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domenica 7 giugno 2015

273) ELEZIONI REGIONALI 2015

PRIMI CALI DI CONSENSI PER IL PD DI RENZI (PERÒ SE LA CAVA VINCENDO IN CINQUE REGIONI SU SETTE), SALVA LA FACCIA  BERLUSCONI GRAZIE AL SUO PUPILLO TOTI CHE ESPUGNA LA ROSSA LIGURIA, TRIONFO DELLA LEGA NORD, CHE DILAGA IN VENETO, RICONFERMANDO IL GOVERNATORE USCENTE, E CON LE SUE LISTE FA IL PIENO DI VOTI NELL’ITALIA CENTRO – SETTENTRIONALE, SFRUTTANDO ASTUTAMENTE IL MALCONTENTO PER L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA.


Le elezioni regionali 2015 sono state tutt’altro che indolore per il centrosinistra italiano, nonostante il risultato favorevole di cinque regioni a due faccia credere l’opposto. Se il centrodestra oltre a Liguria e a Veneto avesse conquistato anche l’Umbria e non avesse perso la Campania (nonostante gli "impresentabili"), dove le partite se le è giocate sino in ultimo, sarebbe stato un trionfo assoluto e ci sarebbe stata la disfatta di Renzi. A dire la verità se ci fosse stata unità nel centrodestra in tutte le sette regioni, magari effettuando le primarie per stabilire i candidati, le sfide sarebbero state aperte ovunque, soprattutto nelle Puglie, dove la sinistra vince sempre grazie alle spaccature altrui e a Fitto soprattutto. Dopo il trionfo del Pd nelle elezioni europee dello scorso anno da queste elezioni regionali, in cui sono state chiamate alle urne sette regioni per le elezioni dei loro presidenti e dei loro consigli, molti si aspettavano la replica: addirittura si pronosticava nei primi mesi dell’anno che il Pd facesse capotto, vincendo per sette regioni a zero.


 Analizzando i dati delle singole liste regione per regione e facendo una media nazionale si denota: qualche milione di voti in meno per il Pd rispetto allo scorso anno, un’emorragia senza fine per Forza Italia, una tenuta del Movimento Cinque Stelle, una percentuale insignificante per Alfano ed un vero e proprio boom per la Lega Nord; non bisogna dimenticare però che il partito dell’astensione risulta sempre il primo. Riesce a salvare la faccia Berlusconi, il cui partito è in profonda crisi di consensi, grazie al suo nuovo delfino e portavoce Toti che si afferma nella rossissima Liguria: una novità, un volto nuovo giovanile che è stato visto in positivo dagli elettori e che si spera non faccia come i vari Fini, Alfano, Fitto. Il quadro politico delle regioni in generale è ben chiaro e sbilanciato nettamente a favore delle sinistre, che controllano sedici regioni contro la tre del centrodestra, ma la Liguria potrebbe essere un segnale di svolta. Dietro alla grande esplosione di consensi per la Lega Nord, non solo nella sua roccaforte del Veneto, c’è il malcontento popolare per il grande esodo biblico ed incontrollato dall’Africa verso l’Italia.

Non si cercano soluzioni vere, atte a bloccare questo mega affare per trafficanti, mafie, terroristi islamici (chissà quanti milioni ne porteranno da qui al 2018), ma ogni qualvolta si verificano dei naufragi si potenzia il pattugliamento del mare: così si incoraggiano sempre di più le partenze (e gli affogamenti) e siamo passati da circa mille arrivi al giorno a tremila – quattromila approdi giornalieri. I centri di accoglienza sono al collasso e non si sa più dove accogliere queste persone, di cui solo una piccola parte ha diritto allo status di rifugiato (Siriani, Somali ed Eritrei), le navi delle altre nazioni d’Europa partecipano sì ai soccorsi, ma portano tutti in Italia. La lieve ripresa tanto sbandierata dal governo e dai media di regime non si percepisce e la povertà tra gli italiani è in  costante aumento: giovani e meno giovani non sempre riescono a trovare degli espedienti per racimolare qualche soldo, come fanno questi immigrati, che arrivano in maniera sempre più massiccia, per pagarsi le traversate del mare. Coloro che non otterranno il diritto di rifugiato politico finiranno in tutta Europa a fare i barboni, in mano alla criminalità, agli schiavisti e ai terroristi islamici; allora non è meglio rimanere nei propri paesi e e rimboccarsi le maniche per la crescita? La Lega parla per ottenere consensi ma non ha soluzioni immediate per risolvere questo problema: ci vorranno mesi, addirittura anni, per stipulare degli accordi internazionali, soprattutto con la martoriata Libia, la quale pretenderà fiumi di denaro per bloccare le partenze illegali verso la fessa Italia. Questo le masse popolari lo sanno bene: se non lo sapessero non ci sarebbe tutta questa astensione, motivata dal fatto che ritengono che la politica sia tutto un magna – magna e la Lega otterrebbe la maggioranza assoluta dei consensi, almeno al nord. Morale della favole di queste regionali: un anno fa Renzi sembrava imbattibile, oggi non lo è più.   

domenica 31 maggio 2015

272) LA S.S. LAZIO 1900 VERSO I TRE SCUDETTI?

IL CAMPIONATO DI CALCIO 1914 – 15 FU SOSPESO PER LA GUERRA ED ASSEGNATO NEL 1919 INGIUSTAMENTE AL GENOA, VINCITRICE DEL GIRONE DEL NORD, CHE MOLTO PROBABILMENTE AVREBBE DOVUTO AFFRONTARE NELLA FINALISSIMA LA VINCENTE DEL GIRONE SUD, VALE A DIRE LA S.S. LAZIO.

 Una formazione della Lazio nella stagione 1914 - 1915

Cento anni fa, all’entrata in guerra dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, il campionato di calcio venne interrotto quando, sia nel girone Nord e sia in quello del Sud, mancava una giornata al termine, che si sarebbe dovuta disputare il 23 maggio; ma ormai da qualche giorno era in atto la mobilitazione generale con il richiamo alle armi degli uomini. Allora il regolamento del campionato italiano di calcio era il seguente: c’erano dei piccoli gironi territoriali per qualificarsi nei gironi finali della Lega Nord e della Lega Sud e le due vincitrici delle leghe si affrontavano nella finalissima per contendersi il titolo di Campione d’Italia. Questa era la situazione ad una giornata dal termine: nel Nord il Genoa  aveva due punti di vantaggio sulla coppia Torino, Inter e quattro sul Milan; nel Centro Sud la Lazio aveva due punti di vantaggio sulla coppia Roman, Pisa e addirittura otto sul Lucca. Nell’ultima giornata del 23 maggio il Genoa avrebbe dovuto affrontare il Torino, all’andata aveva subìto sei reti di scarto dai granata, mentre la Lazio avrebbe dovuto giocare contro il fanalino di coda del suo girone, il Lucca e c’era la sfida Roman – Pisa. Se non ci fosse stata la guerra molto probabilmente la finale scudetto sarebbe stata Genoa – Lazio, oppure Torino – Lazio. È vero che le squadre del Centro Sud in quel periodo (ma pure oggi) non avevano speranze di affermarsi contro gli squadroni del Nord di allora, infatti la Lazio fu campione per tre volte della Lega Sud (1913,1914,1923) e fu sconfitta sonoramente nelle finalissime scudetto rispettivamente da Pro Vercelli, Casale e Genoa, ma assegnare d’ufficio lo scudetto al Genoa nel 1919, che non è detto che avrebbe disputato la finale, senza dare delle possibilità alle altre contendenti, fu un’ingiustizia colossale.

Ora i casi sono quattro:
1)     far rimanere tutto com’è;
2)     assegnare ex – aequo lo scudetto anche alla Lazio, che al 99% dei casi avrebbe vinto il suo girone;
3)     non assegnare quello scudetto a nessuno;
4)     far disputare oggi le partite che mancavano per terminare il campionato, finalissima compresa.

L’ultima ipotesi è la più clamorosa ma non sarebbe tanto sorprendente: in Germania in un caso analogo hanno fatto disputare una partita a circa cento anni di distanza per  l’assegnazione di un titolo. Sorgerebbero dei problemi perché qualche società calcistica di allora oggi non c’è più: il Roman, ad esempio, che assieme ad altre compagini avrebbe dato vita all’odierna AS Roma 1927 (la Lazio riuscì ad evitare quella fusione).
C’è anche un caso di assegnazione ex aequo di uno scudetto nel 1922, alla Novese e alla Pro Vercelli, perché c’era stata una scissione all’interno della Federcalcio ed organizzarono due campionati distinti. Poi ci sono due casi di scudetti revocati per provati illeciti: nel 1927 al Torino e quello recente del 2005 alla Juventus. Nelle due forzate soste belliche il calcio non si fermò del tutto, istituirono dei tornei sostitutivi vinti dal Milan e dai Vigili del Fuoco di La Spezia: anche le due società interessate potrebbero portare avanti delle battaglie legali, così come la Lazio, per vedersi riconoscere ufficialmente quei titoli. Io penso che ci saranno poche possibilità che assegneranno lo scudetto 1915 anche alla Lazio, ma se ciò dovesse accadere i propri tifosi non proveranno mai le emozioni e le gioie che hanno provato  quando la società, che storicamente ha vinto poco, ha conseguito realmente i due scudetti sul campo ed altri trofei importanti. Oltre a ciò, se accadrà tutti parleranno di sistema calcio malato e di mafia. Non sembra una carognata questa richiesta, semmai lo è quello che fu deciso allora, è una giusta rivendicazione. Gli scandali nel calcio e nello sport in generale sono altri, ben provati, pure la Lazio nel corso della sua storia è stata coinvolta, però non ha mai avuto la faccia tosta di negare l’evidenza come invece fanno alcuni di altre società.  

domenica 24 maggio 2015

271) I BISNONNI DELLA GRANDE GUERRA

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELL'ENTRATA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE DELL'ITALIA RICORDI DEI MIEI BISNONNI (E DELLE LORO CONSORTI) CHE VI PARTECIPARONO.



Un attestato di partecipazione alla Grande Guerra, con annessa medaglia, firmato dal Ministro della Guerra Mussolini (oggi si direbbe ad interim) del mio bisnonno Casiero Andrea. Dalle notizie che ho tutti i miei bisnonni di sesso maschile parteciparono alla guerra del ’15 – ’18 e riuscirono a tornare dalle loro famiglie sani e salvi; anzi addirittura trovarono anche il tempo di allargare le loro numerose prole durante quel conflitto: infatti le mie due nonne erano nate entrambe nel 1917. Seguono le immagini dei miei bisnonni: dal ramo paterno tutto di Rocca Massima, al ramo materno non omogeneo (Cori, Albano, Puglie). Solo di una mia bisnonna pugliese non ho immagini perché morì giovane.


  • RAMO PATERNO


FILOMENA DEL FERRARO, ELEUTERIO CIARDI


  • RAMO MATERNO
ANDREA CASIERO (1877 - 1957), IDA QUADRELLI (1880 - 1940)

GIUSEPPE PERRUCCI

domenica 17 maggio 2015

270) LATINA E FROSINONE


LATINA E FROSINONE, I DUE CAPOLUOGHI DI PROVINCIA DEL BASSO LAZIO RIVALI NEL CALCIO E COSI' DIVERSI. DAL PUNTO DI VISTA DELLO SVILUPPO E DELLA QUALITA' DELLA VITA E' MEGLIO LATINA, MA FROSINONE, SEPPUR PIU' PICCOLO, E' MEGLIO ORGANIZZATO ED HA BUONISSIME VIE DI COMUNICAZIONE.




C'è grande festa in queste ore in Ciociaria per la storica promozione del Frosinone Calcio in Serie A. Così la Regione Lazio per la prima volta in assoluto avrà tre rappresentanti nella massima categoria calcistica nazionale. L'anno scorso questa storica impresa era stata sfiorata dalla compagine calcistica del Latina, ma la città sarebbe stata impreparata a questa eventualità, per cui qualche maligno sostiene che i giocatori latinensi abbiano perso di proposito lo spareggio decisivo contro il Cesena (ma non tutti ci credono, anche perché la scorsa estate la società pontina aveva dichiarato che l'obbiettivo di questa stagione sarebbe stato la promozione). Invece Frosinone non è assolutamente spiazzato dall'inaspettata promozione in massima serie: vuoi perché la squadra ha maggiore esperienza nel calcio professionistico, vuoi perché a differenza del Latina ha molti giocatori di proprietà e vuoi perché già da tempo si erano organizzati nell'allargamento del vecchio stadio e nella costruzione di uno nuovo di zecca.



Al di la della rivalità e degli sfottò tra tifosi del Latina e del Frosinone (gli insulti più comuni sono: pecorari i ciociari, paludari e bufalari i pontini) facendo un confronto tra le due città bisogna ammettere che Latina è molto più grande e più sviluppata, ma Frosinone, nonostante abbia meno della metà degli abitanti di Latina (125.000 contro 48.000), dispone di preziosissime ed importanti vie di comunicazione: prima tra tutte l'Autostrada del Sole (spina dorsale della penisola italiana, principale asse di collegamento viario nord/sud) e naturalmente di un'importante ferrovia. Latina invece ha una malandata superstrada come "veloce" collegamento stradale e la stazione ferroviaria è molto lontana dal centro della città. Anche il litorale non è in pieno centro cittadino. Quindi alla seconda città del Lazio, per popolazione ed estensione, manca di quelle necessarie vie di comunicazioni e di quei sevizi come un piccolo porto, un piccolo aeroporto civile, una metropolitana leggera, che la farebbero uscire dall'isolamento perenne.

Certo la città pontina, a differenza di Frosinone, non ha storia e quindi mai avrebbe una vocazione turistica, escludendo naturalmente quella balneare, ma i piccoli centri montani della propria provincia potrebbero anch'essi uscire dall'isolamento e potrebbero acquisire notorietà attraverso un capoluogo ben collegato col mondo esterno e naturalmente con la sua squadra di calcio nelle massime categorie professionistiche. Bisogna ammettere che Frosinone ha avuto dei buoni agganci politici per il passaggio dell'Autosole in un periodo di espansione economica ed edilizia; mentre oggi si discute, si discute e non si realizza nulla: è il caso dell'ammodernamento della Pontina e del suo collegamento con l'Autostrada del Sole, i cui progetti sono tornati in discussione, quando sembravano stessero partendo. Frosinone e Latina sono dei patrimoni per il nostro territorio nelle massime categorie dello sport più popolare, però bisogna riconoscere che il capoluogo ciociaro è meglio preparato, è meglio organizzato per la Serie A ed è più facilmente raggiungibile dal resto d'Italia. Mi auguro che Latina mantenga la Serie B e che un domani raggiunga quel traguardo, disponendo di quei servizi e di quelle infrastrutture necessarie.

lunedì 11 maggio 2015

269) BERLUSCONI È ALL’EPILOGO?

SILVIO BERLUSCONI SEMBRA VOLERSI SBARAZZARSI DI PARTE DEL SUO IMPERO, DALLE SUE AZIENDE ALL’AC MILAN. SOLO LA POLITICA NON LASCIA: IN QUESTO CAMPO NON SI CAPISCE QUALI SIANO LE SUE INTENZIONI PERCHÉ NEGLI ULTIMI TEMPI MOLTE SONO STATE LE SUE GIRAVOLTE.

Sono sempre più insistenti le voci secondo le quali la famiglia di Silvio Berlusconi intende vendere quote considerevoli delle sue aziende, soprattutto la squadra calcistica dell’A.C. Milan 1899. Come mai quell’impero inizia a scricchiolare, quando fino a pochi anni fa sembrava in continua espansione? Peserà senza dubbio la sentenza con la quale l’ex cavaliere ha dovuto dare un maxirimborso al suo imprenditore rivale De Benedetti, senza dimenticare il mantenimento milionario in favore dell’ex moglie e i costosi processi passati e presenti in cui è stato o è imputato. Berlusconi ciononostante rimane sempre uno degli uomini più ricchi d’Italia e del mondo, però ora per lui è arrivato il momento della prudenza economica, non essendo più il momento delle spese folli: sia nel calcio, sia nella politica. I nuovi magnati della finanza internazionale provengono dal medio e dall’estremo oriente: in un occidente in crisi economica stanno comprando tutto, soprattutto le società di calcio, che hanno fama e notorietà planetaria. Berlusconi ha dichiarato che intende mantenere la maggioranza azionaria delle sue società: se venderà, cederà delle quote minoritarie, così da disporre dei nuovi capitali per rendere nuovamente competitive le sue attuali proprietà.

 

L’unico campo in cui Silvio Berlusconi non dà segni di rinunzia è quello politico. Noi gli siamo grati e riconosciamo i meriti per tutto quello che ha fatto, ma non sarebbe ora che indicasse un degno successore? Ai tempi del Pdl  l’aveva segnalato in Angelino Alfano; ma avrebbe preso un granchio colossale e meno male che è finita come è finita. (Ora il suo minuscolo partito è completamente succube del Pd: i suoi componenti per stare attaccati il più possibile alle poltrone e tenersi il potere sono stati favorevoli ad una legge elettorale antidemocratica che li cancellerà dalla scena politica. Ed il Presidente della Repubblica non ha fatto obiezioni: non poteva opporsi a coloro che lo hanno portato dov’è. Comunque, giudici permettendo, ci sarà il referendum popolare.) Nel partito del Berlusca le lotte tra fazioni non si arrestano. Negli ultimi tempi sempre più intenso è stato lo scontro tra Berlusconi e Fitto; certo che tra tutti e due: il primo non vuole ritirarsi, il secondo si è montato la testa dopo le scorse elezioni europee in cui raccolse molte preferenze personali. Ora si parla dell’accantonamento di Forza Italia e della creazione di un ennesimo nuovo partito nato dall’unione di più forze politiche per poter competere con il Partito Democratico (a meno che non si sfasci anch’esso). Dopo il fallimento del Pdl le altre piccole formazioni di destra non vogliono saperne più di queste ammucchiate. Che facciamo? Prima Forza Italia e Alleanza Nazionale, poi il Popolo delle Libertà, successivamente di nuovo Forza Italia e ora? Prima si forma un governo di larghe intese, poi si esce, poi si collabora nuovamente, infine si fa opposizione. Oltre a fare perdere consensi, non è confusionario e ridicolo tutto ciò? Per di più sarebbe da incoerenti mettersi di nuovo con Alfano, quando ora a destra gli fanno una dura opposizione. È pure vero che Silvio Berlusconi risuscita sempre quando sembra finito, ma mica è eterno.

giovedì 30 aprile 2015

268) IL QUARANTENNALE DEL MARTIRIO DI RAMELLI

Per Sergio, per Enrico, per Anita. Per non dimenticare
  del 29 aprile 2015


Lo so, 40 anni sono tanti, e la gran parte di chi mi leggerà non era ancora nato il 29 Aprile del 1975.
Eppure, l’assassinio di Sergio Ramelli è uno di quegli episodi che hanno tracciato la mia vita.
Perché è accaduto nella mia città, la Milano in cui frequentavo la prima media.
Perché ho il nitido ricordo di mia madre che, appresa la notizia alla televisione, si rivolse a mio padre parlandogli dello strazio di quei genitori. Ed io che nulla sapevo di quanto fosse accaduto – nel 1975 un ragazzino di 11-12 anni era molto meno “sgamato” di un suo coetaneo dei nostri giorni – le chiesi di cosa stesse parlando.
Mia madre, figlia del capo manipolo delle camicie nere dell’Oltrepo Pavese nella Marcia su Roma, poi Console della Milizia, Maggiore del Regio Esercito, poi volontario nella Campagna d’Africa, poi imprigionato in un campo di concentramento inglese ad Addis Abeba insieme a suo figlio – mio zio – che stante la giovane età venne rilasciato, rientrò in Italia, passò da casa giusto il tempo per farsi una doccia e corse a Salò. Mia madre, che mai una parola mi ha detto sulle scelte politiche e sulle conseguenze sopportate dalla sua famiglia, e che proprio muovendo dal martirio di Sergio seguì con apprensione gli albori del mio impegno politico, mi disse “hanno ucciso un ragazzo dell’età di tuo fratello, spaccandogli la testa. Solo perché aveva espresso delle idee diverse da chi lo ha attaccato”.
Entrai in quel mondo pochi anni dopo, e sentii di appartenere ad una famiglia quando, ormai studente universitario, seguii ogni giorno le udienze del processo agli assassini, che nel frattempo si erano laureati ed erano rispettati come “persone per bene”.
Mi capitò, per un legame che ha positivamente condizionato la mia vita, di passare insieme ad Ignazio La Russa – avvocato di parte civile della famiglia Ramelli – e ad Antonio Caruso (i nostri tre padri erano tra loro amici di infanzia) le notti nello studio di Ignazio, mentre lui studiava e provava la linea processuale, sentendo la responsabilità di chi non deve assolvere un incarico professionale ma deve rappresentare una comunità, la propria comunità. E che quella sarebbe comunque stata la mia comunità – per sempre – lo capii una mattina in Corte d’Assise a Milano.
La Russa stava interrogando uno degli assassini, che nel frattempo era diventato un medico. “Ma voi, tutti studenti di medicina, non immaginavate che colpendolo alla testa avreste potuto ucciderlo?” gli chiese. E quello “no, volevamo solo dargli una lezione”. “E con che cosa lo colpiste?” chiese Ignazio, “con una chiave inglese” rispose il medico. “Era una Hazel 36?” incalzò l’avvocato, “si” rispose l’imputato. Ignazio si fermò dal parlare, prese la sua borsa, estrasse un pacco. Lo srotolò, prese in mano una chiave inglese Hazel 36 la sbatté violentemente sul tavolo e disse, concludendo il suo interrogatorio “come questa?”.
Il rimbombo fu spaventoso, fu come se tutti, in quell’Aula, fossimo stati colpiti con violenza, inaudita, inattesa, ingiusta.
Come Sergio.Come finì lo sappiamo, gli assassini vennero condannati, scontarono pochissima pena e si fecero una vita, una famiglia, un lavoro, passioni, amori, gioie e preoccupazioni. Uno di loro addirittura oggi è primario di Psichiatria a Niguarda. Vissero e vivono insomma, ciò che impedirono ad un ragazzo di 17 anni la cui arma era una penna con la quale scrivere un tema a scuola.
Da quel giorno è cambiato tutto, o almeno così sembra ad un occhio superficiale, perché poi – se ti fermi a pensarci – ti accorgi che lo strabismo sociale e politico continua, che ciò che a noi non sarebbe nemmeno consentito immaginare, diventa regola di sopruso per la sinistra. Coperta, ancora oggi, da un manto di ipocrita protezione da parte dell’informazione, delle istituzioni, della giustizia.
E’ di ieri la notizia dell’incendio appiccato alla libreria Ritter, e non ho sentito alcun solone dell’intelligencija nostrana gridare allo scandalo.
I debosciati dei centri sociali mettono a ferro e fuoco le città ogni volta che escono dalle loro topaie ma la questura si preoccupa se i ragazzi di destra vogliono commemorare in piazza l’anniversario della morte di Sergio.
Un Presidente recuperato in extremis dal serbatoio della prima repubblica, sceglie la data simbolo di una devastante guerra civile per indicarla come il momento che dovrebbe rappresentare l’unità; pochi giorni dopo il capo del maggior partito della sinistra mette la fiducia sulla legge elettorale. E tutto tace.
No, noi siamo figli di un dio minore, ma siamo quelli che – per scelta – appartengono ad una storia in cui tutto, anche le cose più banali, sono più difficili da raggiungere, da ottenere. Anche quando ne hai diritto.
Ma è il nostro modo di essere. Ed è ciò che ogni giorno mi fa pensare di essere dalla parte giusta; che mi porta a credere che stare sinistra sia una condizione di minorità mentale, quasi una tara psichiatrica da curare in quel reparto che oggi è guidato da chi, 40 anni fa, scaricò una mazza di ferro sul cranio di un ragazzino che non si era omologato.
Questa sera tanti ragazzi, molti dei quali di anni ne hanno meno di 40, organizzano una serata celebrativa in piazza, a Milano, di fronte alla Chiesa in cui vennero celebrati i funerali di Sergio ed in cui, poco più di un anno fa, salutammo per l’ultima volta la mitica “mamma Anita”, guarda caso, la stessa chiesa in cui – 60 anni fa – si sposarono i miei genitori.
Già, mamma Anita, sempre presente ad ogni nostro appuntamento, sempre interessata alle nostre vicende. Così amorevole con noi, con me. Eppure, l’unica persona al mondo di fronte alla quale mi sia sempre sentito in soggezione. La guardavo negli occhi e pensavo alle parole di mia madre, quel giorno: “pensa allo strazio di quei poveri genitori”.
Questa la mia vicenda personale. Per questo stasera ci sarò, in quella piazza, a titolo personale e riservato, insieme a tutti quanti – nella diaspora dolorosa – fanno comunque parte di “quel mondo”.
Non ho il dono della Fede, e non sono quindi tra quanti pensano che Sergio ci vedrà. Ma ci sarò, egoisticamente, per me stesso.
Per ricordarmi che da lì nasce la mia storia, e che lì restano – tutti ed invariati – i motivi del mio impegno.

La Russa al Parlamento: oggi Sergio Ramelli è qui. Presente
  del 30 aprile 2015
Oggi per me è un giorno importante, è il 29 aprile. Quaranta anni fa Sergio Ramelli veniva barbaramente ucciso sotto casa, senza nessuna colpa se non la sua appartenenza al Fronte della Gioventù dell’allora Msi. Nel mio studio di avvocato penalista, difendevo allora la mamma di Ramelli, vennero i colpevoli a portarmi una lettera con una richiesta di perdono. Una richiesta che io, a nome della mamma di Sergio, accolsi perché il sacrificio di quel ragazzo non fosse mai la rivendicazione di una parte ma potesse aspirare ad arrivare ad un momento di pacificazione, un monito per le nuove generazioni contro una cieca violenza e una pratica del ‘divide et impera’ che in quegli anni era una consuetudine per chi comandava.
A 40 anni di distanza non vorrei che quel messaggio di pacificazione, amore e sacrificio per l’Italia venisse dimenticato da chi oggi a Milano manifesta contro il ricordo di questo ragazzo. Il modo migliore per celebrarne la memoria è di offrire il suo ricordo a tutti gli italiani. Sergio Ramelli è oggi presente col gruppo di Fratelli d’Italia, qui in Parlamento.

domenica 26 aprile 2015

267) LA STORIA SCRITTA DAI VINCITORI (?)


IL FASCISMO ITALIANO CERTAMENTE NON FU TUTTO ROSE E FIORI (MA QUALE CORRENTE POLITICA LO FU?), PERO' I PRESUNTI VINCITORI RISCRISSERO LA STORIA A MODO LORO, RIMUOVENDO DALLA MEMORIA MOLTE COSE POSITIVE DI QUEL REGIME, CHE PER ANNI GODE' DI UN AMPIO CONSENSO POPOLARE.
 


Soltanto recentemente è iniziato un revisionismo storico, riguardante il Fascismo e le vicende belliche dell'ultimo conflitto mondiale, mentre per molti anni nelle scuole ci hanno fatto studiare una storia scritta a senso unico dai vincitori. Tengo a precisare che io non sono fascista (nel mio ambito familiare sono state presenti molte varietà di opinioni politiche: Fascismo prima della guerra, Dc nel dopoguerra, nell'altro ramo anche Pci ), però devo riconoscere che il Fascismo apportò molti cambiamenti positivi nella società italiana ed attuò delle buone politiche pro - masse popolari, da millenni sfruttate e trattate come animali: grandi opere pubbliche, come costruzioni di nuovi quartieri, di nuove città, di grandi vie di comunicazione, nuovi terreni agricoli strappati alle malsane paludi, riforme degli affari sociali (pensioni, settimana corta lavorativa, Inps, Inail), iniziative del dopolavoro/doposcuola (treni domenicali e radio a prezzi popolari, colonie marine per i bambini), sviluppo industriale (Iri), incremento demografico.

Gli unici nei furono che sia all'inizio che alla fine, quel regime si affermò e se ne andò in un clima di violenza generale e di guerre (soprattutto alla fine con la fatale e devastante alleanza con Hitler che causò le leggi razziali), in cui non solo i fascisti si macchiarono di gravi crimini. Nelle guerre civili ognuno cerca di tirare l'acqua nel proprio mulino per risparmiare il maggior numero di caduti dalla propria parte: fu così anche per i partigiani e per gli Anglo - Americani. Senza gli Alleati l'Italia non sarebbe stata liberata; nel centro - sud non ci fu nemmeno molta Resistenza, la quale non era un'esclusiva Pci. Penso che gli eccidi, sia quelli nazifascisti, sia quelli partigiani, sia quelli Alleati, vadano condannati tutti. Tra il proprio prologo e il proprio epilogo il Regime Fascista ha goduto di un vastissimo consenso popolare, perfino molti strati del clero lo appoggiavano, soprattutto dopo i Patti Lateranensi, e nella guerra civile i preti si divisero tra Repubblica Sociale e Resistenza: in entrambe le parti alcuni furono fucilati. Riporto una frase del futuro Papa Giovanni XXIII in occasione della caduta di Mussolini nel 1943:
"La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat"


La verità è che le masse si genuflettono con facilità alla cosa o alla moda del momento, a tal proposito mi viene in mente un noto proverbio corese che fa al caso nostro: "quando tata mmazzé jo porcio tutti disseno: "tata nostro!"; quando i sbiri venneno 'n casa tutti disseno "cchiappate tata!" Tata è Mussolini che fonda l'Impero e tutti lo osannano e l'acclamano; gli sbirri che vengono in casa sono gli Anglo - Americani: tutti quelli che acclamavano il Duce si fanno partigiani e lo catturano. Se fossero arrivati i russi tutti sarebbero divenuti comunisti, se un domani arriverà l'Isis tutti si faranno islamici. Il Fascismo era lo stato: tutti volenti o nolenti sono stati costretti a servirlo (tranne una piccola minoranza di oppositori) e ad indossare le divise; quelli che le uniformi mostravano con più orgoglio, magari nel dopoguerra si fecero intellettuali, dirigenti e militanti dei tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi) e indicavano Mussolini come il male assoluto. Fra tutti i totalitarismi il Fascismo italiano fu il meno peggiore. Non bisogna dimenticare che il Comunismo provocò 100 milioni di morti; anche in democrazia ci furono delle stragi, quelle di mafia, con i politici democristi siculi collusi. Ed anche le grandi religioni si sono macchiate di gravi crimini. Le condizioni di oggi non consentono un ritorno fascista, per cui è inutile che tutti si allarmino quando la Lega Nord (agli antipodi col Fascismo) organizza delle democratiche manifestazioni: si scagliano contro dei ragazzini che non conoscono a fondo la storia o l'hanno fatta interpretare loro in malo modo. Non sono neanche un leghista.

martedì 14 aprile 2015

266) DOPO PASQUA

DOPO PASQUA SI TORNA ALLA SOLITA VITA, METTENDO DA PARTE GLI EFFETTI BENEFICI DELLA QUARESIMA, GODENDOSI QUELLO CHE SI È CONQUISTATO E SI È SORDI ALLE PROVOCAZIONI E ALLE CHIACCHIERE.

Per coloro che durante la quaresima (il periodo di preparazione alla Pasqua che inizia il giorno delle ceneri e finisce il venerdì santo) mangiano meno rispetto agli altri periodi dell’anno arrivano degli aspetti benefici in fatto di calo di peso. Poi dalla Pasqua in poi si riacquisiscono le vecchie abitudini, in un primo momento abbuffandosi più di prima, principalmente per compensare le restrizioni delle settimane precedenti. Se uno che non ha problemi di salute si comportasse come nel periodo quaresimale tutto l’anno sicuramente la sua linea ed il suo fisico ne gioverebbero molto. Potrà pure sembrare un discorso vano e assurdo perché pochissimi cambiano le abitudini alimentari durante la quaresima. Per chi per ragioni religiose ha deciso di seguire quella strada quaresimale le giornate di Pasqua e di Pasquetta acquisiscono un sapore diverso: sono vissute come un taglio di traguardo di  una dura maratona un cui ci sono la premiazione e la festa. Anch’io mi sono chiesto se concedermi un piccolo premio dopo questo tortuoso cammino. Ma si! E Lasciando perdere tutte le angosce per le molte spese venture. Facendo uno sforzo economico nel tagliare 20 € qui, 10 € lì, ecc. dalle prossime previsioni di uscite ho messo da parte una somma tale da concedermi un piccolo viaggio nella giornata di Pasquetta, calcolando il carburante dell’automobile, il pedaggio autostradale, il pranzo e qualche altro capriccio personale. Certo se uno riuscisse a trovare qualche compagno di viaggio risparmierebbe qualcosa, ma in quel caso non avrebbe la piena libertà di scelta su dove andare e che fare. La stessa cosa se si portasse dietro qualche femmina e ci sarebbe qualche problematica di più: bisognerebbe prima di tutto convincere i propri familiari più stretti e rassicurarli e poi tutte le spese ricadrebbero sull’uomo. (Questo non è un segno di subordinazione? Per raggiungere la parità che le donne tanto reclamano occorrerebbe che anch’esse offrissero ai maschi.) Ma basta ciance; la giornata premio può essere goduta in molti modi: uno di questi è divertirsi con la propria vettura su lunghi tratti e ascoltare dei dischi e altre musiche della pennetta, scaricate dalla rete, che nei brevi viaggi di tutti i giorni non si ascoltano mai. Ho un doppio cd con le canzoni degli anni ’20 – ’30 – ’40, identificate in un dato periodo storico – politico, in cui spicca anche “Vivere senza malinconia” ed il testo della canzone corrisponde alla mia odierna filosofia di vita (era la classica ciliegina sulla torta quando la ascoltavo la scorsa estate durante il lungo tragitto della mia vacanza).



“Vivere senza malinconia, vivere senza più gelosia, vivere finché c’è gioventù perché la vita è bella la voglio vivere sempre più!” Finché uno è giovane e nel pieno delle forze si gode la vita, concedendosi degli svaghi e accontentandosi di ciò che ha raggiunto, dimenticando tutto quello che non ha funzionato e non guardando a quello che fanno gli altri. È inutile pure cadere nelle provocazioni nel caso ce ne fossero: a cosa serve arrabbiarsi? Tanto non è che le cose ti cambieranno in peggio solo perché potresti essere l’ossessione di alcuni che spesso neanche conosci. Mi spiego: se a me rodesse di una persona sfigata che improvvisamente le va tutto bene, facendo fortuna e divenendo ricca sfondata, potrò angustiarmi quanto vorrò, non è che ella perderà tutto per il solo fatto che io sono geloso e alla fine ci rimetterò solo io, la salute. Se uno vuole attaccare o criticare una persona nella sua parte pubblica, nelle idee, può farlo tranquillamente, nella parte privata non dovrebbe farlo. A ragion di logica se io se dovessi lasciare il blog lo farò soltanto o perché mi sarò stancato o per altri motivi e mai perché alcuni compaesani non gradiscono che io scriva: che l’ha ordinato loro il medico di venire qui? Non possono crearsi anch’essi i loro siti con le loro idee e le loro concezioni di vita? Nella società di oggi tutti vogliamo primeggiare, non sappiamo abbassarci, essere umili, tendiamo a dire: “io naturalmente sono più bravo ed intelligente di lui che è stupido e non capisce niente!” Io, io, io, sempre io, raramente riconosciamo nell’altro maggiore bravura e qualità per qualcosa. Ecco allora che si parla, si straparla, si chiacchiera e spesso nel passaparola paesano si stravolge completamente il senso di una vicenda, specie quando si origliano i discorsi degli altri, capendo fischi per fiaschi. Ma pazienza se la gente non ha migliori interessi all’infuori di guardare alle cose degli altri continui a farlo; soltanto nei casi che vi dovesse fare gravi accuse prive di fondamento o dovesse appropriarsi delle cose vostre prenderete dei leciti provvedimenti, nei casi di semplici provocazioni, illazioni, giudizi, vi consiglio d’ignorarla, lasciarla fantasticare come vuole, non date quella importanza che cerca, non abbassatevi mai ai livelli del dar peso alle stupidaggini, farvi rodere per esse e anziché avvelenarvi pensate alle cose personali: a programmare il futuro, a come impiegare quei pochi soldi che si mettono da parte, a dove passare le prossime vacanze, vivendo senza malinconia, senza gelosia, finché c’è gioventù e si sta bene.

Chiudo con un esempio per riallacciarmi ai discorsi precedenti su come si ingrossano dei fatti piccoli ed insignificanti e si sparli a sproposito. Sono assorto in tutt’altri pensieri e ho altro da fare e da pensare durante il giorno che fossilizzarmi con le baggianate, compresa l’infondata chiacchiera  diffusa secondo la quale avrei voluto ricoprire il ruolo di amministratore del mio condominio (Ma che deve fare questo???). In primo luogo amministrare un condominio è una brutta gatta da pelare, una patata bollente da non prendersi volontariamente e poco retribuita per un non professionista, per cui avevo dato risposta negativa all’amministratore uscente quando in privato mi disse se sarei stato interessato a svolgere quel compito; seconda cosa, prima di emettere delle sentenze sulle capacità altrui sarebbe bene verificare. In ogni caso facevo parte di una rosa di nomi interni al condominio, non ero l’unico in lizza e se mi fosse interessato veramente fare l’amministratore l’avrei detto papale – papale nell’assemblea condominiale, che a sua volta avrebbe dato parere positivo o negativo. La suddetta assemblea, scartata l’ipotesi di affidarsi ad un condomino interno pro tempore, ha deciso di affidarsi ad un vero amministratore di ruolo iscritto all’albo. Sono passati diversi mesi, il nuovo amministratore esterno e professionista è entrato in carica, non pensavo più a quella vicenda, alcuni me l’hanno rimembrata quasi a volermi consolare. Io mi sono limitato a farmi una risata interiore.

venerdì 3 aprile 2015

265) PASQUA COL “CHRISTUS” DI ANTAMORO

IN OCCASIONE DELLA PASQUA ECCO IL “CHRISTUS” DI GIULIO ANTAMORO, UNO DEI PRIMI FILM MUTI E IL PRIMO CHE PARLA DELLA VITA DI CRISTO, CHE FU PRESENTATO UFFICIALMENTE NEL 1916 ED ALCUNE SCENE FURONO GIRATE A CORI (LT), DOVE PARECCHI CORESI DI ALLORA FURONO INGAGGIATI PER DELLE COMPARSE.

Nell’ultimo decennio si è parlato molto a Cori del film muto “Christus” del regista Giulio Cesare Antamoro (1877 – 1945), prodotto dalla Cines di Roma e si è altrettanto visionato tante volte, dopo che fu trovato casualmente in una bancarella. Il lungometraggio fu girato tra il 1914 ed il 1915 in Egitto ed a Cori. Gli interpreti principali furono alcuni divi degli albori cinematografici degli anni ’10 del ‘900: Alberto Pasquali (nel ruolo di Gesù), Augusto Mastripietri (Giuda Iscariota), Amleto Novelli (Ponzio Pilato), Leda Gys (Madonna), Amalia Cattaneo (Maria Maddalena). Il film è diviso in tre parti, denominate "Misteri". Il primo Mistero comprende l'arrivo di Gesù , dei re Magi, di Erode e Pilato, la strage degli innocenti e la fuga in Egitto. Il secondo Mistero comprende la predicazione di Giordano, gli episodi dell'adultera, la cacciata dei mercanti dal tempio e l'ingresso trionfale a Gerusalemme. Il terzo Mistero è a sua volta suddiviso in tre parti: la Passione, la Morte e la Resurrezione.



Quando scorrono le molte immagini cinematografiche si possono riconoscere benissimo alcune zone di Cori: Piazza Monte Pio, in cui venne girata la scena della strage degli innocenti, mentre nelle scene della passione e della crocefissione  si possono riconoscere la scalinata di Santa Maria della Pietà, le Pietre, l’odierna Via De Rossi e il Monte del Soccorso. Come mai proprio Cori fu scelto per quel film? Probabilmente perché il paese era frequentato da alcuni intellettuali romani, conoscenti dei produttori del Christus, tra i quali il poeta Trilussa (che alcuni anni dopo conoscerà la sua fedele serva Rosa Tomei). La popolazione corese di allora, in gran parte contadina, abbandonò il lavoro nei campi perché fu ingaggiata per recitare in dei ruoli secondari, per poi fare la fila nell’attuale Piazza Signina per la sospirata paga: banconote di grosso taglio e attaccate tra loro, chiuse in delle grandi valigie, venivano separate con le forbici. Una manna dal cielo, uno svago, un lavoro insolito alla vigilia dell’entrata nella Prima Guerra Mondiale dell’Italia, la quale coinvolse anche molti “attori improvvisati” di Cori; in piena guerra, sul finire del 1916, ci fu la prima del film. Seguono i filmati presenti in rete: il primo è una presentazione, il secondo è il film vero e proprio.



sabato 28 marzo 2015

264) DECOLONIZZAZIONE AFRICANA: MOSSA VINCENTE?

LE NAZIONI AFRICANE CHE SI RESERO INDIPENDENTI DAI PAESI EUROPEI PERSERO QUEL POCO DI POSITIVO CHE EBBERO CON LA COLONIZZAZIONE. OGGI GUERRE, DITTATORI, INTEGRALISMO ISLAMICO, ESPLOSIONE DEMOGRAFICA NE IMPEDISCONO LO SVILUPPO CHE SAREBBE DOVUTO INDUBBIAMENTE ARRIVARE CON LE MOLTE RISORSE NATURALI A DISPOSIZIONE.

Secoli fa la principale ambizione della potenze europee era crearsi degli imperi coloniali fuori dal continente. Ci furono sicuramente molti aspetti negativi della colonizzazione: massacri degli europei sugli indigeni alle reazioni anticolonialiste, commercio degli schiavi (che comunque non era solo un’esclusiva europea), ruberie, ecc. Ci furono altresì dei fatti positivi derivanti dalla presenza europea in altri continenti: costruzioni di strade ed altre arterie di comunicazione, costruzioni di porti e di città con annesse scuole ed ospedali. Di fatto il progresso tecnico – scientifico, frutto della genialità del pensiero d’Europa, veniva esportato fuori del vecchio continente, facendo evolvere le zone più arretrate del pianeta. Ma non bisogna dimenticare che milioni di anni fa la scimmia Australopithecus mutò in uomo proprio in Africa e poi si diffuse nel resto delle terre emerse.

Se oggi l’Europa avesse ancora in mano i paesi africani lo sviluppo e la civilizzazione di quel continente sarebbe quasi completo. Mi spiego: la costruzione delle vie di comunicazione, degli ospedali, degli acquedotti, dei centri urbani evoluti, delle industrie per la trasformazione delle materie prime, il prosciugamento delle paludi, la scolarizzazione delle masse, la prevenzione e la cura di alcune malattie sarebbero continuate, senza l’indipendenza delle nazioni del continente nero. Tali nazioni oggi sono governate da uomini senza scrupoli che col ricavo delle risorse naturali di quei territori pensano ad arricchirsi personalmente o a comprare armi, anziché impiegare i denari in opere di sviluppo; le oligarchie dei governanti spesso si appropriano anche degli aiuti delle nazioni ricche del mondo. Le autorità che reggono quei paesi si rivelano deboli nel fermare le diverse guerre tra etnie o quelle provocate dai fondamentalisti islamici, la compravendita e il traffico umano. Si dà la colpa agli europei se oggi delle tribù differenti tra loro convivono nello stesso stato: ma dove sta il problema? Così come hanno ottenuto l’indipendenza, avrebbero potuto ridisegnare loro stessi i confini tra i loro paesi.


Bando del Generale Emilio De Bono che aboliva la schiavitù nella regione etiopica del Tigrai


Come è successo nell’ex Impero Britannico Indiano: sono stati creati gli stati del Pakistan e del Bangladesh per rendere autonomi gli islamici dagli indù. Restando in quelle zone, ci sono dei validi esempi di evoluzioni economiche di molti paesi del sudest asiatico: Corea del Sud, Vietnam, Cambogia, ma anche le immense Cina e India. Qualche stato comunista si è aperto al libero mercato ed ha visto dei buoni risultati, mentre la Corea del Nord non ha cambiato mentalità ed è rimasta arretrata. In Africa invece la nazione più sviluppata è il Sudafrica, che guarda caso è stata governata per molti decenni dagli anglo – boeri, seguono la Nigeria e l’Egitto che sono ricche di petrolio; anche la Libia, che al tempo dell’occupazione italiana era uno scatolame di sabbia perché si pensava non ci fosse nulla, prima della recente guerra civile stava bene.

Un ulteriore aspetto negativo che impedisce l’eventuale sviluppo africano è l’elevatissima natalità: la popolazione è aumentata di centinaia e centinaia di milioni in pochi decenni (in passato l’Africa faceva meno figli o oggi è diminuita la mortalità infantile?); i metodi contraccettivi, che eviterebbero anche il diffondersi di alcune malattie, non sono compresi e non rientrano nelle mentalità di quei popoli, specie per gli abitanti delle sperdute foreste. Avere molti figli è importante per loro, così sin da piccoli si rendono utili nei lavori nei campi; anche da noi decenni addietro si ragionava così, mentre oggi una nuova vita è vista come un peso da mantenere sino a venti – trent’anni. Ma alcuni aspetti positivi in tutti questi contesti non mancano: il numero degli affamati è stato dimezzato rispetto al passato ed anche la cura delle malattie avanza sensibilmente, tutto grazie alle politiche di alcune organizzazioni internazionali come Fao, Onu ed altre, in futuro si prevede che gli affamati e gli ammalati scenderanno ulteriormente. Bisognerà insistere per quelle strade, anche col contributo delle nazioni più evolute del mondo che dovranno avere mano libera e carta bianca per il bene del continente africano, coadiuvati dagli africani più colti e benestanti che non scapperanno più e si rimboccheranno le maniche per le loro terre, dittatori ed integralisti islamici permettendo.


domenica 22 marzo 2015

263) LA STORIA DEL FANCIULLO BALILLA

NEL 1746 A GENOVA, NEL QUARTIERE DI PORTORIA, UN BAMBINO SOPRANNOMINATO “BALILLA”, TIRÒ UN SASSO CONTRO UN SOLDATO AUSTRIACO INVASORE CHE SCATENÒ LA RIVOLTA CITTADINA. COSÌ NACQUE QUEL MITO IN FUNZIONE PATRIOTTICA E RISORGIMENTALE, ANCHE PER I BIMBI.

Il termine “Balilla” in dialetto genovese significa monello ed era l’appellativo dato al bambino di dieci anni Giovan Battista Perasso. Nel dicembre 1746 una colonna di soldati austriaci che occupavano la città attraversarono il quartiere di genovese di Portoria: un pezzo di artiglieria rimase impantanato nel fango e gli austriaci chiesero al popolo di aiutarli a tirarlo fuori. Nel frattempo Balilla con una pietra in mano chiese ai suoi concittadini: “Che l'inse”. Ovvero: “La rompo? La facciamo finita?”. La risposta fu “Insila Balilla!” (“Rompila!”). Così Ballilla tirò il sasso contro un soldato austriaco e lo centrò in piena fronte; dopo di lui anche gli altri genovesi lanciarono delle pietre contro gli invasori, costringendoli a ritirarsi. Nacque quel mito che accese la lunga guerra che porterà all’Unita d’Italia; un verso dell’odierno Inno Nazionale Italiano recita: “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”. Col passare dei decenni e dei secoli la parola “Balilla” divenne sinonimo di coraggio, di patria,  d'italianità e fu portata come esempio ai bambini che sin dalla tenera età dovevano impegnarsi nel loro piccolo ad amare l'Italia in attesa di divenirne i valorosi difensori in età adulta. Poi arrivò il Fascismo che con la sua “Opera Nazionale Balilla”  coordinava l’educazione degli italiani dalla nascita alla morte. I maschi nascevano “Figli della Lupa”, poi divenivano appunto “Balilla”, “Balilla moschettieri”, “Avanguardisti”, in età adulta “Giovane Fascista” e “Camerata”. Le femmine erano “Figlie della Lupa”, “Piccole Italiane” e “Giovani Italiane”. L’inno dei Balilla era “Fischia il sasso” che parlava della storia del piccolo patriota genovese e che doveva essere da esempio per tutti i bambini italici. In quel celebre inno non mancavano altri riferimenti ad altri bambini soldati eroi, in particolare del periodo risorgimentale: i siculi “picciotti” che si unirono a Garibaldi e i sardi tamburini descritti nel “Libro Cuore”.  Segue il filmato del "Giornale d'Italia" con quell'inno e le spiegazioni, mentre la fotografie del piccolo lupetto all'inizio proviene da Trieste: molto probabilmente si tratta del figlio di un collega finanziere di mio nonno, sul retro c'è una dedica in cui si specifica che è un piccolo lupetto tesserato.  



FISCHIA IL SASSO

Fischia il sasso, il nome squilla/del ragazzo di Portoria/e l'intrepido Balilla/sta gigante nella storia./Era bronzo quel mortaio/che nel fango sprofondò/ma il ragazzo fu d'acciaio/e la madre liberò.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

Su lupatti, aquilotti/come sardi tamburini/come siculi picciotti/bruni eroi garibaldini./Vibra l'anima nel petto/sitibondo di virtù/Dell'Italia il gagliardetto/e nei fremiti sei tu.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

Siamo nembi di semente,/siamo fiamme di coraggio:/per noi canta la sorgente,/per noi brilla e ride maggio./Ma se un giorno/la battaglia/agli eroi si estenderà/noi saremo la mitraglia/della Santa Libertà.

Fiero l'occhio, svelto il passo/chiaro il grido del valore./Ai nemici in fronte il sasso/agli amici tutto il cuor. [2 volte]

domenica 15 marzo 2015

262) IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA I PROBLEMI

PAPA FRANCESCO HA ANNUNCIATO A SORPRESA IL GIUBILEO STRAORDINARIO TRA LA FINE DEL 2015 E QUELLA DEL 2016. TALE ANNUNCIO HA SORPRESO MOLTI: ROMA TRA CAOS, MAFIA E MINACCE TERRORISTE ISLAMICHE SI PREPARA A QUEST’EVENTO INSOLITO.


 Il Papa Francesco ha annunciato che tra novembre 2015 e dicembre 2016 ci sarà un giubileo straordinario dedicato alla misericordia. Queste parole del Santo Padre hanno spiazzato molti, soprattutto i politici, i quali hanno dichiarato che questo è un momento molto difficile, sia dal punto di vista economico, sia per la sicurezza. Passati i malumori iniziali il Governo e il Comune di Roma provvederanno ad affrontare al meglio quest’evento, sforzandosi di garantire la sicurezza di tutti e guardando i lati positivi: i milioni di pellegrini che arriveranno porteranno soldi. I Giubilei per prassi ci sono ogni 25 anni, ogni quarto di secolo, quelli solenni aprono i secoli o i millenni e sono quelli più importanti.


Dopo il grande giubileo del 2000 si attendeva con calma quello del 2025, magari sognando di realizzare qualche opera che avrebbe facilitato il raggiungimento della Basilica di San Pietro, come ad esempio farci arrivare la neonata Linea C della Metropolitana romana. In teoria la nuova linea nel 2025 avrebbe dovuto già superare San Pietro per arrivare alla Farnesina, per agevolare il raggiungimento dello Stadio Olimpico in vista di un'improbabile assegnazione delle olimpiadi a Roma nel 2024. Con la media che hanno impiegato a realizzare il primo tratto della Linea C, che per ora collega l’estrema periferia alla periferia romana, non ce la faranno a raggiungere il Nord della città in dieci anni. Mancano anche i finanziamenti, che per il momento coprono i lavori sino a Piazza Venezia, così da congiungere la linea C alle altre due linee: la Linea A a San Giovanni e la Linea B al Colosseo. È difficilissimo scavare nel sottosuolo romano per via dei reperti archeologici: è la principale causa per cui Roma non riesce ad avere una metropolitana a ragnatela, come le grandi città d’Europa, in modo da alleggerire il traffico (e l’inquinamento) in superficie. Un ulteriore problema è rappresentato da Mafia Capitale (la criminalità romana non scherza sin dai tempi della “Banda della Magliana”, non è meno pericolosa di quella del Sud), che quando sente parlare di finanziamenti pubblici cerca in tutti i modi di arraffare il malloppo e non è escluso che cerchi di entrare anche negli affari dei prossimi giubilei.


La burocrazia italiana è terribile, rallenta di anni le grandi opere pubbliche, gli oppositori danno ad essa manforte con i loro immancabili ricorsi al Tar: la radice del mostro burocratico è radicata nei palazzi del potere romano, se verrà estirpata le semplificazione arriverà in tutta la nazione italiana. Se si vuol realizzare qualche opera privata che va contro gli interessi pubblici si cerca di mettere i bastoni tra le ruote: vedi ad esempio le squadre cittadine di calcio che presentano dei progetti per degli stadi privati, i quali se vedessero attuazione, il Coni perderebbe gli elevati introiti ricavati dall’affitto del suo impianto. Naturalmente allo studio di un progetto, pubblico o privato che sia, ci deve essere il massimo scrupolo nel valutare i pro e i contro, occorre però accelerare i tempi per dire si, no e proporre delle alternative. Sarà indubbiamente difficile affrontare una ricorrenza non prevista per una città caotica, nonostante gli uomini di potere dicano il contrario. Spesso essi snaturano l'anima romana: rinunciando alla lingua italiana in favore del lessico anglosassone.

E non bisogna dimenticare le innumerevoli minacce che gli integralisti islamici mandano da qualche tempo a Roma. I piani di attentati organizzati e pianificati da determinate organizzazioni si possono sventare; il problema maggiore sarà rappresentato dai lupi solitari, dai matti senza alcun legame con nessuno. Qualche nota positiva non mancherà: si darà un’immagine diversa della città agli occhi dell’Italia e del mondo dopo gli scandali legati alla Mafia e  si farà vedere ai fondamentalisti islamici cosa rappresenta Roma per milioni e milioni di cristiani.  

sabato 7 marzo 2015

261) RICORSI ASSURDI CONTRO LE BENEDIZIONI PASQUALI

Delirio laicista a Bologna: undici docenti hanno fatto ricorso al Tar contro l'acqua santa nelle aule.

Camillo Langone - Ven, 06/03/2015 - 08:13 (http://www.ilgiornale.it/)
Ma perché chi non crede in Cristo morto e risorto a Pasqua e Pasquetta non lavora o non va a scuola? Pasqua è una festa religiosa, una festa cristiana, per la precisione.
E anche la domenica è una festa cristiana: non per nulla venne abolita dall'anticristiana rivoluzione francese che, suddividendo il mese in decadi anziché in settimane, aveva anche trovato il modo di far lavorare la gente di più. I nuovi giacobini, che stavolta sono a Bologna e non a Parigi, sono invece dei pelandroni: non hanno la minima intenzione di lavorare o studiare di più, vogliono semplicemente gabbare lo santo. Vogliono la Pasqua senza Cristo e pertanto senza benedizioni a scuola. Solo uova di cioccolato, colombe e scampagnate. Solo consumismo senza la benché minima distrazione spirituale, non sia mai che a qualcuno venga in mente di riflettere sul senso di ciò che fa. La storia è abbastanza semplice: a febbraio alcuni parroci del capoluogo emiliano hanno proposto di benedire alcuni «plessi scolastici» (si chiamano così), undici insegnanti e sette genitori al solo sentir nominare l'acqua santa hanno dato in scalmane, il consiglio di istituto si è riunito autorizzando a maggioranza la benedizione ed eccoci a marzo coi nemici dell'aspersorio che fanno ricorso al Tar. Mi vengono innanzitutto in mente delle considerazioni laterali, pensieri un po' meschini tipo: ma chi lo paga l'avvocato? I genitori e i docenti? Tutti i contribuenti? Di sicuro il giudice che pronuncerà la sentenza lo paghiamo noi. Poi dicono che in Italia la giustizia ha tempi biblici... Se gli italiani smettessero di fare causa con la stessa facilità con cui comprano un telefonino nuovo forse i processi davvero importanti verrebbero smaltiti un po' più rapidamente. E poi, e poi, come mai nella pattuglia ateista gli insegnanti sono più dei genitori? Eppure i genitori che gravitano intorno a una scuola, coinvolti attraverso i propri figli, sono più numerosi degli insegnanti che ci lavorano. Delle due l'una: o i genitori sono nel complesso dei menefreghisti oppure sono nel complesso più realisti, magari atei o agnostici o buddisti o non so cosa e però consapevoli che alla loro prole una benedizione male non può fare. Mentre il corpo docente è ad alta infestazione ideologica e facilmente produce gruppi come quello attivo a Bologna, il Comitato Scuola e Costituzione capace di affermare che «le benedizioni non costituiscono attività didattica o culturale», come se la Bibbia di Salomone, San Luca e San Matteo (sono questi alcuni degli autori citati nelle benedizioni scolastiche) avesse un valore culturale nullo rispetto alla pregiata carta compilata a fine anni '40 da Togliatti e Dossetti. Trovate un'altra scusa, magari.
Si può solo sperare che dalle parti del Califfato, siccome impegnatissimi a rapire, stuprare, bruciare, decapitare, non vengano a conoscenza della cosa. Perché il Califfo, anche lui fermamente contrario alle benedizioni date «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», potrebbe pensare di avere a disposizione una quinta colonna sotto le due Torri. Anzi una sesta perché la quinta probabilmente esiste già, quella dei coranisti locali che credono davvero in quanto scritto nel loro libro sacro: «Uccidete gli idolatri ovunque li troviate, prendeteli, circondateli, appostateli ovunque in imboscate». Allora anziché su Roma potrebbe decidere di puntare subito su una Bologna simile alla Bisanzio assediata dai turchi, dilaniata dai contrasti interni e da diatribe inutili come quella sul proverbiale sesso degli angeli. Chi non crede in Cristo morto e risorto, a Pasqua e Pasquetta se proprio non vuole lavorare o andare a scuola che almeno non ostacoli la fede altrui. Che non insista a desertificare spiritualmente lo spazio pubblico italiano, preparando il terreno, siccome la natura umana non tollera vuoti di senso, all'invasione di una religione che al posto della Costituzione non vede l'ora di mettere la sharia, e in tal caso buonanotte a Togliatti, a Dossetti, e al Tar.