delle casette antisimiche in soli sei mesi per centinaia di migliaia di persone, togliendole dalle scomode tende e dagli inadeguati container, è stato un pessimo affare?

I terremoti sono sempre esistiti da quando esiste la Terra e non esisteva l’uomo con le sue opere: se non ci fossero stati probabilmente le terre non sarebbero emerse e i continenti non sarebbero andati alla deriva; ancora oggi essi sono in movimento. L’Italia è collocata in un brutto punto: è schiacciata tra la zolla africana ed euroasiatica. Nei centri abitati situati nella dorsale appenninica che attraversa la penisola italiana, posta esattamente al centro tra il Mar Tirreno ed il Mar Adriatico, il rischio sismico è elevatissimo: infatti nel corso dei millenni si sono verificati devastanti terremoti. Quasi nessuno si è curato molto di quei pericoli: da quando ci sono le leggi in materia di costruzioni antisismiche pochi le hanno adottate nel costruire e nel restaurare delle abitazioni. Quei pochi che lo hanno fatto e che venivano irrisi, perché per la maggioranza delle persone stavano solo buttando soldi, sono usciti illesi dalle onde telluriche. Ora con il passare degli anni si ricostruirà tutto a norma, come è successo già in Friuli,  in alcune zone dell’Umbria, come sta avvenendo in Abruzzo e ancora oggi in Irpinia; non sarebbe meglio prevenire che curare, anche perché costa molto meno? Anche dove abitiamo noi ci sono le leggi per costruire o per restaurare con metodi antisismici, ma sembra che anche qui pochi le applichino. Le pochissime volte che mi è capitato di seguire la costruzione di un edificio dalle fondamenta, oppure il restauro di un’antica casa, mai ho visto posizionare quella sorta di molle, che in caso di sima fanno oscillare di molto le costruzioni senza farle collassare, e raramente ho visto inserire in una casa antica i grossi tiranti d’acciaio all’interno delle pareti portanti. Non sono un esperto in materia architettonica ed in ingegneria edile, ma pure i costruttori della zona potranno confermare che quasi mai i loro clienti chiedono di agire in quel senso; i pochi che lo fanno si ritrovano salatissime parcelle da saldare.



Il rischio sismico a Cori è medio, il terzo livello: a memoria d’uomo non si ricorda nessun terremoto devastante (anche quando qualche località dei vicini Castelli Romani è stata distrutta da quelle calamità naturali), lo confermano le mura ciclopiche e i monumenti di epoca romana ancora intatti; le uniche distruzioni documentate che il paese ha subito nei millenni sono avvenute a causa delle guerre, degli assedi, dei saccheggi, delle invasioni. Può darsi che nel nostro centro abitato in epoche lontane ci siano stati dei grandi terremoti e altri monumenti che c’erano sono andati distrutti. Altri paesi col nostro livello sismico sono stati colpiti da forti terremoti, pertanto non potremo dormire dei sonni tranquilli per il futuro. La prevenzione sarà importante: si potrà cominciare, attraverso degli incentivi statali che faciliteranno e abbasseranno i prezzi nella messa in sicurezza delle abitazioni (sempre se lo stato approverà le leggi), con l’adeguamento alle norme antisismiche degli edifici pubblici, poi si proseguirà alle abitazioni private.

domenica 28 agosto 2016

325) VIAGGIO D'AGOSTO A PARIGI



CRONACA DI UN VIAGGIO A PARIGI (BELLISSIMA CITTÀ PIENA DI PROBLEMATICHE), TRA LA SPENSIERATEZZA E UN PO’ DI TIMORE, STRAVOLTI L’ULTIMO GIORNO DALLE ANGOSCIOSE NOTIZIE PROVENIENTI DALL’ITALIA.



Sono tornato in vacanza a Parigi, dopo tanti anni dalle altre volte che l’avevo visitata. Qualcuno tra i parenti e i conoscenti più stretti ha mostrato scetticismo, perplessità e stupore per questa mia scelta, cercando anche di dissuadermi. Io invece avevo poca paura e sono andato avanti per la mia strada, ragionando così: “ora dopo tanti attentati Parigi sarà super controllata”. Infatti: militari e poliziotti sono presenti ovunque, soprattutto nelle vicinanze delle attrazioni principali; all’ingresso di ogni monumento, di ogni centro culturale e commerciale i controlli sono rigidissimi, come ovviamente lo sono negli aeroporti (molto più fiscali rispetto a noi). Nelle metropolitane non ci sono molti controlli: tutti vi possono accedere liberamente; ogni tanto si sente qualche annunciatore che in più lingue (perfino in italiano), comunica i possibili controlli a sorpresa delle forze dell’ordine, che continuamente monitorano la situazione attraverso le telecamere di sicurezza, e l’invito ai viaggiatori a segnalare borse e oggetti abbandonati, situazioni sospette. La capitale francese era piena zeppa di turisti: la paura degli attentati evidentemente non ha scoraggiato i viaggiatori. Come al solito i visitatori giapponesi e americani erano numerosissimi, c’erano un po’ di italiani, non moltissimi, addirittura erano presenti dei nuovi turisti che arrivano da nazioni emergenti: India, Cina e paesi arabi. Il clima era molto più torrido e umido rispetto a noi, in particolare nelle ore pomeridiane, serali. Da questo viaggio non sono rimasto particolarmente soddisfatto: Parigi è una bellissima città, nessuno lo mette in discussione, però c’è troppo degrado, troppa incuria. Io che pensavo ce l’Italia fosse l’unico caso nell’Europa Occidentale. Nelle strade, a pochi metri l’uno dall’altro, sono presenti moltissimi mendicanti, addirittura intere famiglie con bambini, sali nelle metropolitane, nei treni, e quasi sempre qualcuno attacca il comizio, oppure suona qualche strumento, dopodiché passa tra i sedili col cappello in mano. A ridosso delle principali attrattive turistiche sono presenti miriadi di venditori ambulanti abusivi. Io se avevo qualche spicciolo tra le mani lo donavo, domandandomi come mai in Francia, nella seconda nazione più ricca economicamente d’Europa dopo la Germania, succedesse tutto quello e ci fosse troppo lassismo, degrado e permissivismo? Se vai a Londra non si vede nulla di tutto ciò. Parigi è più bella di Londra, ma per il rispetto delle regole, per la disciplina e per l’assistenzialismo è meglio la capitale britannica. L’identità del popolo francese è quasi sparita, molto di più dell’Inghilterra: entrambi gli stati hanno agevolmente concesso a milioni d’abitanti dalle molte ex colonie la residenza e le cittadinanze. Particolare interesse ed emozione ha suscitato in me la vista dei luoghi principali della Rivoluzione Francese: la Piazza della Bastiglia e la Piazza della Concordia, il luogo dei ghigliottinamenti. Per visitare il Museo del Louvre, pieno di capolavori italiani rubati da Napoleone, c’è voluta quasi una giornata, più rapida è stata la visita alla Reggia di Versailles. Non potevano mancare la salita verso la vetta della Torre di Gustavo Eiffel, uno sguardo all'Arco di Trionfo e una santa messa domenicale alla Cattedrale di Nostra Signora di Parigi, nell’isola della Cité posta in mezzo alla Senna. Più affascinante rispetto a Notre Dame è la Basilica del Sacro Cuore, situata in un’altura nel quartiere degli artisti di Montmartre



La mattina dell’ultimo giorno di vacanza nella mia camera dell’albergo, accendendo il televisore, dal quale era possibile sintonizzarsi anche sui canali italiani, ho appreso le drammatiche notizie provenienti dall’Italia: quando ho sentito dire un forte terremoto nell’Italia centrale tra le regioni Lazio, Marche, Umbria, ho escluso subito la possibilità che potesse trattarsi della mia zona laziale, la quale non è vicina alle altre due regioni citate. Ho sperato che facesse danni sì, ma poche vittime, purtroppo successivamente ho costatato che non era così. Ho pensato anche alla paura a Cori, con la gente fuggita nelle strade; successivamente mi hanno riferito che il sisma nel mio paese non è stato avvertito con grande allarmismo. Erano dei quesiti di cui non potevo avere risposte perché avevo dei problemi col telefono tascabile, sia ell'effettuare chiamate, che nel riceverle: perciò tra angoscia ed ansia ho proseguito il giro turistico visitando la Cattedrale di Saint Denis, che custodisce le spoglie dei Re di Francia, poi mi sono recato a Colombes, un sobborgo di Parigi, per visitare lo stadio in cui la nazionale italiana di calcio vinse il mondiale nel 1938. Nel pomeriggio, prima di intraprendere il lungo viaggio verso l’aeroporto, mi sono portato al Centro Pompidou, nel quale ci sono delle postazioni internet a disposizione di tutti e molti televisori collegati ai canali di molte nazioni, per informarmi sull’evolversi dei drammatici eventi del sisma. A notte fonda arrivato a Ciampino, il piazzale dell’aeroporto era molto trafficato dopo l’arrivo degli ultimi voli giornalieri: tra turisti che rientravano dalle vacanze, parenti che li attendevano, assistenti di volo e piloti che si scambiavano commenti sulle linee che avevano fatto. Tutti potevamo rientrare nelle nostre case nella normalità con la consapevolezza che le tragedie erano toccate ad altri e non a noi. Non si rischia soltanto a Parigi, a Londra, a Roma per gli attentati, si rischia anche stando in casa propria a causa delle calamità naturali.

venerdì 19 agosto 2016

324) LE OLIMPIADI DI RIO DE JANEIRO 2016



IN UN BRASILE LAERATO DA CORRUZIONE, LOTTE INTERNE E REGRESSI SOCIALI SI SONO DISPUTATI I GIOCHI DELLA XXXI OLIMPIADI MODERNE.



Ormai stanno per essere archiviati i giochi olimpici disputati in Brasile, a Rio de Janeiro. In due anni il più grande e popoloso paese sudamericano ha ospitato i due maggiori eventi sportivi del globo: i mondiali di calcio e i giochi olimpici. I grandi mezzi di informazioni hanno dato ampio spazio a questa importante rassegna planetaria, soprattutto per distrarre le masse dai veri problemi.

Esistono dei pareri discordanti su quale sia il più grande evento sportivo del pianeta tra Coppa del Mondo di Calcio e Olimpiadi. Il calcio è lo sport più popolare ma è solo uno (e i tornei olimpici calcistici non sono molto al centro dell’attenzione), mentre nelle olimpiadi ci sono moltissimi sport che trovano una vetrina esclusiva con grandissimi spazi sui media di tutto il mondo, mentre in altri momenti vengono relegati nelle ultime pagine dei giornali sportivi con poche righe. Eccezioni fatte per l’atletica ed il nuoto: se ne parla discretamente anche al di fuori di un periodo olimpico in cui quei due sport vivono il massimo splendore. Allora diciamo che le olimpiadi moderne sono il più grande evento sportivo, anche perché ci sono delle cerimonie di apertura e di chiusura che non hanno eguali: infatti sfilano tutte le nazioni del mondo, mentre nei mondiali di calcio vi partecipano “solo” trentadue nazionali.

Il Brasile, la nazione ospitante di questa rassegna sportiva, fino a poco tempo fa era considerata una nazione emergente dal punto di vista economico, oggi attraversa una delicatissima fase di crisi, corruzione e tensioni sociali. Ci sono state manifestazioni di protesta, come già era avvenuto due anni fa per il calcio, per l’eccessivo sperpero di denaro pubblico, mentre la povertà in molti strati della popolazione aumenta. Queste gare olimpiche non hanno registrato il tutto esaurito e se non fosse stato per coloro che sono arrivati dall’estero, questi giochi sarebbero stati mediocri dal punto di vista del calore. Sportivamente il Brasile solo al calcio tiene veramente: non c’è stato l’orgoglio nazionale concretizzatosi nel fare incetta di medaglie, che solitamente avviene quando si sta in casa propria, come era successo con la Cina nel 2008. 


I carioca hanno conquistato poche medaglie d’oro e totali. Idem le altre nazioni sudamericane. Come al solito gli Stati Uniti si sono piazzati al primo posto nel medagliere, seguiti dalla sorprendente Gran Bretagna e dalla deludente Cina. La Russia sportivamente non è più la potenza di un tempo. Per l’Italia queste olimpiadi si son chiuse positivamente, più o meno come nel 2008 e nel 2012, anche se siamo lontani dal massimo delle medaglie d’oro, ben 14, conquistate a Los Angeles ‘84, e dal massimo delle medaglie complessive, 36, ottenute in due occasioni (una delle quali è Roma '60).

Dei veri italiani con sacrificio ed umiltà hanno tenuta alta la sacra bandiera della nostra nazione, facendola piazzare tra le prime dieci posizioni per numero di medaglie. Da sconosciuti si lavora più tranquillamente, senza sentire il peso eccessivo di chi è al centro dell’attenzione; quando uno è sopravvalutato della stampa e tutti si aspettano il massimo risultato, se non arriva che delusione: come è successo alla nuotatrice Federica Pellegrini.

Il sipario sta per abbassarsi: tutti, trionfatori e sconfitti, sono stati molto soddisfatti di essersi fatti conoscere da tutto il mondo, consci che tra poco si dimenticheranno di loro, nell’attesa che tutti li rimembreranno tra quattro anni.

domenica 14 agosto 2016

323) PENSIERI SUGLI ARGOMENTI CORESI ESTIVI 2016


GLI ARGOMENTI MAGGIORMENTE IN VOGA DELL’ESTATE 2016 A CORI SONO: GLI IMPIANTI SPORTIVI DI STOZA, LA SQUADRA DI CALCIO, LA PULIZIA DEL PAESE, IL CAROSELLO STORICO, IL LATIUM FESTIVAL.


Gli impianti sportivi di Stoza sono imponenti per un modesto paese e dopo una fase di abbandono, rovina e degrado, in cui erano stati paragonati ad una cattedrale nel deserto, stanno pian piano rivedendo la luce, nonostante qualche intoppo. In questa torrida estate, la cui calura è spezzata di tanto in tanto dai temporali, molte persone corrono nella pista in terra battuta che circonda il campo di calcio di Stoza. Anch’io ci vado ogni tanto. Capita di guardare gli imponenti spalti, di ripensare con nostalgia alle fredde, ventose, delle volte piovose giornate invernali, in cui si seguiva la squadra di calcio e di sognare che qualche importante mecenate innamorato di Cori la rifondi, facendola arrivare ad altissimi livelli, così da migliorare ed ampliare ancora di più lo stadio. Parlando con realismo, se dovesse rifondarsi la squadra di calcio che ha chiuso i battenti, sarà a livello amatoriale, difficilmente rivivremo le glorie degli ultimi tempi. Sarà compito del Comune mettere nelle condizioni migliori un appassionato sportivo (che è agevolato nelle tasse se è titolare di un’impresa) che ha delle disponibilità economiche di svolgere al meglio il proprio compito. L’amministrazione comunale avrebbe potuto lanciare un appello o fare qualcosa per salvare il calcio a Cori, specie quello giovanile (fa ancora in tempo a prodigasi e non è escluso che lo stia facendo), la prima squadra avrebbe anche potuta essere sacrificata. Bisogna però sottolineare che il pallone a Cori non è sparito completamente, poiché esiste una piccola realtà del calcio a cinque con un’annessa scuola calcio. Ad un privato imprenditore non si può dir nulla se decide di prendere, non prendere, lasciare una società calcistica; è l’attaccamento della gente ad una squadra che fa la differenza: se a Cori il calcio locale fosse stato molto seguito il nostro pallone avrebbe avuto un seguito e gli amministratori comunali si sarebbero fatti in quattro per salvaguardarlo. Le cose positive non durano molto a Cori (fu così anche per la pallavolo), non appassionano, non entusiasmano (poi ci sono sempre le invidie, le ripicche, le rivalità); l’unica eccezione è costituita dagli sbandieratori, che danno la possibilità a molti ragazzi di viaggiare nel mondo.

Dopo la cessata attività della squadra di calcio nessuno aveva più curato il manto erboso del campo sportivo e fatto pulizia: ha provveduto il Comune, in occasione del Carosello Storico che si è disputato allo Stadio di Stoza. Le erbacce sono presenti un po’ ovunque, provvedono ad estirparle a zone in occasione di ricorrenze particolari, come è successo con Stoza: la scalinata della Madonna del Soccorso e l’area mercato vengono pulite nel mese di maggio per la festa della Madonna, il cimiteri nel mese di novembre per la ricorrenza dei defunti, i tragitti del centro storico solo per il Carosello e il Latium Festival. Perché non si selezionano dei nuovi lavoratori a tempo determinato con una graduatoria, che lavorando a rotazione, un gruppo al mese, da aprile a settembre, puliscono Cori dall’erba alta?


Il Carosello Storico dei Rioni è intoccabile: sarà indubbiamente più seguito del calcio, ma appassiona soltanto coloro che hanno a che fare con le varie porte e quelli cui interessa la sola disputa dell’anello. Non è che sia da buttare via, potrebbe essere impostato meglio: ormai la maggioranza dei paesani ci pensa solo i giorni delle sfilate che guardano nelle strade (alcuni vanno altrove), facendo qualche commento sulle priore, poi qualcuno mangia nelle taverne ed arrivederci all’anno prossimo; non ci sono iniziative di promozione turistica o artigianale, con un incorporato viaggio nel rinascimento, come avviene nei paesi limitrofi per i palii “inventati”, copiando quelli originali come i nostri. Tutti gli anni i giornali di Latina scrivono sempre le stesse cose nel presentare questa rassegna storica. Con la formula dei due palii all’anno la manifestazione ha perso di anno in anno interesse: quell’entusiasmo, quella partecipazione, quel coinvolgimento di massa che c’era, quando veniva proposto a distanza di anni, è andato spegnendosi lentamente. Potranno anche venire a vederlo da fuori, più che altro per i costumi antichi, non certo per la corsa all’anello, che per un forestiero potrà risultare lunga e noiosa. Guardando il sito del palio si potrà notare che negli anni delle amministrazioni comunali di destra, provarono senza successo a rivoluzionare il Carosello: nel 2001 facendo fare un solo palio, nel 2007 non facendolo svolgere affatto per rinnovarlo e rilanciarlo. Quegli amministratori comunali fallirono la missione per la forte opposizione  degli irriducibili contradaioli e per la loro caduta anticipata.


Il “Latium Festival” è presente da più di quarant’anni a Cori, anche se prima veniva chiamato “Festival della Collina”: è molto interessante vedere di anno in anno la moltitudine del folclore, che arriva da svariate associazioni dei molti popoli del mondo, in scena per una decina di giorni in questo paese adagiato su un colle dei Monti Lepini. L’unico elemento negativo è che i vari gruppi non possono fare baccano in pieno centro cittadino tutte le notti fino al’alba, perché la gente non tutta è in ferie: la mattina deve alzarsi presto e nelle ore notturne non riesce a riposare. A mezzanotte, massimo mezzanotte e mezza, tutto dovrebbe tacere come nelle feste patronali.